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(12 Settembre 2013) Enzo Apicella

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Lettera aperta alla sinistra che ha votato Gualtieri

(16 Novembre 2021)

gualtieri e soci

Care compagne, cari compagni,

Scriviamo ad ognuna/o di voi, nonché alle organizzazioni che rappresentate, per interloquire, aprire uno spazio di dibattito e confronto aperto sulla città a seguito della presentazione della giunta da parte del neosindaco Roberto Gualtieri, avvenuta nei primi giorni del mese di novembre. Non ci soffermeremo tanto sulle roboanti promesse di cambiamento e stravolgimento enunciate a più riprese dal primo cittadino neoeletto. Piuttosto vorremmo ragionare insieme a voi sui nomi scelti da chi avete pervicacemente sostenuto nel corso dei mesi di campagna elettorale.

Il primo nome su cui vorremmo ragionare è quello di Silvia Scozzese, capo di gabinetto del Dipartimento di programmazione e coordinamento politica economica del governo, già assessora al bilancio della giunta Marino e successivamente confermata dal commissario Tronca. Gualtieri l’ha fortemente voluta per la gestione della cassa (assessora al bilancio) nonché in qualità di vicesindaca. Dobbiamo a lei delle notizie peculiari e precise attorno all’entità del debito di Roma Capitale: durante la gestione commissariale ricopriva il ruolo di “Commissario Straordinario per il Rientro del Debito del Comune di Roma”, e relazionando in commissione bilancio della Camera dei Deputati il giorno 5 aprile 2016, disse testualmente: «Né i piani di rientro del debito di Roma Capitale finora redatti, né il documento di accertamento definitivo del debito sembrano contenere una ricognizione analitica e una rappresentazione esaustiva della situazione finanziaria da risanare antecedente al 2008. Attualmente, per il 43% delle posizioni presenti nel sistema informatico del Comune, non è stato individuato direttamente il soggetto creditore». La risoluzione di una delle maggiori questioni pendenti – se non la principale – del comune di Roma è molto difficile che passi attraverso le scelte operate da una figura tecnica, peraltro già in forza al governo Draghi, come abbiamo sopra ricordato.

A proposito di gestione della cassa e delle politiche relative al bilancio, vale la pena ricordare che tra le nove deleghe mantenute dal nuovo sindaco, la più importante è quella relativa alla gestione dei soldi del PNRR, su cui, va detto, è bene non nutrire illusioni possibiliste, come si è sentito dire in campagna elettorale. L’operazione relativa al PNRR vede una colossale immissione di denaro a debito: prendere in prestito, cioè, dei soldi dal capitale finanziario per ridarglieli, successivamente, con gli interessi, tagliando là dove i comuni sanno dove reperire i fondi: trasporti, scuola, sanità, in un periodo di emergenza sanitaria e crisi conseguente. Politiche che si reiterano da circa un trentennio. Viene quasi da dire: il protocollo è chiaro.

Una capitale che sarà volta ancora di più al mercato, come già il disegno di legge sulla concorrenza e il mercato ha previsto: i comuni dovranno spiegare con relazioni periodiche la motivazione per cui non affidare a terzi i servizi pubblici. In tal senso ci sentiamo profondamente in linea con quanto sta producendo in questi giorni ATTAC Italia in termini di analisi e divulgazione (1) proprio sul DDL citato. Questa visione era già stata sposata, neanche troppo indirettamente, da un candidato alle primarie del centrosinistra, ora assessore alle politiche abitative, Tobia Zevi: «Risanare e rendere efficiente la mobilità cittadina riducendo sprechi e spese per i contribuenti attraverso gare aperte e competitive per l’affidamento dei servizi» era, e presumiamo è tutt’ora, uno dei suoi punti cardine del programma con cui si presentava alle elezioni interne del Partito Democratico. «Unire le due big delle partecipate per creare una realtà più solida, competitiva ed efficiente», terminava la voce riguardo la “liberalizzazione del trasporto pubblico” ancora presente sul suo sito.

Un altro nome su cui riflettere è quello dell’ostiense Alessandro Onorato: ora assessore ai grandi eventi, sport e turismo; già componente del centro democristiano romano e laziale, consigliere dell’Unione di Centro (Casini) durante il periodo di Gianni Alemanno, poi approdato in Aula Giulio Cesare in quota Lista Marchini, ora ricandidato con la lista civica Gualtieri Sindaco in una improvvisa piroetta. Un minimo comune denominatore, quello dell’altra sponda del Tevere a cui dare rappresentanza nella giunta, testimoniato anche dall’assessora Barbara Funari: politiche sociali e salute. Riguardo quest’ultimo nome c’è certamente un altro discorso da fare, in quanto la figura è ben centrata sul ruolo: collaboratrice della Comunità di Sant’Egidio, coordinatrice del movimento politico che definiremo cristiano-sociale Demos. L'intenzione pur positiva, nell'ottica della politica liberale dell'affidamento di quel settore ad una personalità competente in tal senso, si infrange contro il muro della gestione della cassa: se l’assessora Scozzese e il sindaco Gualtieri avranno intenzione di ridurre determinate voci di spesa, avranno mani libere di farlo, non fosse altro per le deleghe tenute dal secondo e la mansione così rilevante, a maggior ragione in una città come Roma, detenuta dalla prima.

La sinistra? Il progetto Sinistra Civica Ecologista riesce a malapena ad avere un assessorato, guidato da Andrea Catarci (ex Sinistra Ecologia Libertà, già presidente del municipio VIII), di importanza relativamente minore: decentramento, partecipazione e “città dei 15 minuti” (uno dei progetti cardine del programma di Gualtieri). L’importanza relativamente minore è data dall’evidenza dei fatti: in molti municipi, tra cui anche il VI (l’unico andato a Fratelli d’Italia e alla coalizione di centrodestra), le ultime assemblee dei Cinquestelle avevano portato come ordine del giorno la questione del decentramento amministrativo. La stessa, annosa, questione posta quando nacquero le circoscrizioni prima e i municipi poi. Circa trent’anni di dibattito ingessato a cui – pare – non ci sia soluzione. Dubitiamo fortemente che si arrivi a trovarla in una tale giunta.

Insomma, per evitare di continuare con l’enumerazione di figure già note all’apparato politico romano e laziale (gli assessori Patané e Veloccia, ad esempio), ci limiteremo a dire che là dove si era cercata una netta discontinuità, sostenendo la vittoria del meno peggio contro Michetti, quel che aspetta la città di Roma sarà una fase di regressione degli spazi di democrazia, tagli ai servizi essenziali (fatti passare come “razionalizzazioni” o “ottimizzazioni” di servizi), peggioramento delle condizioni dei quartieri periferici e via dicendo.
Potreste dirci: “Siete delle Cassandra, aspettiamo che facciano almeno qualcosa!”. Forse sì, ma c’è da dire che Cassandra, col senno di poi, aveva ragione. E di avere ragione col senno di poi ci siamo stancati: vorremmo dimostrarlo prima che i fatti accadano, come stiamo facendo ora con voi che leggerete queste righe.

La nostra proposta politica è quella che si fonda sul governo di chi produce: il governo dei lavoratori, conseguente alla cacciata delle classi dirigenti del Paese, e della città di Roma in questo caso. In ogni lotta parziale, nazionale o locale, il PCL continuerà a battersi per questa prospettiva di liberazione. Contemporaneamente sarebbe positivo e auspicabile aprire un dibattito e un confronto con ognuna e ognuno di voi al fine di fare luce su quel che sarà la nuova giunta Gualtieri, consapevoli che non presenterà alcun elemento di reale discontinuità col passato, in piena adesione ai principi che guidano i partiti che ora sostengono il governo di Mario Draghi.

Confidiamo sulla vostra volontà, nonché disponibilità, di dibattito e di confronto.



(1) https://www.attac-italia.org/draghi-allassalto-dei-servizi-pubblici-locali/

Partito Comunista dei Lavoratori - sezione "Vito Bisceglie" di Roma

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