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Prima le donne e i bambini

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(22 Febbraio 2009) Enzo Apicella

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Su un appello a sostegno di uno sciopero generale unitario del sindacalismo conflittuale

(28 Novembre 2021)

appello in foto

Nei confronti del Governo Conte bis non vi è stata una grande opposizione, anche perché molti, persino nella sinistra di classe, vi rinvenivano un’inesistente anima sociale. Con l’Esecutivo Draghi le cose sono cambiate e non solo perché alla sua guida vi è un personaggio organico al grande capitale: ha inciso anche la definitiva rinuncia, da parte del Movimento 5 Stelle, a recitare la parte della forza alternativa. Di conseguenza, sin qui non sono mancati momenti di opposizione effettiva, come lo sciopero generale dell’11 ottobre, unitariamente indetto da tutto il sindacalismo di base, finalmente smarcatosi dallo sterile settarismo degli ultimi anni. Ora, la situazione odierna richiede di confermare e rafforzare questa direzione, anche perché nelle ultime settimane “il Governo è passato apertamente all'attacco della classe lavoratrice”. Lo sottolinea un appello uscito in rete il 14 novembre e sottoscritto da decine di lavoratori combattivi di varie parti Italia. Uno scritto che, non a caso, s'intitola Per uno sciopero generale unitario del sindacalismo conflittuale. In esso si parte proprio da un bilancio della giornata dell'11 ottobre, evitando inutili trionfalismi ma anche segnalando positivi elementi di novità. La mobilitazione in questione, certo, è risultata ancora distante “dall'obiettivo di coinvolgere larghe masse di lavoratori e di bloccare la produzione, circolazione di merci e servizi” ma ha comunque comportato una maggiore astensione dal lavoro rispetto ad analoghi scioperi del recente passato. In più, vi “sono stati alcuni robusti cortei cittadini (Genova, Firenze, Milano, Bologna, Napoli) e l'adesione di lavoratori e rappresentanze sindacali di alcune grandi fabbriche metalmeccaniche, pur inquadrate ancora entro la Cgil, come la GKN di Firenze, la Perini di Lucca, la Piaggio di Pontedera”. In sostanza, si è materializzato un principio di unione nella lotta del sindacalismo conflittuale, anche oltre i confini delle organizzazioni di base. Ma, come si accennava, questo passaggio non può rimanere isolato, perché il Governo sta assestando colpi durissimi. L'elemento che risalta di più è la ferrea volontà di tornare alla Riforma Fornero sulle pensioni, ma tutta la Legge di Bilancio, di cui è in corso l'iter di approvazione, è impregnata di contenuti antiproletari. Di più, per impedire la piena espressione del dissenso, sono stati imposti seri limiti alla libertà di manifestare. In pratica, il governo ha sfruttato l'impopolarità di quelle manifestazioni che, rivolte in primo luogo contro l'opinabile misura detta Green Pass, si sono spesso spinte sino al rifiuto delle vaccinazioni in quanto tali, risultando incomprensibili ai più. Il punto è, a discrezione delle autorità locali, le limitazioni imposte ai momenti che contestano le misure sanitarie in atto possono essere estese anche a manifestazioni di altro tipo. Dunque, parliamo di un contesto che richiede una risposta forte. Che, a detta dei firmatari dell'appello, non può essere rappresentata dalla giornata definita No Draghi Day, prevista per il 4 dicembre e articolata in manifestazioni locali. E' stata indetta dalle stesse forze che hanno organizzato l'11 ottobre, con la sola sottrazione del Si Cobas e dello Slai Cobas per il Sindacato di Classe. Ma quali sono i rilievi mossi nell'appello? Diciamo che lo scritto parte da una premessa forte, secondo la quale “l'organizzazione di una manifestazione può avere valore solo se usata quale strumento per promuovere un nuovo sciopero generale unitario del sindacalismo conflittuale, da realizzarsi questo sì con manifestazioni locali, tali da favorire la partecipazione più larga dei lavoratori”. Se invece la manifestazione non rimanda esplicitamente a tale scopo ma risulta fine a se stessa, forte è il rischio che diventi controproducente. Anzitutto, perché i lavoratrici e lavoratori potrebbero confonderla con certi rituali con cui la Cgil ribadisce la propria, perlopiù aconflittuale, esistenza. Poi perché, per questa via, non è escluso il rischio di perdere il treno nel caso in cui la Cgil ribadisca il suo sostanziale immobilismo di fronte alle politiche filo-padronali in atto. In sostanza, senza un'indicazione di lotta forte sarà difficile diventare un punto di riferimento per chi, nel mondo del lavoro, si è stufato delle chiacchiere confederali. Se queste chiacchiere, invece, si traducessero in un'indizione di sciopero cigiellina, magari solo per ottenere qualche briciola, il sindacalismo di base potrebbe sembrare più moderato della grande organizzazione che da anni, assieme a Cisl e Uil, s'impegna a spegnere ogni conflitto. A detta dei firmatari dell'appello, oggi le condizioni per uno sciopero riuscito sarebbero presenti in misura maggiore che a inizio ottobre, perché l'attacco in atto è ampiamente percepito da chi lavora (è questo il motivo per cui la parola sciopero è tornata nel vocabolario di Landini). In più, per allargare la partecipazione si potrebbe “insistere, a fronte della caduta dei salari reali, sulla unificazione nello sciopero delle vertenze per i rinnovi contrattuali, che coinvolgono milioni di lavoratori, per rivendicare forti aumenti salariali, maggiori per le categorie e le qualifiche meno pagate”. Né va dimenticato che l'istanza di uno sciopero generale e generalizzato è stata lanciata anche “dai lavoratori della GKN” e “sostenuta da gruppi di lavoratori che” vedono “in quella lotta un centro su cui far convergere le singole battaglie operaie oggi mantenute divise e disperse”.Proprio il ruolo assunto dai lavoratori della GKN conferisce ulteriore slancio all'idea di preparare un nuovo, forte momento di lotta, tanto che l'appello si pone decisamente nell'ottica di spronare la dirigenza dei sindacati di base a fissare la data di un nuovo sciopero generale. Ciò, nella consapevolezza dell'elemento di scommessa contenuto in una simile iniziativa, nonché avendo ben chiara la mole di lavoro necessario allo scopo. E' anche vero, però, che se non si accetta la sfida si corre il pericolo di non dare un seguito concreto al piccolo ma non irrilevante successo dell'11 ottobre, ponendo in forse la continuità di un percorso di opposizione di classe in questo paese.

S.M.

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