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(18 Agosto 2011) Enzo Apicella
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(6 Dicembre 2021)

prospettiva marxista

«È scioccante da vedere. Bambini stretti intorno a falò messi su alla bell’e meglio e genitori che tengono i bimbi al petto mentre soldati, dietro reticolati di filo spinato, osservano impassibili» (The New York Times – international edition, 20-21 novembre). Nell’atroce dramma che è in scena nelle foreste ai confini dell’Unione europea – sedicente faro di morale, civiltà e cultura giuridica – i ruoli sono spaventosamente chiari.

Convogli di migranti mediorientali ammassati, come strumento di pressione politica, dal regime bielorusso di Alexander Lukashenko sul confine con la Polonia. Sulla pelle di uomini, donne e bambini, intere famiglie abbandonate agli stenti e al freddo, talvolta fino alla morte, fanno il loro sporco gioco tutti i protagonisti di questo gretto e crudele copione. Lo fanno tanto le autorità bielorusse e il loro satrapo, espressione di una borghesia di frontiera avvezza a spuntare il massimo prezzo possibile dalla propria collocazione e dall’intimo rapporto con il Cremlino, quanto i governanti nazionalisti polacchi, la cui cattolicissima devozione alla triade Dio Patria e Famiglia non gli impedisce minimamente di trattare come rifiuti gli esseri umani che soffrono e muoiono nei boschi al confine (la ragion di Stato di un capitalismo dinamico e le esigenze di un consenso elettorale costruito sul più meschino egoismo borghese pesano molto più dei precetti evangelici, anche nel Paese di papa Wojtyla). Quanto alle nobili e ieratiche istituzioni comuni europee, basti segnalare che i tempestosi propositi di punizione e di affermazione dei sacri valori democratici, sbandierati contro le autorità polacche poco inclini a riconoscere la supremazia del diritto comunitario, si sono immediatamente spenti a fronte dell’imprescindibile tutela dei confini di una patria europea, anche a costo di legittimare muri di filo spinato contro famiglie di profughi alla disperazione. In questo dramma in cui non è assente il registro della farsa e del grottesco, a ulteriore denigrazione delle vittime, manca una parte importante. Una casella è vuota. In mezzo all’orgia di nazionalismi, con i suoi puntuali e orribili frutti, in mezzo alle più oscene sceneggiate dei vari padri e madri della patria (ivi compresa la sedicente patria comune europea), in mezzo al più sordido egoismo borghese elevato ad ultima parola della sapienza politica, manca la voce, la presenza di un movimento operaio, di un’organizzazione dei lavoratori capace di farsi sentire, di agire, di incidere nel quadro internazionale. È un’assenza che pesa, pesa maledettamente. È un’assenza a suo modo determinante perché lascia campo libero al regresso di civiltà di un capitalismo – con le sue istituzioni, i suoi disvalori, le sue logiche inumane – senza più argine, freno, contrasto. Se l’unica forza sociale, l’unica presenza politica capace di svolgere una funzione realmente progressiva ed emancipatrice nel mondo contemporaneo abbandona il campo, si ritrae nell’inconsistenza, il capitalismo, con i suoi Stati, può finalmente dispiegare pienamente le proprie ali. E i bambini soffrono e muoiono di freddo nelle foreste, alle porte dell’Europa, in quest’inverno 2021.

Prospettiva Marxista

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