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(Lotte operaie nella crisi)

OLTRE LO SCIOPERO GENERALE DEL 16 DICEMBRE

(17 Dicembre 2021)

Editoriale del n. 108 di "Alternativa di Classe"

alterclasse

“Incomprensibile” è stato l'aggettivo utilizzato immediatamente dagli esponenti del Governo per descrivere lo sciopero generale indetto da CGIL e UIL per il prossimo Giovedì 16. Hanno detto, per bocca del Ministro A. Orlando, che la manovra contenuta nella Legge di Bilancio “...rafforza le garanzie per i lavoratori, aumenta le risorse sul fronte del sociale, degli ammortizzatori e non autosufficienza”.
A parte il fatto che una Legge fatta per ripartire e assegnare fondi (quelli europei del PNRR, in questo caso) non può che aumentare le risorse nei vari titoli che va a toccare, un'affermazione di questo tipo rivela quanto il Governo Draghi sia lontano dalla vita reale dei lavoratori e dei proletari in genere. Come già dimostrato (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno IX n. 107 a pag. 1), i contenuti della Legge sono stati costruiti “su misura” per il padronato, premiandolo in ogni modo e penalizzando invece i lavoratori, cui resta destinato niente, o quasi.
Dopo l'indizione, pare che il Consiglio dei Ministri abbia aumentato gli stanziamenti per la riforma dell'IRPEF e per ridurre gli aumenti delle bollette energetiche. L'obiettivo reale, neanche troppo dissimulato, era quello di dare ai Segretari Generali quel contentino, ritenuto necessario per fare revocare lo sciopero, presto definito da alcuni media mainstream come “lo sciopero di Natale”. Ed è già una definizione benevola, visto che è stata subito avviata una campagna, letteralmente a destra e a manca, nonché spesso condita anche da falsità, per far passare M. Landini e P. Bombardieri come pericolosi sovversivi, se non addirittura per dei veri e propri “terroristi”!
Ben presto la canea reazionaria dei politicanti, di governo e di opposizione, ha trovato lo sbocco nella decisione della Commissione di Garanzia sugli scioperi, peraltro a suo tempo istituita con il pieno consenso di CGIL, CISL e UIL. Tale istituto ha, infatti, sollevato eccezioni per i servizi postali e di igiene ambientale, che sono stati esclusi, insieme alla intera sanità, già esentata precedentemente dai vertici CGIL e UIL per mostrare solerte “buona volontà” sul fronte pandemia.
Ma ancora più clamorosa è stata la decisione della CISL di L. Sbarra, che non si è limitata a confermare la propria perenne allergia agli scioperi, ma ha voluto approfondire la divisione tra i lavoratori, indicendo per conto suo una manifestazione nazionale “responsabile e costruttiva” a Roma per Sabato 18, accusando i propri partner confederali di volere “incendiare i rapporti sociali e industriali”. Una manifestazione che già diversi media hanno definito per come è di fatto, e cioè “di sostegno” a M. Draghi e al suo governo.
In realtà quello di CGIL e UIL è uno sciopero quanto meno tardivo, quando, infatti, veniva richiesto già dal Luglio scorso, con i primi licenziamenti sbloccati, peraltro con la complicità dei vertici delle stesse tre organizzazioni confederali che avevano firmato l'Avviso Comune del 29 Giugno, da tutte le situazioni di crisi, in primis quella della GKN di Campi Bisenzio, che, giustamente, lo invocava anche generalizzato. Come neppure era stato indetto contro la conclamata inerzia delle forze dell'ordine in occasione dell'attacco fascista, avvenuto a Roma, alla sede nazionale della CGIL.
E poi, anche se formalmente è possibile approvare la Legge di Bilancio entro il 31 Dicembre, i parlamentari si erano affrettati a trovare un accordo di sostanza, che permettesse loro di chiudere i battenti non oltre il 21 Dicembre, per non perdersi neanche un giorno delle vacanze natalizie. Anche per il Presidente di Confindustria, C. Bonomi, lo sciopero generale rappresenta “un problema per l'Italia”: gli interessa troppo la “libertà” di produrre, e non può essere perso nemmeno un giorno di lavoro!...
Chi ha davvero problemi, invece, sono i lavoratori, che, oltre alla minaccia incombente del licenziamento, ormai all'ordine del giorno, già stanno subendo i salari bassi, sempre più falcidiati dalla inflazione in crescita e dall'incremento dei prezzi al consumo, l'aumento degli infortuni, con tre morti al giorno, e quello delle malattie professionali, spesso compresa una scarsa prevenzione verso lo stesso COVID-19. A tutto ciò si vanno ad aggiungere il caro-bollette, la ripresa degli sfratti, una “riforma” dell'IRPEF (e dell'IRAP) che va a premiare i redditi alti e le imprese, ed una nuova “tassa”: l'inflazione!
La manovra contenuta nella Legge di Bilancio, con l'attacco alle pensioni e al Reddito di cittadinanza, dopo la strada spalancata alle privatizzazioni dei servizi dal “decreto concorrenza” e gli scarsi stanziamenti per la sanità pubblica rispetto a quella privata, rappresenta un nuovo spostamento di risorse dai lavoratori alle imprese, e l'informazione ufficiale fatica a raccogliere consenso al governo di M. Draghi, dipinto in ogni modo come “salvatore della patria”.
Certamente, l'esperienza di questi ultimi decenni lascia ritenere che la amichevole pacca di Draghi sulla spalla di Landini, durante la visita alla sede CGIL devastata, non sia casuale, né priva di significati, e che il feticcio della unità sindacale anche con la CISL verrà ben presto ripristinato. Alle accuse della destra di volere fare un nuovo partito, M. Landini ha risposto rilanciando la “necessità” che i sindacati confederali siedano insieme ai partiti di governo a decidere i provvedimenti per il Paese, esplicitando così nostalgia per la concertazione e l'unità nazionale delle “parti sociali”, che a suo tempo tanto bene hanno fatto al capitale...
Lo sciopero generale, però, appartiene ai lavoratori, a tutti quelli che vogliono dire basta ai salari da fame, ai tirocini, al lavoro gratuito, alle esternalizzazioni, alle delocalizzazioni, agli incentivi a chi inquina ed ai prossimi premi a chi non inquina più, al cottimo e al part time involontario, a chi non sa quando potrà andare in pensione e a chi non sa quando potrà lavorare. Non è certo questo lo sciopero che volevamo, ma questo ora c'è, ed è giusto intervenirvi per portarvi contenuti di classe e per riaffermare che non ci si può fermare ad una sola giornata di lotta, che il progetto padronale va battuto.
In questo senso, ci sembra profondamente sbagliata la posizione assunta, ad esempio, dai compagni della USB, che hanno dichiarato: “...questo sciopero non ci INTERESSA e non ci RIGUARDA”. Le scelte che coinvolgono milioni di lavoratrici e lavoratori riguardano tutto il sindacalismo conflittuale e la sinistra di classe! Se non si sciopera insieme, quando lo fanno la maggior parte dei lavoratori, anche per contestare apertamente le burocrazie sindacali, si fa solo un favore alle controparti, isolandosi e relegando la propria azione ad un livello residuale, circoscritto al proprio ambito.
Troppo poco è stato il “No Draghi Day”, che, pur con tutti i limiti del caso, abbiamo appoggiato, affinchè fosse inteso come una tappa verso uno sciopero generale e generalizzato, che era e rimane il vero obiettivo, dato che il positivo sciopero generale del 11 Ottobre scorso, indetto insieme da tutto il sindacalismo di base su una piattaforma largamente condivisibile, non poteva certo esaurire la mobilitazione necessaria contro la Legge di Bilancio e, tanto meno, l'articolato attacco del Governo.
Alla scadenza del 16 Dicembre va dato un seguito. Quella che ha presentato il Governo è una controriforma dell'IRPEF, che inaugura un meccanismo di tassazione iniquo verso chi ha un reddito basso. Non ci si può accontentare di qualche piccolo aggiustamento. E, come visto, non è l'unica voce della Legge di Bilancio a penalizzare i lavoratori ed i proletari in genere, facendo grossi regali alle imprese.
Non ci si può poi dimenticare del contesto. In questo Paese l'aggravamento mondiale della crisi, dovuto alla pandemia, ha portato a due milioni il numero delle famiglie di lavoratori poveri, metà dell'insieme dei lavoratori guadagna meno di 1200 Euro al mese, tre persone al giorno lasciano la vita sui posti di lavoro, 300mila sono i lavoratori che ogni anno devono accettare tirocini extracurriculari, due terzi dei contratti part time sono subiti, e non scelti, dai lavoratori, ed il 30% dei contratti a termine, quelli che mantengono su i conteggi sulla media degli occupati, non dura più di un mese.
Senza aspettare il momento del cedimento di CGIL e UIL, occorre da subito impostare altri momenti di lotta contro questa manovra a partire dalle necessità dei lavoratori e dei proletari in generale, insieme a tutte le altre rivendicazioni settoriali. Quello che le tre confederazioni non fanno mai, e cioè unificare e allargare le lotte al di fuori di ottiche aziendaliste e/o nazionaliste, dobbiamo farlo da subito, a cominciare dalla stessa scadenza del 16 Dicembre.
La lotta delle fabbriche in crisi non si può fermare, e l'elenco delle crisi dichiarate sta aumentando quotidianamente, insieme ai tavoli di crisi presso il Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE): i lavoratori colpiti non possono più pensare di ribellarsi a livello di singola azienda; le vertenze vanno unificate e allargate. L'esempio in questi mesi lo ha dato il Collettivo di fabbrica della GKN, che lo ha incominciato a fare: oltre che occupare a Campi Bisenzio, si è speso in solidarietà attiva con i lavoratori delle altre situazioni di crisi.
Giuste rivendicazioni di classe contro i licenziamenti, come la riduzione dell'orario di lavoro ed il salario pieno ai licenziati, non possono essere portati avanti fabbrica per fabbrica, situazione per situazione. L'unificazione delle lotte è fondamentale, anche in prospettiva, e, a quanto si è visto finora, non ci se la può aspettare da altri. Serve poi anche a contrastare gli stessi divieti di manifestare e l'aumento della repressione delle lotte, legale, con l'uso dei Decreti Salvini, ed illegale, con l'utilizzo di squadre private di picchiatori.

Alternativa di Classe

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