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Un messaggio per l'Europa

Un messaggio per l'Europa

(26 Marzo 2011) Enzo Apicella
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Per un’opposizione di classe
alla gestione autoritaria della pandemia

Prima parte

(2 Gennaio 2022)

Quello che segue è un testo frutto dell’elaborazione collettiva e condivisa di un gruppo di compagni, provenienti da diverse realtà territoriali e da diverse esperienze politiche pregresse, sebbene tutte riconducibili alla sinistra classista. Nel corso di questi mesi siamo stati attivi nelle mobilitazioni contro la gestione autoritaria della pandemia ed abbiamo promosso proprie iniziative per estendere e qualificare in senso classista il movimento in corso.

Dallo scambio iniziale di materiali e di esperienze si è creato un circuito di confronto che ha cercato di mettere a fattor comune le pratiche e le riflessioni maturate nel corso di quest’attività. Il testo in questione vuole essere un contributo per estendere ancora di più questo confronto ad altri compagni che in questi mesi hanno maturato un giudizio simile al nostro sulla vicenda della pandemia e un invito ad unirsi a noi (nel caso si riconoscano in esso) in questo circuito che abbiamo chiamato Assemblea Militante, per sottolineare che il nostro non vuole essere un consesso di pura discussione ma di impegno attivo e possibilmente coordinato e condiviso. Siamo convinti che, anche se il movimento dei mesi scorsi vive una fase di difficoltà, esso sia un interessante banco di prova per le caratteristiche con cui si ripresenterà lo scontro tra le classi e la lotta anticapitalistica nel prossimo futuro. Inoltre riteniamo che il movimento stesso non abbia esaurito tutte le sue potenzialità e che nei prossimi mesi, anche per la pervicacia e la manifesta irrazionalità delle misure imposte dal governo, esso sarà costretto a ritornare in campo. Siamo altresì convinti che la vicenda della pandemia abbia rappresentato uno spartiacque per tanti compagni che hanno dovuto assistere al fallimento delle varie sigle della cosiddetta sinistra antagonista sindacale e politica che nella stragrande maggioranza si sono adeguate alla narrazione dominante sul tema della pandemia diffusa dalle istituzioni e dai mass media, assumendo posizioni politiche di piena subalternità alla suddetta narrazione. Tale fragoroso naufragio ha lasciato tanti compagni disorientati e scoraggiati ed è ad essi che intendiamo prioritariamente rivolgerci per segnalare che non sono soli, che ci sono altri militanti che non hanno portato al macero il proprio cervello e la propria opposizione al capitalismo ed intendono continuare a contrastarlo in tutte le sue manifestazioni, di cui la gestione pandemica è oggi uno degli snodi principali che anticipa il futuro che ci aspetta. Certamente non siamo diventati degli specialisti della lotta alla gestione della pandemia, ed intendiamo coniugare il nostro impegno su questo terreno con quello per sostenere tutti i momenti di resistenza contro le conseguenze dello sfruttamento e del dominio capitalistico, ma riteniamo che ciò sarà possibile se tutti ci rendiamo conto del grande salto in avanti che oggi stanno compiendo i nostri avversari di classe in termini di disciplinamento e controllo sociale proprio per rafforzare il suddetto sfruttamento e dominio.

Invitiamo pertanto i lettori del nostro testo a farci pervenire i loro commenti e le loro osservazioni all’indirizzo mail in calce al documento ma soprattutto a segnalarci la loro disponibilità a far parte di questa piccola rete per ritrovare e rafforzare le ragioni di un impegno militante comune.

Buona lettura a tutti.

A due anni dalla diffusione del virus SARS-CoV-2, risulta sempre più manifesto l’utilizzo politico dell'epidemia da parte dei governi della maggior parte dei Paesi del mondo e soprattutto del grande capitale, in particolare nei paesi imperialisti come l’Italia.
Sin dall'inizio si è dato vita ad una campagna d’informazione terroristica che ne esagerava i pericoli, tesa ad alimentare angosce e paure tra la popolazione.
Se la stragrande maggioranza dei contagiati sono asintomatici o con sintomi lievi, è vero che nella parte restante la malattia può avere un decorso anche grave, con conseguenze polmonari e cardio-vascolari che possono portare ad esiti letali; ma ciò vale principalmente per le persone molto anziane e/o con diverse patologie pregresse, e soprattutto in assenza di terapie adeguate e tempestive. Se in alcuni Paesi, come l’Italia, si sono raggiunte percentuali maggiori di morti e di decorsi gravi della malattia, ciò è dipeso dalla sciagurata strategia seguita dai governi che si sono succeduti. Mentre in un primo momento non si è fatto che accentrare l'intervento terapeutico negli ospedali, mandati velocemente in affanno e trasformati nei principali focolai di contagio – attraverso l'allarme mediatico che ha spinto chiunque avesse sintomi anche lievi a precipitarsi nei pronti soccorsi, e la disattivazione di ogni intervento domiciliare da parte dei medici di base, minacciati di ritorsioni legali qualora contribuissero a diffondere l'infezione -, in una seconda fase è stata impedita qualsiasi terapia efficace o anche solo promettente nell'affrontare il morbo, attraverso il noto protocollo basato sulla somministrazione di paracetamolo (tachipirina) e sulla “vigile attesa”. Strategia due volte sbagliata, innanzitutto perché la tachipirina favorisce in chi è contagiato la creazione di trombi polmonari, aggravando le conseguenze prodotte dal virus, e poi perché il contagio, in chi è sintomatico, avviene in genere in forma molto lieve all’inizio, per aggravarsi pericolosamente nei giorni successivi, quando diventa più complicato intervenire efficacemente con i farmaci disponibili. Il protocollo imposto dalle istituzioni, insieme alla paura e al terrore seminato nella prima fase della pandemia, hanno provocato una crescita esponenziale dei ricoveri, portando al collasso le strutture ospedaliere già in grave affanno per i tagli subiti dalla sanità pubblica negli scorsi anni. Se non bastasse questo, per i malati che giungevano in condizioni gravi in ospedale si è proceduto per tanti mesi con il protocollo della intubazione ed ossigenazione forzata che, a sua volta, rafforzava i fenomeni di trombosi, causa di tanti decessi per Covid. A ciò vanno aggiunti tutti i morti provocati dalla sciagurata prassi, assai diffusa ad inizio pandemia, di collocare molti malati contagiati nelle RSA dove risiedevano anziani (cioè la popolazione più a rischio di conseguenze pericolose dovute al contagio). Intanto si sparava ad alzo zero contro i tanti medici che, utilizzando farmaci da prontuario, curavano i propri pazienti intervenendo tempestivamente presso i loro domicili ed evitando ricoveri e morti maggiori. Si è trattato di scelte intenzionali e assolutamente dolose: ammettere l’esistenza di terapie efficaci non avrebbe permesso, successivamente, la somministrazione di un vaccino sperimentale che la normativa internazionale, recepita dalla gran parte degli Stati, consente se (e solo se) non vi siano altre cure disponibili.
Tutti questi morti, e sono la stragrande maggioranza, non hanno niente a che vedere con la diffusione del virus, ma con la strategia di “contrasto” (per non dire di aggravamento) messa in atto dal governo e dai suoi “esperti” selezionati. Si è trattato di una vera e propria strage di Stato di cui forse nessuno renderà mai conto, realizzata proprio in nome della difesa della salute pubblica.

Una svolta autoritaria in nome della tutela della salute dei cittadini

La campagna allarmistica e terroristica scatenata dal governo, dai mass media e dagli “scienziati” di regime, aveva lo scopo di legittimare e far accettare in maniera indolore l’instaurazione dello stato di emergenza, che ha dato mano libera a governo ed istituzioni per realizzare una serie di misure da vero e proprio stato di eccezione. I vari, immotivati lockdown succedutisi con il confinamento in casa della stragrande maggioranza della popolazione, il divieto di circolazione e di socializzazione se non per andare a lavorare e produrre profitto, l’obbligo di usare la mascherina anche in situazioni in cui il contagio era ed è impossibile, sono stati permessi solo dalla diffusione di ansia e paura dispensate a piene mani tra la popolazione. Oramai siamo alla dichiarazione del quarto stato di emergenza, giustificato dalla presenza dell’ennesima variante del virus (omicron) che al momento attuale ha prodotto solo pochissimi decessi nel mondo, confermando la pretestuosità delle misure varate con l’alibi di tutelare la salute dei cittadini. Se nella prima fase di diffusione dell’epidemia il comportamento delle istituzioni poteva essere attribuito anche a panico, inesperienza ed incompetenza, con il passare dei mesi è diventato sempre più evidente che era in atto un disegno politico perseguito con determinazione nel quale l’Italia giocava un ruolo di battistrada rispetto agli altri Paesi, soprattutto delle potenze occidentali. In realtà lo scopo era creare le condizioni per un’ulteriore militarizzazione della società attraverso la presenza di polizie ed esercito nella normale vita quotidiana, per imporre all’intera popolazione misure restrittive dell’agibilità politica, sindacale e di socialità che mai si sarebbero sognati di poter attuare in condizioni normali e senza diffondere artatamente angosce e paure collettive, in assoluta continuità (ed un'ulteriore accelerazione terroristica) con le varie Emergenze precedenti (mafia, “terrorismo”, “microcriminalità”, terremoti, rifiuti, ecc.)
Si è cominciato ad invocare la creazione di nuovi vaccini indicati come unica soluzione possibile e salvifica per contrastare l’epidemia in atto, nel mentre si continuava ad agire con i precedenti protocolli, tanto domiciliari che ospedalieri, rivelatisi del tutto fallimentari e dannosi. Una volta che i vaccini sono stati resi disponibili, si è passati all’introduzione del green pass, imposto ancora una volta con la scusa di prevenire la diffusione del contagio e come forma di persuasione soft alla vaccinazione. Siamo in realtà di fronte a uno strumento di discriminazione e repressione sociale, finalizzato a dividere e contrapporre i lavoratori e le masse popolari, così da permettere un balzo incredibile nel controllo delle persone, e a un dispositivo che rende discrezionale l’accesso a quelli che dovrebbero essere diritti fondamentali anche da un punto di vista borghese.
Si tratta di un grandioso esperimento di disciplinamento e controllo sociale, per imporre una torsione autoritaria delle istituzioni e del potere politico. Una tendenza già in atto da diversi anni, ma che con la gestione pandemica ha subito un’accelerazione eccezionale ed inaudita. Le trasformazioni imposte sull’onda della campagna emozionale scatenata dai mass media e dal governo non sono misure provvisorie, dovute ad una situazione eccezionale (ripetiamo, artatamente esagerata), ma disegnano la realtà con cui dovremo confrontarci nel prossimo futuro e da cui non si intende più retrocedere.
La gestione autoritaria della pandemia è propedeutica e condizione preliminare per blindare l’intera società, per creare una nuova cornice istituzionale e da unità nazionale, in nome della difesa del bene collettivo della salute. L’obiettivo reale è quello di spostare ulteriormente i rapporti di forza a favore del grande capitale nazionale ed internazionale, per difendere i profitti, criminalizzando ed impedendo qualsiasi reazione di lotte sociali che intendano opporvisi.
Una strategia che ha come scopo di rafforzare brutalmente ed ulteriormente lo sfruttamento sui posti di lavoro, ma anche di funzionalizzare all’accumulazione capitalistica tutti gli aspetti della riproduzione sociale. Sono proprio le esplosive contraddizioni economiche, politiche e sociali del capitalismo a spingere verso un dispotismo in cui non ci sono assolutamente margini per una soluzione welfaristica, come sognano con gli occhi rivolti al passato anche tanti antagonisti, e nemmeno per una liberista, com’è stato nei decenni recenti. La gestione della pandemia è servita proprio a creare le condizioni affinché tale gestione autoritaria passasse in maniera indolore o addirittura con il consenso delle sue vittime predestinate, ma anche nel silenzio (solo distratto?) di chi si propone come alternativo alle relazioni sociali dominanti.

Vaccini per tutti e obbligatori come unica soluzione salvifica

La campagna vaccinale di massa, oltre a rappresentare un’eccezionale occasione per rilanciare i profitti delle grandi aziende farmaceutiche, tutte partecipate da centri finanziari, è stata uno dei tasselli principali per dare credibilità alle misure emergenziali ed imporre un regime di disciplinamento generalizzato. I cosiddetti nuovi vaccini anti-Covid non sono dei veri vaccini (che dovrebbero essere definiti tali dalla loro capacità di indurre una reale e duratura immunità dal contagio e dagli effetti della malattia, diversamente dai preparati che si vogliono imporre): viceversa si tratta, per la prima volta nella storia, di trattamenti biotecnologici imposti a livello di massa, che vanno ad alterare i delicatissimi equilibri di trasmissione dell'informazione genetica a livello cellulare. Dei farmaci che non hanno potuto essere testati, come avviene con tutti i medicinali, per poterne valutare non solo la reale efficacia, ma soprattutto gli effetti collaterali, mentre la sperimentazione vera e propria viene eseguita attraverso la loro inoculazione di massa. Nel frattempo, sulle migliaia di casi di patologie, anche letali, manifestatesi dopo la vaccinazione, è scesa una cappa di piombo: parlarne è proibito, la narrazione sul “vaccino magico” non deve esserne incrinata. Quando si è costretti a citare qualche caso clamoroso, si precisa immediatamente che non c’è relazione di causa-effetto tra vaccino ed insorgere di disturbi anche gravi. Così, mentre nella fase pre-vaccino ogni morto che risultasse positivo al virus veniva conteggiato tra i decessi per Covid, con i decessi da vaccino succede l’esatto contrario: ogni scusa è buona per escludere la correlazione. Intanto, giusto per far comprendere cosa sta veramente a cuore allo Stato in questa campagna, si è affidata la gestione della vaccinazione ad un generale, Figliuolo, distintosi per il comando delle missioni in Afghanistan ed in Kosovo, con tutto l’apparato militare e poliziesco a suo supporto, e adesso promosso pure Comandante del Comando Operativo di vertice interforze (coordinamento e direzione delle operazioni militari in Italia e all’estero) .
Tutto il clamore sollevato circa gli alti tassi di mortalità e di letalità del virus, il boicottaggio delle cure domiciliari precoci per gli ammalati, che potrebbero evitare ospedalizzazioni di massa, così come l'occultamento del carattere sperimentale dei sieri, è servito a giustificare la necessità di una vaccinazione pressoché totale della popolazione, presentandola come unica soluzione praticabile per affrontare la pandemia.
Gli scienziati, specialisti e medici in grado di curare tranquillamente i propri pazienti a casa, che esprimevano riserve e critiche crescenti tanto alla gestione della pandemia quanto alla politica della vaccinazione di massa, sono stati puntualmente denigrati e sbeffeggiati dalla stampa asservita al potere, con un unanimismo degno dei regimi esplicitamente autoritari contro cui veniamo quotidianamente sollecitati a schierarci in nome dei “nostri” valori democratici da quegli stessi media che si comportano da veri professionisti della disinformazione e della censura. Per raggiungere una fantasmagorica immunità di gregge, impossibile con questi vaccini e con questo virus, si è continuato ossessivamente a spingere le persone, con le buone e le cattive, a farsi inoculare questi farmaci, nonostante non fosse più possibile nascondere che anche i vaccinati si contagiano e sono a loro volta contagiosi, che il loro grado di presunta copertura decade dopo pochissimi mesi, e che sono sempre più diffuse le reazioni avverse anche gravi. Anzi, l’immunità di gregge è stata rilanciata come obiettivo mondiale, col tentativo di estendere la somministrazione alla popolazione di tutto il mondo. Eppure, se si vanno a guardare le statistiche (non quelle dei “complottisti”, ma dell’OMS...), si scopre che c’è una relazione inversa tra casi di contagio e diffusione di vaccini. Sappiamo che in questi casi ci si appiglia all’argomento della scarsa diffusione dei cosiddetti “tamponi” nei Paesi dove si rilevano pochi contagi, ma questa obiezione si scontra col numero di decessi per Covid, che sono molto inferiori proprio nei Paesi in cui ci sono meno vaccinati. Stessa argomentazione viene utilizzata per spingere sempre oltre la vaccinazione di massa, fino ad arrivare ai bambini dai 5 anni in su (per ora…), anche se è risaputo che tali fasce di età, se contagiate, risultano quasi completamente asintomatiche. Nella sua totale insensatezza in termini di salute individuale e collettiva, la vaccinazione dei bambini non fa che mostrare fin dove può spingersi il sadismo del potere pur di difendere gli interessi delle classi dominanti.

Lasciapassare obbligatorio: un dispositivo per il controllo ed il disciplinamento sociale


L’istituzione del lasciapassare obbligatorio è la misura principe di questo esperimento di disciplinamento e di controllo sociale. Se non sapremo respingerlo al mittente, questo odioso dispositivo sarà reso permanente con nuove e cangianti motivazioni, e progressivamente esteso ad altri campi ed applicazioni nel futuro che ci aspetta.
Oggi lo Stato, attraverso la gestione autoritaria della pandemia ed il green pass, sta facendo un ulteriore salto in avanti nella funzione di difensore del dominio capitalistico, gonfiando enormemente la propria presenza nella vita dei cittadini, addirittura intervenendo sulla loro libertà di circolazione nei propri stessi luoghi di residenza e imponendo un certificato per poter accedere a svariate attività normali, ludiche o lavorative, che in precedenza nessun regime aveva mai osato negare alla popolazione. Lo Stato ha dimostrato nell’ultimo anno e mezzo di poter fare e disfare, vietare e consentire, punire e perdonare ogni cittadino secondo il proprio arbitrio. Chiudere in casa l’intera popolazione, controllarne potenzialmente ogni passo della vita privata, imporgli il coprifuoco, vietarle di assembrarsi o imporre il distanziamento di un metro, contribuisce a rafforzare il potere dello Stato di imporre qualunque cosa ai propri sudditi, compresi i peggiori sacrifici. Si delinea così una situazione in cui il diritto a lavorare, ad avere agibilità politica e sindacale, e persino ad avere relazioni sociali degne di questo nome (in breve, di vivere), sarà concesso solo a chi si sottometterà docilmente ai voleri dello Stato e delle sue istituzioni, a chi ne accetterà il controllo rinunciando alla propria libertà.
Nonostante sia evidente che il green pass non ha nulla a che vedere con la tutela della salute pubblica (ammesso e non concesso che si possa accreditare questo o altri governi borghesi di avere tale obiettivo), si continua a sostenerne la necessità e l’utilità. Le palesi e strumentali misure di utilizzo di questo certificato testimoniano della sua vera funzione. Le esplicite dichiarazioni di ministri, rappresentanti politici ed “esperti”, circa l’utilizzo dell’obbligo del green pass quale misura per costringere tutti alla vaccinazione, confermano il suo ruolo di strumento per estendere il controllo capillare delle persone e rendere discrezionale la possibilità di soddisfare i più elementari bisogni umani. L’estensione dell’obbligo vaccinale ad una platea sempre più ampia di lavoratori e il varo del super green pass dimostrano la natura vessatoria di tutta la gestione della pandemia e la progressione con cui è destinata ad avanzare.

Questa gestione della pandemia ha ragioni profonde… e non sono sanitarie

Di fronte alla criminale gestione della pandemia, scattano spesso due reazioni opposte: per alcuni un moto di incredulità, per altri il rifugiarsi in spiegazioni complottiste. Queste, però, rimandano in fondo ad un giudizio morale ed etico sulla classe dirigente economica e politica. Anche tra coloro che denunciano pezzi di verità circa le azioni e la pianificazione di questa gestione pandemica, si finisce per indicare categorie come la sete di potere, la pura volontà di dominio, fino ad arrivare, nelle forme più estreme, al complotto satanista. Come è possibile giustificare, infatti, le incredibili azioni messe in atto in completa malafede dai nostri governanti con la scusa di tutelare la salute collettiva, mentre si opera in direzione esattamente opposta? Quali sono le ragioni che li spingono ad agire in maniera apparentemente nefasta per le stesse sorti dell'economia, che pure dicono di avere tanto a cuore?
L’accanimento nella vaccinazione totale e l’imposizione del lasciapassare si comprendono meglio se si cerca di andare un poco oltre il grande can can mediatico e si guarda al reale stato di salute dell'economia capitalistica, alle sue oramai croniche difficoltà ad alimentare i profitti e alle sue insanabili contraddizioni, che ogni tanto esplodono violente senza che le toppe utilizzate riescano a superarle stabilmente, ed agendo anzi da ulteriori amplificatori.
Senza andare troppo indietro nel tempo, tali contraddizioni si sono manifestate recentemente con la profonda crisi generale del 2007/2008. Una crisi da cui non si è mai realmente usciti, anzi, essa è stata affrontata creando nuovo debito e alimentando ulteriormente le gigantesche bolle finanziarie. Contemporaneamente si è proseguito nell'attacco alle conquiste sociali come le pensioni e la sanità pubblica, si è definitivamente smantellata la rigidità del mercato del lavoro attraverso la precarizzazione diffusa e l'incremento dello sfruttamento operaio, mentre i salari reali regredivano. Ma tutti questi provvedimenti non sono stati sufficienti a dare un vero nuovo slancio all'economia e a rimpinguare di profitti la mostruosa massa di capitale finanziario esistente. Da anni, negli organismi che raccolgono rappresentanti del grande capitale e think tank al loro servizio, si discute e si pianificano scenari adeguati ad affrontare questa situazione di crisi semi-permanente per superare gli affanni cronici dell'economia, ma soprattutto per controllare le possibili conseguenze sociali, dovute tanto al pieno dispiegarsi di una nuova crisi, quanto alle misure previste per ridare fiato alla ripresa economica. Il rapido processo della digitalizzazione, insieme alle applicazioni dell'Intelligenza Artificiale e della robotica, sono destinati a realizzare un sistema sociale assolutamente inedito in cui la schiavizzazione dell'uomo (proletari, sottoproletari, ampie stratificazioni della piccola borghesia) raggiungerà livelli del tutto nuovi. Tutto ciò, attraverso gli incredibili aumenti di produttività ottenibili, provocherà e già sta provocando una enorme massa di disoccupati, determinando un'ulteriore frantumazione del mercato del lavoro e la diffusione di condizioni lavorative ancora più precarie, consentendo un'intensificazione nell'uso della forza-lavoro senza precedenti.
Non ci troviamo perciò di fronte a uno dei tanti processi di ristrutturazione del capitalismo, ma ad una vera e propria profonda trasformazione volta a creare un controllo centralizzato della ricchezza e del potere politico del tutto inaudito. Nei progetti di alcuni dei più influenti analisti e sostenitori di tale trasformazione ci si spinge fino a mettere in discussione lo stesso concetto di essere umano, non più concepito come lo conosciamo, ma come un ibrido uomo-macchina che viene visto come il fulcro dell'avvento di un'era nuova, in cui l'umanità supererebbe i limiti fisici dettati dalla sua natura vivente.
Tali necessità e progetti capitalistici hanno subito una rapida accelerazione per il prospettarsi di una nuova grande recessione. Nelle seconda metà del 2019, infatti, tutti i principali indicatori economici segnalavano una recessione industriale in alcuni dei principali Paesi occidentali, la caduta del commercio internazionale e l'esplosione del debito, sia pubblico che privato, a livelli superiori a quelli raggiunti nel 2008, con la possibilità di una nuova implosione a breve tempo.
Alle classi dirigenti delle potenze imperialiste del pianeta era chiaro che si stava entrando in una recessione ancora peggiore di quella del 2008, e pertanto serviva innanzitutto un colpevole su cui far ricadere la responsabilità della crisi economica: se nella crisi precedente la popolazione trovò il colpevole nelle banche, negli speculatori malvagi, ecc., oggi questa crisi economica potrà diventare, grazie a questa abile manovra internazionale, la “crisi economica causata dal coronavirus”. Da questo punto di vista diventa secondario, anche se non irrilevante, stabilire le origini e le cause del nuovo virus. Quello che conta è l'utilizzo che ne è stato fatto, che ha prodotto un salto di qualità nel controllo sociale da parte del potere, da ottenere, appunto, attraverso la gestione autoritaria dell’emergenza, per abituare fin da ora lavoratori e masse popolari a comportamenti caratterizzati dall’obbedienza, pena l’emarginazione. Il dominio del capitale sulla forza-lavoro, che storicamente si è espresso essenzialmente nei luoghi di produzione, oggi deve estendersi ad ogni aspetto della vita dei salariati (e non solo).
In nome dell'emergenza pandemica, non solo si affinano i dispositivi per rendere stabili e permanenti il disciplinamento ed il controllo sociale, ma si predispongono anche i mezzi economici e finanziari per implementare, accelerandone i tempi, la nuova ristrutturazione economica e sociale con l’iniezione di nuovi capitali (attraverso il Recovery Fund europeo, in Italia declinato nel PNRR) per aumentare la produttività (Industria 4.0, robotizzazione, telemedicina, ecc.) e tagliare ulteriormente i settori non produttivi di profitto (si veda ad esempio la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione). Da tale ristrutturazione saranno ulteriormente e violentemente investiti anche i settori artigianali e del piccolo commercio, attraverso la digitalizzazione spinta destinata a rendere proibitivi i costi per stare sul mercato, favorendo in questo modo una ulteriore centralizzazione del capitale e una massiccia proletarizzazione e impoverimento di ampi strati della piccola borghesia.
Lo scenario appena descritto non prefigura però un futuro guidato in maniera concorde da parte delle maggiori potenze mondiali. Anche se in questa fase vi è stata una sostanziale convergenza circa la gestione della pandemia, dettata dai rischi imminenti di una crisi di dimensioni eccezionali, permangono divisioni ed interessi divaricati tra varie fazioni di capitale e tra i diversi capitali nazionali. La natura caotica del capitalismo comporta fisiologicamente situazioni in cui alla collaborazione
occasionale si alternano o si accompagnano forti elementi di competizione,
destinati potenzialmente a deflagrare anche in scontri per affermare la supremazia di una fazione rispetto ad altre, a tentativi di scaricare i costi della crisi sui propri concorrenti e persino ad annichilire le capacità industriali dei propri rivali attraverso conflitti militari. Pur senza immaginare la meccanica riproposizione di dinamiche già verificatesi nel corso del secolo passato, si tratta di essere consapevoli della
permanenza ineliminabile dell'aspetto competitivo tra diversi settori economici e diversi interessi geopolitici, che già oggi è possibile vedere in atto.

Assemblea militante

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