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The tea party

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(3 Novembre 2010) Enzo Apicella
Alle elezioni di mid-term americane vincono i repubblicani trascinati dal movimento ultraconservatore Tea-Party

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    Manovre presidenziali e interessi proletari

    (17 Gennaio 2022)

    scintilla

    Nel teatrino parlamentare e fuori di esso vanno avanti le grandi manovre in vista della elezione del prossimo Presidente della Repubblica, personaggio chiave delle istituzioni della classe dominante.

    La resa dei conti fra i partiti borghesi avverrà dopo il pronunciamento dei grandi elettori, in una situazione politicamente ingarbugliata.

    Per capire la portata della posta in gioco ricordiamo quali sono i principali poteri, molto estesi, del Presidente della Repubblica secondo la Costituzione borghese del 1947.

    1) Il Capo dello Stato italiano partecipa indirettamente alla funzione legislativa, perché, quando gli vengono presentate per la firma le leggi approvate dal Parlamento, può rinviarle alle Camere con messaggio motivato allo scopo di farle riesaminare e modificare. Ha l'obbligo di firmarle se le Camere gliele ripresentano senza modifiche, ma intanto ha esercitato un ruolo di intervento e di pressione che non è previsto in altri ordinamenti costituzionali.

    2) Autorizza la presentazione dei disegni di legge del governo, emana leggi e decreti legge, può con i suoi consigli (la cosiddetta “moral suasion”) cercare di modificarne il contenuto.

    3) Nomina cinque giudici della Corte Costituzionale e presiede il Consiglio Superiore della Magistratura, influendo così sull'esercizio della funzione giurisdizionale.

    4) Comanda le Forze Armate (il maggior organo repressivo dello Stato borghese) e presiede il Consiglio Supremo di Difesa (ove si elaborano le linee strategiche dell'azione delle forze militari italiane all'interno e all'estero).

    5) Infine, ed è il potere più importante e decisivo, nomina il Governo e può sciogliere il Parlamento.

    La formazione del governo Draghi è stata un esempio di “governo del Presidente”, strumento usato per gestire il crollo dei consensi alla classe dominante, tamponare l’instabilità politica, far avanzare progetti antioperai.

    Il Presidente della Repubblica è il supremo garante dello status quo fondato sullo sfruttamento del lavoro salariato, delle politiche e delle alleanze antioperaie, come la NATO e la UE.

    Alla classe operaia e alle masse lavoratrici non interessa il nome di chi varcherà la soglia del Quirinale. Chiunque sarà, farà gli interessi delle classi sfruttatrici.

    Deve interessare invece il tipo di Stato che occorre per assicurare la liberazione dalla barbarie capitalista. Uno Stato che può sorgere solo dalla demolizione della macchina borghese.

    Uno degli obiettivi politico-istituzionali della rivoluzione proletaria italiana sarà quello di liberarci da un'istituzione inutile e dannosa come quella del Capo dello Stato, una sorta di monarca sotto false apparenze.

    Per esempio, nella Costituzione sovietica del 1936 esso non esisteva. Le funzioni di rappresentanza dell'URSS nei confronti degli altri Stati sul piano internazionale erano esercitate dal presidium del Soviet Supremo.

    E, per tornare all'epoca delle rivoluzioni borghesi, la Costituzione francese del 1793 aveva abolito ogni carica che in qualche modo potesse ricordare la figura del Capo dello Stato.

    Così farà anche il proletariato d’Italia con la sua rivoluzione, che sostituirà il Parlamento borghese con organi di democrazia proletaria eletti direttamente dagli operai e dai lavoratori nei luoghi di lavoro.

    Da Scintilla, n. 120 – gennaio 2022

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