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Pandemie: la prevenzione delle zoonosi è davvero la migliore medicina

Prevenire le pandemie con misure di conservazione della natura costa 1/20 delle perdite subite finora per il Covid

(8 Febbraio 2022)

duke zoonosi

Lo studio “The Costs and Benefits of Primary Prevention of Zoonotic Pandemics”, pubblicato su Science Advances da un team internazionale di ricercatori, che confronta i costi per prevenire una pandemia con quelli sostenuti per controllarne una, arriva a una semplice conclusione: «Possiamo pagare ora o pagare molto di più in seguito».

Il principale autore dello studio, lo statunitense Stuart Pimm della Nicholas School of the Environment della Duke University, spiega: «Abbiamo scoperto che la prevenzione è davvero la migliore medicina. Stimiamo che potremmo ridurre notevolmente la probabilità di un’altra pandemia investendo solo 1/20 delle perdite subite finora dal Covid in misure di conservazione progettate per aiutare a fermare prima di tutto la diffusione di questi virus dalla fauna selvatica all’uomo»,

Lo studio dimostra che un punto di partenza intelligente sarebbe «Investire in programmi per porre fine alla deforestazione tropicale e al traffico internazionale di fauna selvatica, fermare il commercio di carne selvatica in Cina e migliorare la sorveglianza e il controllo delle malattie negli animali selvatici e domestici in tutto il mondo».

Gli autori dello studio ricordano che «Covid, SARS, HIV, Ebola e molti altri virus emersi nel secolo scorso hanno avuto origine in luoghi selvaggi e in animali selvatici prima di diffondersi all’uomo. I margini della foresta tropicale nei quali gli esseri umani hanno disboscato oltre il 25% degli alberi per l’agricoltura o altri scopi sono focolai per queste trasmissioni di virus da animale a uomo, così come i mercati in cui vengono venduti animali selvatici, vivi o morti».

Pimm evidenzia: «La linea di base è che se non smettiamo di distruggere l’ambiente e vendere specie selvatiche come animali domestici, carne o medicine, queste malattie continueranno ad arrivare. E come mostra questa attuale pandemia, controllarle è eccessivamente costoso e difficile. Sono passati due anni da quando è emerso il Covid e la cura ancora non funziona. Non abbastanza persone vengono vaccinate negli Stati Uniti, dove i vaccini sono disponibili e noi possiamo permetterceli, e non abbastanza vaccini andranno in altri Paesi che non possono permetterseli».

Il nuovo studio, condotto da epidemiologi, economisti, ecologisti e biologi della conservazione provenienti da 21 istituzioni scientifiche di Ua, Cina, Brasile, Sudafrica e Kenya, calcola che «Investendo nella protezione dell’ambiente e nella sorveglianza delle malattie in fase iniziale un importo pari a solo il 5% delle perdite economiche annuali stimate associate alle morti umane dovute al Covid, i rischi di future pandemie zoonotiche potrebbero essere ridotti della metà. Questo potrebbe aiutare a salvare circa 1,6 milioni di vite all’anno e ridurre i costi della mortalità di circa 10 trilioni di dollari all’anno».

Pimm riassume: «Stiamo parlando di un investimento di decine di miliardi di dollari l’anno. I governi hanno questo tipo di denaro». E una raccomandazione chiave del nuovo studio è di utilizzare parte di questo denaro per formare più veterinari e biologi delle malattie della fauna selvatica. Un’altra raccomandazione importante è quella di «Creare un database globale di genomica dei virus che potrebbe essere utilizzato per individuare la fonte dei nuovi agenti patogeni abbastanza presto da rallentarne o arrestarne la diffusione e, in definitiva, accelerare lo sviluppo di vaccini e test diagnostici».

Con Pimm, Andrew Dobson della Princeton University e Aaron Bernstein del Boston Children’s Hospital e del Center for Climate, Health and the Global Environment dell’Harvard TH Chan School of Public Health, sono stati i principali co-autori dello studio e Dobson aggiunge che «La necessità di mettere in atto misure preventive il prima possibile è sempre più urgente. Le epidemie si verificano più frequentemente, stanno diventando più grandi e si stanno diffondendo in più continenti».

Bernstein conclude: «La prevenzione è molto più economica delle cure. Rispetto ai costi e alle distruzioni sociali ed economiche associate al tentativo di controllare i patogeni dopo che si sono già diffusi agli esseri umani, prevenire le epidemie prima che scoppino alla fine è un affare economico».

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