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(5 Dicembre 2010) Enzo Apicella
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    (11 Febbraio 2022)

    relazioni pericolose

    Le relazioni internazionali si basano,
    oggi come sempre, sui rapporti di forza tra potenze, e su ideologie tendenti a modularle nelle pubbliche opinioni.

    Questo periodo storico post-Yalta si caratterizza per la ricerca di un nuovo equilibrio pluripolare espressione del "mondo nuovo" caratterizzato dall'irruzione sul mercato mondiale, e sulla scena politica e militare, della Cina.

    Fase di transizione nel tentativo di superare le crisi
    sistemico- finanziario-pandemiche del 2009-2020 tuttora in corso, e produrre una sistemazione anche giuridica dei nuovi rapporti di potenza.

    Dopo la caduta del pianeta-est del 1989, viviamo gli anni della "guerra di nervi" tra blocchi continentali Americano, Europeo e Asiatico, egualmente presenti nelle guerre per procura fatte combattere ai popoli autoctoni dei corridoi geostrategici medioorientali, euro-sino-russi e non solo.

    A questa dinamica generale non sfugge la attuale crisi in Ucraina, chiave di volta della rimodulazione di potenza ed influenza tra Russia, Cina, America ed Europa, Nato compresa.

    Una sorta di nuova disposizione di forze, dislocazione di alleanze e sfere d'influenza dove l'America forza l'Europa e la Nato ad una politica di chiusura e sanzioni contro la Russia, ma anche e soprattutto contro la Cina, suo alleato.

    La dipendenza energetica europea dai gasdotti Russi rende timida l'Europa ( e la Germania ), mentre l'America cerca di frenare il suo storico indebolimento a fronte di un rinnovato protagonismo Russo e della longa manus Cinese.

    È dentro questa fitta tela di interessi concorrenti che si gioca l'attuale crisi Ucraina, per ora "guerra di nervi", ma prodromo a inevitabili guerre militari quando la fame di profitto e sfruttamento non sarà più mediabile su nessun tavolo diplomatico.

    Le parate militari lungo ogni confine ed il generale crescente riarmo anche atomico sono li a dimostrarlo.

    I boia ci sono, le armi pure.

    E noi?
    Vogliamo continuare solo a parlare,
    amesso che lo si faccia?

    PINO FERROVIERE

    Fonte

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