il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Capitale, ambiente e salute    (Visualizza la Mappa del sito )

Terzigno

Terzigno

(30 Settembre 2010) Enzo Apicella
Terzigno: una nuova discarica nel territorio di produzione del Lacryma Christi

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(Capitale, ambiente e salute)

Lo shock pandemico accelera la tendenza capitalistica alla concentrazione e all'espropriazione

Seconda parte

(13 Febbraio 2022)

l'uomo è antiquato 2

4- Dalla tecnofinanza alla zootecnia sociale

In quasi tutti i Paesi capitalisticamente più avanzati si è creato attorno alla “pandemia” un clima bacchettone che dietro il velo dell'emergenza sanitaria e del richiamo paternalista al “rispetto per i morti” mira a una regolamentazione stringente dei comportamenti, anche dei più privati, per arrivare all'obiettivo di un generale disciplinamento dei comportamenti sociali. Il supremo bene della salute è il pretesto per giustificare il processo in corso di brutale irreggimentazione, controllo capillare e militarizzazione della società. La questione se il virus, per caratteristiche, diffusione ed effetti, giustifichi di per sé tutto questo, non trova affatto una risposta univoca nel mondo “scientifico”, ma i media hanno imposto univocamente l'interpretazione più catastrofista e il dibattito non c'è stato o è stato oscurato (Nota 11). Un dibattito aperto avrebbe potuto far luce sugli aspetti poco chiari dell'origine di questa epidemia, far chiarezza sulle sue reali dimensioni, sui suoi reali effetti sulla salute pubblica, sulle reali conseguenze sui contagiati. Ne sarebbe emersa l'inconsistenza della risposta che il capitale sa e può dare ai bisogni sociali, e non è escluso che la stessa portata dell'epidemia ne sarebbe uscita fortemente ridimensionata, col rischio di far crollare il palco. Ma alle domande scomode, la voce del padrone risponde con gli anatemi. Ormai la borghesia sembra aver rigettato i presupposti antidogmatici della scienza, che consentivano se non altro un confronto tra “liberi pensatori” - o presunti tali - per affermare un dogmatismo modellato sugli interessi delle forze che si sono appropriate della potenzialità di una scienza intesa marxisticamente come risultato storico del lavoro collettivo della specie.

Solo in una società comunista la risposta della scienza si proporrà come sintesi univoca perché univoco sarà l'obiettivo all'interno del piano generale di specie. All'opposto, gli amministratori degli interessi capitalistici devono conciliare l'inconciliabile: il profitto privato – in tutte le sue varie forme, talvolta in competizione tra loro – e il “bene comune”, la circolazione delle merci e il freno alla diffusione del virus che circola con esse. La pretesa della scienza borghese di essere “libera” da ogni condizionamento è il presupposto del suo asservimento alle leggi del Capitale; la sua è libertà di vendere le proprie scoperte al miglior offerente, senza alcun riguardo agli scopi che saranno perseguiti. Essa stessa funziona come un'azienda, si struttura in aziende o ne costituisce il ramo “ricerca e sviluppo”. Non sono ammessi scopi che contraddicano l'interesse aziendale e dei suoi azionisti identificabili, ormai più che in qualche Paperone, nei grandi fondi di investimento mondiali, nella gestione anonima di una massa enorme e concentrata di capitali frutto di risparmi, liquidazioni e capitale propriamente detto proveniente dalla società. La scienza liberata dagli scopi per cui opera è la condizione per il suo completo asservimento agli interessi di chi la finanzia e organizza.
Ciò che si conferma con la pandemia non è solo l'inconsistenza della scienza attuale in relazione alla soluzione dei problemi umani in quanto deviata dagli obiettivi di bilancio aziendali, ma la sua stessa capacità di pervenire a una reale conoscenza dei fenomeni:
“E' nostra tesi […] che questa impotenza della 'civiltà' e della 'cultura' capitalistica di possedere la scienza sociale e storica vale impotenza alla scienza in generale, alla conoscenza della natura e del cosmo anche in campo fisico. Non esiste dunque un comune metro della 'scienza' a cui si possano misurare le nostre conclusioni e quelle del mondo borghese” (L'“Estremismo, malattia infantile del comunismo”, condanna dei futuri rinnegati”, Edizioni il programma comunista, p. 63).

E proprio alla sua presunta scienza si affida il partito del Capitale non semplicemente per ricavarne consiglio e consulenza, ma per far passare decisioni politiche altrimenti improponibili. Lo Scienziato, il Tecnico, l'Esperto dall'alto delle loro somme competenze prendono il posto del Tiranno in orbace, sono loro gli Energumeni del Terzo millennio. In Italia, i superesperti del CTS, elevati a unici e indiscussi interpreti della crisi sanitaria, ne diffondono una lettura allarmistica come allarmistica fu a suo tempo la lettura della crisi del debito pubblico che portò al governo i superesperti di Monti. Oggi come allora i tecnici sono presentati come i salvatori della Patria dalla sicura catastrofe in virtù degli alti meriti accademici.
C'è una continuità lineare tra le soluzioni tecniche del governo Monti (2012) e quelle del CTS cui si affidano i governanti d'oggi: la crisi va in qualche modo orientata, in modo da affrontare i fattori di crisi strutturale della società indirizzandola verso assetti più consoni alle necessità capitalistiche. Il professor Monti, che col pretesto del debito pubblico ha bombardato il sistema sanitario e pensionistico e viene oggi premiato dall'OMS con la presidenza della “Commissione europea per la salute e lo sviluppo sostenibile”, da buon neoliberista sostenne a suo tempo che gli shock sono augurabili in quanto consentono di far passare riforme altrimenti improponibili. Quando era al governo, in veste di portatore del verbo neoliberista dichiarò di voler “contribuire a cambiare la mentalità degli italiani”, e con ciò si augurava di convincere la popolazione, con le buone o con le cattive, della necessità improrogabile di un inaudito rigore. Allora la pandemia era finanziaria e si concentrava sulla crisi dello spread tra titoli di Stato. Il bombardamento propagandistico suonava l'allarme sul rischio imminente di un default che avrebbe di lì a poco precipitato il Paese al livello della disgraziata Grecia. Con il bocconiano al governo, la pandemia finanziaria, ohibò, finì di botto. Se la semplice minaccia di uno shock finanziario fu allora sufficiente a far passare riforme “lacrime e sangue”, c'è da tremare al pensiero di quali porte infernali possa aprire una pandemia come questa, che intanto già porta a compimento la riforma pensionistica liquidando il vetusto “capitale umano” che costa in manutenzione e non produce nulla, se non bisogni. Cosa ci può essere di più efficace dello shock a cui è stata sottoposta la popolazione quando volavano gli elicotteri sulle teste e la gente aveva paura perfino di uscire a portare le immondizie, per cambiare la mente delle persone? Chi osava fare un passo oltre la soglia di casa doveva sentirsi colpevole di mettere a rischio la vita altrui, di “tentato omicidio”, di mancanza di scrupoli, scarso senso civico, e chi più ne ha più ne metta. Il governo Conte – tanto più funzionale agli interessi capitalistici quanto più mediocre – col pretesto della salute pubblica è riuscito a trasformare l'intero territorio nazionale in una galera a cielo aperto, ma poco ha fatto per mettere il sistema sanitario nelle condizioni di rispondere alla “seconda ondata”. La soluzione del cosiddetto lockdown – in italiano “segregazione”, brutta parola da evitare – potrà essere applicata ogni qualvolta sarà necessario con un semplice atto amministrativo. La pandemia sta portando a compimento il progetto di smantellamento delle strutture pubbliche demandate a svolgere funzioni sociali. Il sistema sanitario e quello scolastico non sono ancora collassati solo per il sacrificio di chi ci lavora e il sistema previdenziale pubblico sarà duramente messo alla prova dalla crisi economica che il Covid lascerà dietro di sé. Si fa fatica a convincersi che davvero tutto sia casuale, ma se anche così fosse non si può non associare la crisi attuale a una fase di avanzamento del progetto neoliberista che, dopo aver indebolito la capacità di intervento delle strutture pubbliche con la spending review, si propone di trarre frutto dalla loro impotenza per smantellare ciò che rimane del welfare e di assegnare al Capitale le vaste opportunità di profitto offerte dai bisogni sociali basilari. La salute è affidata agli interessi dei grandi gruppi farmaceutici, controllati dai principali fondi finanziari, che vedono nei vaccini l'occasione di rilanciare i profitti con il denaro pubblico che i governi al loro servizio sono e sono stati pronti a versare senza badare a spese e, qui sì, con il massimo sforzo di efficienza. Una politica che sostiene senza pudore questi interessi non solo è serva dei gruppi finanziari, ma tratta gli esseri umani come un allevamento industriale tratta le sue mucche: applica una sorta di zootecnia sociale. Siamo in piena biopolitica, una politica che apre e chiude i recinti, delimita le aree di pascolo, interviene capillarmente con la pressione psicologica, instilla una condizione di incertezza e paura permanente, opera un condizionamento mediatico, economico e sanitario allo scopo di uniformare e omologare i singoli alla realtà totalitaria del Capitale: in sintesi, assistiamo a un passo avanti nel processo di domesticazione delle masse.
Comunque la si pensi sul virus, è innegabile che l'emergenza offre al Capitale l'opportunità di appropriarsi ancor più di ogni aspetto dell'esistenza umana, e che questo obiettivo non può prescindere da una svolta politica indirizzata a una riorganizzazione complessiva della società capitalistica in senso fortemente autoritario. Ciò che è stato possibile fare quanto a restrizioni delle libertà individuali e sociali rappresenta un precedente dal quale sarà difficile recedere (Nota 12).

5- Tecnopotere nella “società fabbrica”

Il processo di concentrazione capitalistico porta con sé anche la concentrazione del (lo Stato) politico, e, come avviene nella produzione, lo sviluppo tecnologico è esso stesso fattore e prodotto di questa concentrazione. Oggi le istituzioni dello Stato del Capitale dispongono di una capacità tecnica che permette di concentrare e gestire una enorme quantità di informazioni, di strumenti di controllo sociale capillari, e la crisi pandemica ha spinto in avanti la possibilità di sperimentare e dispiegare questa capacità, prospettando un controllo sempre più mirato, individualizzato. Le stesse procedure di rilevamento dei contagi e le stesse vaccinazioni potrebbero essere il tramite per una raccolta di dati sul patrimonio genetico e addirittura di intervento sullo stato di salute dei singoli, con ricadute in termini di condizionamento e indirizzo dei comportamenti. Non è fantascienza prospettare la limitazione della libertà di movimento o il licenziamento di quanti rifiutino il tracciamento o il vaccino; non è fantascienza prospettare il blocco dei conti correnti di soggetti restii al condizionamento, peggio se tendenti alla ribellione. Tutto ciò è tecnicamente possibile non da oggi, ed è comandamento dello spirito dei tempi che ciò che si può fare si deve fare, come ciò che si può produrre si deve produrre, anche se – come la bomba atomica – apre lo spiraglio all'apocalisse (vedi Gunther Anders, L'uomo è antiquato, Boringhieri). La sola possibilità di fare qualcosa, per quanto terribile, la rende già presente, attuale, non solo come minaccia ma come condizionamento in atto delle vicende umane. Tutta la potenzialità contenuta nella strumentazione tecnica in mano al Capitale grava sull'umanità come presenza che la pone in balìa della follia di una classe storicamente condannata che ambisce a plasmare il mondo a suo piacimento e lo condanna a sua volta a un presente in continuo mutamento ma senza avvenire, alla “fine della Storia”, alla perpetuazione del capitale.

A questa enorme concentrazione di potenza tecnologica nelle mani dello Stato – organico alle grandi concentrazioni economiche e di queste fedele esecutore – corrisponde la tendenza alla frammentazione della società in individui isolati per i quali il contatto sociale, ridotto al minimo, è surrogato dall'aumento della connessione attraverso la rete. L'imposizione del lockdown è strettamente correlata al potenziamento e la generalizzazione dell'uso dei mezzi informatici nella società ad ogni livello, dalla salute alla scuola, dalla pubblica amministrazione al lavoro. Per il capitale concentrato i vantaggi sono enormi: possibilità illimitata di controllo e condizionamento dei comportamenti sociali; aumento della produttività in tutti i campi, dalla fabbrica ai servizi; parcellizzazione della forza lavoro e estensione della subordinazione del lavoro al capitale attraverso la tecnica; riduzione degli spazi di socialità dove è ancora possibile definire un senso di appartenenza; distruzione progressiva della piccola produzione e della piccola distribuzione a vantaggio delle grandi concentrazioni produttive e commerciali; limitazione delle possibilità di un armonico sviluppo psicofisico nelle nuove generazioni, le più propense a mettere in discussione il mondo, depotenziate a terminali del Leviatano informatico.

Che cosa c'entra questo scenario distopico con la lotta di classe? C'entra eccome! Fin dalle sue origini il Capitale ha reagito alla resistenza dei proletari allo sfruttamento con innovazioni tecnologiche. Marx ne parla nella sezione del Primo Libro del Capitale dedicata alla produzione del plusvalore relativo. La tecnologia è sempre stata l'arma utilizzata a tutti i livelli dal Capitale contro i proletari per affermare e consolidare il proprio dominio, tant'è che le prime reazioni operaie organizzate si sono rivolte contro le macchine (“La lotta fra operaio e macchina”, in Il Capitale, Libro I, Editori Riuniti, 1980, p.472). Non fosse stato per la resistenza operaia allo sfruttamento, i capitalisti non avrebbero avuto alcun interesse a sviluppare il macchinismo; lo sviluppo tecnologico in questo senso è un risultato della lotta di classe, e in quanto prodotto del lavoro umano di cui il Capitale si è impadronito, lo strumento principale della sottomissione del lavoro al Capitale. Le guerre, quelle generali e la miriade di conflitti locali, sono state occasione per dispiegare le più avanzate tecniche di omicidio di massa e distruzione, ma sono state anche il laboratorio della sperimentazione di innovazioni tecnologiche con ricadute dirette sulla produzione a scopi civili in ogni campo. Il fatto che le principali innovazioni tecnologiche – Internet compresa - siano uscite dai centri di ricerca militari la dice lunga sulle loro finalità. Dall'informatica alla robotica, dalle biotecnologie alla linguistica, i laboratori del Capitale sfornano altrettante armi contro il proletariato, e quanto più la condizione proletaria si estende, tanto più queste armi sono rivolte contro la specie.

Ai tempi di Marx le macchine erano confinate ai luoghi di produzione. Marx vide in esse l'incarnazione di un rapporto sociale che consentiva al Capitale di estrarre una quota maggiore di plusvalore dal singolo operaio e di aumentare la produttività, e nello stesso tempo di imporre nella fabbrica il proprio dominio quanto a tempi, ritmi e modalità di produzione. Attraverso la macchina l'operaio veniva espropriato della sua capacità di lavoro e privato del controllo delle condizioni di produzione. Il sistema di fabbrica segnava così il passaggio dalla subordinazione formale del lavoro al capitale alla subordinazione reale, a cui corrispondeva l'estrazione di quote crescenti di plusvalore relativo. Messo di fronte alla macchina, l'operaio era costretto ad adeguarsi alle necessità del mezzo facendosene appendice, uscendone trasformato nel corpo e nello spirito, ridotto a strumento. L'unica possibilità di recuperare la propria piena umanità era nel riconoscersi membro di una classe sfruttata, nell'organizzarsi e lottare per volgere la condizione di assoggettamento e annientamento in presupposto per la propria liberazione e la conquista di una piena dimensione umana ad un livello più elevato, sociale.

Oggi le macchine pervadono ogni aspetto dell'esistenza. Il sistema di fabbrica si estende ovunque vi sia del macchinario che eroga merci e servizi, ovunque vi sia produzione, ma anche ovunque vi sia consumo, perché anche il consumo dipende sempre più dalla strumentazione diffusa. Vi sono prodotti tecnologici che producono bisogni specifici che possono essere soddisfatti solo dalla tecnologia; altri soddisfano bisogni essenziali come la salute, l'istruzione... Non c'è aspetto della vita che non implichi un collegamento dell'essere umano con la macchina. Questa realtà provoca inevitabilmente un cambiamento nella natura umana e, nel momento in cui rende il singolo sempre più dipendente dalla macchina, lo rende sempre più dipendente dal Capitale, sempre più “isolato accessorio vivente”.
Per Marx all'interno del processo di produzione del capitale il lavoro “è una totalità” che “si presenta al servizio di una volontà estranea e di un'intelligenza estranea, e ne è diretto, […] subordinato all'unità oggettiva delle macchine, del capitale fisso, che come mostro animato oggettivizza il pensiero scientifico e ne è di fatto la sintesi, e non è esso come strumento a riferirsi al singolo operaio, ma è piuttosto l'operaio come singola puntualità animata, come isolato accessorio vivente, ad esistere in funzione sua” (Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica, II, La Nuova Italia, p.93)

Quella “totalità del lavoro” che ai tempi di Marx era confinata al processo produttivo di fabbrica oggi è data dalla totalità delle innumerevoli combinazioni in cui il lavoro si presenta nella società (si pensi alle catene del valore) e dall'interconnessione delle reti che fanno di produzione e consumo un unico sistema generale. Tale sistema si estende a ogni sorta di servizi, di prestazioni in cui il lavoro dipende da un macchinario che, anche se fisicamente isolato, è interconnesso con ogni altro punto del sistema ed è pur sempre prodotto oggettivato, sintesi del pensiero scientifico, del quale l'addetto, la singola puntualità animata, è puro accessorio. Se la realtà si presenta ormai come generalizzazione ad ogni aspetto della vita sociale – e ciò potrebbe essere ancor più vero nel futuro prossimo – del dominio del Capitale sul lavoro vivente, o più ancora sulla vita umana nella sua totalità, comprensiva di lavoro, consumo e bisogni, allora questa subordinazione non è più data principalmente da un rapporto giuridico che attesta il processo di appropriazione esercitato dal Capitale sul lavoro, ma è una subordinazione reale, esercitata attraverso il processo di produzione e riproduzione della vita sociale mediato dal pensiero scientifico oggettivato nelle macchine (Nota 13). L'elevazione del sistema di fabbrica a sistema sociale complessivo è la base oggettiva su cui è possibile costruire l'emergenza che impone il distanziamento e l'isolamento. Provvedimenti di una così grande portata e di una valenza giuridica così dirompente possono avvenire solo sul fondamento della possibilità reale, oggettiva, di consumare e produrre come individui isolati, della riduzione dei produttori a isolati accessori viventi.

Altro aspetto da considerare è che queste macchine funzionano sempre più autonomamente e l'intervento dell'uomo è sempre più di semplice supporto o fruizione. L'autonomia delle macchine esprime l'autonomia del capitale in rapporto alle esigenze umane. Le macchine devono funzionare, sempre e comunque, a prescindere dalla finalità apparente (collaterale, secondaria... accessoria) di soddisfare i bisogni umani. Anzi, questo fine, ampliato dalla proliferazione di bisogni fittizi, diventa il mezzo che giustifica il funzionamento della gigantesca macchina produttiva, che è la finalità vera del sistema. Su tutto domina il gigantesco movimento della finanza internazionale, a cui è assegnata la facoltà obiettiva di decidere ciò che si deve produrre, dove e come in base alle necessità dell'interesse che si nutre di profitto. Questo cervello generale del capitale, del tutto autoreferenziale, ha anch'esso un funzionamento autonomo, dipende sempre meno dalle decisioni di questo o quel gruppo di potere e sempre più da algoritmi che decidono al posto degli uomini.
Un tale gigantesco apparato impersonale di dominio non esprime tuttavia il dominio della tecnica sull'uomo che l'ha creata, come teorizzano alcuni (vedi Anders, cit.), ma ancora e sempre il dominio dell'uomo sull'uomo mediato dalla tecnica, il dominio di una classe sull'altra attraverso la tecnica. Come ai tempi di Marx, la macchina continua ad esprimere un rapporto sociale, che ora si estende non solo formalmente, giuridicamente, ma anche nelle sue implicazioni reali ben al di fuori della fabbrica. Esso pervade tutto il tessuto sociale, e la stessa esistenza individuale è fortemente colonizzata dal Capitale. Ma come sempre la realtà si pone in modo dialettico: lo sviluppo tecnico è anche espressione dello sviluppo raggiunto dalle forze produttive sociali, e in questo senso rappresenta nello stesso tempo il superamento dell'attuale modo di produzione. Se dunque la tecnica è usata per rafforzare le catene che confinano l'umanità nei limiti delle società di classe, già prefigura il loro scioglimento. Quello che oggi è il cervello generale del capitale può volgere nel cervello generale della specie, l'elaboratore di conoscenze e dati complessi al servizio dell'umanità. Questo cervello generale è già in grado di fornire le risposte possibili ai problemi epocali che la nostra specie si trova a fronteggiare, problemi che il capitalismo ha creato e non è in grado di affrontare e risolvere. Siamo certi che i potentissimi computer ora al servizio del Capitale, se interrogati sulle soluzioni alle tremende minacce che gravano sull'umanità, esprimerebbero in formule la necessità del passaggio al comunismo, direbbero che le soluzioni non si trovano nei più moderni ritrovati tecnologici, ma nel salto rivoluzionario alla società futura.
Viceversa, le “soluzioni” che le potentissime macchine possono dare nel rispetto dei ristretti limiti degli attuali rapporti di produzione possono solo mirare alla conservazione di questi, a stringere sempre più le maglie dell'oppressione e a perpetuare i presupposti della catastrofe.

6- Piano del Capitale e piano di specie

Non abbiamo ancora accesso alle potenti macchine previsionali, ma anche limitandoci alle idee di semplici esseri umani troviamo conferme interessanti. Di fronte alle proporzioni senza precedenti di questa crisi, ma ancor più alla sua qualità, perfino tra gli economisti keynesiani trova spazio l'idea che serva molto di più di un intervento circoscritto alla spesa pubblica per incrementare redditi e occupazione per gestire in modo efficace tutte le contraddizioni del presente e affrontare le sfide future che attendono l'umanità: si impone invece una pianificazione generale mondiale (Nota 14). Detto con parole nostre, si impone un piano di specie. Questo ancor timido sconfinamento rispetto ai limiti che il sistema della scienza borghese impone ai suoi chierici, rimane ben lontano dalla consolidata tradizione di due secoli di marxismo rivoluzionario, appartiene ancora all'atteggiamento dell'intellettuale che pretende o ambisce a fare chissà quali “scoperte”, o “riscoperte” e ad attribuirsene il merito: ma se passiamo sopra a questi aspetti dobbiamo riconoscere in simili pronunciamenti l'azione esercitata dalla forza degli eventi che spinge sempre più soggetti, di diversa estrazione, a brancolare, senza rendersene conto, verso la Rivoluzione. Certo, a guardarsi in giro ce n'è per tutti i gusti, ma il percorso di ricollocazione delle forze individuali indotto dal violento processo di polarizzazione economica è iniziato anche sul piano teorico e politico.

Ancor più suggestivo è che lo stesso nemico di classe sembra volersi dotare di un piano generale e mondiale. Incredibile a dirsi, anche il partito del Capitale sembra essere giunto alla conclusione che è necessario un mutamento radicale di fisionomia del sistema economico e sociale che, così com'è, non ha futuro. A detta di Klaus Schwab, fondatore e capo dell'Esecutivo del World Economic Forum, “La crisi del COVID-19 sta colpendo tutti gli aspetti della vita della gente in ogni angolo del mondo. Ma la tragedia non è necessariamente la sua unica eredità. Al contrario, rappresenta una rara ma stretta finestra di opportunità per riflettere, ripensare e far ripartire da zero il nostro mondo per creare un futuro più sano, più equo e più prospero.”
Depurato dalla retorica ipocrita di questa gente, si tratta a ben vedere di un progetto ambizioso che prospetta radicali cambiamenti nell'assetto politico e sociale per conformarlo agli interessi delle grandi concentrazioni finanziarie. Ben consapevoli della nuova devastante crisi finanziaria che si sta annunciando, le élites del capitale si sono determinate al compito titanico di riprogrammare il mondo, di operare un “Grande Reset” per garantirsi la salvezza, gabellando la propria per quella dell'umanità. Il loro programma si articola in alcuni punti fondamentali:

1) Modello di sviluppo “green”: rottamazione del modello di sviluppo basato sullo sfruttamento illimitato delle materie prime e sui consumi di massa per sostituirlo con un modello “green” che preveda l'utilizzo generalizzato di energie alternative e il passaggio a produzioni più “sostenibili”. Questa conversione all'ecologismo non è figlia della necessità di “salvare l'ambiente”, ma di rinnovare le fonti esauste del profitto su cui gravano sovrapproduzione, sovraindebitamento e tassi di profitto/interesse calanti.
Il passaggio a nuovi consumi energetici e a nuove produzioni (Quarta rivoluzione industriale) comporterà una enorme distruzione di capitale e, nella speranza delle élites, un rilancio su nuove basi del ciclo di accumulazione a partire da investimenti “verdi”.

2) Intelligenza Artificiale: la conversione “ecologista” non potrà prescindere dall'introduzione di nuove tecnologie in tutti i campi, dalla produzione ai trasporti, dalla scuola alla sanità. Tutti ambiti in cui produzione e servizi si svolgeranno sempre più “da remoto” o a domicilio, riducendo al massimo i trasporti e gli spostamenti: dalla mobilità delle persone e delle merci si passerà alla mobilità delle informazioni e dei dati.
Nel nuovo assetto, il grande cambiamento sarà dato dal ribaltamento del rapporto tra l'uomo e la macchina che oggi ha la sua forma più evoluta dell'Intelligenza Artificiale: non sarà più l'uomo a controllare la macchina/computer e a utilizzarla a proprio vantaggio, ma la macchina/computer a controllare l'uomo, in un sistema generale di tracciamento, controllo e condizionamento.

3) Passaggio dalla proprietà all'affitto (Uberizzazione): gli individui appartenenti alla massa proletarizzata fruiranno sempre meno di proprietà loro appartenenti e sempre più pagheranno affitti, leasing e abbonamenti su una gamma sempre più ampia di beni e servizi. Da questa spoliazione del diritto di proprietà conseguirà che tendenzialmente sarà trasformato in capitale, fonte di profitto e di rendita, tutto ciò che rientra nelle necessità della vita umana. Il sistema finanziario acquisirà progressivamente la proprietà di tutto ciò che può essere trasformato in fonte di profitto o di rendita. Nello stesso contesto si situa la digitalizzazione del denaro.

Le stesse èlites prevedono che nei Paesi capitalisticamente avanzati l'avvento della Quarta rivoluzione industriale comporterà l'espulsione di 800 milioni di lavoratori, sostituiti da nuove tecnologie. Questa ulteriore, drastica riduzione dell'apporto del lavoro umano alla produzione comporterà che gran parte della popolazione, quella non integrata stabilmente nel nuovo assetto tecnopolitico o non fruitrice di rendita, sarà stabilmente precarizzata, marginalizzata e gestita con nuovi e sofisticati strumenti di controllo sociale. Oltre a provvedere alla repressione e alla sorveglianza, allo Stato è riservato il compito di collaborare con i “privati” attraverso il finanziamento dei progetti da loro proposti. Stiamo già vedendo esempi di questo “partenariato pubblico-privato” nella corsa a finanziare l'acquisto di milioni di mascherine al giorno prodotte da FCA e nella sottoscrizione di contratti con le Big Pharma per l'acquisto di vaccini prima ancora che questi siano stati sottoposti a tutte le procedure di controllo. Chiudiamo questi pochi accenni al cosiddetto Grande Reset – argomento che non si può esaurire qui – sottolineando la sua piena coerenza con quanto abbiamo vissuto nel 2020, “annus horribilis”, in termini di riduzione dei consumi, riduzione degli spostamenti, smart working, spoliazione di ampi settori di piccola imprenditoria, dissoluzione dei presupposti della democrazia parlamentare (Nota 15).

***

L'avvento della “pandemia” ha impresso una accelerazione dello sviluppo capitalistico verso nuovi assetti nei quali la gestione delle contraddizioni sarà affidata uno “stato di eccezione” ricorrente o permanente. Lo “stato di eccezione” consente alla borghesia finanziaria internazionale, guidata dalle sue élites, di esercitare un dominio sempre più stringente con il dispiegamento dei più avanzati mezzi scientifici e tecnologici di cui detiene il controllo. Ciò che si sta realizzando è l'adeguamento dell'assetto politico, degli equilibri tra le classi e dei rapporti economici alle condizioni reali del dominio capitalistico, esercitato attraverso il dominio tecnico-scientifico su ogni aspetto della vita umana. Si potrebbe dipingere uno scenario orwelliano se non fosse che, da marxisti, sappiamo i tentativi del Capitale di imporre un piano si scontrano con le contraddizioni ineliminabili del sistema. Nessuna stabilizzazione capitalistica è sostenibile a lungo termine e nulla può salvare il capitalismo dalle sue tare congenite: la caduta del tasso di profittabilità degli investimenti, l'anarchia del mercato, la lotta tra fazioni borghesi e fra Stati, la lotta di classe.

Considerata l'attuale forza del Capitale e l'assenza di un movimento in grado di contrastarne i progetti, non possiamo escludere, Manifesto del 1848 alla mano, che gli esiti dei futuri sconvolgimenti, qualora non si apra la via della rivoluzione proletaria, si risolvano nella “rovina di tutte le classi in lotta”. La catastrofe potrebbe derivare da una accelerazione del processo naturale di estinzione provocata dalle modalità di interazione della società classista con l'ambiente - che nessuna svolta “green” potrà modificare in permanenza di regime capitalista - oppure il caos sociale potrebbe rivelarsi ingestibile e indurre un'implosione e una regressione a stadi di sviluppo precedenti. Gli sconvolgimenti che si prospettano nelle società sviluppate potrebbero determinarne la disgregazione con esiti imprevedibili. Così Trotsky al III congresso IC: “... in linea teorica, non è esclusa la possibilità che la borghesia, armata del suo apparato statale e della sua lunga esperienza, possa continuare a combattere la rivoluzione fino al punto di privare la civiltà moderna di ogni atomo di vitalità, fino al punto di sprofondare l'umanità in una catastrofe e in un duraturo declino”. Oggi, a un secolo di distanza, constatiamo che l'armamento della borghesia si è dotato di un enorme apparato di controllo e condizionamento sociale, e di un sistema scientifico e tecnico in grado di incidere in profondità sulle condizioni di esistenza della specie. Lo sbocco rivoluzionario è affidato più che mai all'incontro esplosivo tra l'insorgenza di un grande movimento di massa spontaneo e la maturazione del fattore soggettivo, il Partito di classe, senza i quali le contraddizioni generano il caos, e nel caos si impone – temporaneamente ma efficacemente – la potenza organizzata del Capitale.
Resta l'elemento principale che tiene aperte le porte del futuro: il Capitale non può eliminare la lotta di classe. La borghesia come classe dominante ne è perfettamente cosciente e per questo combatte con modalità che cercano di imporre le condizioni dello scontro e di costringere il suo nemico storico sulla difensiva e nella condizione di non poter reagire. Alla luce delle grandi trasformazioni in atto nell'assetto sociale e produttivo, assisteremo all'ulteriore accelerazione della concentrazione del Capitale da un lato, e all'espropriazione di una parte notevole della società dall'altro. La società di domani sarà segnata da una polarizzazione estrema che minaccerà gli attuali rapporti sociali e il Capitale si appresta a gestire il nuovo scenario con ogni mezzo politico, ideologico, tecnico, sanitario ed economico di cui dispone. La crisi ha raggiunto un punto tale che, a ben vedere, costringe le élites borghesi a anticipare nel loro “piano” alcuni aspetti della società futura nel tentativo di farne altrettanti puntelli del sistema. Deindustrializzazione e riduzione dei consumi, dei trasporti inutili e dei fattori inquinanti significa già imporre dei limiti allo sviluppo del Capitale che difficilmente il sistema sarà in grado di tollerare. Il passaggio dalla proprietà privata al possesso e all'utilizzo dei beni è destinata a sgombrare il campo dal pregiudizio borghese che la proprietà privata sia un diritto inalienabile della persona, strettamente connesso alla sua libertà, e non un peso, una limitazione della possibilità di vivere un'esistenza libera e pienamente sociale. Ancora più significativo è il riconoscimento di fatto della marginalità del lavoro vivo nella formazione del valore e della riduzione ai minimi del tempo di lavoro necessario alla produzione e alla riproduzione delle condizioni di esistenza della società. Ciò equivale a riconoscere la scomparsa della condizione fondamentale all'origine del modo di produzione capitalistico: l'appropriazione di lavoro vivente come fonte della valorizzazione. Per ultimo, la prospettiva di una trasformazione del denaro in qualcosa di molto diverso da ciò che è oggi prelude alla sua scomparsa. In tutte queste obiettive “anticipazioni” sta l'aspetto “esplosivo” della tendenza in atto: al punto in cui è giunto, il modo di produzione capitalistico non solo anticipa alcuni aspetti della società futura, ma deve spingersi a svilupparli tentando di contenerli entro le sue compatibilità.
Tutto questo velleitario “piano del Capitale” converge nell'obiettivo di ridurre l'intera società umana a fonte di profitto e rendita per compensare l'inaridimento della fonte primaria del profitto – il lavoro umano – e se si realizzerà si rivelerà come il trionfo di un antiumanesimo intollerabile e senza futuro, una espropriazione di massa verso la concentrazione estrema e la polarizzazione sociale estrema. Le rivoluzioni avvengono – ricorda Lenin ne l'Estremismo – quando anche “gli strati superiori non possono fare come per il passato”, e questa condizione è dichiarata tra le righe del “Grande Reset”. Sappiamo che il Capitale lotterà fino all'ultimo con le unghie e con i denti per preservare gli attuali rapporti di produzione in presenza di condizioni economiche e sociali che li hanno ampiamente superati.
La Storia si prepara dunque a un nuovo svolto decisivo che sarà segnato inevitabilmente dalla ripresa della lotta di classe, non per provvisorie conquiste, ma per la vita o per la morte.


NOTE

1- E' quanto sostiene, con il supporto di ampia documentazione, il giornalista d'inchiesta Franco Fracassi, in Protocollo contagio, Indigraf, 2020. Nel libro si legge dei tanti misteri che circolano sul laboratorio segreto di Wuhan, snodo complicatissimo di interessi internazionali che coinvolgono direttamente, oltre alla Cina, la Francia e gli Stati Uniti, e per quanto attiene all'impegno finanziario, i tre principali fondi di investimento mondiali che gestiscono da soli una buona fetta del valore totale prodotto annualmente sul pianeta.

2- I paralleli storici di eventi previsti e non contrastati non mancano. Secondo alcune interpretazioni della controversa vicenda dell'attacco giapponese a Pearl Harbor – categoricamente respinte per ovvi motivi dalla storiografia ufficiale – , Roosevelt sapeva in anticipo dell'imminente aggressione giapponese, ma non lo comunicò per tempo ai comandi militari per i vantaggi che lo shock avrebbe provocato nell'opinione pubblica la distruzione di una parte della flotta del Pacifico e la morte di tanti compatrioti. La decisione dell'ingresso in guerra non avrebbe più incontrato resistenze nelle masse popolari e nelle élites refrattarie all'intervento.

3-
E. Bazzanella, L'ideologia nel Capitale, Asterios, 2019.

4-
La contrapposizione Capitale-lavoro nella produzione sociale, in cui il primo si contrappone alla merce-forza lavoro, all'uomo-merce, si estende e generalizza alla società intera e riguarda ciascun individuo. Questo processo corrisponde all'effettivo procedere storico del Capitale che conquista progressivamente ogni aspetto della vita. Nell'interpretazione che ne da l'ideologia neoliberista, in ciascuno convivono le funzioni di capitale e di merce forza lavoro: al singolo spetta il compito di sfruttare la propria capacità lavorativa in funzione della valorizzazione di sé come Capitale. L'autosfruttamento diventa la condizione di ogni esistenza individuale. Marx ha smascherato una mistificazione analoga parlando della tendenza degli economisti a concepire il salario come interesse del lavoro inteso come una forma di capitale (Il Capitale, Libro III**, Editori Riuniti, 1980, p.549).

5- Lo strombazzamento dei media di regime sulla presunta natura fascista di alcune manifestazioni di protesta contro l'emergenza cozza clamorosamente con il totale silenzio calato sull'utilizzo di formazioni e personaggi dichiaratamente nazisti nel colpo di stato in Ucraina del 2014 e sulle stragi che l'hanno insanguinato. In quel caso, il tutto fu dipinto come rivoluzione democratica e popolare pienamente legittima, in quanto era funzionale alle manovre per espandere l'influenza della NATO nell'Est Europa (F. Fracassi, Il IV Reich, Indigraf, 2020). Insomma, a dar retta ai signori della disinformazione i massacratori sono democratici, i massacrati sono fascisti.

6- Studi autorevoli sulle correlazioni tra le campagne di vaccinazione antiinfluenzale di massa e l'esposizione al contagio Covid in forme gravi in alcune aree (come nella bergamasca) non sono nemmeno presi in considerazione. Trionfa la campagna che eleva il vaccino antinfluenzale a potenziatore del sistema immunitario a vantaggio delle prospettive di profitto di grandi gruppi farmaceutici che si apprestano a distribuire milioni di dosi di vaccino senza il rispetto di procedure codificate che prevedono anni di sperimentazione.

7- Rispetto a formazioni come Vox Italia e Fronte sovranista, dove la sostanza di quella politica non è appesantita da vuoti ideologismi, quelle che si richiamano apertamente alla tradizione del partitone nazionalpopolare, come il PC di Rizzo, hanno il limite di qualificarsi ideologicamente come “comuniste” e come tali appaiono appartenenti a un passato morto e sepolto.

8- Di questi argomenti tratta l'intervista a G. Trombetta, del Fronte sovranista italiano (https://www.youtube.com/watch?v=mJx1i02p8rg). Sulle dichiarazioni di W. Munchau su Financial Times, vedi l'articolo online di italiaoggi, 2.12.2020: “Per Munchau (Financial Times) è inevitabile che il debito italiano debba essere ristrutturato: il Mes serve a questo”. Sulla situazione attuale della Grecia è uscito di recente un libro di Antonio di Siena dal titolo Memorandum, Grecia 2010-2020, edizioni il Dissenziente.

9- La situazione riporta d'attualità la questione, assai delicata dal punto di vista marxista, del diritto all'autodeterminazione delle nazioni oppresse dall'imperialismo, su cui non è possibile qui soffermarsi. La discussione si pose all'interno dell'Internazionale Comunista e nel KPD nel primo dopoguerra in relazione alle condizioni in cui versava la Germania sconfitta, sottoposta alle pressioni e alle vessazioni dei vincitori dell'Intesa. L'Italia si sta incanalando verso una condizione per certi aspetti analoga a quella in cui versava la Germania di allora. Come allora si sta ponendo il problema del rapporto tra proletariato e mezze classi, in un contesto di sviluppo capitalistico superiore e con prospettive molto diverse.

10- https://www.byoblu.com/2020/11/12/germania-costituzione-a-rischio-come-nel-1933-michael-mross/

11- F. Cappello, Covid o influenza? Sinistrainrete. I complessivi 60mila morti di complicanze polmonari dell'influenza dal 2014/15 al 2016/17 in Italia sono passati inosservati e i decessi dovuti alla normale influenza sono scomparsi dalle statistiche mondiali 2020 dell'OMS. Queste stranezze statistiche ci dicono che i veri negazionisti sono proprio le forze che negano il diritto a far luce su quanto sta accadendo, che si negano al confronto con visioni scientifiche discordanti, che propongono come univoca un'interpretazione che non lo è affatto, che è invece espressione di interessi parziali per nulla collimanti con l'interesse generale.

12- Che l'occasione della pandemia sia stata un grazioso regalo del caso o sia stata frutto di un'azione deliberata non cambia la realtà delle cose, e in fondo riveste un'importanza relativa. Abbracciando la prima ipotesi o semplicemente trascurando la questione ci liberiamo dal rischio dell'accusa di “complottismo”, ma ci priviamo dell'occasione di conoscere qualcosa in più sui nostri nemici e sulla loro capacità di azione. La storia del Capitale è piena di complotti, dall'attentato di Sarajevo alla nostra “strage di Stato”, dalle inesistenti “armi di distruzione di massa” alle “trattative Stato-mafia”. Dovremmo sorprenderci della brutalità e della mancanza di scrupoli dei nostri nemici? Lo stesso termine “complottista” ha un'origine rivelatrice. Dopo l'assassinio di J.F. Kennedy, il governo americano dovette affrontare le critiche di una parte della stampa che metteva in dubbio la versione dei fatti fornita dalla commissione governativa (Commissione Warren) dalla quale emergevano diverse incongruenze. Per levarsi dalle pesti, la CIA escogitò una strategia “linguistica” molto efficace: invece di entrare nel merito dei contenuti della polemica con i contestatori, questi vennero qualificati in blocco come “complottisti”, e come tali liquidati. Questa stessa soluzione viene applicata in tutti i campi in cui dei rompicoglioni mettono in dubbio la versione dominante su temi cruciali. L'uso di un'espressione squalificante per identificare una forza avversaria è il primo e fondamentale mezzo per sconfiggerla. Oggi con questo sistema sono messi all'indice i “no vax” e i “negazionisti”. Ciò non significa che il “complottismo” deteriore non esista. Esiste eccome, ed è in grande espansione, ma questa è semplicemente l'altra faccia della voce dominante, del tutto funzionale a dar valore alle miserabili balle propinate come “verità” dall'informazione asservita al potere. Ciò che non è concesso è mettere in discussione quelle “verità” sulla base di elementi di fatto. Ben venga allora il complottismo demenziale per poter mettere tutte le critiche nello stesso calderone. I clown di regime danno il loro contributo allo sforzo di condizionamento di massa prendendo di mira lo stereotipo del complottista fuori di testa. Peccato per loro che il prezzo della satira al servizio del potere è che non fa ridere.

13- L'argomento potrebbe essere sviluppato considerando questo processo di subordinazione reale in atto come fondamento materiale, oggettivo, della progressiva dissoluzione dei capisaldi giuridici alla base degli Stati moderni e la base del peso crescente assunto da organismi espressione della scienza del Capitale organizzata attorno alle multinazionali.

14- Emiliano Brancaccio, Catastrofe o rivoluzione, Il Ponte (cit. in Sinistrainrete).

15- https://www.byoblu.com/2020/11/12/covid-19-i-retroscena-piu-inquietanti-chi-ci-guadagna-sonia-savioli/ . Tra i tanti altri interventi in proposito, anche un'intervista a Guido Salerno Aletta, su Vox Italia youtube. A parte queste interpretazioni, che potrebbero attirare l'accusa di cospirazionismo, c'è tutta la documentazione ufficiale consultabile sul sito del World Economic Forum: www.weforum.org/great-reset/

Partito comunista internazionale
(il programma comunista – kommunistisches programm – the internationalist – cahiers internationalistes)

Fonte

Condividi questo articolo su Facebook

Condividi

 

Ultime notizie del dossier «Covid-19 e dintorni»

Ultime notizie dell'autore «"il programma comunista" (Partito Comunista Internazionale)»

5297