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No alla guerra e no al capitalismo!

(13 Marzo 2022)

war bad for most

Dalla fine del secondo conflitto mondiale (1945), decine e decine di guerre localizzate sono divampate nel mondo. Ed ora una nuova guerra generalizzata potrebbe porsi all’ordine del giorno, poiché il capitalismo imperialista non ha altre prospettive per allontanare quella che è la crisi del suo sistema a scala planetaria. E’ infatti la decadenza in cui sta sprofondando il capitale, la vera causa che accende e moltiplica i focolai di guerra mentre si intensifica il peggioramento – sempre a scala mondiale – delle condizioni di lavoro e di esistenza del proletariato: precarietà, disoccupazione, sotto-salario, rapina dello “stato sociale”. Disperatamente, il capitale cerca di far risalire i saggi di profitto in calo ovunque, cercando di strappare quanto più plusvalore possibile per alimentare le sue speculazioni finanziarie.

La crisi strutturale del capitalismo si lega indissolubilmente alle contraddizioni dell’attuale modo di produzione, sia nelle forme statali (falsamente presentate come “nazional-socialiste”!) che private. La tendenza del capitale verso un peggioramento delle attuali sue stesse condizioni, è una realtà indubitabile. Stiamo sprofondando in un orrendo pantano di sofferenze e di sangue, in una barbarie alla quale solo il proletariato potrà porre fine. Il ciclo infernale: guerra – ricostruzione – crisi – nuova guerra, va interrotto al più presto.

Non saranno i dibattiti nei Parlamenti, nei Senati e neppure all’Onu, che potranno impedire la guerra. Inutili sono le preghiere, gli appelli alla pace e alla solidarietà (fra briganti!) che il capitalismo d’Occidente o, viceversa, quello d’Oriente, fingono di lanciare. Finché dura il capitalismo, le uniche prospettive sono quelle di un futuro di distruzione e di morte che si sta già concretizzando attorno a noi. Di fronte a ciò, non servono manifestazioni pacifiste, piagnucolosi movimenti per il disarmo in nome di una Ragione, poi bellamente ignorata da egoistici interessi di parte.

Soltanto l’alternativa della lotta di classe, aperta e dichiarata, può assestare a questo sistema, alle guerre e alle violenze che lo accompagnano, il colpo di grazia finale. E questo sarà possibile raccogliendo e selezionando le energie necessarie a formare quell’avanguardia politica che ci guiderà per uno scontro finale contro il capitale e la borghesia che lo gestisce. Una lotta che dovrà essere condotta dagli oppressi e sfruttati di tutto il mondo: le masse proletarie non saranno più considerate come carne da macello, carne da cannone per le guerre del capitale. Soprattutto oggi, quando una parte sempre più grande del proletariato sta diventando addirittura superflua per tenere in vita il capitale. E i proletari nel mondo aumentano sempre più, si contano in miliardi di uomini e donne, mentre i borghesi solo in centinaia di milioni. Questo quando con lo sviluppo delle forze produttive, al capitalismo bastano già fin da ora poche centinaia di milioni di proletari – “produttivi” – per un tentativo di valorizzazione del capitale, producendo merci da vendere. Altro che auto-valorizzazione, altro che denaro che produce denaro! Il capitalismo – come modo di produzione – è storicamente giunto al termine della sua esistenza. Da un secolo, ormai, non può seminare altro che miseria, fame, violenza, sopraffazione e morte; di certo non lascerà pacificamente e democraticamente la scena mondiale!

Uno dei compiti immediati che dobbiamo affrontare è quello di smascherare gli inganni che vogliono farci apparire le guerre come sante crociate in nome di altisonanti principi di “democrazia” e di “libertà” o addirittura per “ragioni umanitarie”. La serie di massacri alla quale abbiamo fin qui assistito, ci pone davanti a quel gigantesco problema – certamente centrale – che dalla tragica fine della grande rivoluzione del 1917 in Russia e dall’avvento dello stalinismo – ci affligge: Il proletariato ha bisogno del suo strumento politico di guida: il partito. Un partito sufficientemente forte e radicato da essere punto di riferimento fermo e coerente per la classe.

La saldezza di una organizzazione e la sua compattezza – pur se indispensabili - non sono evidentemente di per sé sufficienti a farne un polo di attrazione. La classe operaia è ancora “in sospeso” da quando sta maturando la convinzione del ruolo borghese svolto dagli stessi sindacati. La classe operaia ancora non… decolla e le sue frange più combattive faticano a riordinarsi intorno ad una strategia e ad una tattica di attacco, pur minima, che possa caratterizzarle pienamente come avanguardie di classe.

Occorre operare un deciso sforzo di volontà che, se da solo non è sufficiente a creare ciò che nelle cose non esiste chiaramente, è d’altra parte l’unico modo per tentare di uscire da un ritardo che si fa sempre più preoccupante e così potersi liberare dalle spire di uno sconforto paralizzante. Occorre far circolare la propaganda comunista ovunque possibile quale punto di orientamento concreto di fronte alla confusione politica di gruppi e gruppetti che si richiamano spesso ad un falso socialismo che mantiene in vita il capitale e i suoi rapporti di produzione. È necessario approfondire il solco che ci divide da un campo obiettivamente borghese che non ha nulla a che vedere con quello proletario: esiste una frattura di classe incolmabile fra l’area dell’opportunismo e quello della rivoluzione comunista.

Deve essere sempre presente in noi lo stretto collegamento col programma rivoluzionario complessivo. Ma senza la presenza del partito di classe, nel cuore del fronte proletario, non vi è possibilità di soluzione del conflitto storico tra sfruttati e sfruttatori, ponendo fine alle ricorrenti guerre imperialiste.

Le distruzioni, gli orrori, le miserie e i morti dei conflitti bellici sono il prodotto criminale del capitalismo. Il sanguinoso pantano nel quale l’imperialismo sta sprofondando l’intera umanità potrà essere per sempre prosciugato soltanto dal proletariato, l’unica forza che può mettere fine alla barbarie in cui stiamo precipitando. Uno dei nostri principali obiettivi è quello di separare le energie e le forze che si annidano nel proletariato dal generale contesto delle ideologie dominanti e del confusionismo dominante. Occorre formare al più presto quadri politici in grado di diventare militanti della rivoluzione. E in particolare, nelle manifestazioni pacifiste, è più che mai necessario fare chiarezza, respingere le ammorbanti ideologie che tentano ancora una volta di salvaguardare un modo di produzione e distribuzione, un sistema sociale e politico che non ha, non può avere altri sbocchi che la guerra imperialista.

Venerdì, March 11, 2022

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