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Acqua calda

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(29 Novembre 2010) Enzo Apicella
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No all’aumento delle spese militari! Via dal potere Draghi e i fautori della politica di guerra!

(5 Aprile 2022)

piattaforma comunista

Il governo “dei peggiori”, ha deciso di aumentare al 2% del PIL le spese militari. Un obiettivo da tempo perseguito dall’imperialismo USA e dal suo braccio armato, la NATO.

Col ripugnante ordine del giorno approvato da Camera e Senato, collegato al decreto governativo sull’Ucraina, la spesa militare passerà da 68 milioni ad almeno 104 milioni al giorno (un aumento del 53%!). Le gigantesche spese del militarismo sono una necessità vitale per il capitalismo, alla faccia dei magri salari, del carovita e della miseria dilagante.

Camera e Senato – sostenute da una velenosa quanto falsa propaganda di guerra a reti unificate - concedono la fiducia chiesta dal governo sul decreto Ucraina a larghissima maggioranza, a dimostrazione che quando si tratta di votare per gli interessi fondamentali della borghesia tutti i principali gruppi parlamentari si compattano come frazioni di un solo partito della classe dominante.

Socialdemocratici, liberal-riformisti e populisti, chi dietro la maschera della “gradualità”, chi con la lacrimuccia della “scelta difficile”, votano per le spese di guerra confermando la loro funzione di puntelli sociali dell’imperialismo.

I gruppi più aggressivi e imperialisti della borghesia fanno la voce grossa, gongolano: avvertono che è stato rotto definitivamente un tabù, quello dell’articolo 11 della Costituzione, gettato nel fango con l’invio di armi a una delle parti belligeranti, con il riarmo che prelude ad altre guerre ingiuste e reazionarie, più ampie e distruttive.

Non a caso sono gli imperialismi italiano, tedesco e giapponese, usciti sconfitti dalla seconda guerra mondiale, ad aver visto nella guerra in Ucraina l’occasione per riarmare rapidamente e partecipare in condizioni più favorevoli alla lotta per la ridivisione del mondo, finora frenata da vincoli politici e militari internazionali.

Segno evidente che il conflitto interimperialista è entrato in una nuova e più acuta fase, in cui la forza militare diviene elemento determinante per la spartizione del bottino.

L’aumento della spesa militare va a beneficio dei monopoli come Leonardo e Fincantieri che realizzano sovraprofitti con la vendita delle armi. Ma cosa sarà tagliato per garantire ai loro azionisti lauti dividendi? Le risorse aggiuntive per il riarmo andranno sottratte alla sanità e all’istruzione pubblica, ai servizi sociali, alle pensioni che daranno ulteriormente tagliate; il prelievo fiscale sulle masse lavoratrici aumenterà, mentre i ricchi avranno vantaggi con la “flat tax”. Gli oneri del militarismo ricadranno dunque sulle classi più povere e sfruttate. Sappiamo chi dovranno ringraziare gli operai e i lavoratori sfruttati per i nuovi sacrifici.

Se Bergoglio si vergogna dell’aumento delle spese militari, ben altro deve essere l’atteggiamento del proletariato.

Occorre rompere completamente con la politica di fiducia verso i capitalisti e i loro rappresentanti politici, riprendere fiducia nella propria forza ed esprimerla con la lotta e l’unità. Solo in questo è la garanzia della difesa degli interessi degli sfruttati e degli oppressi. Altrimenti si finisce in un vicolo cieco o sul carro delle classi proprietarie.

Non lasciamoci ingannare: il nemico principale si trova dentro casa!

La grande maggioranza del popolo italiano respinge l’aumento delle spese militari e le avventure belliche. Continuiamo a smascherare e denunciare l’operato del governo Draghi e delle forze politiche che lo sostengono, mettendo in guardia i proletari dal nutrire illusioni su di essi o di procedere in ordine sparso, che è ciò che vuole l’oligarchia dominante.

Alziamo la voce contro il coinvolgimento del nostro paese nella guerra imperialista e l’invio di armi in Ucraina, per il ritiro di truppe e mezzi inviati all’estero, per l’uscita dalla NATO e da ogni altra alleanza bellicista!

Non un centesimo per la guerra dei monopoli capitalistici, contraria agli interessi delle masse lavoratrici. Esigiamo l’adeguamento dei salari, il blocco dei licenziamenti e degli sfratti, il lavoro stabile e sicuro, la salute!

Lottiamo uniti per la difesa intransigente degli interessi e dei diritti economici, sociali e politici della classe operaia accelerando con la lotta di massa l’incipiente crisi politica del governo reazionario e guerrafondaio di Draghi.

Costruiamo comitati contro la carneficina imperialista e l’aumento delle spese militari; lavoriamo per realizzare uno sciopero generale basato sulle rivendicazioni urgenti e vitali degli operai e degli altri lavoratori sfruttati, creando l’unità nella lotta contro la politica bellicista e antioperaia del governo Draghi e delle forze che lo sostengono.

La salvezza e la sicurezza della classe operaia e delle masse popolari non stanno nella partecipazione alle guerre dei predoni imperialisti, al saccheggio di altri popoli, ma nella lotta per la liberazione dagli sfruttatori e dagli oppressori borghesi. L’esperienza dimostra che lo spontaneismo e l’economicismo sono armi spuntate e che le mobilitazioni, per mettersi alle spalle un generico e inefficace pacifismo, devono essere guidate dalla classe operaia. Perciò è indispensabile lottare per ricostruire il Partito indipendente e rivoluzionario del proletariato. E’ un compito vitale dell’oggi, non del domani, a cui chiamiamo i comunisti e gli operai avanzati.

3 aprile 2022

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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