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Sanità... I have a dream

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(12 Settembre 2009) Enzo Apicella

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(Imperialismo e guerra)

La Russia, senza dubbio, oggi è un regime dispotico, ma in Ucraina la Democrazia non esiste

(14 Aprile 2022)

Quando la grande madre Yankee chiama, il governo italiano sostenuto da un parlamento di marionette e burattini risponde e, supportato da una tossica propaganda di guerra, approva la decisione di inviare armi all’esercito nazista di Kiev, partecipando di fatto al conflitto tra Russia e Ucraina e visto che sono in tema acconsente anche l’aumento delle spese militari da 25 a 38 miliardi di euro annui. La guerra va sempre e comunque ripudiata e stavolta una condanna forte e chiara va alla Russia che ha attaccato e aggredito un paese sovrano, anche se la storia ufficiale dice che le vere cause di questa guerra annunciata arrivano da lontano, quando l’America all’indomani del crollo dell’URSS decise di allungare il braccio armato, la Nato, verso Est con l’obiettivo di isolare la Russia e diventare la ‘guida’ assoluta del mondo moderno. Comunque sia, intervenendo in questa guerra, l’Italia ha di fatto abolito l’art.11 della Costituzione. Certo è, però, che questa non è la guerra dell’Ucraina, ma una contesa tra America e Russia in cui il governo ucraino ha solo messo a disposizione il suolo e l’esercito, ma del destino della popolazione ucraina e dei dissidenti russi, che pur esistono e questa guerra non la vogliono, non importa a nessuno. Le aziende pubbliche più forti e prepotenti della borghesia industriale come quelle che producono armi, Leonardo e Fincantieri controllate dallo stato per intenderci, si fregano le mani perché intuiscono che si potrà ricominciare col riarmo e insieme alle multinazionali del cemento, oltre ai padroni della grande editoria, megafono del regime, con in mano i media principali del paese, tutti ammatassati con l’economia di guerra, quindi, potranno realizzare sempre più enormi profitti. Ma per garantire i guadagni agli azionisti del governo bisognerà sacrificare qualcosa. E cosa suonerà l’orchestra di palazzo Chigi adesso? Sempre la stessa sinfonia, che è quella in cui riesce meglio. De profundis della sanità, della scuola pubblica, delle pensioni e servizi sociali, oltre al blocco sui salari dei lavoratori. Gli aggravi dovuti alla nuova militarizzazione dell’Italia, dunque, peseranno soprattutto, come sempre, sulla classe operaia, mentre i poveri lo saranno sempre più. L’avventata e infelice scelta, poi, delle cosiddette "sanzioni" che sono anch’esse un atto di guerra e che sarebbero servite come deterrente, non solo non è servita a tutto ciò, ma ha invece imposto nuove sofferenze e ulteriore povertà alle classi popolari e alle famiglie già sfruttate e impoverite del nostro stesso paese, ponendo un forte distacco tra il popolo e il governo del paese. C’è tanto malcontento e a tratti anche rabbia nei confronti del governo italiano in giro fra la popolazione, che non vuole guerre ma solo vivere in pace. La gente è bersagliata dalle molte bugie lanciate dai soldatini di una vergognosa guerra parallela che è quella mediatica della propaganda e non si fida più di una stampa asservita e di una classe politica che dice ipocritamente di volere la pace, ma spedisce armi ai nazisti del battaglione Azov, magari camuffandole da aiuti umanitari, come era successo all’aeroporto di Pisa, dove gli operai addetti all’imbarco hanno scoperto e denunciato tutto, perché loro sì, non vogliono essere complici del massacro. I politicanti militaristi al potere, che con la guerra ci giocano soltanto, ma si guardano bene dal partire volontari al fronte in persona al fianco dei ‘fratelli’ ucraini, vorrebbero in ogni modo, per loro comodo, indurre la gente a schierarsi quando invece l’unica soluzione è la lotta a tutte le guerre e a ogni imperialismo senza se e senza ma, anche non dovendo essere necessariamente pacifisti. Ogni popolo ha diritto alla propria autodeterminazione, e solo le popolazioni insieme alle classi lavoratrici hanno il diritto di rovesciare i loro governi reazionari. La Russia, senza dubbio, oggi è un regime dispotico, ma in Ucraina la Democrazia non esiste e la messa al bando dei partiti di opposizione da parte del governo lo dimostra, insieme alla dura repressione esercitata sui separatisti russi del Donbass. In tutta questa vicenda, il governo italiano, per tutta una serie di motivazioni valide, non ultima i rapporti commerciali con la Russia, avrebbe dovuto assumere un ruolo di negoziazione e lavorare per la pace e la neutralità dell’Ucraina prevista a suo tempo dagli accordi di Minsk, invece ha scelto di schierarsi per la guerra, a scapito del suo stesso popolo, sostenendo il progetto dell’America che punta a stringere l’Europa per poter meglio sottometterla e isolare la Russia, passando sul popolo ucraino che ancora non capisce di essere solamente vittima inconsapevole, agnello sacrificale in una lotta tra giganti. Lavorare fattivamente per la pace, vuol dire lottare prima di tutto contro i governi guerraioli di casa propria cominciando da quello italiano, per conquistare l’autonomia dall’America. Bisogna che in Italia ma anche in Europa torni a campeggiare un vecchio slogan della dissidenza “Yankee go home”, creare un forte movimento internazionalista per riprendere la negoziazione e cominciare a considerare lo smantellamento delle basi Nato e l’affrancamento dalle politiche USA affinché al più presto, la guerra e tutti i suoi fautori vengano spazzati via da una ventata di pace e rinnovamento, insieme a tutti gli imperialismi e le dittature nel mondo per una ritrovata armonia e fratellanza tra i popoli.

Pasquale Aiello

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