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Resolution: Revolution!

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(1 Gennaio 2012) Enzo Apicella
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(Memoria e progetto)

Il Partito Comunista di Grecia (KKE) sul Partito della Sinistra Europea (PSE)

(16 Ottobre 2005)

Cari compagni,

con la presente, vorremmo darvi maggiori dettagli sulla nostra posizione nei confronti del "Partito della Sinistra Europea" (PSE) che, come probabilmente saprete, terrà il suo primo congresso ad Atene, il prossimo 29 e 30 ottobre 2005.

Le ragioni per le quali il nostro partito non partecipa a questo progetto sono note: riguardano il contesto stesso dell'esistenza di questo partito, le relazioni che intrattiene o che sta pianificando con le istituzioni dell'Unione Europea e, naturalmente, la sua piattaforma politica ed ideologica.

Cari compagni,

la cooperazione e l'azione comune tra i partiti comunisti ed operai così come tra le forze, i movimenti ed i partiti antimperialisti sono in generale una condizione essenziale per lo sviluppo delle lotte e del rovesciamento degli equilibri sfavorevoli nei rapporti di forza in Europa e nel resto del mondo.

Questa cooperazione deve assolutamente migliorare e deve poggiare sul rispetto della sovranità e dell'uguaglianza nelle relazioni tra partiti.

Tutto ciò è tanto essenziale e vitale, a nostro avviso, altrettanto quanto è pericoloso e nefasto per lo stato futuro ed attuale del movimento la costituzione di un assembramento di forze differenti in seno ad un solo partito, con una sua gerarchia interna e dei partiti "preponderanti", sotto l'egida e le linee di condotta del centro imperialistico che si chiama Unione europea.

La creazione del PSE esprime, secondo noi, la tendenza alla capitolazione assoluta di fronte all'attuale equilibrio negativo dei rapporti di forza, tendenza che porta ad una nuovo vicolo cieco per il movimento operaio e di sinistra in Europa. Inoltre questa tendenza, senza tener conto delle intenzioni e delle dichiarazioni soggettive, esalta oggettivamente l'accettazione fatalistica dei limiti imposti dalla "legalità" imperialista. Il PSE, secondo ciò che emerge dalla lettura del suo manifesto e dei suoi statuti, rigetta le tradizioni comuniste e l'esperienza delle rivoluzioni socialiste del ventesimo secolo, così come la teoria del socialismo scientifico.

Dalla sua fondazione fino ad oggi, ci sono stati diversi sviluppi e diverse prove che confermano questa posizione:

- Il programma del PSE non fa in nessun modo riferimento al socialismo come un suo obiettivo.

- Secondo i suoi documenti, è evidente che la sua fondazione è stata la risultante di un processo tra i più oscuri. Questi documenti stabiliscono una relazione evidente con la deviazione fallimentare del cosiddetto "eurocomunismo" e la sua ostilità verso il movimento comunista e di liberazione.

- Si dichiara apertamente l'ostilità al socialismo, così come l'abbiamo conosciuto in Europa ed in URSS nel ventesimo secolo. Minimizza e calunnia il contributo ed il ruolo stesso di questo socialismo. Minimizza di molto persino le responsabilità dell'imperialismo nel fascismo e nella guerra disprezzando in maniera evidente il ruolo di avanguardia dei partiti comunisti nella resistenza dei popoli.

- Riprende la becera posizione anticomunista che afferma che i partiti comunisti fossero patrocinati da forze esterne ai propri paesi e, più precisamente, da Mosca. Sviluppa tutta la discussione che riguarda la "condanna dello stalinismo" e, simultaneamente, riprende l'offensiva anticomunista delle classi dirigenti a proposito del 60° anniversario della vittoria sul fascismo. Questo dimostra chiaramente fino a che punto il suo orientamento ideologico è invischiato con la corrente anticomunista contemporanea.

- La stupefacente assenza di una qualsiasi iniziativa per resistere alle macchinazioni antidemocratiche ed anticomuniste e l'assenza di sostegno alle lotte antimperialiste non è casuale. Per questo non c'è nessuna reazione da parte sua (del PSE, ndt) al fatto che diversi partiti comunisti in Europa sono dichiarati illegali. E nessuna reazione c'è stata alla mozione anticomunista, proposta all'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, che mira all'esclusione dei comunisti dalle elezioni. Non il minimo sostegno neanche ad uno degli avvenimenti antimperialisti mondiali più importanti, ossia il XVI° Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti.

- Il PSE rifiuta il principio di base dell'uguaglianza, del rispetto della sovranità e della non ingerenza negli affari interni dei partiti. Prevede una "affiliazione individuale", entra nel merito "del modo in cui i partiti-membri nazionali garantiscono la democrazia e l'indipendenza nella espressione delle opinioni al loro interno". Nessuno si stupirà, allora, se ci sono stati già tre casi, finora, in cui il PSE è intervenuto negli affari interni di alcuni partiti-membri.

- In un momento in cui il trattato costituzionale è morto, e in cui una nuova dinamica positiva emerge in seno all'Europa, confutando gli argomenti secondo i quali i popoli dovrebbero "accettare l'Europa in quanto realtà", il PSE è il primo a rilanciare questo argomento e a parlare della necessità di "proposte di alternative concrete in vista di un'altra costituzione europea". Ecco che rimette la questione sul tavolo persino prima che i dirigenti stessi dell'UE pensino di rilanciarla.

Noi siamo dell'avviso che gli elementi sopra citati rafforzino il nostro punto di vista che il PSE sta imboccando una strada pericolosa - l'impasse - che conduce all'estinzione dell'identità comunista e all'integrazione in seno alle strutture dell'UE. Inoltre, mina gli sforzi di coordinamento e di cooperazione su base egualitaria dei partiti comunisti, di quelli operai e di quelli di sinistra nella loro opposizione al centro imperialistico europeo e, più in generale, al sistema capitalista.

Cari compagni,

durante questo periodo, nel nostro paese così come in Europa, si sta sviluppando una lotta di classe accanita contro le linee politiche reazionarie, esaltate dalla strategia di Lisbona, e contro la direzione generale dell'UE. La messa in piedi di questo congresso e il perseguimento del rafforzamento di questa formazione filo-UE non hanno niente di positivo da offrire alle lotte che si stanno sviluppando. Al contrario, questa formazione entrerà in conflitto con le speranze e le attese dei lavoratori e dei giovani nei partiti e nelle forze comuniste ed anticapitaliste. Saluti da compagni

Atene, 21 settembre 2005.

Dimitris Kutsumpas,
membro dell'Ufficio Politico del CC del KKE

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