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L'escalation della guerra: la guerra Russia-Ucraina

(6 Maggio 2022)

guerra in ucraina

“Dal cielo lacerato contro gli aculei delle baionette gocciolavano lacrime di stelle come farina in uno staccio, e la pietà, schiacciata dalle suole, strillava: «Ah, lasciatemi, lasciatemi, lasciatemi!” ("La guerra è dichiarata" di Vladimir Majakovskij)

L’ESCALATION DELLA GUERRA: Principi generali

Nei secoli la guerra ha avuto una centralità non solo nella definizione di crimine internazionale, che si realizza su un territorio avversario, ma anche nell’affermazione di pratiche di potere nella vita quotidiana.

Anche se l’articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite stabilisce che individui e popoli vengono prima dello Stato, cioè sono i soggetti originari di sovranità e titolari del diritto all’autodeterminazione, la storia delle guerre insegna che esiste un legame fra strutture di potere e criminalità comune o politica. Individui e popoli sono esposti alla minaccia di morte proprio per mano di chi detiene il monopolio della violenza legittima, ovvero lo Stato. Poiché in nessuna norma giuridica internazionale c’è la definizione di popolo, gli Stati hanno giocato e giocano su questa ambiguità. Più che di diritto all’autodeterminazione e sovranità del popolo come soggetto distinto dallo Stato, si può parlare di sovranità (armata) dello Stato [1]. Nello stesso Patto internazionale sui diritti civili e politici, trattato delle Nazioni Unite nato dall'esperienza della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, la condanna a morte viene codificata come diritto possibile in casi estremi (sia come pratica di governo interna sia in guerra all’estero).

La guerra è un modello che serve ad affermare le pratiche quotidiane delle strategie e tattiche del capitale. Se per Clausewitz la guerra è un mezzo della politica che, durante e dopo il suo accadimento deve intervenire sulla strategia per affermare i propri fini, l’inversione di questa formula sostiene che è la politica a essere la continuazione della guerra con altri mezzi. Il meccanismo che muove la guerra serve a schierare e creare spaccature nel corpo sociale puntando ad attenuare l'indignazione davanti all'ingiustizia e al male. Questa “banalizzazione del male” serve a plasmare i comportamenti attraverso l’accettazione della guerra come archetipo naturale delle relazioni sociali [2].

Il momento cruciale di una guerra sta nella gestione della crisi suscitata piuttosto che in una sola battaglia decisiva. In un contesto di gestione della crisi l’azione strategica deve fornire coerenza fra la componente militare e tutti i soggetti e mezzi che partecipano agli obiettivi politici: penetrazione informatica, operazioni psicologiche, disinformazione, influenza strategica, ecc. ecc.. Quando si comincia a parlarne si mette in movimento l’immaginario che la comunicazione deve riempire di senso. Per funzionare, i mass media devono costruire un discorso sulla guerra occupando e controllando il più possibile il terreno dell’informazione-comunicazione; assicurarsi che il messaggio sia coerente (se i messaggi sono confusi è perché il caos deve essere il messaggio), in grado cioè di mantenere stabilità sociale e legittimazione-consenso sulla guerra attraverso l’utilizzo di un linguaggio quotidiano che faccia corrispondere ciò che è reale a ciò che è narrazione. Quando l’informazione deve compattare il sociale neutralizzandolo e modellandolo secondo determinate necessità, è importante costruire strategie di dissuasione, alternare minacce a disponibilità al dialogo, manipolare la razionalità con l’irrazionalità.

Durante la guerra fredda la teoria dei giochi aveva svolto un ruolo fondamentale. In particolare la teoria dei giochi a somma zero costituì la base del rapporto fra USA e Unione Sovietica [3]. Quando non si può imporre la propria volontà, perché l’avversario possiede armi nucleari, si minacciano rappresaglie apocalittiche. La deterrenza nucleare serve a porre il problema del limite di una guerra e implica il calcolo dei rischi quando si sceglie una strategia. Tutti i piani riguardanti il controllo degli armamenti (nucleari e non) e loro limitazione (deterrenza) sono studiati immaginando tutte le possibili eventualità di impiego/non impiego. Tuttavia l’uso possibile della violenza armata fa sì che nella dinamica dell’escalation i mezzi divorano il fine.

LA GUERRA RUSSIA-UCRAINA

Sono bastati pochi anni, dal 1989 al 1991, per cancellare settant’anni di sviluppo che hanno visto l’Unione Sovietica fermare la macchina da guerra nazista e ottenere il riconoscimento, da parte dell'America, della parità strategica-militare dei due imperi. Sottostante il momento storico che si stava costruendo vi erano almeno tre elementi costitutivi: il sogno di Michail Gorbaciov per la creazione di una comune casa europea nella quale tutti i Paesi potessero convivere e cooperare pacificamente, il desiderio delle popolazioni dell'Est europeo di partecipare al consumismo occidentale (senza sapere che la ricchezza andava accentrandosi sempre più nelle mani di pochi aumentando le diseguaglianze globali e all’interno degli stati), la nuova realtà offriva all'America la possibilità di determinare da sola un nuovo ordine mondiale.Tra la fine di agosto e dicembre del 1991 (anno di scioglimento del Patto di Varsavia) il parlamento ucraino dichiara l'indipendenza da Mosca (confermata con il referendum popolare In Ucraina) scioglie il Partito Comunista di Ucraina e mette fuori legge il Kgb. Il presidente russo Boris Eltsin accetta gli esiti del voto mentre tre anni dopo, nel 1994, l’Ucraina rinuncia al suo arsenale nucleare, il terzo più grande del mondo, sottoscrivendo un memorandum a Budapest nel quale USA, Regno Unito e Russia si impegnano a proteggere la sua sovranità e integrità territoriale. Sempre nel 1994 la Russia firma un accordo di partenariato e cooperazione con l’Unione Europea e nel 2001, a Berlino, davanti al parlamento tedesco, Vladimir Putin sostiene che “Per quanto riguarda l’integrazione europea, non ci limitiamo a sostenere questi processi, ma li guardiamo con speranza” [4]. Fra il 1999 e il 2004 la NATO ingloba Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia, decisione che già nel 1998 aveva provocato giudizi negativi presenti nei documenti raccolti dall'ufficio editoriale del governo USA denominati “Allargamento della NATO: Un errore storico”[5].

Nel 2007 alla Conferenza di Monaco di Baviera sulla Politica di Sicurezza, Vladimir Putin nel suo intervento evoca diversi eventi fra i quali la guerra nella ex-Jugoslavia, il processo di riduzione delle armi nucleari e l’allargamento ad est della NATO: “Io penso che sia chiaro che l’espansione della Nato non abbia alcuna relazione con la modernizzazione dell'Alleanza stessa o con la garanzia di sicurezza in Europa. Al contrario, rappresenta una seria provocazione che riduce il livello della reciproca fiducia. E noi abbiamo diritto di chiedere: contro chi è intesa questa espansione? E cosa è successo alle assicurazioni dei nostri partner occidentali fatte dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia?”[6].

Assicurazioni ricordate anche da Willy Wimmer, ex vicepresidente dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE ), quando afferma di aver assistito personalmente alla promessa che la NATO non si sarebbe spinta nei territori ad est della Germania fatta da Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania. Secondo Wimmer le ambizioni statunitensi teorizzate nella "Dottrina Wolfowitz" del 1992 altro non erano che una pianificazione della difesa USA, una pseudo “strategia del caos” improntata alla filosofia di Leo Strauss: “Il nostro obbiettivo primario è prevenire l’emergere di un nuovo rivale, sia esso sul territorio della fu Unione Sovietica o in altro luogo. Prevenire che ogni potere ostile possa dominare una regione le cui risorse possano, sotto controllo consolidato, rivelarsi sufficienti a generare dominio globale” [7]. Da allora gli USA hanno fatto di tutto per cacciare la Russia fuori dall’Europa. La radice degli attuali problemi di sicurezza in Europa risiede in larga parte nella politica statunitense di inimicarsi continuamente la Russia. Nel 2014 alle contestazioni del movimento battezzato “EuroMajdan” (in cui sono presenti anche elementi neonazisti), che sfociano in un vero e proprio colpo di Stato approvato a grandissima maggioranza dall’Occidente, il presidente russo Putin risponde con l’annessione della Crimea legittimandola attraverso un referendum sull'autodeterminazione della penisola (a maggioranza russofona) indetto dopo l’occupazione di edifici governativi da parte di uomini armati filorussi (referendum non riconosciuto da gran parte della comunità internazionale).

La rivista Limes in “La Russia cambia il mondo” riporta l’articolo di Putin “Sull’unità storica di russi e ucraini” del 2021 in cui afferma che l’Ucraina “non ha mai avuto una tradizione stabile come nazione a sé stante” scomunicando Lenin, uno dei maggiori artefici della rivoluzione bolscevica, perché colpevole di aver predicato il diritto all’autodeterminazione nazionale: "L'Ucraina è stata creata da Lenin, è stato il suo architetto. Lenin aveva un interesse particolare anche per il Donbass". Tesi ripresa nel suo discorso alla nazione il 21 febbraio 2022 quando si riferisce all’epoca zarista in cui russi e ucraini costituiscono “un solo popolo, un tutto unico dividendo lo stesso spazio storico e spirituale”. O meglio, ucraini, russi e bielorussi condividono la medesima identità poiché discendono dalle tribù slave, baltiche e finniche che nel IX secolo hanno creato la cosiddetta Rus di Kiev, un regno che si estendeva dal Mar Bianco al Mar Nero [8]. Con il discorso alla nazione, e il riconoscimento dell’indipendenza delle due autoproclamate repubbliche ucraine di Donetsk e Lugansk, Putin inizia l’invasione dell’Ucraina.

Questa è una guerra intercapitalista, militare, finanziaria e monetaria: per quanto il mondo sia diventato globale è sempre basato sulla concorrenza e competizione commerciale che diventa militare. E’ la guerra di un sistema che si scontra con i bisogni dell’umanità e del pianeta, contro la vita. Il racconto dei Putin di una Ucraina come paese corrotto, pilotato dall’estero (USA) e guidato da “drogati” e “neonazisti” è strumentale e risibile). Sia in Russia che in Ucraina il divario fra ricchi e poveri è aumentato vertiginosamente, gli oligarchi di entrambi i paesi nascondono fortune in paradisi fiscali, la spesa sociale viene tagliata, i servizi privatizzati.

L’obiettivo del presidente USA Joseph Biden è anzitutto contenere la Russia e ridurre la sua sfera di influenza. Quando a marzo il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva inviato al Congresso la Nuclear Posture Review (NPR), la Missile Defense Review (MDR) e la versione classificata della Strategia di difesa nazionale (NDS), in quest’ultima la Russia è stata considerata come “una minaccia militare significativa per gli Stati Uniti e l'Europa per decenni, anche dopo che il presidente russo Vladimir Putin avrà lasciato il palco. È una minaccia che deve essere gestita, perché non può essere ‘risolta’”. L’Ucraina è anche un bottino sostanzioso perché ha le più grandi riserve mondiali di ferro, uranio, gas e altre risorse minerarie, terreni agricoli e industrie. In Ucraina vi sono gli oleodotti che portano gas e petrolio russi verso l’Europa occidentale. Questa circostanza riscrive la politica energetica europea vista la notevole dipendenza del continente dalle importazioni di energia dalla Russia [9]. L’Europa si scopre ancora una volta luogo di una possibile conflagrazione mondiale. Nonostante ciò la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen annuncia che "Per la prima volta in assoluto l'Unione europea finanzierà l'acquisto e la consegna di armi ed equipaggi per un Paese sotto attacco. È un momento spartiacque". E con una mossa senza precedenti vieta anche la presenza in Ue della macchina mediatica del Cremlino. Così facendo l'Europa decide il fallimento della politica e della diplomazia e nega la possibilità di essere uno spazio diplomatico autonomo.

Il territorio ucraino si è riempito di armi. I rapporti di USA e NATO con l’Ucraina risalgono al 1991 (quando l’Ucraina aderisce al North Atlantic Cooperation) e comprendevano l’invio di armi, addestramento e assistenza. Dopo l’annessione russa della Crimea le relazioni bilaterali si sono intensificati con Obama e Trump tant’è che sul terreno l’Ucraina combatte principalmente con i missili terra-aria spalleggiabile Stinger prodotti da Raytheon Technologies, e con i lanciamissili anticarro portatili Javelin prodotti insieme alla Lockheed Martin Corp. Altri importanti produttori di armi utilizzate sono Boeing Co, Northrop Grumman, General Dynamics e L3Harris Technologies. Per discutere della capacità dell'industria di soddisfare il fabbisogno di armi per l'Ucraina, se la guerra con la Russia dovesse durare anni, il Pentagono ha incontrato i leader degli otto principali produttori di armi statunitensi (fonte Reuters del 12 aprile 2022).

“Come fermare Putin senza iniziare la terza guerra mondiale” è un articolo di Paul Scharre, vicepresidente e direttore degli studi del CNAS (Center for a New American Security). L’autore sostiene che gli Stati Uniti e i Paesi europei devono far pagare un costo altissimo a Putin per scoraggiare future aggressioni evitando di entrare in conflitto diretto con la Russia: “Durante la Guerra Fredda gli Stati Uniti resistettero all'Unione Sovietica in conflitti per procura in tutto il mondo senza venire a scontri diretti. La stessa risposta accuratamente calibrata è necessaria per l'invasione russa dell'Ucraina” [10]. Non è la prima volta che Russia e Stati Uniti combattono “guerre per procura” (per gli USA negli anni Ottanta armando i mujahiddin afghani, sul versante opposto i sovietici con le guerre di Corea e Vietnam, ma poi anche Siria, Libia, ecc.). Sempre del CNAS è il report “More than Half the Battle” del 2021 cha affida al sottotitolo il compito di centrare gli elementi cruciali delle nuove guerre ovvero quello che serve per prevalere in un confronto tecno-cognitivo. Se i sistemi d’arma avanzati continueranno ad avere un ruolo importante, tuttavia lo scopo di questi sistemi sarà quello di degradare il vantaggio dei sistemi dell’avversario (guerra ibrida). La creazione di un confronto tecno-cognitivo deve essere continuo e diffuso, perché attraversa i confini fra guerra e pace, e porterà a situazioni sempre più rapide, caotiche e letali rispetto al periodo della guerra fredda. Fra i suggerimenti illustrati dallo studio e finalizzati al raggiungimento del dominio del degrado (non più dunque il dominio dell’informazione perché Cina e Russia sono diventati seri concorrenti militari), c’è quello che invita a costringere l’avversario al dilemma sull'espansione o escalation di un conflitto. All’approccio di Cina e Russia di mantenere conflitti localizzati, il Pentagono deve aumentare la protezione su aree-chiave per trascinare il nemico sin da subito di fronte al “dilemma dell’escalation” [11].

Il 24 aprile 2022, due mesi dopo l’inizio della guerra, in una conferenza stampa congiunta a conclusione della loro visita a Kiev, il Segretario di Stato Blinken e il Segretario alla Difesa Austin hanno svelato la loro strategia narrativa sul conflitto: “Non sappiamo come si svolgerà il resto di questa guerra, ma sappiamo che un'Ucraina indipendente e sovrana sarà qui molto più a lungo di quanto rimarrà Vladimir Putin sul palco” ha detto Austin, che ha lasciato l'esercito per fare un sacco di soldi lavorando per uno dei più grandi appaltatori della difesa del Pentagono, Raytheon, aiutandolo a ottenere nuovi contratti di difesa. Per chiarire meglio che l’obiettivo strategico di Washington è quello di indebolire la Russia ha concluso affermando che si continuerà “fino al punto che non possa fare il genere di cose che ha fatto con l’invasione dell’Ucraina”. Blinken ha poi aggiunto: "la Russia ha cercato di sottrarre all'Ucraina la sua sovranità e la sua indipendenza. E ha fallito. Ha cercato di imporre il potere dei suoi militari, della sua economia. E sta accadendo l'opposto”.

Dopo più di sessanta giorni di guerra le posizioni delle parti diventano man mano più chiare e distanti. Nessun compromesso all'orizzonte, ma solo il ripetersi delle modalità di guerra scelte dall’inizio: - aleggiando lo spettro delle armi nucleari: “La dottrina militare russa, così come quella statunitense, consente il primo utilizzo di un’arma atomica per ottenere un vantaggio sul campo di battaglia o scongiurare sconfitte militari esistenziali. Tale dottrina, nota come escalation to de-escalation, ritiene pensabile l’impiego di una forza distruttiva per congelare o riscrivere le sorti di un conflitto” (Limes, 24/03/2022). – Grande uso di satelliti. Come i droni continuano a svolgere un ruolo importante non solo per la raccolta e diffusione di informazioni/immagini della guerra, ma per il racconto che permette di portare avanti. Dallo spazio i satelliti possono restituire immagini di unità militari in movimento, fasi offensive, difficoltà o avanzamenti, torture ed esecuzioni sommarie commesse contro la popolazione civile. In azione vi sono anche società private di geo-informazione che lavorano con la Difesa e agenzie di intelligence (dietro richiesta sulla regione da sorvegliare e fotografare), ma che permettono la loro condivisione anche con media tradizionali. Le immagini prodotte dai satelliti e quelle provenienti da video privati, droni, ecc., serviranno alle indagini aperte dalla Corte penale internazionale per accertare da chi sono stati commessi i crimini di guerra e contro l’umanità. Saranno esaminati i massacri scoperti a Bucha e Mariupol, bombardamenti indiscriminati di intere aree cittadine (ospedali, luoghi di culto, stazioni) effettuati anche con armi vietate e altamente distruttive, come le bombe a grappolo, al fosforo e termobariche.
Incriminazioni per crimini di guerra e contro l’umanità: - Vladimiro Zagrebelsky, giurista e giudice dal 2001 al 2010 della Corte europea dei diritti dell’uomo, in suo articolo pubblicato sulla Stampa ad aprile, sostiene che “l’insistenza di tante persone perché Putin sia processato per crimini di guerra e contro l’umanità o altro ancora, pur prospettabile secondo il diritto internazionale, appartiene principalmente alla retorica politica di guerra” [12]. - Alberto Negri nell’articolo “Bucha e non solo. Un massacro simbolo di una sconfitta”, scrive che “Centinaia di civili massacrati qui e altrove sono diventati il bersaglio della frustrazione dei russi. Verità evidenti, altre negate e offuscate: ma quando cala la polvere della battaglia emerge l’orrore della guerra” [13].
Particolarmente inquietante è il ruolo dei mercenari nelle operazioni di guerra urbana (sia nel gruppo paramilitare russo Wagner che nel battaglione Azov è presente una matrice neonazista). La presenza dei mercenari fa scivolare i combattimenti verso l’imbarbarimento come quelli visti a Mariupol: “E’ adempiuto l’ordine di distruggere ed epurare Mariupol. L’ordine del presidente Vladimir Putin è adempiuto, l’ordine di Ramzan Kadyrov è adempiuto” . Lo scontro avviene con i mercenari del battaglione Azov poi inseriti nell’esercito ucraino: “Ringrazio il mondo intero per l’enorme sostegno della guarnigione di Mariupol. I nostri soldati se lo meritano. Nonostante tutto, continuiamo a eseguire l’ordine: mantenere la difesa” [14].

Non c’è tregua per la comunicazione di guerra e non c’è tregua nella sua frenesia. Il conflitto deve essere visto attraverso una lente riduttiva che omette connotazioni politiche e culturali qualora non siano omologate alla narrazione decisa a livello governativo.
Un esempio riguarda gli attacchi a obiettivi militari e industriali sul suolo russo. Non è chiaro il numero di incidenti che si sono verificati, se siano stati causati da attacchi aerei, missili, sabotaggi o azioni di cyber guerra. Questa in particola pullula di diversi attori: Il presidente ucraino Zelensky ha radunato un’Armata informatica di migliaia di cittadini che attaccano obiettivi russi e forse bielorussi, Anonymous ha mobilitato i suoi, il gruppo ransomware Conti e altre gang agiscono per conto della Russia, colpendo l’Ucraina e le corporation che appoggiano le sanzioni.
Peacelink ha riportato l’analisi di Yurii Sheliazhenko, segretario esecutivo dell'Ukrainian Pacifist Movement. sulla attuale crisi militare Nato/Russia: “le dubbie rivendicazioni di legittimità delle violente prese di potere del 2014 a Kiev, in Crimea e nel Donbass non sono accettabili. In tutte queste situazioni sia gli Stati Uniti/NATO che la Russia sono intervenuti aggressivamente, perseguendo politiche di grande potenza pericolose e deliranti. Oggi i principali attori geopolitici continuano a minare l'indipendenza, la democrazia, i diritti umani e la sicurezza delle persone in Ucraina, violando la pace internazionale contro alla Carta delle Nazioni Unite. I leader globali si scambiano incautamente minacce per usare la forza militare e per condurre una guerra economica l'uno contro l'altro” [15].

Secondo alcuni esperti di comunicazione "Zelensky è l'anno zero della comunicazione social in tempo di guerra " è il “presidente combattente” che sta al fianco dei suoi soldati e al popolo. I video e testi hanno un forte impatto emotivo, capaci di alimentare grandi emozioni e di sostenere la narrazione di una Ucraina come fronte della resistenza dell’Occidente e dei valori delle democrazie liberali. Ciò nonostante oltre alla legge marziale, in Ucraina vi è il divieto di riunioni politiche, la sospensione delle attività di undici partiti di opposizione e, in ultimo, un decreto ha stabilito l’unificazione si tutte le trasmissioni televisive per avere “una politica d’informazione unificata”.
All’opposto il presidente russo ha una concezione piramidale del potere, non chiede il coinvolgimento dei cittadini ma di essere spettatori disciplinati che non devono disturbare ciò che l’autorità decide. La dottoressa Mariya Matskevich, dell’Istituto di Sociologia dell’Accademia Russa delle Scienze, sostiene che una grande parte della popolazione russa vede la guerra in Ucraina come “una lotta santa” e “una guerra della Russia contro tutto il resto del mondo”. Poi aggiunge che molti russi trovano questa posizione più congeniale di qualsiasi cooperazione con il mondo esterno, e che sia convinzione diffusa che ciò che la Russia sta facendo in Ucraina è una difesa da un attacco occidentale. Di “guerra totale” parla il politologo e ideologo dell'eurasiatismo contemporaneo Aleksandr Dugin: “la guerra in Ucraina non è solo esistenziale per lo stato russo, ma è esistenziale per il popolo russo, la sua cultura e la sua civiltà. Un esito positivo in Ucraina è la chiave per la creazione di un nuovo ordine mondiale”. Entrambi dimenticano di riportare che anche in Russia una parte della cittadinanza si esprime in mille modi contro la guerra visto che “proteste, sit-in e manifestazioni “non autorizzate” sono vietate dal 2014 e che la violazione delle relative norme, per chi lo fa prima volta, può portare a 15 giorni di detenzione. I recidivi rischiano fino a cinque anni di carcere” [16].

Nel 2016 il Segretario di Stato americano John Kerry 2016 aveva affermato che a volte, ascoltando il collega russo Serghiei Lavrov, sembra che Mosca viva su un universo parallelo sulla Siria. Questo universo parallelo può essere spiegato attraverso le differenti visioni del mondo che sono alla base delle narrazioni strategiche. I professori Miskimmon, O'Loughlin e Roselle dell’ Università Royal Holloway di Londra, nel libro “Strategic Narratives: Communication Power and the New World Order” sostengono che la comunicazione è fondamentale non solo per il modo in cui comprendiamo gli affari internazionali, ma per come gli attori politici cercano di plasmare l'ordine attraverso la proiezione narrativa in un ambiente mediatico caratterizzato dall'accesso a Internet (Soft power, diplomazia pubblica 2.0, network power). Il concetto di narrativa strategica riunisce i concetti più salienti delle relazioni internazionali, compresi i legami tra potere e idee, internazionale e nazionale, attori statali e non statali.

Karl Rove, capo della comunicazione di George W. Bush (legato alla destra israeliana di Netanyahu e stratega che imbastì il grande inganno, i documenti falsi sulla fornitura di uranio nigeriano che portarono alla guerra in Iraq), durante una intervista del 2002 disse: “Ora siamo un impero, e quando agiamo, creiamo la nostra realtà. E mentre voi studiate quella realtà - giudiziosamente, come farete – noi agiremo di nuovo, creando altre nuove realtà; potete studiare anche quelle, ed è così che le cose si sistemeranno. Noi siamo gli attori della storia... e voi, tutti voi, resterete solo a studiare quello che facciamo noi". Valeriy Gerasimov, capo dello Stato maggiore russo, durante una conferenza svolta presso l'Accademia della Difesa di Mosca in cui si analizzavano i conflitti futuri, aveva affermato che "oggi specialisti militari indipendenti vedono il conflitto militare in Siria come il prototipo di una "guerra di nuova generazione ". La sua caratteristica principale è che i nemici dello Stato siriano conducono azioni segrete e non rilevabili senza essere trascinati direttamente nel conflitto militare. “I conflitti del futuro, che dipenderanno in larga misura dai robot, si trasferiranno nei media e nello spazio. Va da sé che ogni conflitto armato ha le sue caratteristiche distintive”. Per quanto riguarda l’accusa di attacchi chimici perpetrati dal governo siriano, anche se fa riferimento alla classica guerra di comunicazione o di propaganda, viene presentata come parte integrata nella pianificazione di una operazione di guerra. Una versione differente da quella “rivoluzione negli affari militari” di marca statunitense. La realtà di cui parlano di russi è direttamente integrata nel processo operativo, sul terreno, nel cuore delle operazioni e non indiretta, che fa sentire i suoi effetti per influenza, per sequenza [17].

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha dichiarato che l‘Occidente deve fare i conti con nuove realtà geopolitiche: la sfida riguarda la ridefinizione di un nuovo ordine mondiale. Mettere in gioco l’equilibrio mondiale significa che lo scontro avviene su più livelli, politico, diplomatico, economico e finanziario perché si deve decidere sulle nuove regole che governeranno i comportamenti tra gli Stati e la loro gerarchia. Il segretario generale Onu António Guterres non ha potuto fare a meno di denunciare un effetto drammatico della guerra: “tutto questo sta colpendo i più poveri e gettando i semi dell'instabilità politica e dei disordini in tutto il mondo”. La posizione della Cina è tuttora ambigua. Ha detto no alle sanzioni unilaterali imposte dal fronte occidentale a Mosca, pur impegnandosi a non boicottarle, e accusa Stati Uniti e la NATO di aver incitato alla guerra: “la Cina, come sempre, rafforzerà il coordinamento strategico con la parte russa, realizzerà una cooperazione vantaggiosa per tutti e salvaguarderà congiuntamente gli interessi comuni di entrambe le parti”. Eppure il presidente Xi Jinping al Boao Forum for Asia 2022 ha dichiarato che “la Cina rimane impegnata a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale di tutti i paesi, sostenere la non interferenza negli affari interni e rispettare le scelte indipendenti dei percorsi di sviluppo e dei sistemi sociali fatte dalle persone nei diversi paesi”. Secondo Niccolò Locatelli, membro del consiglio redazionale di Limes, “Pechino è stata costretta alla ricerca di un difficile equilibrismo tra l’amicizia “senza limiti” con Mosca e la constatazione che Putin ha violato uno dei cardini della politica estera cinese, ossia il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale degli altri Stati. Le parole del presidente cinese indicano la conclusione della fase difensiva e l’inizio dell’offensiva diplomatica”.

Di fatto, sebbene Stati Uniti e Russia si contendano la narrazione della guerra, in termini economici e di pace sociale dopo la Russia è ancora l’Europa a perderci: “la dinamica strategica di questa guerra non troppo indiretta fra Washington e Mosca spinge alla rottura fra Europa e Russia. Ne possono scaturire un’Europa più o meno americana spinta fin quasi alle porte di Mosca e una Russia nell’orbita Cinese”(Lucio Caracciolo su La Stampa dell’11 aprile). Altro effetto devastante di questa guerra è l’annuncio del riarmo dei Paesi europei e della Germania in particolare. Il 27 febbraio il cancelliere Olaf Scholz ha annunciato il riarmo della Germania. Cento miliardi di euro subito e la decisione di investire più del 2% del pil tedesco ogni anno nella difesa: la Repubblica Federale diventerà così la terza potenza al mondo, dopo Stati Uniti e Cina, quanto a spese per le Forze armate"[18]. Stando al rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) lo scorso anno la spesa militare globale è cresciuta dello 0,7%: “Nel 2021, la spesa militare è aumentata per il settimo anno consecutivo, raggiungendo i 2.100 miliardi di dollari ha detto Diego Lopes da Silva, ricercatore del SIPRI [19].

Tuttavia sia che si tratti di raccontare una realtà modificata come quella già sperimentata in Kosovo o in Iraq, che designa un colpevole per attaccarlo militarmente (pistola fumante), sia che il fatto sia parte integrante della realtà sul campo per cui bisogna trovare il colpevole, il risultato è che la lotta diventa armata anche nel campo dei media. E per quanto il presidente Biden continui a sostenere che “ciò che succede in Ucraina sta cambiando l'intero XXI secolo” per cui gli Usa "saranno con l'Ucraina sempre, fino alla vittoria", è chiaro che per ora il confronto diretto rimane tabù e che il fattore nucleare frena l'escalation militare.

Nel 2020 la Russia pubblica una nuova direttiva presidenziale sulla deterrenza nucleare che abbassa la soglia nucleare per evitare l'escalation delle azioni militari. Il problema è che la soglia può essere abbassata dall'uso di “bombe sporche” (che combinano esplosivi convenzionali con materiale radioattivo) e armi chimiche o biologiche. Da lì un'escalation verso armi nucleari tattiche potrebbe non sembrare un grande passo. Il Bollettino degli scienziati atomici, una rivista scientifica incentrata sulla sicurezza globale, sulle politiche relative alle malattie, alle armi di distruzione di massa, alle nuove tecnologie e ai cambiamenti climatici, nel 2018 aveva denunciato che il conflitto russo-ucraino iniziato nel 2014 aveva avuto conseguenze ambientali significative. Sciaguratamente questa invasione su vasta scala non può che peggiorarle, considerando che tutta la parte est del Donbas è una delle più grandi regioni minerarie del mondo con 900 miniere attive e inattive che devono essere pompate per evitare che le acque sotterranee le inondino. Inoltre il Ministero dell’ecologia e delle risorse naturali ucraino ha identificato 4.240 siti come potenzialmente pericolosi a causa di perdite di metano, rischi biologici e radiazioni. Altra preoccupazione viene dagli attacchi alle centrali nucleari come quelle di Chernobyl e Zaporizhia. Per entrambi risulta che lo scenario peggiore dovrebbe essere stato evitato (l’Ucraina possiede 15 reattori nucleari che forniscono il 54% della sua energia elettrica).

Ma cosa dice in merito il diritto internazionale? Sebbene Il sistema legale internazionale e il diritto internazionale forniscano norme che probabilmente vietano attacchi come quelli visti, così come la dottrina russa stessa, offrono poca o nessuna capacità di far valere i propri termini e concetti contro le parti in violazione. Ciò accade soprattutto quando si tratta di Stati importanti non passibili di trattamenti coercitivi. Solo la Russia può trattenersi dal fare azioni contro impianti nucleari o altri impianti pericolosi. Herb Lin, ricercatore senior per la politica e sicurezza informatica del ‘Bulletin of the Atomic Scientists’, ha esaminato una delle opzioni nucleari che la Russia potrebbe mettere in campo: una dimostrazione nucleare con l’intento di influenzare le Nazioni occidentali affinché facciano pressione sull’Ucraina per rinunciare alla resistenza. A tal fine potrebbe usare un’arma nucleare a basso rendimento in un’esplosione sul Mar Nero o sull’Atlantico settentrionale che uccide l’ambiente circostante, ma che rilascia minore radioattività all’esterno. Gli Stati Uniti e altre Nazioni potrebbero condannare la detonazione come una violazione del Trattato sulla messa al bando dei test limitati del 1963, anziché trattarla come parte di un’operazione militare evitando così una escalation ancora più grave [20]. Alessandro Marrone, responsabile del Programma Difesa dell’Istituto Affari Internazionali, in un commento sul vertice Nato di Bruxelles, ha sostenuto che la Nato fornisce un supporto alle forze ucraine in modo proporzionale per non arrivare a una escalation con la Russia, e che bisogna distinguere tra armi nucleari da un lato e armi chimiche e biologiche dall’altro: le armi nucleari rappresenterebbero una escalation fortissima del conflitto diversamente dalle “armi chimiche e biologiche perché rappresentano un’atrocità, una escalation per i civili ucraini che nelle aree colpite ne vedrebbero gli effetti drammatici ben oltre l’obiettivo militare colpito. Tuttavia, tali armi secondo me non porterebbero a una escalation del conflitto con la Nato. Come d’altronde l’uso di armi chimiche in altri teatri, come quello siriano, non ha portato all’intervento occidentale”.

Tutto questo dovrebbe farci riflettere quando si discute di corsa agli armamenti, di controllo degli armamenti e di strategie di dissuasione. Che valore hanno i Trattati? Il ‘Bulletin of the Atomic Scientist’ ha pubblicato l’articolo “Con l'aumento delle tensioni ai confini dell'Ucraina è tempo di capire cosa ha portato alla fine del Trattato INF”. Il ritiro dal Trattato INF, siglato nel 1987 da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov, avviene nel 2019 per iniziativa di Donald Trump seguito da Vladimir Putin. Fino a quel momento il Trattato è stato un fulcro del controllo degli armamenti e un accordo chiave dell'architettura di sicurezza globale. L'assenza di un tale pilastro può potenzialmente destabilizzare lo status quo del controllo degli armamenti e creare una significativa incertezza nella stabilità e sicurezza nucleare globale. La guerra in corso è già una importante verifica: a febbraio immagini satellitari avevano confermato la mobilitazione di missili Iskander a corto raggio, il posizionamento di missili da crociera 9M729 lanciati da terra a Kaliningrad e movimenti di missili da crociera lanciati dall’aria Khinzal verso il confine ucraino. Insieme questi missili sono in grado di colpire in profondità l'Europa e minacciare le capitali di un certo numero di Stati della NATO. E’ fondamentale, con l'aumento delle tensioni ai confini dell'Ucraina, comprendere gli eventi che hanno portato alla fine del Trattato INF e le azioni necessarie per reimpostare nuovi limiti alle forze di medio raggio. Anche perché la fine del trattato ha già portato a cambiamenti nelle forze statunitensi e russe sia nucleari sia convenzionali. Sulla scia della fine del trattato il dispiegamento di missili a raggio intermedio in Russia e negli Stati Uniti è inevitabile perché rappresentano un fattore indispensabile per la sicurezza nazionale. Considerando che non vi è una volontà politica per un accordo sul controllo degli armamenti, purtroppo la completa reintroduzione del trattato è probabilmente irrealistica. Bisognerà affidare ai futuri trattati sul controllo degli armamenti , meglio se aperti a più paesi (in primis la Cina), il compito di non tralasciare che vi sono tecnologie nucleari non più vietate [21].

Una soluzione radicale all’infruttuosa via al disarmo nucleare come richiesto dall’articolo VI del Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari (NPT, 1970), è data dal Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) entrato in vigore il 22 gennaio 2021. I proponenti del TPNW hanno preso in considerazione la conferenza tra Stati del 2013 dove per la prima volta si è parlato esclusivamente delle conseguenze umanitarie dell’eventuale esplosione di un ordigno nucleare. Gli Stati partecipanti avevano discusso anche delle conseguenze sociali ed economiche di un simile evento: tra esse, gli effetti sul clima e sulla produzione di alimenti. Numerosi esperti avevano confermato che, in caso di impiego effettivo di armi nucleari, non sarebbe più possibile fornire aiuti umanitari sufficienti. Se i 9 paesi con armi nucleari non hanno partecipato ai lavori, anzi Francia, Russia, UK e USA hanno denunciato il trattato come un pericolo per la sicurezza mondiale e Corea del Nord, Cina, India, Israele e Pakistan lo hanno praticamente ignorato, sarebbe importante che lo firmassero i Paesi NATO che stoccano sul proprio territorio le bombe nucleari tattiche B61 degli USA.
Ma è l’articolo di un ex direttore fondatore della School of Advanced Nuclear Deterrence Studies della US Air Force che, riprendendo la frase "il mondo deve ancora bandire con successo qualsiasi arma ritenuta efficace da coloro che hanno il desiderio e i mezzi per acquisirla" Andrew Krepinevich del Center for a New American Security, chiarisce bene con una sua affermazione il vero motivo dell’esistenza, dopo Hiroshima e Nagasaki, dell’arma nucleare: “Le nazioni cercano di ottenere o mantenere armi nucleari perché è nei loro interessi nazionali. Sebbene questi interessi possano variare, tutti ruotano attorno al desiderio di "autodeterminazione e sovranità” [22].
Allora la domanda principale, basilare, è: chi decide e cosa si intende per interesse nazionale? E conseguenza chi possiede e decide della sovranità e autodeterminazione?
Una risposta esaustiva arriva da Giampiero Massolo, presidente dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI) : “L’interesse nazionale è ciò che uno Stato non può evitare di perseguire senza creare un danno alla collettività. Spetta ai governi definirne il contenuto. Questi sono responsabili del loro operato di fronte ai Parlamenti e, in ultima analisi, ai cittadini” [23].

NOTE

[1] Crimini internazionali https://www.treccani.it/enciclopedia/crimini-internazionali_%28Diritto-on-line%29/ Autodeterminazione, diritti umani e diritti dei popoli, diritti delle minoranze, territori transnazionali. ” https://unipd-centrodirittiumani.it/it/attivita/Autodeterminazione-diritti-umani-e-diritti-dei-popoli-diritti-delle-minoranze-territori-transnazionali/187
[2] L’autore chiarisce meglio il concetto di macchina da guerra attraverso l’inversione della formula di Clausewitz operata da Foucault e Deleuze-Guattari, per cui è la politica a essere la continuazione della guerra con altri mezzi. Ma se per Foucault la «microfisica» del potere è un’attualizzazione della «guerra civile generalizzata», cioè fa parte del carattere guerreggiato delle relazioni di potere, per Deleuze-Guattari la macchina da guerra sussume l’intero globo, e il capitale è capitale-mondo che perpetua e trascina il conflitto all’intera società (guerra civile). In questo scenario, privilegiato da Lazzarato, la governabilità diventa uno dei dispositivi di funzionamento della macchina capitalistica, e la supremazia tecnologica uno strumento per ottenere il dominio sul mercato mondiale. Ecco perché bisogna pensare insieme produzione e strategia, produzione e conflitto, produzione e forme di guerra: così come la macchina del capitale si impone sulla potenza della tecnica e della scienza, così fabbrica l’individuo modellando il suo corpo e la sua psiche. Per una critica dell’innovazione capitalistica: il lavoro nella catena del valore delle armi https://www.peacelink.it/disarmo/a/48384.html
[3] TEORIA DEI GIOCHI E STRATEGIE DELLA DETERRENZA https://www2.units.it/episteme/L&PS_Vol2No1/festa_L&PS_Vol2No1.pdf
[4] [Il documento] Quando Putin era promotore di pace. Ecco il discorso che fece a Berlino. Dove disse: «Metteremo le armi nucleari al bando» https://www.ripartelitalia.it/il-documento-laltro-putin-ecco-il-discorso-che-fece-a-berlino/
[5] ADDITIONAL STATEMENTS - NATO ENLARGEMENT: A HISTORIC BLUNDER https://www.govinfo.gov/content/pkg/CREC-1998-03-03/html/CREC-1998-03-03-pt1-PgS1283-3.htm
[6] Discorso alla Conferenza di Monaco di Baviera sulla Politica di Sicurezza https://www.resistenze.org/sito/os/mo/osmo7b13-001073.htm
[7] Willy Wimmler, ex segretario di stato Ministero della difesa tedesco (1985-1992): "la NATO non ha mantenuto le sue promesse" https://www.lantidiplomatico.it/dettnews- willy_wimmler_ex_segretario_di_stato_ministero_della_difesa_tedesco_19851992_
la_nato_non_ha_mantenuto_le_sue_promesse/42370_45238/
https://www.spiegel.de/international/world/nato-s-eastward-expansion-is-vladimir-putin-right-a-bf318d2c-7aeb-4b59-8d5f-1d8c94e1964d Defense Planning: Guidance FY 1994-1999 April 16, 1992 https://www.archives.gov/files/declassification/iscap/pdf/2008-003-docs1-12.pdf
[8] In un articolo sulla Pravda del 28 giugno 1917 (tre mesi e mezzo prima della rivoluzione)Lenin dichiara: “Nessun democratico può negare il diritto dell’Ucraina di separarsi liberamente dalla Russia: è proprio il riconoscimento incondizionato di questo diritto, ed esso solo, che rende possibile la campagna per la libera unione degli ucraini e dei grandi russi, per l’unione volontaria dei due popoli in un unico stato. Solo il riconoscimento senza riserve di questo diritto può effettivamente, per sempre e completamente rompere con il maledetto passato zarista, che ha fatto di tutto per rendere estranei l’uno all’altro popoli così vicini tra loro per lingua, territorio, carattere e storia”. https://mps-ti.ch/2022/03/lucraina-negata-da-putin-putin-contro-lenin-cancellare-lottobre-tornare-allimpero-zarista/
[9]The next National Defense Strategy is coming. These seven are key to understanding it. https://www.atlanticcouncil.org/blogs/new-atlanticist/the-next-national-defense-strategy-is-coming-these-seven-points-are-key-to-understanding-it/ L’oro bianco dell'Ucraina https://almanacco.cnr.it/articolo/3633/l-oro-bianco-dell-ucraina “L’Ucraina è stata ufficialmente invitata a partecipare all’alleanza europea sulle batterie e le materie prime, con lo scopo di sviluppare l’intera catena del valore dall’estrazione alla raffinazione e al riciclo dei minerali nel Paese” https://euractiv.it/section/economia-circolare/news/batterie-lucraina-si-unisce-allalleanza-ue-sulle-materie-prime/
[10] Come fermare Putin senza iniziare la terza guerra mondiale Di Paul Scharre https://www.defenseone.com/ideas/2022/03/how-stop-putin-without-starting-wwiii/363062/ L’evoluzione del concetto di war by proxy https://www.difesa.it/SMD_/CASD/IM/CeMiSS/DocumentiVis/Rcerche_da_pubblicare/pubblicate_nel_2018/Ricerca_Trenta.pdf More than Half the Battle - Information and Command in a New American Way of War https://s3.amazonaws.com/files.cnas.org/CNAS+Report-Command+and+Info-2021.pdf
[11] “More than halfthe battle. Information and command in a new American way of war” https://s3.amazonaws.com/files.cnas.org/CNAS+Report-Command+and+Info-2021.pdf
[12] Putin e i crimini di guerra processo che sfocia nella retorica “Stati Uniti, Russia, Cina, India, Pakistan, Israele e numerosi altri Stati hanno rifiutato di ratificare il trattato istitutivo della Corte internazionale. Gli Stati Uniti (sotto Trump) erano arrivati a rifiutare il visto di ingresso alla allora procuratrice della Corte internazionale, che indagava su possibili crimini delle truppe americane in Afghanistan e hanno persino imposto sanzioni alla Corte internazionale. Così suscitando proteste vibranti da parte di diversi Stati europei “per l’attacco al cuore della Corte”. Gli Stati Uniti non ammettono che loro soldati possano essere giudicati dalla Corte, ovunque compiano le loro azioni. La Russia, dopo aver sottoscritto lo Statuto della Corte, ha rifiutato di ratificarlo quando la Corte ha iniziato a trattare dell’occupazione della Crimea. Che dire allora di certe difficoltà operative della Corte e del suo procuratore? Come stupirsene? Negli stessi giorni dell’eccidio di Bucha, 200 civili sono stati uccisi in Mali, ad opera probabile dell’esercito e dei miliziani russi del gruppo Wagner” . https://www.lastampa.it/esteri/2022/04/07/news/putin_e_i_crimini_di_guerra_processo_che_sfocia_nella_retorica-2918661/
[13] Bucha, un massacro simbolo di una sconfitta “Cadono le maschere. Quella indossata da Putin, padrino di un massacro e di crimini di guerra a ripetizione. Mosca sta conducendo una guerra totale, di annientamento. Ma è caduta anche la maschera della Nato dove gli Usa sul campo di battaglia europeo conducono le danze per assestare alla Russia una sconfitta epocale con una guerra per procura usando gli ucraini come la loro fanteria” https://infosannio.com/2022/04/06/bucha-un-massacro-simbolo-di-una-sconfitta/
[14] I famigerati ceceni a Mariupol “Un nuovo video diffuso dalla propaganda di Ramzan Kadyrov” https://www.rainews.it/video/2022/04/i-famigerati-ceceni-kadyrovtsy-a-mariupol-orgogliosi-della-distruzione-lepurazione--avvenuta-c4224ad5-0d93-4d9b-86d0-8c38d1cd156d.html Guerra Russia-Ucraina, il comandante del battaglione Azov: “Battaglia sanguinosa nell’acciaieria, manteniamo la difesa” https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/05/guerra-russia-ucraina-il-comandante-del-battaglione-azov-battaglia-sanguinosa-nellacciaieria-manteniamo-la-difesa/6580848/ Ucraina, dall'ex ultrà nazista al killer ceceno: chi sono i mercenari assoldati per uccidere Zelensky. Kiev ha il battaglione Azov, accusato di simpatie naziste- Il loro capo cresciuto nel tifo della Dinamo https://www.ilmessaggero.it/mondo/ucraina_russia_news_guerra_esercito_putin_mercenari_nomi_chi_sono_pagati_per_uccidere_zelensky_nazisti_battaglione_d_azov_dmitry_utkin_yevgeny_prigozhin-6591430.html
[15] Pacifisti ucraini contro l'escalation militare https://lists.peacelink.it/news/2022/01/msg00022.html
[16] Russia, manifestanti contro la guerra usano emoji e simboli per evitare gli arresti https://tg24.sky.it/mondo/2022/03/11/proteste-russia-censura-arresti-emoji#02
[17] Faith, Certainty and the Presidency of George W. Bush https://www.nytimes.com/2004/10/17/magazine/faith-certainty-and-the-presidency-of-george-w-bush.html Gerasimov on Future War https://russiandefpolicy.com/2018/03/25/gerasimov-on-future-war/ The Russian View of Future War: Unconventional, Diverse, and Rapid https://www.jstor.org/stable/pdf/resrep26547.5.pdf
[18] Il riarmo della Germania e la strategia mancante dell’Italia. https://www.limesonline.com/rubrica/riarmo-della-germania-strategia-militare-italia-caracciolo
[19] World military expenditure passes $2 trillion for first time https://www.sipri.org/media/press-release/2022/world-military-expenditure-passes-2-trillion-first-time
[20] Read our breaking Ukraine coverage. Ukraine https://thebulletin.org/tag/ukraine/?utm_source=Website&utm_medium=Banner&utm_campaign=FullSiteBanner&utm_content=NuclerRisk_UkraineAll
[21] As tensions mount on Ukraine’s borders, it’s time to understand what led to the INF Treaty’s demise https://thebulletin.org/2022/02/as-tensions-mount-on-ukraines-borders-its-time-to-understand-what-led-to-the-inf-treatys-demise/
[22] Guide to Nuclear Deterrence in the Age of Great-Power Competition: What it actually says https://thebulletin.org/2022/03/guide-to-nuclear-deterrence-in-the-age-of-great-power-competition-what-it-actually-says/
[23] Interesse nazionale https://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/Interesse_nazionale.html

Rossana De Simone

Fonte

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