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Incalzata dal Sindacato, FCA chiude il reparto-confino di Nola per sottrarsi a una possibile débâcle giudiziaria

Una sconfitta suscettibile di vincolare l'intera Giurisprudenza italiana del lavoro alle direttive europee in materia di diritto antidiscriminatorio

(7 Maggio 2022)

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A partire da lunedì prossimo l’azienda sottoporrà i 246 addetti attuali al reparto di Nola, a gruppi di 6 al giorno, a visite mediche presso l’infermeria di fabbrica per l’assegnazione alle nuove mansioni lavorative in previsione del rientro nei reparti dello stabilimento di Pomigliano d’Arco, rientro che dovrebbe completarsi con la chiusura del reparto prevista per il prossimo settembre.
Con il pronunciamento del 21 febbraio 2019 e la successiva sentenza del 1 gennaio 2020 e relativi al contenzioso giudiziale Slaicobas/FCA la Corte di Cassazione ha stabilito un sostanziale ‘cambio di passo’ cui deve conformarsi l’intera giurisprudenza italiana nei vari gradi di giudizio tenuto conto che …”le prevalenti sentenze della magistratura italiana ignorano le direttive europee in materia di diritto antidiscriminatorio nei luoghi di lavoro”. Con queste motivazioni la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza del Tribunale di Napoli del 21 novembre 2014 che rigettava il ricorso del sindacato Slai cobas contro Fca per comportamento antisindacale e trasferimento discriminatorio di 316 lavoratori a un reparto-fantasma creato ad hoc a Nola (…”ignorate le direttive europee in materia di diritto discriminatorio da parte dei giudici partenopei”) e reinviato il contenzioso giudiziale alla stessa Corte di appello di Napoli che, col collegio giudicante in diversa composizione, dovrà conformarsi a tali direttive. La causa è fissata per il 6 dicembre 2022.
Costituito dalla Fiat 14 anni fa, il 5 maggio 2008, all’unico scopo di deportarvi i lavoratori più sindacalizzati nonché quelli a ridotte capacità lavorative, il Reparto-Confino di Nola, ovvero la pseudo unità produttiva del cosiddetto Polo Logistico WCL (World Class Logistic) non è mai entrato in funzionale attività. Tra altro il reparto - secondo gli inverosimili piani industriali vantati all’epoca dall’azienda - avrebbe dovuto fungere da “centro di smistamento e preparazione dei materiali componentistici da assemblaggio necessari alla produzione di Fiat Pomigliano”, nonché da “eccellenza di supporto logistico per i siti produttivi del centro-sud”… Si pensi all’assurdità produttiva di far transitare i camion coi rifornimenti dei materiali di componentistica destinati alla produzione di Pomigliano da contabilizzare non all’accettazione materiali dello stabilimento ma in una sede allocata a Nola e distante circa 20 km, per poi fare proseguire successivamente gli stessi camion per lo stabilimento di Pomigliano. Figurarsi per i rifornimenti per gli stabilimenti di Cassino, Pratola Serra, Chieti e Melfi col conseguente allungamento di centinaia di chilometri del transito su gomma dei materiali.
“E’ evidente che uno pseudo reparto (quello di Nola) creato dall’azienda a prevalente scopo discriminatorio è ‘tecnicamente impossibilitato’ a svolgere alcuna congrua missione produttiva”… dichiara Mara Malavenda dell’esecutivo nazionale di Slai cobas… “e la sua precipitosa chiusura ne è la conferma”… continua Malavenda… “e se FCA pensa che, chiudendo il reparto e facendo rientrare a Pomigliano i deportati a Nola potrà richiedere la ‘cessazione della materia del contendere’ nella causa di dicembre prossimo evitando la condanna sappia che sbaglia di grosso perché la chiusura del reparto è la conferma della sua ‘inutilità produttiva’ e la sua ‘inutilità produttiva’ è la conferma dell’esclusivo intento discriminatorio da parte dell’azienda”.

Pomigliano d’Arco, 7 maggio 2022

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