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In parole povere

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(20 Gennaio 2011) Enzo Apicella
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OLTRE LO SCIOPERO DEL 20 MAGGIO
CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA

(19 Maggio 2022)

Editoriale del n. 113 di "Alternativa di Classe"

Erdogan

Erdogan esprime perplessità circa l'ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO

Il 9 Maggio, anniversario della vittoria sul nazismo, con la sua resa nel 1945, è diventata con V. Putin la principale festa nazionale della Russia, e molti ritenevano che quest'anno fosse la data destinata anche ad una sua celebrazione dell'Ucraina ormai “denazificata”. In realtà, soprattutto a causa degli armamenti forniti dall'Occidente ai militari ucraini, vista la sproporzione iniziale di mezzi fra i due Paesi, la guerra non si è potuta concludere in questo modo, però neppure si intravedono all'orizzonte avvisaglie di una qualche altra conclusione del conflitto.
E' evidente che senza alcun tipo di trattativa fra le parti, oppure senza una vittoria militare di uno dei due contendenti, questa guerra non può finire. Data la natura imperialista di questa guerra, pensare ad una vittoria militare sul campo prima di una intensificazione e/o estensione del conflitto, appare quantomeno improbabile. E poi la stessa NATO ha già più volte detto che si tratta di una guerra di “lunga” durata...
Ad una inaspettata dichiarazione di V. Zelenskij con un'apertura alla trattativa con la Russia, in cui si è implicitamente mostrato disponibile ad iniziarla senza rivendicare la Crimea, occupata dalla Russia dal 2014, ha ben presto fatto eco una dichiarazione del Segretario Generale NATO, il norvegese J. Stoltenberg, che, entrando nel merito, ha chiarito che “...i membri della NATO non accetteranno mai l'annessione illegale della Crimea”, pur aggiungendo “rispetto” per la sovranità negoziale del governo e del popolo ucraino.
Successivamente, proprio il 9 Maggio il Presidente USA, J. Biden, ha firmato la legge per velocizzare l'arrivo di nuove armi all'Ucraina, una “nuova versione” della Legge “Lend-Lease”, che aveva consentito, durante la Seconda Guerra Mondiale”, un rapido invio di armi in Europa contro i nazisti. E Zelenskij, paragonando Putin a Hitler, ha celebrato “dopo 77 anni” l'unità “delle nazioni libere” a difesa della democrazia.
Continuano, così, le accuse reciproche fra Russia ed Ucraina di nazismo, dove entrambi gli Stati partono dal riferimento alla narrazione dello schieramento degli imperialismi vincitori della Seconda Guerra Mondiale, in cui le “democrazie”, i “buoni”, avrebbero “giustamente” guerreggiato per battere il nazifascismo, i “cattivi”. Non si vuole qui certamente contestare la “cattiveria” dei vinti, bensì la “bontà” dei vincitori!... Tra “democrazie” ed “autocrazie”, per definirle con S. Mattarella (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno X n. 110 a pag. 1), in realtà cambiano solo le modalità della oppressione di classe.
E “l'antifascismo” si è fatto istituzione. Così in Russia, e negli altri Paesi dell'ex-URSS, il nazionalismo ha trasformato la Seconda Guerra Mondiale in “Grande Guerra Patriottica”, mentre per l'Occidente ogni altra successiva guerra, cui partecipa, è “difesa della democrazia”. La realtà di fatto nella guerra ucraina è che di nazisti ve ne sono sia tra gli “antifascisti” russi, che tra gli “antifascisti” ucraini. E che gli uomini dello “eroico” Battaglione Azov, ad esempio, pare si siano fatti scudo dei civili... Anche se durante le guerre l'informazione è soprattutto propaganda, non si fa fatica a credere alle nefandezze raccontate riguardo al nemico da entrambe le parti!
Nel frattempo, la sesta tranche delle sanzioni Ue alla Russia, quella che dovrebbe riguardare il petrolio, sta tardando. Fallita la missione del 9 di U. Von del Leyen in Ungheria per il ritiro del veto su tale embargo, altri Paesi stanno chiedendo una eventuale deroga: Repubblica Ceca, Slovacchia ed anche la stessa Bulgaria; mentre Grecia, Cipro e Malta la stanno chiedendo per il suo trasporto navale, per esse fondamentale. In questa situazione, la questione dell'eventuale embargo sul gas è tutt'altro che all'ordine del giorno. E sono tanti i Paesi, anche tra i principali, adoperatisi per trovare escamotages rispetto al pagamento in rubli, richiesto dalla Russia.
E' in tale quadro, che ha cominciato a farsi strada una posizione della UE più incline alla ricerca di una trattativa. E mentre il Presidente francese rieletto, E. Macron, sempre il giorno 9 chiariva che sta aiutando l'Ucraina, ma non si ritiene in guerra con la Russia, il premier italiano M. Draghi, già spesosi dentro la UE per il “superamento dell'unanimità” sulle decisioni importanti, a colloquio con J. Biden a Washington, da un lato ha parlato della necessità di un “cessate il fuoco” e di “negoziati credibili”, e dall'altro, di fronte ad altri 20 miliardi di aiuti militari USA stanziati per l'Ucraina, ha ribadito il fatto che “la Russia non è invincibile”...
Del resto, in quanto ad armamenti l'Italia non è certo l'ultima arrivata (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno X n. 112 a pag. 2), e mentre per l'insieme degli aiuti all'Ucraina detiene il sesto posto in termini economici, rispetto al sostegno militare è il quarto Paese. E, nonostante il fatto che il tipo di armi fornite sia secretato, appare chiaro che non si tratti più solo di armi “difensive”, ma anche quantomeno di armamenti “pesanti”, visti, se non altro, i contrattacchi che i militari ucraini stanno mettendo in atto contro i russi.
Ben più articolata è l'iniziativa francese, che ha sottoscritto con l'India un appello per “la fine delle ostilità”, ed ha ottenuto dalla Cina dichiarazioni a favore dell'integrità territoriale e della “sovranità dell'Ucraina”. La Cina, dal canto suo, molto interessata ad una “autonomia strategica europea”, ha insistito su di una nuova “cooperazione nell'economia e nel commercio” con la UE. Nel contempo, la Cina ha rifiutato di depennare il campo delle tecnologie militari, come chiedono gli USA, dai rapporti con Mosca, ed anzi chiede agli USA di non incrementare le sanzioni e di non cercare “uno scontro tra blocchi”.
Sono state ufficializzate le richieste di Svezia e Finlandia, pur storicamente neutrali, di un ingresso nella NATO, con la dichiarata preoccupazione per “l'aggressione russa all'Ucraina”. La Russia, che di sicuro non ha apprezzato, minaccia ritorsioni e reazioni militari commisurate in caso di installazioni di missili nucleari NATO su quei territori. In ogni caso, già prima di tale ingresso, il Regno Unito aveva stilato, per proprio conto, un patto di “soccorso militare” con Svezia e Finlandia.
Il principale Paese NATO a dirsi perplesso per le richieste scandinave è la Turchia di R. Erdogan, per precedenti accuse alla Svezia di protezione a “terroristi” kurdi, dato che ha messo in atto una “operazione speciale”, analoga a quella russa, sul territorio iraqeno contro il PKK di A. Ocalan, passata peraltro sotto silenzio dagli altri Paesi NATO. Le perplessità turche starebbero, comunque, rientrando, non senza contropartite, e l'allargamento atlantista nel nord-est è ormai all'ordine del giorno.
L'ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO andrà a completare la presenza dei Paesi scandinavi e rappresenterà un grosso successo per gli USA, oltre che per l'isolamento dei porti russi sul Mare Baltico, perché, pur non avendo i due Paesi direttamente coste sull'Artico, contribuirà ad intralciare il monopolio della importante rotta commerciale russa del Mare del Nord, resa più appetibile dallo scioglimento dei ghiacciai dovuto al cambiamento climatico.
Lo scontro interimperialistico avviene, oltre che per i mercati e le posizioni geostrategiche, per l'accaparramento di materie prime e/o il controllo di produzioni importanti. Tra queste vi è, ad esempio, la produzione di neon, fondamentale per la realizzazione di intelligenza artificiale sempre più tecnologicamente performante, campo in cui vi è fortissima competizione fra Cina e USA; e tale produzione avverrebbe in fabbriche situate in Ucraina: a Mariupol e a Odessa. Un altro dei motivi del conflitto, insieme alle altre ingenti risorse di tali territori, spesso lasciate in ombra dai media.
Altro possibile effetto della guerra ucraina è una ulteriore carestia in Africa. Sono ben 27, infatti, i Paesi che lì dipendono, in misura variabile, dal grano esportato da Russia e Ucraina. La prima è la maggiore esportatrice di cereali nel mondo, la seconda è quinta; insieme forniscono il 30% del grano e il 20% del mais mondiali. Nordafrica e Medioriente sono le aree più dipendenti: Egitto, Giordania, Libano e Tunisia importano più della metà del proprio fabbisogno. In molte parti dell'Africa nera, in Siria ed in Yemen il cibo era già razionato per siccità, carestie e guerre; con le esportazioni russo-ucraine bloccate, la situazione non potrebbe che peggiorare!
Attualmente la Russia ha ridotto le sue esportazioni verso diversi Paesi, mentre sta tenendo bloccate navi ucraine cariche, pare, di 4,5 milioni di tonnellate di grano nei porti. Una delle conseguenze di un eventuale stretta nelle controsanzioni russe non potrà che essere un massiccio aumento dell'emigrazione nel Mediterraneo e in Europa, che aggiungerà altri milioni di migranti ai numerosi profughi ucraini. Non sarà, comunque, una responsabilità solamente russa, dato che si tratta di una condizione, quella del “quarto mondo”, determinata da tutti gli imperialismi, non ultimo anche quello cinese...
Già si erano verificati innalzamenti dei prezzi, a causa dell'inflazione, di cui ne avevano risentito soprattutto i Paesi poveri, che vivono già un razionamento obbligato, ma le restrizioni dovute a questa guerra vanno ad influire sui prezzi dei fertilizzanti, dei carburanti e delle materie prime, secondo i meccanismi tipici del commercio capitalistico, fra i quali le speculazioni non rappresentano di certo il minore contributo. Dopo il primo mese di guerra, l'indice dei prezzi alimentari è aumentato del 12,6%, il più alto dal 1990, trainato dall'aumento del 17,1% dei cereali.
In Italia, già il Documento di Economia e Finanza (DEF) 2022, presentato dal Governo il 13 Aprile prevedeva per quest'anno una riduzione della crescita, insieme ad un incremento della inflazione, dovuto ad energia e alimenti per la guerra ucraina. Ma la realtà, pur non essendo forte la dipendenza da Russia e Ucraina, sta superando le previsioni. Secondo Confagricoltura, sono 2,6 milioni di persone quelle che potrebbero avere problemi di accesso al cibo, come conseguenza della guerra ucraina, e 100mila aziende sono a rischio di chiusura. Con l'inflazione al 6,7%, com'era un mese fa, il Codacons prevedeva una spesa media annua in più a famiglia di ben 2674 euro!...
Mensilmente l'Associazione Altroconsumo procede ad un rilevamento dei prezzi alimentari al dettaglio nei supermercati, e nel mese di Aprile vi sono stati aumenti rispetto al mese precedente, fino al 6,2% in più della farina 00, mentre rispetto ad un anno fa gli aumenti arrivano fino al 43%, con l'olio di semi di girasole. Certamente nei primi due mesi della guerra ucraina vi sono stati consistenti aumenti, ma il fatto che i più grossi aumenti percentuali siano rispetto ad un anno prima, dimostra come le loro cause non risiedano tutte in questa guerra.
A tutto ciò si aggiunge l'aumento delle tariffe energetiche, anche precedente la guerra ucraina (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno X. n. 112 a pag. 2), ed il recente storno di risorse del PNRR da sanità e istruzione, a vantaggio delle spese militari (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno X n. 112 a pag. 3). Inoltre, di fronte a ciò, nonostante la minaccia di disdetta (rimasta tale) dello stesso Bombardieri della UIL (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno X n. 110 a pag. 2), permane addirittura l'indice IPCA per i salari, che testimonia il 6,8% di inflazione, ma ancora senza considerare gli aumenti energetici!...
In sostanza, il potere d'acquisto dei salari, che dal 2010 al 2017 ha perso il 3,5% in 7 anni, lo stesso ISTAT prevede che solo quest'anno perda almeno il 5%, con una inflazione media annuale del 6,2%. Se consideriamo il fatto che la frequenza degli aumenti dei beni tende ad andare sempre più fuori controllo, e l'inflazione potrebbe raggiungere la doppia cifra in breve tempo, la perdita di potere d'acquisto minaccia il disastro, oltre alle perdite di posti di lavoro, legate ad un completo passaggio ad una vera e propria economia di guerra, cui Draghi in persona ha detto che ci stiamo preparando (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno X n. 111 a pag. 3).
Il Governo italiano, insieme a ENI, per sottrarsi ai contraccolpi di eventuali tagli delle forniture di Gazprom, ha provveduto a cercare nuove forniture di gas naturale da Algeria, Egitto e Mozambico, e di gnl da Angola e Congo, senza peraltro porsi alcun problema sulla guerra là in corso (vedi a pag. XY). Oltre a non interessare più neppure le questioni ambientali, legate al trasporto di gnl ed ai rigasificatori di La Spezia, Rovigo e Livorno, cerca di evitare fermate alle aziende e conseguenze della guerra in termini di recessione.
Mentre l'inflazione in USA supera, come ora anche in Russia, l'8%, l'Europa teme l'avvio di una nuova recessione, e gli organismi dell'Unione stanno lavorando per un taglio nelle previsioni di sviluppo, che non si sa ancora dove potrà andare a parare, per cercare di mettere a punto delle contromisure. La combinazione di inflazione e recessione potrebbe rappresentare una “miscela esplosiva”, tale da spingere il capitale sulla china, alle soglie della quale già si trova, di una guerra generalizzata. A pagarne le gravi conseguenze sarebbero, come sempre, i proletari, quelli che dalla guerra imperialista hanno sempre e solo da perdere.
La crisi scoppiata nel 2008 non è mai stata davvero risolta dal capitale, e sia la pandemia, che questa guerra ucraina la stanno aggravando. Alcune conseguenze sono già evidenti per i proletari, ma una risposta complessiva sta tardando. In alcuni Paesi vi sono stati scioperi contro la guerra, ma la coscienza è ancora molto inferiore alle necessità. Qui in Italia è andata crescendo la scadenza del 20 Maggio, che è diventata lo sciopero generale di tutto il sindacalismo di base, mentre, a parte la presa di posizione della Opposizione CGIL, dai vertici dei sindacati confederali in questo senso regna il silenzio, se non aperta complicità col Governo.
Pur con tentennamenti e ritardi, la sinistra di classe, quella che ha individuato con chiarezza il carattere imperialista dello scontro armato in Ucraina, deve partecipare alla scadenza del 20, spingendo per costruire ovunque organismi di base, aperti a chi ci sta, che tengano in piedi livelli di mobilitazione contro la guerra e la politica del capitale e dei suoi governi, che la sta facendo pagare ai lavoratori e ai proletari in genere. E non potrà che farlo in modo sempre più pesante, sia in termini economici, che in termini disciplinari.
L'unica alternativa alla barbarie capitalistica è l'indipendenza della classe in lotta per abolire lo stato di cose presente.

Alternativa di Classe

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