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M A L A M E T R O P O L I

(16 Giugno 2022)

malametropoli

L'apocalittico incendio di Malagrotta brucia, oltre il tmb2,
ogni pannicello caldo politico e comunale,
teso a trasformare in “episodio”
l'endemicità della cancrena metropolitana.
Una vita perennemente intossicata da mille nocività,
frutto dei processi concentrazionari tipici dell'agglomerazione cittadina, e dei loro effetti nefasti sulla salute fisica e psichica degli umani costretti ad esistenze disumane tra insalubrità,
traffico e monnezza.

IL CAPITALISMO E' MONNEZZA!
E così anche la “città dell'ambiente “è andata in fumo, come le promesse di ogni giunta comunale.
Il “mostro” di Malagrotta, uno degli impianti di patron Cerroni,
è fondamentale per il ciclo dei rifiuti di Roma.
Oltre alla discarica chiusa nell'ottobre 2013, sono presenti due linee di trattamento meccanico e biologico e un gassificatore, quest'ultimo mai entrato in funzione e in qualche modo abbandonato a se stesso. La seconda linea Tmb andata in fumo tratta 900 tonnellate al giorno. Una quantità impossibile da smistare, stante anche la carenza cronica e l'incendio del 2018 al Tmb Salario.
Un disastro annunciato, più volte denunciato dagli inascoltati abitanti di zona.
Un disastro puntualmente accaduto, per un impianto che smaltiva il 30% dei rifiuti di Roma, cui sono pronti da sostituire incerenitori e termovalorizzatori a Casal Selce.
Un disastro prevedibile per un tmb già in emergenza da sovraccarico, lasciato alla sua sorte dal fetido intreccio tra incuria e profitti.
Ora si chiudono asili ed uffici, si sigillano finestre, per provvedimenti altrettanto improvvisati, carichi di rassicurazioni postume puzzolenti almeno quanto il fumo acre della discarica in fiamme.
La realtà è sotto gli occhi di tutti, ed è una realtà che mescola incompetenza a clientela, mentre il ciclo della malametropoli si perpetua, inevitabile, nel tempo, attraversando giunte e sindaci comunque colorati.
D'altra parte, questo modello di sviluppo non può fare a meno della megaurbe, snodo di affari commerci della “civiltà” capitalistica.
Capire questo non è, automaticamente, risolvere problemi strutturali legati a processi storici ed a formazioni economico-sociali secolari, ma potrebbe servire almeno a non illudersi più rispetto ad “impegni elettorali” o a “opposizioni” propietarie.

I “movimenti del no”, a vario titolo ed in varie forme, dalle più istituzionali alle più “antagoniste”, sono di per se pervasi da un interclassismo individualista, attraversati da pulsioni proprietarie legate al decoro affaristico di carattere turistico/bottegaio.
Dietro l'ideologia della “salute e sicurezza dei cittadini”, di difficile realizzazione nella disumanità capitalistica, si cela la volontà, strumentalizzata da sindaci, municipi, partiti e lobby commerciali, di impedire la presenza “nel proprio giardino” di scorie, rifiuti e inquinamenti, e di “esportarli” altrove.
Svalutazione di quartieri, negozi ed appartamenti fanno il paio con sbiadite fumosità verdi e con ben più chiare riconversioni ecocapitaliste.
Al di là di pur lodevoli intenzioni di “gruppi e comitati contro le nocività”, questa materialità impone la sua realtà e le sue idee, in assenza di un'analisi e di una organizzazione dell'opposizione autonoma e slegata da condizionamenti politico/elettorali.

E' questa una legge generale del movimento sociale cui non sfuggono le antiche e recenti fibrillazioni intorno all'intenzione, da parte del sindaco di Roma Gualtieri, di realizzare un termovalorizzatore da 600.000 Tn.
Un progetto che al momento si colloca nell'area industriale di Santa Palomba, dove Ama aveva già in programma di realizzare un impianto Tmb.
Un'ipotesi di cui il sindaco non ha mai parlato ma che di fatto ha fatto arrabbiare le amministrazioni P.D. e M.5stelle limitrofe di Albano Laziale, Ardea, Ariccia e Pomezia, oltre a tante altre associazioni tagliate fuori dalla conferenza dei servizi.

In questo caleidoscopio di giunte variamente colorate si muovono onestamente, ma con risultati obbligatoriamente scarsi, coordinamenti sociali oggettivamente impantanati ed utilizzati in pastoie municipaliste e raccordi flessibili comune/regione non propri,
La scelta del sindaco di Roma di ignorare il porta a porta a favore di tecnologie di trattamento dei rifiuti super incentivate e parimenti dannose, ovvero di gestione anaerobica e incenerimento arricchisce chi le gestisce restando molto inquinanti e nocive per la salute della popolazione coinvolta. L'alibi meno discariche non può essere il pretesto per impianti che generano nuovi rifiuti ancora più pericolosi.
E' evidente che scelte “ecologiche” istituzionali, oltre ad essere di difficile realizzazione, lasciano intatte condizioni insalubri e pericolose.

E' un cortocircuito che ha poco a che vedere con “volontà politiche” più o meno radicali, e molto a che spartire con la metropoli, il suo ciclo di sviluppo concentratorio di esseri umani, di produzione, consumi, rifiuti.
E con l'eccesso di questi, di beni superflui, di cibo, di plastica, di imballi e di tutto il resto. Insomma il suo essere prova cogente di sovrabbondanza, dismisura, eccedenza.

Più che un “ripensamento pulito e socializzante” della piovra metropolitana occorrerebbe prendere atto della sua impossibile umanizzazione, così come della necessità storica di tagliarne i tentacoli.


SOCIETA' INCIVILE

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