il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Comunisti e organizzazione    (Visualizza la Mappa del sito )

Addio, compagno

Addio, compagno

(30 Novembre 2010) Enzo Apicella
E' morto Mario Monicelli

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(Memoria e progetto)

UNA VITA OLTRE L’INDIVIDUALITA'

(22 Giugno 2022)

È recentemente venuto a mancare Romano Storino, figura centrale nella formazione e nell’attività di “Prospettiva Marxista”. Condividendo con i compagni il senso di perdita di un prezioso milite nella lotta rivoluzionaria internazionalista, pubblichiamo il discorso funebre tenuto dal compagno Marcello Ingrao.

una vita oltre l'individualità 2

C’è un adagio, una massima che Romano Storino era solito ricordarci: «Il giudizio su un rivoluzionario si dà sulla tomba». Non era – e non poteva essere, conoscendo la sua natura asciutta, forte, profonda – una futile iterazione, un vezzo. Era la sintesi potente di un concetto, di una riflessione capace di contemplare tanto le difficoltà, le incongruenze, le cadute di una traiettoria umana e politica posta di fronte alle asprezze della realtà storica, quanto i riscatti, le ritrovate coerenze, le conquistate altezze di un tragitto che deve sempre contemplare uno sguardo consapevole sulla complessità. Oggi, sulla sua tomba, possiamo dirlo: Romano Storino è stato un quadro politico marxista, è stato un quadro rivoluzionario. Quella dimensione di quadro, di una militanza giunta ad un livello di coscienza, di assimilazione teorica, di intelligenza politica, di energie umane all’altezza dei compiti storici posti alla politica di classe è stata – oggi lo possiamo affermare pienamente – la cifra della vita e dell’impegno di Romano Storino. Ma la sua esistenza e azione non sono state, né potevano esserlo, un meteorite lanciato inspiegabilmente nel presente, un’entità statica nei suoi lineamenti e nelle sue caratteristiche. È stato un processo, un divenire che ha portato ad una maturazione capace di irradiare una intensa energia in tutto l’ambiente che gli si delineava intorno. Quando lo conobbi, erano gli inizi dell’ultimo decennio del secolo scorso, quando ai giovani di allora venivano offerti in dogma i tristi e avvelenati trionfi capitalistici della fine delle “ideologie” e della Storia, ciò che colpiva in genere più di lui, ciò che veniva più diffusamente percepito, era la forza del polemista, l’appassionata carica dell’oratore, il carisma di un capo divenuto tale in forza di straordinarie doti di motivatore. Già allora quest’immagine scontava una massiccia dose di superficialità. Bastava andare appena un po’ oltre il confine dello stereotipo, del facile ritratto ad uso di semplificazioni non di rado interessate, per cogliere spazi, profondità di una riflessione teorica tanto sobria nel suo esporsi quanto solida e sottile nel suo articolarsi alla prova costante del fatto storico. I passaggi di quel divenire, di quella crescita, possono essere solo per sommi capi in questo momento ricordati: la riflessione sui caratteri, la funzione, il significato del partito. Un “ritorno” questo alle sorgenti più autentiche dell’elaborazione leniniana. In realtà molti dei passaggi più cruciali e significativi della storia del pensiero politico e della teoria rivoluzionaria sono stati in realtà recuperi, commisurati al procedere storico, di acquisizioni e concetti nel tempo finiti incapsulati in una coltre di manipolazioni o di liturgie depotenzianti. Ma questa riflessione sul partito, già così poderosamente essenziale, si è intrecciata, si è alimentata, ha interagito – con una fecondità straordinaria – con l’elaborazione sul processo europeo, sulla questione della possibilità di un’unificazione politica europea nell’era dell’imperialismo, con tutte le sue enormi implicazioni teoriche. Solo affrontando la questione di cos’è il partito, di quali caratteristiche e di quali criteri formativi deve acquisire, si potevano delineare gli spazi di un confronto teorico e politico intorno al nodo europeo, collocato negli snodi nevralgici della dinamica imperialistica globale. E la riflessione sul partito, sulla necessità del partito di fronte ai compiti della comprensione della dinamica imperialistica quale condizione per l’azione autenticamente, coerentemente rivoluzionaria, ha portato con sé quella tensione a misurarsi con le grandi ragioni storiche della perdurante fragilità, della persistente precarietà dell’esistenza del partito, tensione che è poi sfociata nell’elaborazione de Il nemico non visto. Essendo Storino un’intelligenza politica rivoluzionaria, essendo un soggetto politico integrato nel percorso storico della lotta proletaria, il procedere di questo lavoro teorico non poteva che essere tutt’uno con il processo formativo di militanti, con le molteplici forme dell’azione politica sul campo, con i compiti dell’organizzazione (compresi, individuati, definiti nella riappropriazione del concetto di partito di quadri). È la storia di “Prospettiva Marxista”. Ma tutto questo non è ancora tutto. Questa grande opera di recupero, di assimilazione, di sviluppo di capisaldi teorici e politici ha integrato un processo di formazione, un’attività pedagogica rispetto alla quale, personalmente, non riesco a trovare un’esperienza di pari livello che abbia potuto conoscere direttamente. Più che scrivere, Storino tendeva a “far scrivere”, a scrivere insieme, come punto focale ed esito di tutto un percorso di formulazione di ipotesi, di verifiche, di approfondimenti che, guidato da lui con una robustissima intelligenza politica, costituiva un momento di crescita che stenta a trovare esempi analoghi pur in ambiti che si richiamano alla metodologia e all’impostazione scientifica del marxismo. Domande, esigenze politiche, studio, ipotesi, elaborazioni si sono saldati in una dimensione formativa che trovava nella sua figura un perno indispensabile. Non suoni stravagante o inopportuno il richiamo ad una concezione del sapere, della conoscenza, tipica di don Milani: il sapere esiste solo per essere condiviso, il maestro è tale solo perché non può concepire altra forma di conoscenza che non sia quella che deve essere trasmessa, che deve essere fonte a sua volta di crescita. Storino ha recepito, agli albori del suo percorso politico, il meglio dell’intransigenza classista, della forza educativa dell’esperienza milaniana ma l’ha poi integrata, sviluppata, arricchita, e quindi superata, nell’orizzonte del marxismo, concezione del mondo e della storia su cui poggiare così l’unica azione rivoluzionaria possibile nel mondo del capitalismo, nell’epoca della sua putrescenza imperialistica. Più di una volta ho pensato a quali traguardi, a quali apporti sarebbe potuta arrivare la figura di Storino in un’altra epoca della lotta di classe. Ma noi non scegliamo il nostro tempo. Possiamo solo, sulla tomba, cercare di capire se in un determinato tempo un’esperienza politica abbia assolto i compiti che quel tempo richiedeva. Verrà anche per noi il tempo di essere giudicati sulle nostre tombe. Una condizione essenziale per poter far sì che anche per noi il giudizio sia quello della coerenza dell’impegno politico rivoluzionario, sarà la capacità di acquisire, avere viva in noi, nella nostra azione, la lezione di Storino. Come hanno scritto i compagni di Roma nel loro splendido ricordo, è venuto per Storino il momento in cui «la materia di cui era composto ha subito una delle sue infinite trasformazioni». Per noi non esistono spirito, paradisi ultraterreni, esistenze che prescindono dalla materia. Quell’individualità che è stata Romano Storino non è più con noi. Ma noi sappiamo che esiste una vita oltre l’individualità. La nostra comune militanza ha tratti, caratteri, elementi di forza, di identità che non sarebbero esistiti senza aver incontrato l’opera e la persona di Romano Storino. In questo esiste una continuità, una vita che va oltre la singola storia. Pensiamo solo a quante volte dovremo faticare, in un mondo capitalistico che va sempre più imbarbarendosi, nello spiegare, nell’illustrare il significato, la valenza storica del concetto di quadro, di partito di quadri, della possibilità che un proletario – questo concentrato di negazione capitalistica dell’umano – possa diventare quadro della lotta rivoluzionaria. Penseremo allora al percorso umano e politico, alla storia di Romano Storino, figlio autentico, prezioso, della classe operaia, giunto ad essere quadro rivoluzionario, per trovare con più forza ed efficacia le parole giuste, i richiami più forti. Tornerà la classe a produrre numerosi caratteri e intelletti come quelli di Storino, il fatto che possano incontrare ancora il marxismo, producendo quella sintesi umana determinante che è stato Storino, dipende anche da noi, dal nostro lavoro politico. Oggi possiamo dire grazie a Storino, grazie per quello che ci ha dato e per quello che è stato. La sua opera e il suo essere, fusi in una militanza nel suo significato più alto, hanno posto le basi formative per quel consapevole coraggio con cui guardare ai grandi compiti, alle difficili lotte che dovremo affrontare lungo il tracciato di una strategia rivoluzionaria oggi più che mai necessaria e urgente a fronte del riemergere, sempre più palese e drammatico, delle contraddizioni capitalistiche. Una società liberata dalle catene del capitale, dalle leggi disumanizzanti di una mercificazione senza più confini umani non è un sogno, è una necessità di sopravvivenza del genere umano. Di questo necessario risveglio dell’umanità, di questa vittoria dell’uomo sulla merce, sullo sfruttamento che mercifica, di questa grande lotta per una società infine autenticamente umana, Romano Storino è stato parte. Romano Storino sarà parte.

Circolo Internazionalista "Coalizione Operaia"

2260