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Il Comune di Milano taglia quindici sezioni nelle materne: "Calo delle nascite, sempre meno iscritti” dicono al Comune….ma sarà vero?

Anche la situazione a ROMA CAPITALE, nel settore educativo-scolastico, ha delle criticità…

(1 Luglio 2022)

comunicatousi

Trecento posti in meno, per Palazzo Marino non ci sono abbastanza richieste per mantenere il numero attuale. Il sindacato USI al Comune: colpa anche dei disservizi durante la pandemia, tanti genitori hanno scelto le scuole private.
Il prossimo anno Educativo/Scolastico, conterà a Milano, quindici sezioni in meno nelle scuole dell'infanzia comunali di Milano. Che, tradotto, significa un calo di circa 300 bambini, considerando che ogni classe è composta da un numero che oscilla tra i 21 e i 25 alunni. Il motivo è il calo di iscritti in alcune scuole e a conti fatti, dopo aver scorso le graduatorie per assegnare i posti a tutta la platea di richiedenti, Palazzo Marino, in accordo con gli istituti scolastici, ha optato per il "riordino" delle classi, come solitamente si fa quando non ci sono numeri sufficienti per comporre una sezione. A denunciare il calo, però, è il sindacato Usi Milano, che punta il dito contro "l'insuccesso" delle scuole comunali. A Milano sempre meno figli (!?!).
La notizia è arrivata in prima battuta alle educatrici, a cui in questi giorni è stato comunicato il cambio di istituto a causa della soppressione della classe alla quale erano state assegnate lo scorso anno. Il trasloco riguarderà una quarantina di loro. Due sezioni sono state soppresse nella scuola dell'infanzia di via Ss. Trinità, in zona Moscova, dove si passerà da 12 classi a 10. Un'altra sezione in meno si conterà alla materna di via Ruffini, in zona Conciliazione. Scomparirà anche una sezione nella scuola di via Crivelli, a pochi passi dal Policlinico. In zona Niguarda, invece, una classe in meno spetterà alla scuola dell'Infanzia Ciriè/Girola. Un'altra sezione cancellata toccherà alla scuola Quasimodo di via della Giustizia. Una tendenza che sembra in contraddizione con il numero di richieste di iscrizioni alle scuole comunali che ogni anno, ad aprile, superano il numero di posti disponibili. In realtà, al contrario dei nidi dove difficilmente gli istituti comunali riescono ad assorbire interamente la domanda, per le scuole dell'infanzia, a mano a mano che le graduatorie scorrono di mese in mese, a settembre il Comune riesce sempre a soddisfare le richieste di iscrizioni. Anche quest'anno, scorrendo la graduatoria, si è arrivati all'obiettivo di contenere l'intera domanda. Ma le richieste sono andate tutte a buon fine, al punto da richiedere persino l'eliminazione delle classi in esubero. Un fenomeno che Palazzo Marino, sede dl Comune di Milano, motiva con il calo di nascite che ha colpito alcune zone della città piuttosto che altre, secondo diversi trend. Unica eccezione, a quanto pare, è la scuola dell'infanzia di Lampugnano, che quest'anno conterrà una sezione in più dello scorso anno. Secondo il sindacato Usi di Milano, però, il calo degli iscritti non sarebbe solo imputabile al calo delle nascite e all'invecchiamento dei quartieri. Ma anche allo scontento delle famiglie che lo scorso anno si sono trovate a dover affrontare la problematica del post scuola, che per alcuni mesi era stato soppresso a causa dell'assenza, dovuta al Covid, di un numero adeguato di educatrici e insegnanti.

"Molti genitori per non trovarsi di fronte alla situazione dell'anno scorso, hanno optato per iscrivere i figli in una scuola privata, piuttosto che in quelle comunali", spiegano. "Per evitare problemi, in molti hanno deciso di pagare qualcosa in più di retta e assicurare maggiori servizi ai propri figli. È sempre un male dover chiudere delle classi e non garantire un'offerta adeguata ai bambini", aggiunge il sindacato. A detta degli educatori un calo di iscrizioni ci sarebbe stato anche nei nidi, in alcune sezioni "lattanti", dove i bimbi sono passati da 18 a 12. Dall'assessorato all'Educazione di Palazzo Marino, però, fanno sapere che l'accorpamento delle classi è stato dettato da esigenze di riordino e di razionalizzazione. Inutile e dannoso sarebbe stato mantenere aperte delle sezioni con pochi alunni. Le assegnazioni a un istituto piuttosto che all'altro, avvengono in prima battuta sulla base delle preferenze espresse dalle famiglie.
Il calo delle nascite era già iniziato prima del Covid. Nel 2018, i nati residenti nel Comune di Milano erano quasi 11mila e si è passati nel 2020 ad appena 10mila. Secondo l'ultima rilevazione, fatta al 31 dicembre 2021, i bambini da 0 a 6 anni, residenti a Milano, sono 73mila e 500.
La tendenza strisciante, secondo la valutazione di Usi Enti Locali, verso l’indirizzo delle scuole degli asili nido privati, applica al Comune di Milano la stessa pessima strada, già avviata da anni del “modello lombardo della sanità”, oltre alla “riorganizzazione e razionalizzazione” nel settore scolastico educativo, si unisce la progressiva dequalificazione del servizio pubblico, lasciando mano libera al settore privato e convenzionato, dove i costi sono quelli del “mercato”, senza che vi sia un’efficace opera di contrasto da parte degli Enti Locali, dove la pandemia e le chiusure parziali o il riallineamento dei servizi alla cittadinanza, non ha garantito sufficienti misure di sicurezza e di tutela della salute del personale, comunale ed esternalizzato, né un piano programmato ed efficace per il rilancio e potenziamento del servizio pubblico. Tendenza, quest’ultima, che stiamo verificando anche a ROMA CAPITALE, dove mansioni e compiti sono aumentati come carico di lavoro per i servizi ausiliari e di supporto a nidi e scuole comunali, di pulizie, di mensa-ristorazione scolastica dove sono compresi gli istituti statali fino alle secondarie di primo grado, con servizi esternalizzati come il trasporto scolastico riservato (a Roma Multiservizi e per la ristorazione scolastica, a 15 società, una per municipio dove è in appalto), per il personale educativo e scolastico, oltre al fenomeno strutturale del precariato e ai prossimi bandi di concorso per le assunzioni e reclutamento, si accompagnano le misure di protezione non idonee per il contrasto al covid 19, le criticità per l’aumentato numero di utenti con disabilità di vario tipo (in alcuni Municipi come il VI, provenienti anche dai Comuni limitrofi ma iscritti alle scuole romane, per lavoro dei genitori pendolari), che richiederebbero una formazione continua del personale docente ed educativo (in attesa della soluzione dignitosa, per il personale delle cooperative sociali che svolge le funzioni di OEPAC OPERATORE EDUCATIVO PER L’ASSISTENZA E LA COMUNICAZIONE, settore soggetto riorganizzazione con Delibere di Assemblea Capitolina 20/22 e nuovo mansionario approvato dalla Giunta D.G.C. 162/2022, con il meccanismo di accreditamento, che ha selezionato oltre un centinaio di cooperative ed enti non profit, per lo svolgimento del servizio), con sedi non sempre all’altezza della situazione in termini di conformità e di reale superamento delle barriere architettoniche, con manutenzione scarsa degli spazi verdi interni a scuole e nidi, con un forte senso di disagio, per un lavoro che diventa ogni giorno più complesso, oberato di circolari, documenti, carte e “cartacce” (mandate spesso il venerdì pomeriggio o sera, con applicazione dal…lunedì successivo, come se al personale educativo e insegnante fuori orario di lavoro, fosse ammessa una sorta di REPERIBILITA’ E CONNESSIONE CONTINUA A TABLET E CELLULARI PERSONALI, in contrasto con il “diritto alla disconnessione”, valido pure per chi lavora in smart working, lavoro “agile” o telelavoro)…che come ha detto un’educatrice a tempo indeterminato da oltre 25 anni “…ti fa passare la voglia di andare a lavorare in serenità, come era una volta…se non fosse per mantenere famiglia e figli e un salario regolare ogni mese…” . A ROMA CAPITALE, i problemi strutturali sono rimasti quelli di sempre, malgrado gli impegni dell’attuale Giunta di affrontarli, compresa la maggiore apertura di 36 siti e ambiti scolastici aperti in più per l’apertura estiva e attività extra scolastiche, manca ancora un piano programmato di interventi, che sia “visibile” a chi eroga il servizio, nonché alla cittadinanza utente e ai beneficiari, alunni-e di nidi, scuole comunali e statali.

Ci si prospetta, nei servizi scolastici educativi delle grandi città metropolitane, da MILANO A ROMA, un autunno foriero di difficoltà e di disagi, che non saranno risolti con alchimie organizzativistiche o con una marea di circolari e di atti burocratici in continua correzione e integrazione, di non facile applicazione, che hanno come effetto quello di rendere più complicato UN SERVIZIO EDUCATIVO E UN INSEGNAMENTO, ANCHE NELLA FASCIA DI ETA’ 0-6 (da 3 mesi a tre anni), CON DEQUALIFICAZIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO a tutto vantaggio del settore privato e convenzionato, che ha subito forti ridimensionamenti a causa della pandemia e che va, da parte dei sostenitori del meccanismo misto(pubblico/privato), rilanciato, a tutto sfavore del settore e dell’interesse PUBBLICO, che Usi ritiene prevalente e prioritario. Senza dimenticare che chi lavora nel settore privato ha condizioni di lavoro pesanti, diritti collettivi e individuali affievoliti e una debole capacità di autodifesa collettiva e di negoziazione. A QUESTA SITUAZIONE, SERVE MAGGIORE FORZA, ALLE STRUTTURE COMBATTIVE E CONFLITTUALI di lavoratrici e lavoratori, PER DARE VOCE E RINNOVATA FIDUCIA NELLA POSSIBILITA’ DI INVERTIRE LA TENDENZA AL PEGGIORAMENTO E DI MIGLIORARE CONDIZIONI SALARIALI, NORMATIVE, DI SERVIZIO ORIENTATO VERSO DIMENSIONE PUBBLICA E CONTROLLATA DALL’INTERVENTO PUBBLICO, ANCHE CON FORME DI VERIFICA UNENDO LAVORATRICI E LAVORATORI DEL SETTORE PUBBLICO, CON QUELLI OGGI ESTERNALIZZATI E CON I SETTORI SENSIBILI DELLA CITTADINANZA. SE NON ORA, QUANDO?

Usi Enti Locali – aderente a Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912

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