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(10 Ottobre 2011) Enzo Apicella

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    Sulla Rete Nazionale Lavoro Sicuro

    (12 Luglio 2022)

    nuovo si cobas

    I compagni che stanno dando vita alla Rete Nazionale Lavoro Sicuro si sono incontrati a Modena nei locali del dopo lavoro ferroviario per gettare le basi di un progetto che pone la necessità del “lavoro sicuro” in un contesto di recrudescenza delle condizioni di lavoro. In nome della concorrenza economica e commerciale e sotto l’incalzare dei venti di guerra i lavoratori, le donne, i disoccupati e tutti i poveri sono i sacrificabili di questa folle corsa al massacro. Il nostro obbiettivo non è quello di piangere i morti il giorno dopo (questo compito è svolto ipocritamente e stancamente dalle istituzioni) ma difendere vita e salute con l’arma della prevenzione.
    Lo scopo della riunione è stato di definire scadenze e passaggi organizzativi utili ad affrontare una prima uscita ufficiale in cui si andrà ad illustrare ai lavoratori e alle forze sociali il progetto.
    In via teorica si sarebbe fissata la scadenza per il 24 settembre a Firenze. Solo l’affollamento delle iniziative di lotta che le organizzazioni del sindacalismo di base stanno mettendo a punto per l’autunno, consigliano prudenza nell’ufficializzare questo appuntamento. Pur mantenendo ferma questa data saremo parte attiva per non creare sovrapposizioni con le iniziative del sindacalismo di base e della sinistra in genere. Non siamo e non vogliamo essere soggetto altro che si aggiunge al già variegato mondo della sinistra. Vogliamo essere momento di aggregazione per meglio affrontare l’aggressione che muove contro tutto il mondo del lavoro.
    Tutti i compagni presenti e gli altri collegati da remoto valutato di dotare la Rete di un logo. Logo che vuole essere l’espressione di sintesi che caratterizzerà il nostro operare. I più hanno proposto di simboleggiare la nostra azione in difesa dei lavoratori assumendo la figura evocativa della tartaruga che oppone la sua corazza ai nemici.
    Negli ultimi 10 anni, il tributo di sangue sul fronte del lavoro supera in Italia le 21.000 vittime. Da sempre il capitale, sistema di produzione irrazionale e cinico è in guerra con se stesso (gli altri capitalisti). I lavoratori ne subiscono le mortali conseguenze. L’unica guerra che vogliamo combattere e quella per la sicurezza, la vita e la salute.
    E’ stato indicato di affidare la relazione introduttiva al compagno Vito Totire. Questi ha anticipato che il suo intervento muoverà dall’ Idea Forza: l’aspettativa di vita è correlata ai differenti rischi a cui sono esposte le classi sociali. Noi dobbiamo impegnarci a rimuovere e/o minimizzare tutte le condizioni di rischio. Se per il padronato vale la massima: “dopo di me il diluvio”, noi dobbiamo ribadire che l’unica ricchezza che possediamo è la capacità di lavoro. Questo ricchezza dobbiamo preservarla.

    Un tema su cui impegnarsi da subito, sostiene Vito, è l’applicazione delle nuove misure legislative sull’asbesto varate dall’UE che sono più avanzate di quelle nazionali. La gestione delinquenziale che con cui l’INAIL si oppone alle vertenze che presentiamo sfidano il più ardito sofisma: l’esposizione alla fonte che induce morte o patologia, viene detto, deve essere “qualificata”, altre volte l’opposizione è motivata dal non rispetto delle ritualità procedurali. Questi rifiuti che oppongono le strutture pubbliche può essere qualificato come puro negazionismo. Contro questa insipienza istituzionale, capace solo di assegnare medaglie in favore delle città più colpite dall’amianto (ma solo in seguito di eventi tragici e con risalto mediatico) si deve pensare ad una manifestazione nazionale sotto i palazzi del potere.
    Solo la mobilitazione paga! La tragica morte di Luana d’Orazio ha suscitato reazioni nella città di Pistoia ma che ha toccato i cuori e la sensibilità di tutto il paese, ha imposto l’assunzione di 60-70 ispettori. Proprio così, la lotta paga!
    La normalizzazione del fronte interno, in una guerra ipocritamente non dichiarata, non ammette nessun disallineamento. Questo clima di controllo sulla popolazione trova un’applicazione totalitaria nel privare di che vivere gli operatori sanitari non vaccinati. A queste prove di forza del governo è esiziale compattare il nostro fronte.

    Vito conclude il suo intervento, mettendo in luce gli effetti negativi prodotti dall’allungamento degli orari e dei ritmi di lavoro che producono traumi non solo fisici ma anche psichici. Si pensi al fenomeno dell’”abbadono”, indice del superamento della soglia limite della penosità del lavoro. Questo fenomeno oggetto di ricerche sociologiche particolarmente accurate negli Stati Uniti trova un riscontro in Italia proprio tra gli operatori sanitari su cui si scaricano turni di lavoro massacranti e la storica carenza di personale che il recente contratto semplicemente ha ignorato.

    Il compagno Savio Galvani si è pronunciato per preservare alla Rete una struttura di movimento aperta ed inclusiva capace di aggregare nella rete nazionale quanto di meglio si è promosso sul piano locare e settoriale. Queste per massimizzare ed esaltare conoscenze ed esperienze periferiche e settoriali. Per la realizzazione del progetto si deve partire, dalla ricognizione di quanti vogliono essere parte integrante del progetto e avvalersi di quanto di meglio Magistrati, Medici, e altri tecnici possono schierarsi su questo fronte di classe. Essere attrezzati culturalmente e tecnicamente nella gestione delle vertenze è il presupposto per passare dalla denuncia vibrante al colpire concretamente l’unica area sensibile del padronato: il portafogli.

    Un altro compagno, chi scrive, ha fatto osservare che il carattere aperto “assembleare” non deve minimizzare la necessità di avere un piano di lavoro, un calendario ecc. affidato ai compagni che si impegnano nella applicazione e sorveglianza di quanto viene deciso in ambiti assembleari. Il modello aperto che si vuole perseguire avrà un suo momento di verifica con l’impegno effettivo al raggiungimento degli obbiettivi.
    Impegno che non va misurato con la partecipazione agli eventi bensì nella costruzione degli eventi stessi. L’auspicio è che a partire dalle vertenze che già come sportello attivo a Bologna stiamo seguendo si arrivi alla generalizzazione delle esperienze positive e la creazione di altri sportelli in altre città, connessi in rete e/o in podcast.
    Uno dei primi obbiettivi che la rete si è dato ed ha trovato il consenso di tutti gli astanti è nel promuovere la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro e del territorio. L’attuazione pratica di questo passa per la promozione di scuole di formazione.
    Angelo propone di contattare l’area che fa capo a “comma 2”. Questa componente si è costituita in opposizione al varo dello Jobs Act promosso dal’ex premier Matteo Renzi. Suggerisce anche di rilanciare l’inchiesta per fare emergere disagi e problematiche.
    Nell’intervento del compagno Puma si è messo in evidenza quanto fondamentale sia il protagonismo dei lavoratori, che in molti casi anticipa e comprende intuitivamente, quello che dovrebbe essere il campo della scienza e della medicina. A Taranto in un’azienda casearia si scoprì che il latte era contaminato dalla diossina e si attuarono rigorose misure sanitarie quali i sequestro dei formaggi e l’uccisione degli animali. Pur non avendo evidenze statistiche e bio mediche in molti lanciarono l’allarme che anche il latte delle donne potesse essere infetto. Avevano ragione i lavoratori, avevano torto le burocrazie sanitarie concilianti con i potentati politici. Si sarebbe potuto limitare il dramma di tanti bambini nati deformati. 600!
    Ci siamo lasciati, con l’impegno di lavorare alla riuscita dell’iniziativa della Rete a Firenze fissata per il 24 settembre ma suscettibile di variazione.

    si cobas

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