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Verso l’astensionismo attivo e operante

Ovvero: giochiamo in contropiede

(9 Agosto 2022)

Le elezioni del prossimo 25 settembre mettono il dito nella piaga di fronte al crescente astensionismo. Fenomeno peraltro diffuso in tutte le cosiddette democrazie occidentali o meglio capitaliste, Usa in testa, dove sfiora il 60%. L’astensione indica la caduta di consenso nei confronti della politica governativa. Per inciso, le elezioni del 25 settembre cascano in un periodo che per i proletari italiani si annuncia assai fosco. Come sappiamo.

L’astensionismo riguarda soprattutto, se non esclusivamente, i proletari, i senza risorse: coloro che possono mettere sul mercato (ossia vendere) solo la propria forza lavoro, soprattutto fisica, occasionalmente intellettuale. Costoro non hanno altre risorse. Non possiedono capitali (beni!) da investire e mettere «a frutto», sfruttando i proletari o speculando, sempre a danno dei proletari. Ovviamente.

Colpiti dalle dilaganti – e ormai permanenti – iatture economiche, i proletari non si sentono certo «rappresentati» da un ceto politico che, nonostante occasionali maquillage (vedi il Movimento 5 Stelle), alla fin delle fiere difende sempre l’ordine costituito, ovvero il sistema capitalistico dei padroni, fondato sullo sfruttamento dei proletari. E non può e non potrebbe fare altro. Anzi, a ben guardare, sta facendo il sempre peggio... a danno dei senza risorse.

In questi frangenti, una riforma del sistema elettorale, come propongono alcuni politologi (vedi Francesco Riccardi, «Avvenire», 5 agosto 2022, p. 1) – sarebbe solo un flebile palliativo.

Una soluzione assai più radicale la vagheggia il filosofo Eugenio Mazzarella (Se l’astensione dei poveri riporta al voto censuario. Dramma democratico: vanno cambiate le regole del voto, «Avvenire», 7 agosto 2022, p. 3), osservando che alle ultime elezioni amministrative (scorso giugno) solo il 28% degli elettori a basso reddito è andato al seggio. In poche parole: se i «poveri» non votano, perdono il diritto di voto. Semplice: o mangi questa minestra o salti dalla finestra...

In realtà, quella di Mazzarella è una soluzione peggiore del male. L’astensione è una spina nel fianco per la classe dirigente padronal-politica italiana che ne scorge le motivazioni sociali. E ne teme le conseguenze. Come scrivevo recentemente (20 luglio), col dilagare di Covid 19 (una peste endemica), alla siccità, alla miseria, si sono aggiunte le conseguenze della guerra in Ucraina, la fame, ovvero: ecco i quattro Cavalieri dell’Apocalisse.

Di fronte a questa certa prospettiva di tensioni crescenti e generalizzate, la repressione preventiva contro esponenti del Si-Cobas e dell’Usb della logistica di Piacenza ha mostrato la corda, provocando proteste che hanno costretto la magistratura (o meglio i suoi burattinai politici) a fare macchina indietro, gettando acqua sul fuoco. In realtà è caduta solo l’accusa di «associazione a delinquere». La spada di Damocle pende sempre sulla testa dei proletari. Lo sbirro è dietro l’angolo.

A questo punto, si deve fare di necessità virtù, prendendo l’iniziativa in anticipo. Le lotte della logistica sono la punta di diamante di agitazioni che coinvolgono proletari – occupati e non, comunitari e non –, in vicende che solo apparentemente possono sembrare differenti. Sono infatti molteplici le situazioni che coinvolgono i proletari: nelle fabbriche (dalla Embraco Whirpool di Chieri-Torino alla Gkn di Firenze, con al seguito Fca-Stellantis, Ilva...l’elenco è lungo...), nelle campagne del Sud come del Nord, nel pubblico impiego, nella ristorazione... dovunque padroni e padroncini fanno il bello e il cattivo tempo, nell’indifferenza delle cosiddette istituzioni, con al seguito Cgil, Cisl, Uil.
E ricordiamoci sempre che l’industria del capitale è la causa del disastro ambientale: dei quattro Cavalieri dell’Apocalisse.
Contro la catastrofe verso cui siamo trascinati, un’industria non capitalista è auspicabile e possibile.
In breve, un processo unitario delle lotte è quindi auspicabile e possibile. Giocando in contropiede.

Milano, 8 agosto 2022.

Dino Erba

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