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Le elezioni, il boicottaggio, l’alternativa

(25 Agosto 2022)

Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati

Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati

Il parlamento, composto dalle due camere, non è un organo al di sopra delle classi. È uno degli ingranaggi più importanti dell’apparato statale che incarna il dominio della borghesia.

Le camere, i deputati, i partiti politici e i loro legami organici con banchieri e padroni, con l’intero meccanismo dello stato borghese, il sistema di privilegi e di corruzione, di falsità e di violenza tipico del parlamentarismo nell’epoca dell’imperialismo, sono altrettante catene per la classe operaia e le masse lavoratrici. Catene che devono essere spezzate per edificare uno stato di tipo nuovo diretto dal proletariato, un tipo nuovo e superiore di democrazia, senza e contro la borghesia.

La concezione secondo cui la partecipazione al parlamento borghese, per una presunta attuazione delle riforme, porterà alla pacifica trasformazione della società non è che inganno e demagogia. Ancor meno oggi il parlamento borghese può fungere da organo per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia. Mai e poi mai si potrà passare al socialismo tramite il parlamento, la costituzione e lo stato borghesi.

Coscienti di ciò, i comunisti sono favorevoli a utilizzare il parlamento- finché le masse sfruttate e oppresse non avranno conquistato la completa consapevolezza della necessità del suo rovesciamento – al fine di svolgere un lavoro di agitazione e denuncia dei governi borghesi, del sistema imperialista-capitalista, per diffondere le loro idee ed il loro programma, per strappare le masse popolari dall’influenza della socialdemocrazia e avvicinarle alle posizioni rivoluzionarie della classe operaia.

I comunisti non sono astensionisti per principio. Essi considerano le campagne elettorali e l’attività svolta dalla tribuna parlamentare un mezzo di lotta ausiliaria contro la borghesia. La scelta di prendere parte o no alle elezioni, alla campagna elettorale, dipende dalle circostanze e condizioni concrete, avendo ben chiaro che il centro di gravità politico si trova nella lotta per il potere fuori dal parlamento, nelle fabbriche, in tutti i luoghi di lavoro, nelle organizzazioni che raccolgono i lavoratori, nei movimenti che si sviluppano in seguito all’acutizzazione dei contrasti di classe.

Ma esistono oggi le condizioni per una partecipazione alle elezioni? No, non esistono.

Nella competizione non sono presenti liste coerentemente comuniste, marxiste-leniniste, né programmi di lotta di classe e rivoluzionari per la conquista del socialismo e del potere proletario. Non esiste al momento un partito degno del titolo di comunista e non ci sono candidati comunisti da poter votare.

Non vi sono nemmeno liste di unità proletaria (fronte o blocco operaio e popolare) basate su un programma contenente le principali istanze e rivendicazioni urgenti del proletariato, dei movimenti di lotta per l’ambiente, la salute, la pace. Se cammino irto di difficoltà del risveglio di classe avesse generato genuine esperienze di questo tipo le avremmo sostenute, mantenendo in quanto comunisti la nostra identità e indipendenza politica e ideologica.

I fatti parlano chiaro. I liberal-riformisti sono il puntello del grande capitale e dei suoi governi guerrafondai ed aprono la strada alle forze filofasciste. Da parte loro gli opportunisti sono i nemici acerrimi della lotta e dell’unità proletaria, gli artefici della divisione e della dispersione politica della classe operaia e dei comunisti. Preferiscono correre alle elezioni disordinatamente, in solitudine o in accozzaglie capeggiate da populisti “arancioni”, persino in combutta con elementi di estrema destra pur di guadagnare un seggio parlamentare. Si ricordano degli operai solo in campagna elettorale.

Le elezioni farsa del 25 settembre sono organizzate dalla borghesia al solo scopo di preservare l’infame sistema e potere politico capitalistico. I programmi di centrodestra e centrosinistra sono entrambi ispirati al neoliberismo ed entrambi antioperai. Quale che sia il governo che uscirà da queste elezioni, nulla cambierà per gli interessi e le aspirazioni di cambiamento delle masse lavoratrici. Anzi, con l’aggravarsi della crisi generale del sistema capitalistico le condizioni di lavoro e di vita dei salariati sono destinate a peggiorare e il processo di fascistizzazione dello Stato ad avanzare.

In questo quadro, l’astensione attiva, politica,cioè il boicottaggio di queste elezioni-farsa, è la tattica giusta, come spiegato nella nostra dichiarazione “Sulle elezioni antidemocratiche del 25 settembre”.

Chiamare all’astensione significa protestare contro una farsa elettorale messa in piedi per le lotte fra partiti borghesi, rifiutare di votare candidati presentati dalle segreterie di partiti corrotti, voltare le spalle agli ipocriti politicanti borghesi incapaci di dare la benché minima soddisfazione alle esigenze dei lavoratori sfruttati, delle donne, dei giovani.

Chiamare all’astensione significa negare il voto al regime politico della dittatura borghese del centrodestra e del centrosinistra, entrambi conservatori e antioperai, degli opportunisti e dei falsi comunisti, tutti responsabili delle sconfitte e della miseria della classe operaia e delle masse popolari.

Chiamare all’astensione significa non rendersi complici della continuità dello scellerato potere capitalistico sulla società, non sostenere col proprio voto le controriforme del potere borghese, non avallare le politiche antioperaie e antipopolari del partito o dei partiti che andranno al governo.

Chiamare all’astensione significa far emergere tutta la delusione, lo scontento, la collera operaia e popolare, la sfiducia crescente verso l’intera classe dominante e lo Stato borghese oppressivo e parassitario.

Chiamare all’astensione significa rivendicare tutte le lotte operaie, studentesche, popolari, antifasciste, che si sono succedute negli ultimi anni senza trovare alcuna risposta da parte dei partiti borghesi parlamentari di governo o di opposizione, che non fosse la repressione.

Chiamare all’astensione significa non diffondere alcuna illusione elettorale, ma prepararsi alla lotta e allo sciopero generale per il lavoro, per il salario, per la salute, per le pensioni, contro i provvedimenti reazionari, lo sciovinismo e il nazionalismo istigatore di guerra; significa lavorare per creare organismi operai e popolari, fra loro collegati, sulla base delle rivendicazioni urgenti e vitali della classe operaia e delle masse popolari.

Solo con l’unità di azione della classe operaia contro l’offensiva del capitale, la reazione, la guerra e il fascismo, per la difesa degli interessi economici e dei diritti politici delle masse lavoratrici, si può condurre una lotta vittoriosa.

La nostra astensione non ha nulla a che vedere con un appello a “non andare a votare” apolitico, non è una pura e semplice astensione passiva dalle elezioni. È tutto il contrario! È una messa in guardia degli operai e lavoratori tutti contro il pericolo dell’appoggio a questo o quel partito borghese o piccolo borghese; è parte integrante della politica proletaria indipendente, del rifiuto della delega agli ingannatori delle masse lavoratrici, per la ripresa dell’iniziativa rivoluzionaria delle grandi masse operaie e popolari. È un aspetto dell’attività per sviluppare e diffondere la coscienza della necessità e dell’inevitabilità della rottura rivoluzionaria con l’ordinamento capitalista e della costruzione del socialismo come unico modo di risolvere i problemi della classe operaia e dell’intera società.

La via della soluzione dei profondi problemi della società non passa dalle urne e non può essere imboccata dalla borghesia e dai suoi rappresentanti politici, responsabili delle attuali piaghe sociali.

I lavoratori, la maggioranza della società, possono guardare a un futuro migliore e diverso solo se strapperanno il potere dalle mani di una minoranza sfruttatrice e lo prenderanno nelle proprie mani. Ma questo, come l’esperienza storica insegna, non può avvenire per via elettorale.

Per aprire una prospettiva di sviluppo e benessere per i lavoratori e le larghe masse ci vuole un Governo operaio e degli altri lavoratori sfruttati per assicurare lavoro, pane, libertà e una pace stabile con tutti i popoli, per costruire la nuova società senza profitti e sfruttamento.

Questo Governo sarà il conseguente risultato di un’ampia alleanza di lotta fra le classi lavoratrici, gli strati oppressi e sfruttati della città e della campagna, l’intellighenzia lavoratrice, sulla base della direzione della classe operaia e del suo partito rivoluzionario.

Solo con un nuovo potere che poggi sulla maggioranza delle classi lavoratrici e sulla direzione del movimento operaio organizzato si potranno prendere energiche misure per demolire il dominio politico ed economico, le istituzioni e i privilegi degli sfruttatori, attuare la nazionalizzazione socialista assicurando che la produzione abbia per fine il soddisfacimento dei bisogni sociali di un’umanità evoluta e non i profitti di una minoranza sfruttatrice.

Esiste dunque una prospettiva, un’alternativa reale, che noi comunisti (m-l) sosteniamo in continuità con le tradizioni rivoluzionarie di lotta della classe operaia e dei lavoratori del nostro paese.

Per avanzare su questa strada, per farla finita col potere di una minoranza di parassiti, occorre prima di tutto ricostituire il Partito del proletariato, forza decisiva e direttiva della lotta per un nuovo ordinamento sociale. Questo è il motivo per cui chiamiamo i sinceri comunisti, gli elementi avanzati e combattivi della classe operaia ad organizzarsi e ad unirsi al nostro lavoro, senza sprecare il tempo con le pagliacciate elettorali e parlamentari.

25 agosto 2022

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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