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(7 Gennaio 2010) Enzo Apicella

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INDOVINA CHI?

(2 Ottobre 2022)

mussolini ?

Vogliamo proporre ai nostri lettori una sorta di divertissement (si fa per dire) politico-letterario.

Riteniamo l’articolo che segue un’eloquente sintesi delle posizioni politiche espresse dalla vasta area di una certa “sinistra rivoluzionaria”, di varia origine e vario indirizzo, riguardo alla guerra in corso sul territorio ucraino da ormai sette mesi.

Ritroviamo racchiuse in questo testo le istanze di tutte quelle forze – o debolezze – politiche che in varia forma e misura hanno contestato la natura imperialistica del conflitto – da un lato o dall’altro, o addirittura da entrambi –; che hanno proclamato la necessità di sostenere la cosiddetta “resistenza” ucraina contro l’aggressione russa, in ossequio ai dettami della “guerra di liberazione nazionale” e della difesa “incondizionata” del “diritto all’autodeterminazione”; che hanno altresì riconosciuto la natura imperialistica del conflitto ma al tempo stesso hanno trovato escamotages sofistici per esimersi pavidamente dall’assumere una posizione conseguentemente internazionalista, ad esempio falsificando con miserabile disonestà il concetto di “disfattismo rivoluzionario” ed adattandolo alle proprie esigenze codiste e di bottega.

L’elemento che accomuna le attuali varie espressioni di quello che abbiamo definito in precedenza socialimperialismo – e le parole per noi hanno un peso di cui ci assumiamo piena e integrale responsabilità, ora e per l’avvenire – è il tentativo di mutilare o di stiracchiare il marxismo e il principio internazionalista sul letto di Procuste di interessi estranei alla classe operaia, pur reclamando a gran voce una coerenza internazionalista nei fatti insussistente e ergendosi in “difesa” di un marxismo che non può definirsi tradito soltanto perché non lo si è mai compreso né ad esso si è mai realmente aderito.

Come nel famoso gioco da tavolo chiediamo al lettore di indovinare chi ha scritto l’articolo che segue e chi potrebbe riconoscervisi “incondizionatamente” (termine oggi molto in voga). Al primo quesito forniamo risposta noi stessi in fondo al testo, per quanto concerne il secondo… ognuno dia la risposta che preferisce; c’è l’imbarazzo della scelta.
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[…][1] Noi vogliamo rimanere – fino all’ultimo – fedeli alle nostre idee di socialisti e di internazionalisti: il turbine potrà travolgere le nostre persone, ma non travolgerà la nostra fede.

Purtroppo la «posizione mentale» del socialismo è una cosa, e la posizione «storica» del socialismo è un’altra. La prima è determinata dalla logica pura per cui date certe premesse dottrinali ne conseguono determinate conseguenze in un rapporto dialettico di causa a effetto; la posizione «storica» del socialismo è il risultato dell’azione complessa di diversi fattori e circostanze. L’uomo non è o non è soltanto un animale raziocinante, ma è anche un essere senziente: talvolta la ragione è sopraffatta dal sentimento e la logica non resiste all’empito della passione. Non si può pensare, se non sul terreno della «logica pura», un socialismo totalmente estraneo e refrattario al gioco delle influenze ambientali: bisognerebbe supporlo come una creazione miracolosa de tout pièce senza radici nel passato, senza contatti colla realtà del presente,… e con quali probabilità di vita nell’avvenire? Nessuna. Una costruzione meravigliosa, ma assurda. Anche l’assurdo può essere meraviglioso. Noi pensiamo all’«unico» di Stirner. Ora secondo l’inesorabile «logica» pura dei princìpi, l’atteggiamento dei sostenitori da sinistra della resistenza ucraina o delle ragioni russe[2] sarebbe incomprensibile e ingiustificabile. (non ha gridato Marx: «Proletari di tutti i paesi unitevi»?); ma se noi non ci rinchiudiamo «nella solitudine astratta della nostra coscienza» […][3] il nostro giudizio dovrà essere necessariamente diverso. Bisognerà «comprendere» prima di condannare.

Ciò detto noi raffermiamo il nostro proposito di restare sino all’ultimo sul terreno «logico» del socialismo. Ecco perché i motivi guerreschi modulati in questi giorni sulla trama della liberazione nazionale[4], della democrazia da salvare, dei confini da correggere, degli «equilibri» più o meno famosi e più o meno instabili da mantenere, ecc. ecc., ci lasciano indifferenti.

Avremmo qualche altra considerazione da fare […][5]. Che sia «sciocco» parlare di «barbarie russa[6]» è verissimo. Noi abbiamo sempre distinto il popolo russo[7], dall’organizzazione militare dell’Impero russo[8]. Il popolo russo[9] ha recato il suo contributo di opere immortali al patrimonio dello spirito umano.

Ma non si può negare d’altra parte che l’ossatura dell’Impero russo[10], […][11], sia arretrata[12] e tardigrada e, in molte manifestazioni del suo militarismo, barbarica. Le sevizie ai soldati lo provano. Ricordiamo […][13] che in Russia, con i suoi 146 milioni di abitanti, esiste il diritto di voto ma non esiste una vera democrazia[14]. Si[15] vorrà ammettere che tra il regime degli oligarchi di Putin[16] e quello della democrazia ucraina[17], la differenza non è proprio del tutto trascurabile…

Che poi, quella scatenata dalla Russia[18] sia una guerra «aggressiva» è fuori di dubbio. I media di tutto il mondo lo documentano[19] nella maniera più esauriente. Certo la guerra era fatale dato il sistema della «pace armata» inaugurato dall’imperialismo unitario[20]; bisogna però riconoscere che si deve alla Russia[21] l’anticipazione dell’uragano […][22]. È necessario più che mai restare internazionalisti[23], anzitutto e soprattutto internazionalisti[24].
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Il testo che abbiamo riproposto e di cui, pur senza alterarne il senso generale, abbiamo modificato alcune parole e frasi (evidenziate in grassetto e riportate in nota nella loro versione originale) per renderlo meno riconoscibile e maggiormente legato alla contemporaneità, è un polemico cappello introduttivo che Benito Mussolini, allora direttore dell’Avanti!, antepose il 16 agosto 1914, pochi giorni dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale, alla pubblicazione dell’articolo di Amadeo Bordiga In tema di neutralità – Al nostro posto![25].

In questo cappello, il Mussolini ancora membro del Partito socialista italiano – che, a dispetto di quanto viene affermato anche in taluni ambienti di sinistra, non fu mai un marxista per quanto abbia avuto un ruolo rilevante nella sinistra del PSI – distingue tra socialismo “logico” e socialismo “storico”, ovvero tra la teoria “astratta” e le mutevoli situazioni reali. Se la teoria socialista, afferma Mussolini, non vuole rimanere una “meravigliosa ma assurda” costruzione “logica”, deve adeguarsi ai mutamenti storici, specie se grandiosi e travolgenti come una guerra. Dunque, dal punto di vista di questo “marxismo” è certamente “logico” mantenere una posizione internazionalista di fronte ad un conflitto tra nazioni capitaliste, ma, dal punto di vista “storico”, non si può non distinguere tra “aggressori” e “aggrediti”, non si può non distinguere tra nazioni “democratiche” e nazioni “autoritarie”, non si può non tenere conto di elementi di barbarie “feudale”… oppure – per tornare a tempi a noi molto più prossimi – non si può non analizzare “il grado di purezza chimica” della maturazione imperialistica di singole nazioni considerandole isolatamente dal contesto delle relazioni sul mercato capitalistico mondiale.

Sappiamo bene dove questi inizialmente timidi “distinguo” abbiano condotto l’autore. Seguendo questo procedimento “storico”, ieri, il Belgio non era la Germania, e oggi, l’Ucraina non è la Russia.

Oggi come ieri si indicano i singoli alberi per distogliere l’attenzione dal putrido bosco imperialista. Oggi come ieri, l’onda emotiva prodotta artatamente dalla stampa borghese di tutto il mondo – e di tutti gli schieramenti – deve necessariamente sommergere qualsiasi considerazione razionale, così esige il marxismo “storico”… non siamo forse anche noi internazionalisti fatti di carne, sangue e sentimenti? Lo siamo, e di grandi passioni, teniamo a precisare, eppure non è il “turbine” della realtà quello che nei grandi tornanti storici – ma anche in quelli più modesti – travolge presunti schemi. È l’immagine della realtà, precisamente quella che la classe dominante somministra con tutti i mezzi a sua disposizione, a travolgere, consapevolmente o meno, caratteri non all’altezza di convinzioni a cui si è disdegnato di dare solide radici; e, nel caso delle organizzazioni politiche, è il “vedere il gioco” della realtà a mettere a nudo la dicotomia tra interessi concreti e convinzioni posticce.

Quantomeno, Mussolini, seppure subdolamente, ebbe la decenza di proporre di scostarsi dalla lettera per affermare quello che riteneva essere lo spirito del socialismo, mentre oggi chi ne infanga spirito e lettera giura e spergiura sull’ortodossia marxista e internazionalista.

Tuttavia, la distinzione operata da Mussolini ci fa tornare in mente anche le sempre ricorrenti – e flaccide – accuse di “principismo” o le professorali esortazioni ad “analizzare concretamente la realtà concreta” rivolte contro chi si sforza di applicare il metodo marxista senza tradire i princìpi che quel metodo ha permesso di distillare.

Come a suo tempo, e adeguatamente, Bordiga rispose al Mussolini, se si erige arbitrariamente una barriera invalicabile tra la realtà sociale e la teoria che la studia ed esplica per trasformarla e se si considerano i princìpi desunti dallo studio della realtà sociale come predicati ad essa giustapposti, non si è marxisti, si è qualcos’altro. In questo, Mussolini, in quanto espressione di una mentalità politica, ha avuto molti eredi. Eredi che si ritrovano anche negli ambienti apparentemente più insospettabili, ben al di là dei confini delle famiglie che si muovono nel solco dello specifico – e infame – percorso politico che l’apologeta di Stirner e Nietzsche intraprese dal 1914 in avanti.


NOTE

[1] Omissis: Nell’articolo forte e stringato che pubblichiamo più oltre, il compagno Bordiga difende validamente quella che potrebbe essere definita la «posizione mentale» del socialismo dinnanzi alla guerra. Abbiamo appena bisogno di dire che salvo talune affermazioni, noi concordiamo sostanzialmente col compagno Bordiga e ci rimettiamo a quanto abbiamo scritto in polemica coll’Unità di Firenze.

[2] Nel testo originale: socialisti francesi e tedeschi

[3] Omissis: come dice appunto il Bordiga

[4] Nel testo originale: dell’irredentismo

[5] Omissis: su talune affermazioni dell’articolo di Bordiga

[6] Nel testo originale: tedesca

[7] Nel testo originale: la razza tedesca

[8] Nel testo originale: tedesco

[9] Nel testo originale: La razza tedesca

[10] Nel testo originale: tedesco

[11] Omissis: ossatura modellata sulla Prussia

[12] Nel testo originale: feudale

[13] Omissis: al Bordiga

[14] Nel testo originale: Prussia (e la Prussia coi suoi 42 milioni di abitanti è la colonna dell’Impero) il diritto di voto per la classe operaia non esiste ancora.

[15] Nel testo originale: Il Bordiga

[16] Nel testo originale: Junker

[17] Nel testo originale: francese

[18] Nel testo originale: Germania

[19]
Nel testo originale: Il Blue Book inglese lo documenta

[20] Nel testo originale: dal capitalismo europeo

[21] Nel testo originale: Germania

[22] Omissis: Qualche altra osservazione d’indole affatto secondaria ci resta sulla penna. Non vogliamo schiacciare l’articolo, sulle cui affermazioni fondamentali, come abbiam detto, pienamente concordiamo.

[23] Nel testo originale: socialisti

[24]
Nel testo originale: socialisti

[25] Avanti!, N. 225, 16 agosto 1914, XVIII (a, 597).

Circolo Internazionalista "Coalizione Operaia"

Fonte

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