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L’eredità del colonialismo europeo è ancora visibile nelle flore aliene

Lo spostamento delle specie in tutto il mondo avrà un impatto duraturo sulla biodiversità e sui mezzi di sussistenza umani nel lontano futuro

(21 Ottobre 2022)

nature eco evo

Secondo lo studio “Naturalized alien floras still carry the legacy of European colonialism”, pubblicato su Nature Ecology and Evolution da un team internazionale di ricercatori guidato da Bernd Lenzner e Franz Essl dell’Universität Wien, «Le flore aliene nelle regioni che un tempo erano occupate dalla stessa potenza europea sono, in media, più simili tra loro rispetto alle regioni esterne e questa somiglianza aumenta con il tempo in cui una regione è stata occupata».

Il team di ricercatori spiega che «La ridistribuzione globale delle “specie aliene”, cioè specie originariamente non autoctone in una specifica regione geografica, è strettamente legata allo spostamento umano, acceleratosi con l’inizio dell’esplorazione e del colonialismo europei alla fine del XV secolo. All’epoca le potenze europee introdussero specie principalmente per ragioni economiche al fine di garantire la sopravvivenza della loro popolazione e favorire lo stabilirsi di insediamenti, oltre che per ragioni estetiche e nostalgiche. In particolare, molte specie vegetali sono state introdotte da e verso le regioni colonizzate per l’alimentazione, il foraggio o l’orticoltura e hanno nel tempo stabilito “flore aliene” in queste regioni».

Lenzner, un macroecologo del Biodiversity Dynamics and Conservation Group dell’università di Vienna e principale autore dello studio, evidenzia che «Le politiche commerciali restrittive dell’impero europeo assicuravano che le piante fossero scambiate prevalentemente tra regioni occupate dalla stessa potenza. Quindi, l’insieme delle specie scambiate tra le regioni era limitato all’estensione dell’impero e di conseguenza le regioni diventavano più simili nella loro flora rispetto ai territori al di fuori delle regioni: un processo che si è intensificato con il tempo in cui una regione è stata occupata dall’impero».

Lo studio di mostra che questo processo è altrettanto importante di altri fattori trainanti della diffusione di specie aliene, come lo sviluppo socioeconomico o la densità di popolazione in una regione, che spiegano come sono distribuite oggi le specie vegetali aliene.

Inoltre, le regioni che hanno svolto un ruolo economico o strategico importante negli imperi mostrano una somiglianza ancora maggiore nelle loro flore aliene rispetto a tutte le altre regioni di un impero. Queste regioni includono, ad esempio, ex centri commerciali come le regioni dell’arcipelago indo-malese che erano cruciali per il commercio internazionale delle spezie. Ma questo vale anche per isole come le Azzorre o Sant’Elena che erano importanti scali durante i lunghi viaggi transoceanici. I ricercatori affermano che «Le dipendenze basate sugli imperi storici europei prevalgono ancora oggi, si manifestano ad esempio nell’esistenza di territori d’oltremare o lingue comuni tra le regioni del mondo che ancora modellano il commercio preferenziale e quindi lo scambio di specie vegetali aliene».

Nel 1860, una spedizione britannica invase le foreste degli altopiani del Sud America, alla ricerca di semi di china. La corteccia di questi alberi della “febbre” produce il chinino, un composto antimalarico e l’Impero britannico cercava una fonte stabile di medicinali per i suoi soldati e i suoi funzionari in India. Dopo la coltivazione nel Regno Unito, i giovani alberi di Cinchona furono piantati nell’India meridionale e nell’attuale Sri Lanka. Ma il progetto del chinino britannico fallì. Invece, una specie introdotta a Giava, nell’attuale Indonesia, dall’Impero olandese dominò il mercato globale. M gli alberi “alieni” di Cinchona sono ancora comuni in alcune parti dell’India.

Lazner ha detto in un’intervista a Nature che «Il legame tra il colonialismo europeo e le specie invasive è intuitivo ed è stato notato da altri ricercatori». Per testare questo legame, il suo team si è rivolto al database Global Naturalized Alien Flora, che mappa la distribuzione di quasi 14.000 specie di piante invasive. I ricercatori hanno scoperto che «In oltre 1.100 regioni, comprese 404 isole, le regioni un tempo occupate dall’Impero britannico avevano più somiglianze nella loro flora invasiva rispetto agli imperi “artificiali” che il team ha assemblato da regioni casuali. Questo era anche il caso delle regioni che un tempo facevano parte dell’Impero olandese (le ex colonie spagnole e portoghesi avevano composizioni di piante aliene simili a quelle degli imperi artificiali)».

Secondo i modelli del team di Lenzner, «Il clima e la geografia svolgono un ruolo importante nello spiegare la sovrapposizione nella diversità delle specie invasive, ma anche il periodo di tempo in cui le regioni sono state occupate da una potenza imperiale. Le regioni che erano centrali per il commercio, come l’India meridionale per l’Impero britannico e l’Indonesia per l’Impero olandese, formavano cluster con una notevole sovrapposizione nella composizione delle piante invasive».

Lenzner spiega ancora che «L’analisi non ha esaminato quando sono state introdotte singole specie vegetali o perché. Ma aneddoticamente, molte delle piante che venivano comunemente portate negli antichi imperi erano un tempo di valore economico e le loro popolazioni probabilmente erano state stabilite apposta».

Il commercio globale sta cominciando a sovrascrivere l’eredità coloniale delle piante introdotte. Ad esempio, l’analisi ha mostrato somiglianze tra le popolazioni di piante invasive nel Fujian, in Cina e in alcune parti dell’Australia. Sebbene entrambi i luoghi fossero un tempo collegati dall’Impero britannico, anche il commercio globale più recente potrebbe essere in parte responsabile della sovrapposizione. «Stiamo ancora vedendo queste impronte delle eredità dell’impero coloniale di secoli fa – ha detto Lenzner a Nature – Quindi ciò che stiamo facendo e le specie che stiamo ridistribuendo oggi saranno visibili molto lontano nel futuro».

E gli scienziati sottolineano che la comprensione del passato è importante per trarre lezioni per il futuro, Essl, del BioInvasions, Global Change, Macroecology Group dell’università di Vienna e autore senior dello studio, conclude: «Sapevamo che possono volerci decenni prima che le specie aliene si stabiliscano e si diffondano all’interno di una regione in cui sono state introdotte e che questo processo spesso si svolge con un notevole ritardo. Tuttavia, è straordinario essere in grado di rilevare tali eredità dopo diversi decenni, a volte anche secoli, dopo il crollo degli imperi europei. Questo dimostra che dobbiamo essere molto attenti e consapevoli di quali specie spostiamo nel mondo , poiché probabilmente avranno un impatto duraturo sulla biodiversità e sui mezzi di sussistenza umani nel lontano futuro».

Greenreport

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