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Gerusalemme est

Gerusalemme est

(10 Novembre 2010) Enzo Apicella
Prosegue la colonizzazione di Gerusalemme est. Israele ha annunciato ieri un nuovo piano per la costruzione di circa 1.300 nuovi appartamenti.

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(Imperialismo e guerra)

No alla guerra imperialista!

Dichiarazione congiunta degli organizzatori del Convegno del 16 ottobre a Roma

(1 Novembre 2022)

dichiarazione congiunta

Noi, organizzazioni comuniste, militanti, operaie e internazionaliste, riunite nella conferenza nazionale “La guerra in Ucraina, la crisi economica e il grande caos mondiale. Che fare?” svoltasi il 16 ottobre a Roma, facciamo appello alla massima mobilitazione contro la guerra e promuoviamo unitariamente, a disposizione del dibattito collettivo, le tesi seguenti:

La guerra che si combatte oggi in Ucraina tra la Russia e l’alleanza euro-atlantica è un conflitto imperialista,
che ha le sue basi nella crisi generale del sistema capitalista su scala globale e, quindi, in un’accentuata competizione tra le principali potenze capitalistiche. Rifiutiamo tutte le narrazioni ideologiche che mistificano il carattere della guerra e cercano di occultarne la reale natura per costruire consenso a favore di uno o l’altro dei campi belligeranti.

Denunciamo i piani imperialisti della NATO, la sua politica di espansione ad Est e di accerchiamento della Russia come corresponsabili degli sviluppi che hanno portato all’escalation della guerra in territorio ucraino. La più dura opposizione alle strategie imperialiste della NATO, degli USA, della UE e dei governi dei paesi membri, con l’Italia co-protagonista, è parte integrante e irrinunciabile di ogni vera opposizione alla guerra nel nostro Paese.

Condanniamo l’invasione militare russa, la quale, dietro l’alibi della liberazione delle popolazioni russofone del Donbass e della loro legittima aspirazione a emanciparsi dall’oppressione perpetrata dai nazionalisti ucraini, da mesi semina morte e distruzione in nome degli interessi del grande capitale russo, per difendere non il proletariato e i popoli di Russia e Donbass, ma le ambizioni della borghesia monopolistica di cui il governo russo è espressione, di prendere parte attiva ad una nuova spartizione del mercato mondiale.

Denunciamo il regime ultra-nazionalista di Kiev, il suo doppio ruolo di fantoccio delle mire imperialiste statunitensi nell’Europa Orientale e di collaboratore della NATO e dell’UE che hanno avallato le attività di organizzazioni paramilitari apertamente fasciste integrate nello Stato ucraino, le politiche di repressione e persecuzione delle popolazioni di lingua russa, la persecuzione anticomunista. Condanniamo le politiche di privatizzazioni su larga scala e di macelleria sociale nei confronti dei proletari ucraini. Il governo nazionalista di Zelensky non è un mero spettatore dello scontro tra NATO e Russia, ma è responsabile di aver messo il territorio dell’Ucraina a disposizione dei piani di guerra della NATO.

Solidarizziamo con il popolo ucraino, con i popoli del Donbass, con il popolo russo. Denunciamo i rispettivi governi e tutte le forze corresponsabili
delle morti e delle distruzioni che colpiscono in primo luogo i proletari di entrambi i fronti, carne da macello in larga parte costretta a combattere con la pistola alla tempia della coscrizione obbligatoria e delle leggi marziali.

Rifiutiamo le costruzioni ideologiche utilizzate da tutte le fazioni del conflitto per legittimare le proprie politiche. Rifiutiamo la teoria del “paese aggressore” e del “paese aggredito”, che ciascuna potenza utilizza a propria convenienza. Rifiutiamo gli appelli ipocriti al diritto internazionale, che viene quotidianamente violato e interpretato arbitrariamente da tutti gli attori in campo. Denunciamo l’utilizzo strumentale di principi e tematiche come la “difesa della democrazia”, l’autodeterminazione, il diritto di scegliere le proprie alleanze, la “sicurezza nazionale”, i diritti umani, e persino l’antifascismo, come dimostrano i proclami propagandistici del governo della Federazione Russa sulla “denazificazione” dell’Ucraina per giustificarne l’invasione. Contro queste costruzioni ideologiche fatte di menzogne, rilanciamo la parola d’ordine storica del movimento operaio e comunista: guerra alla guerra, disfattismo su entrambi i fronti!

No alle politiche di riarmo. Non una base, non un soldato, non un euro per la guerra imperialista. Denunciamo le politiche di riarmo di tutti i paesi membri della NATO e della UE, a partire dalla scelta del governo Draghi – avallata da tutte le forze parlamentari – di aumentare la spesa militare dell’Italia di oltre il 30%, che fa seguito all’incremento costante delle spese militari negli ultimi decenni. Ogni euro speso per la guerra è tolto alla sanità, all’istruzione, alle politiche sociali.

Il nemico è in casa nostra! La corsa al riarmo dell’Italia è funzionale sia alla maggiore integrazione dell’Italia nei piani di guerra della NATO, ma anche e soprattutto al consolidamento del ruolo, del peso e degli interessi specifici dell’imperialismo italiano. Rifiutiamo la teoria ingannevole secondo cui l’Italia sarebbe una nazione “oppressa” e “priva di sovranità”, da sempre utilizzata dai capitalisti italiani per legittimare le proprie ambizioni. Gli obiettivi della borghesia italiana, sia quando alza la bandiera della fedeltà atlantica sia quando persegue altri piani, sono incompatibili con le aspirazioni e gli interessi dei lavoratori e degli sfruttati. Non esistono comuni “interessi nazionali” che possano rendere accettabile alcuna forma di compromissione delle forze di classe con i governi capitalisti. Rifiutiamo, perciò, qualsiasi declinazione “di sinistra” della prospettiva sovranista.

La guerra dei padroni la pagano i lavoratori e le masse oppresse. Il costo della guerra oggi viene interamente scaricato sui lavoratori, sul proletariato e sugli strati popolari impoveriti dalla crisi. La compartecipazione dell’Italia alla guerra e alla politica delle sanzioni ha oggi un impatto diretto e immediatamente percepibile sulla vita di lavoratori, disoccupati, precari, studenti, pensionati, molto più di quanto non sia mai avvenuto negli ultimi decenni. Non è possibile opporsi al caro vita, al caro bollette, a rincari, inflazione e speculazione sui beni e servizi essenziali, senza mettere in discussione le politiche guerrafondaie dei governi italiani e dell’UE sul tema della guerra, legando assieme la lotta per la pace alla lotta contro oppressione, sfruttamento e salari da fame.

La guerra dei padroni devasta l’ambiente. Polveri, macerie, acque inquinate, aria avvelenata si sommano alle devastazioni della contesa per la ricerca dei metalli rari necessari ai prodotti della cosiddetta “transizione ecologica”, che è una delle direttrici della ristrutturazione capitalistica voluta dai grandi monopoli. La devastazione della guerra si somma alla devastazione ambientale e la aggrava ulteriormente. La questione ambientale e l’emergenza climatica, tra i grandi temi del nostro tempo, proprio come la guerra ci impongono di pensare a un’alternativa di società. Il capitalismo è insostenibile!

Contrastare la propaganda di guerra, rifiutare il veleno del nazionalismo.
Denunciamo il clima di “caccia alle streghe”, la demonizzazione di ogni voce critica sulla guerra e sulle politiche del governo italiano, la complicità della stampa, delle televisioni, degli apparati mediatici e comunicativi che sin dal 24 febbraio hanno messo la propria attività al servizio della propaganda di guerra. Rifiutiamo la retorica dell’“unità nazionale”, già adoperata durante l’emergenza pandemica e riproposta oggi, dinanzi alla guerra, per chiedere ai lavoratori di mettersi alla coda dei loro sfruttatori e accettarne in silenzio i piani di guerra.

Non esiste un “capitalismo pacifico”. Rifiutiamo le teorie della “sicurezza europea” e del “mondo multipolare”.
Gli sviluppi degli ultimi anni confermano che la guerra è intimamente legata allo sviluppo capitalistico e alla natura di questo sistema. Rigettiamo tutte le teorie che, da “sinistra”, promettono l’illusione di uno sviluppo “pacifico” del capitalismo e delle relazioni internazionali, o la possibilità di trasformare la natura stessa delle unioni imperialiste transnazionali, fatte proprie anche dalle forze del Partito della Sinistra Europea, che sostiene il rafforzamento della cooperazione UE sulla “sicurezza” come “alternativa” alla NATO. Rifiutiamo le teorie che utilizzano la parola d’ordine di un “mondo multipolare pacifico” per giustificare il sostegno a quelle nuove potenze capitalistiche che oggi sono contrapposte agli USA. La realtà dei fatti mostra che il mutamento dei rapporti di forza internazionali tra gli Stati capitalisti è un fattore che non solo non è garanzia di pace, ma al contrario acuisce la competizione e la spinge su un terreno qualitativamente più avanzato. La guerra in Ucraina è sotto i nostri occhi a confermarlo.

Serve un’opposizione di classe alla guerra imperialista, che parta dai lavoratori e dagli sfruttati. In assenza di questo, la parola d’ordine della pace sarà trasformata in una parola vuota, a servizio degli interessi di una delle fazioni capitalistiche in campo. Abbiamo visto, lo scorso inverno, manifestazioni per la pace tramutarsi in manifestazioni interventiste, che invocavano l’intervento NATO in Ucraina. Conosciamo bene, sul versante opposto, la “critica” alla guerra nel nome degli “interessi nazionali” fatta da quei settori del capitalismo italiano più apertamente filo-russi, che difendono così gli interessi del loro portafoglio. Queste concezioni non mettono in discussione il sistema predatorio che genera la guerra, ma la collocazione dell’Italia in una fazione di predoni piuttosto che in un’altra. Sono contrari a questa guerra, qui e oggi, ma nel nome degli stessi “interessi nazionali” saranno pronti a sostenerne altre domani, perché la loro narrazione è figlia di quello stesso nazionalismo che contrappone i popoli l’uno all’altro e trascina i lavoratori alla coda dei padroni.

Costruiamo la mobilitazione sociale contro la guerra imperialista e contro l’imperialismo di casa nostra ponendoci in netta opposizione a tutti i piani che stanno scaricando sulla classe lavoratrice il costo del conflitto.
Non permettiamo che sui grandi temi che la guerra in Ucraina ha portato possano prodursi ventate reazionarie che utilizzino la questione del carovita, o le contraddizioni che esploderanno ancor di più nei prossimi mesi, come volano per interessi corporativi. Invitiamo tutte le soggettività comuniste a porsi alla guida dei movimenti di massa posti in essere con le conseguenze sociali della guerra nella prospettiva di tenere un baricentro di classe attorno alle giuste rivendicazioni che stanno mettendo oggi in campo.

Facciamo appello alla costruzione di una grande mobilitazione contro la guerra imperialista.
Lavoratrici e lavoratori, disoccupati, precari, studenti, italiani e di ogni nazionalità devono essere i protagonisti attivi della lotta contro la guerra imperialista. Vogliamo costruire un percorso di lotta e di mobilitazione che si opponga a ogni forma di coinvolgimento dell’Italia nella guerra in Ucraina, che lotti contro i piani imperialisti dell’Italia e del blocco euro-atlantico, che si opponga alle spese militari, all’invio di armi, alla politica delle sanzioni, alla militarizzazione del territorio italiano. Lottiamo per la chiusura di tutte le basi USA e NATO, per l’uscita dell’Italia dalla NATO e da ogni alleanza imperialista transnazionale, che intendiamo come parte integrante e irrinunciabile della lotta rivoluzionaria per una società socialista e il potere dei lavoratori, e non come riposizionamento e riorientamento della politica estera dell’Italia capitalistica. Vogliamo riportare al centro la voce dei lavoratori e di tutti gli sfruttati, farla irrompere in un dibattito politico in cui siamo sempre e solo spettatori passivi e contribuire, in un’ottica anticapitalista, allo sviluppo di un grande movimento di massa contro la guerra.



Da comunisti, militanti, internazionalisti lavoreremo con questo spirito e questi obiettivi in ogni fabbrica, magazzino, scuola, università, quartiere popolare. Nell’immediato, sosteniamo le iniziative promosse per l’autunno dalle avanguardie di classe e dal sindacalismo conflittuale: la manifestazione a Napoli del 5 novembre; la giornata di mobilitazione studentesca del 18 novembre; lo sciopero generale del 2 dicembre; verso la costruzione di una grande manifestazione nazionale a Roma contro guerra e carovita il 3 dicembre.

Casa del Popolo di Teramo

Centro Politico Comunista Santacroce

Collettivo Militant

Csa Vittoria

Fronte Comunista

Fronte della Gioventù Comunista

Laboratorio Politico Iskra

Movimento Disoccupati 7 Novembre

OSA Perugia

Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria

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