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Il governo delle destre: un progetto reazionario e liberista di restaurazione conservatrice

(1 Novembre 2022)

mattarella e meloni

In queste settimane abbiamo assistito a dichiarazioni di diversi soggetti, individuali e collettivi, che, (per interesse, presunta furbizia, o senescenza avanzata) aprivano linee di credito al governo di destra-destra estrema del tipo: “giudicheremo il governo sulla base delle cose che farà”, oppure “potrebbero anche fare scelte imprevedibili” fino all’invocazione “Giorgia stupiscimi”.

Il fatto non può sorprendere perché nei cambi di potere sempre si assiste alla corsa dei tanti per salire sul carro dei vincitori; altri cercano semplicemente di chiudere gli occhi di fronte a una brutta realtà.

Resta nondimeno stupefacente che persone minimamente politicizzate e informate possano aver avuto dei dubbi sulla natura e sulla politica delle forze della coalizione di Giorgia Meloni, vista la loro attività politica, i ruoli di governo praticati, i programmi politici e identitari dispiegati da tempo e riaffermati in campagna elettorale e infine il loro desiderio di rivalsa (vedi gli eredi del MSI), davanti ad una situazione così favorevole, come quella ha permesso a FdI di passare in soli 4 anni dal 4% al 26% dei voti. Le destre e tanto più l’estrema destra è quella che ben conosciamo e che si propone; ha potuto affermarsi elettoralmente ed anche apparire ad una parte della popolazione disorientata, alternativa all’esistente, grazie alle sconfitte e ai terribili arretramenti del movimento operaio e in reazione alle politiche economiche liberiste praticate da tutti i governi che si sono succeduti, compresi quelli del centro sinistra e alle debolezze delle forze della sinistra autentica e degli stessi movimenti sociali. E’ una destra che dispone di una cospicua e pericolosa maggioranza parlamentare, pur non essendo maggioritaria nel paese, grazie ad una legge elettorale infame, voluta dal PD e votata insieme a FI e Lega. Utilizzerà a fondo i nuovi poteri di cui dispone.

Così per i dubbiosi del centro sinistra sono arrivate ben presto le conferme che le destre hanno proprio quel volto oscuro, con l’elezione dei Presidenti delle Camere, con la composizione dei Ministeri (ed anche con la modifica ridicola, ma indicativa delle loro titolazioni), con i discorsi programmatici della Meloni e poi con i primi atti compiuti e quelli preannunciati.

Nemici vecchi e nuovi della classe lavoratrice

Il nuovo esecutivo è un governo di mediocri, di reazionari dichiarati e di post fascisti, di personaggi (ben 11) che abbiamo già avuto modo di “apprezzare” nei precedenti governi della destra o nel più recente governo Draghi, del tutto corrispondente alla realtà politica, ideologica, e materiale delle destre, quella “italietta” gretta e piccolo borghese, che arriva da lontano, ma che nello stesso tempo è ben ancorata ai poteri forti nazionali ed internazionali di questa fase storica del capitalismo.

Il tentativo della Meloni di rafforzare il suo esecutivo con l’immissione di una serie di “tecnici autorevoli” non ha avuto successo, a partire dal ruolo centrale del dicastero dell’economia, per il semplice fatto che gli interpellati hanno preferito continuare le loro carriere professionali piuttosto che impegnarsi in un governo che dovrà affrontare i marosi di una profondissima crisi economica e sociale: troppo rischioso per la loro credibilità in una società italiana in ogni caso ancora assai complessa. Così la nuova Presidente del Consiglio ha potuto utilizzare solo alcuni “tecnici” ben conosciuti per le loro idee conservatrici e già notoriamente legati alle destre come Carlo Nordio (capolista di FdI in Veneto nelle recenti elezioni politiche) nominato al ministero della Giustizia e poi piazzare all’economia il leghista Giorgetti, non certo un’autorità in materia, per altro già noto, da Ministro dello Sviluppo economico, per non aver risolto una sola delle centinaia delle crisi industriali presenti nel paese.

Ma la Meloni ha compiuto il suo capolavoro identitario nominando l’uomo di fiducia, Crosetto, un grande affarista nel settore dell’industria militare, a Ministro della Difesa! Degli intenti di Salvini, Calderoli e Santanché non ci sono dubbi. Richiamiamo invece l’attenzione sul nuovo Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, prefetto di Roma, quindi responsabile dell’ordine pubblico nella capitale, proprio quando gli squadristi di Forza Nuova sono andati indisturbati ad assaltare la sede nazionale della CGIL, poi anche su Eugenia Roccella, ministra della famiglia, natalità e pari opportunità, già portavoce del primo Family Day, contraria all’adozione da parte di persone dello stesso sesso, nemica dichiarata della legge 194 sull’interruzione di gravidanza, una nomina che rappresenta una palese dichiarazione di guerra del governo all’autodeterminazione delle donne e delle soggettività LGBTQ*; ed infine su Marina Elvira Calderoni, ministra del Lavoro di cui molto poco si è parlato. Ma forse questa materia non interessa al governo che vuole lasciarla direttamente alle logiche del mercato capitalista. Ma non è proprio così: la nuova ministra è infatti Presidente dell’Ordine del consulenti del lavoro, quei personaggi ben noti nell’aiutare le aziende a risolvere i problemi che sorgono con i loro dipendenti…..

I propositi programmatici della Presidente di governo

Il profilo politico programmatico che Giorgia Meloni ha espresso nei suoi interventi alla Camera e Senato può essere sintetizzato nella formula usata sul Manifesto da Marco Bascetta in un articolo che condividiamo: “malefico connubio tra estrema destra e dottrina neoliberale”.

Più semplicemente Giuseppe Conte nel suo intervento alla Camera ha sostenuto che la relazione della Meloni si riassumeva nella ben nota triade di “Dio, Patria, Famiglia”, ma il presidente del M5S è stato riduttivo: va aggiunta un quarta divinità, una dea Kalì molto meno simbolica, ma reale a cui tutto quanto si deve sacrificare, si chiama Impresa.

Questa Dea impone, e la Meloni ne condivide la centralità assoluta, una totale continuità delle politiche economiche neoliberiste quali si sono espresse negli ultimi decenni; la società deve essere assoggettata al capitale e alle sue leggi scritte e non scritte. L’attività imprenditoriale dei padroni e delle aziende non deve essere intralciata da “lacci e lacciuoli” (uso il vecchio linguaggio) e il motto del governo sarà “non disturbare chi vuole fare”. Si individua nell’eccessivo carico fiscale sul lavoro uno dei principali ostacoli alla creazione di nuova occupazione e alla competitività delle nostre imprese sui mercati internazionali. La nuova Presidente ripropone trite analisi per altro poco corrispondenti alla realtà che vede molte nostre imprese ben piazzate sul mercato internazionale grazie alla qualità delle produzioni, ma anche per i bassi salari.

Così la Meloni riesce e snocciolare tutte le proposte che da anni centro destra e centro sinistra hanno avanzato e realizzato senza alcun successo (per i lavoratori, non per i padroni) sui diversi terreni, compreso quello occupazionale: riduzione del cuneo fiscale, detassazione degli incrementi salariali integrativi, riduzione delle tasse per le aziende che assumono, contributi alle imprese, semplificazione delle regole e quindi dei controlli, ma anche la tassa piatta ed la liberalizzazione del contante che apre le porte all’evasione fiscale e non solo……

“Libertà, libertà, libertà”,
recita la Meloni… ma avrebbe dovuto aggiungere “di sfruttamento”.

Il governo e la piccola e media borghesia

In questa storia emerge una particolarità italiana, la dimensione e il ruolo della piccola e media borghesia, molto superiore a quelli di altri paesi; molte imprese commerciali, turistiche, dei ristoratori, hanno potuto sopravvivere alla dura concorrenza capitalista solo grazie a un forte sfruttamento dei lavoratori, all’evasione fiscale e contributiva, ai condoni fiscali e ai sostegni dello stato; sono milioni di persone che costituiscono anche la base di massa delle forze delle destra in particolare la Lega e FDI. Quanto ha proclamato la Meloni è del tutto coerente col suo programma e con le attese di tanti suoi elettori e di ogni sorta di affarista del paese.

Per dare soddisfazione a questi soggetti naturalmente bisogna tagliare risorse da altre parti, a partire dal reddito di cittadinanza anche perché, è la narrazione sottintesa, i poveri sono poveri per le loro incapacità e i ricchi sono abbienti per i loro meriti e perché “si sono dati da fare”.

In questo mondo ideologico ed ipocrita (che non è solo delle destre, ma con diverse sfumature della classe dominante tutta) non c’è spazio per prestare attenzione ai 5 milioni di poveri assoluti, agli altri 5 milioni in povertà relativa, alla dimensione enorme della disoccupazione e della precarietà e ai bassi salari e alle pensioni falcidiate da una inflazione che raggiunge ormai il 12%.

Gli incidenti e le morti sul lavoro vengono ricordati, ma solo per ripetere che bisogna far rispettare le regole, quando quel mondo di svilimento della forza lavoro, di centralità del capitale, determinano rapporti di forza e ricatti sui luoghi di lavoro che sono alla base degli omicidi che si producono.

Sulle pensioni la partita è rimandata, il che significa che la legge Fornero funziona a pieno ritmo. Si denunzia il drammatico futuro dei giovani che avranno assegni pensionistici bassissimi nella combinazione tra le attività precarie e il calcolo contributivo, ma per metterci mano si dovrebbe fare tutto il contrario di quello che si vuole fare: rimettere in discussione le leggi sulla precarietà e la controriforma Fornero.

Dal complessivo impianto neoliberista e dalle propensioni storiche autoritarie della Meloni derivano anche i propositi politici ed istituzionali del governo, per altro consoni con le tendenze generali dei paesi capitalisti. Per garantire la stabilità e il progresso servono governi molto stabili e serve il presidenzialismo e, infine serve, per dividere sempre più socialmente i territori, l’autonomia differenziata: ecco la vulgata del nuovo governo. La Meloni non “rivoluziona il sistema”, ma vuole completarne tutte le tendenze più negative sul piano sociale, economico e democratico.

Patria Famiglia e Giovani


La patria viene declinata nel pieno sostegno e rilancio del ruolo imperialista dell’Italia, cioè nella presenza delle truppe italiane in giro nel mondo, come già è stato, per garantire e difendere gli interessi nel paese. La valorizzazione dell’impegno militare italiano, quindi dell’incremento delle spese militari è totale.

Tutto questo è articolato e gestito nel quadro della alleanza con gli Stati Uniti (la Meloni si è precipitata a telefonare a Biden per avere una ulteriore investitura) e della Nato, cioè l’imperialismo italiano strettamente integrato nell’imperialismo occidentale a direzione americana. E la concezione che la Meloni ha dell’Europa, non è certo quella del superamento delle frontiere e della solidarietà delle classi lavoratrici, ma non è neppure quella, per altro del tutto utopistica, di un’unione democratica liberale e unita, ma quella di convenienza sulla base di stati sovrani, come interpretata dalle forze di destra in altri paesi europei. Vedremo cosa potrà succedere nei grandi rivolgimenti in corso. Viene anche rilanciato un imprecisato “ruolo strategico che l’Italia ha nel Mediterraneo”. Per intanto la Meloni non è avvezza ad usare la parola pace, se non come conseguenza diretta della vittoria militare, a partire dalla guerra in Ucraina.

Per quanto riguarda la famiglia, il governo l’interpreta soltanto come quella strettamente tradizionale da sostenere e tutelare, rimettendola al centro della società con “un piano imponente per riscoprire la bellezza della genitorialità”.

Per i giovani tanto sport, un po’ di cultura, ma soprattutto, guarda caso, la “cultura di impresa” del prestito d’onore per gli studi; si proprio quello che strangola per tutta la vita i giovani americani che dovranno pagare in eterno il debito contratto per studiare. Si stanno moltiplicando per altro gli interventi e le sponsorizzazioni di determinate associazioni verso le scuole per favorire la scelta e l’immissione dei giovani nelle forze armate e in quelle di polizia. Se poi i giovani studenti si ribellano ci sono i manganelli… della polizia. E questo sistema di ordine repressivo è già annunziato per tutte le piazze sociali che potranno prodursi.

La sanità, il vuoto e l’irresponsabilità maltusiana e privatista

Dopo tre anni di pandemia, una crisi sanitaria senza precedenti, un dramma sociale enorme, 180 mila morti, ma sono molti di più, la crisi del sistema sanitario nazionale al collasso, questo tema di fondo avrebbe dovuto essere al centro dei propositi del governo e soprattutto dell’impegno a dedicare le risorse necessarie per risolvere i problemi. Invece solo uno scontato e vuoto omaggio ai sacrifici del personale sanitario e l’assenza totale di proposte; una asserzione chiara c’è stata: non faremo più blocchi e restringimenti, ma faremo solo una commissione di inchiesta. Il ministro della sanità Schillaci ha già informato sulla chiusura del bollettino quotidiano di informazione dei contagi e il ritorno anticipato in corsia dei medici No vax, quindi “liberi tutti”. Quindi non faranno più nulla, neanche un’adeguata campagna per le vaccinazioni, come per altro è già avvenuto in quest’ultimo anno; qualcosa però si sta avvenendo su scala sempre più larga, la privatizzazione della sanità; se avrai le risorse potrai curarti, se no, potrai sempre sperare in Dio.

Le/i migranti


Siamo al fondo del barile, alle concezioni più barbare e razziste, “suprematiste bianche” dei peggiori esponenti piccoli borghesi delle destre e della Lega. La logica padronale è semplice: serve un certo numero di migranti, ma solo quanti bastano per poterli sfruttare come vogliamo e senza diritti. Per il resto ci sono le regole della legge Turco Napolitano, poi della Bossi Fini, poi dei decreti Minniti e di Salvini. Così Meloni, con i suoi correi, il ministro dell’Interno e beninteso Salvini, non trova di meglio che riproporre la misura di sempre: fermare le partenze illegali, dare gli strumenti ai paesi del Sud del Mediterraneo per non far partire i barconi, come dire “i migranti disperati possono morire, ma lontano dai nostri occhi, non sul nostro mare e sulle nostre spiagge”. E tempi sempre più duri attendono coloro che soccorrono i naufraghi in mare.

Si potrà mai un giorno processare questi governanti per i crimini commessi?

Un piano di restaurazione reazionaria e neoliberista


Nel suo intervento alla Camera Conte ha denunciato “l’ambizioso piano (del governo) di restaurazione identitaria della società sia sul fronte dei diritti civili sia sul ritorno a modelli sociali reazionari espressi nella triade dio patria famiglia”. E’ vero questi sono gli intenti.

Ma dietro a questa restaurazione identitaria ci stanno anche tutte le misure economiche e sociali regressive che colpiscono le classi popolari. Destre e estreme destre sono ben consapevoli che il loro nemico principale sono le classi lavoratrici e le loro organizzazioni politiche e sindacali; queste devono e vogliono colpire.

Il progetto è ben riscontrabile a partire dalla ricostruzione farsesca delle vicende degli anni 70, in cui la Meloni ha semplicemente dimenticato le trame nere e fasciste e le stragi compiute per fermare l’ascesa del movimento operaio, presentando i missini, come poveri e democratici, picchiati ed uccisi dai “cattivi” della sinistra.

Per oscurare sempre più il paese si vuole cancellare la storia delle lotte sociali e democratiche e che venga azzerato quel pensiero, variamente declinato, democratico, progressista, socialista e comunista, quegli ideali di libertà ed eguaglianza richiamati nella Costituzione del ’48, che hanno costituito un senso comune civico nell’opinione pubblica italiana, per certi versi quasi una religione laica, prodotta dalla vittoriosa Resistenza antifascista, poi dalle grandi lotte operaie e sindacali, ma anche dai grandiosi movimenti sociali e democratici (la scuola e la sanità per tutti, le pensioni, il divorzio, l’interruzione di gravidanza, la riforma della famiglia e del fisco, ecc.). Tutto questo è stato rappresentato e organizzato non solo dai sindacati e dai partiti della sinistra, ma anche dalle strutture associative come l’ARCI e l’ANPI e in molte altre forme di movimento. Stiamo parlando di una cultura sociale e politica che le destre hanno sempre odiato e combattuto perché totalmente alternativa al fascismo e ogni forma di pensiero reazionario, una visione di libertà, di diritti democratici e di giustizia sociale per tutte e tutte che molti speravano potesse realizzarsi pienamente con il superamento del capitalismo.

Meloni e soci vogliono imporre un’altra narrazione della storia del paese, vogliono cioè cancellare la memoria dei punti più alti della lotta di classe, quando le classi subalterne sono uscite dalla passività e hanno provato ad essere protagoniste del loro futuro.

A dire il vero è da anni che la classe dominante, i suoi media e i suoi guru ideologici e tutti i principali partiti operano non solo per oscurare quella storia e gli ideali di una società più giusta e alternativa, ma per far arretrare e sconfiggere il movimento dei lavoratori. Hanno lavorato in questa direzione anche le forze del centro sinistra che hanno rinunciato a ogni idea di trasformazione della realtà, sposando appieno le dottrine neoliberiste, gestendo le politiche dell’austerità e partecipando addirittura alla contrazione della democrazia borghese parlamentare. Oggi la storia presenta il suo conto con l’estrema destra che vuole la sua revanche, cioè imponendo una piena restaurazione identitaria, “sovranista” e nazionalista perché non c’è mai fine al peggio tanto più in una crisi epocale, ambientale e di civiltà come quella che le contraddizioni del sistema capitalista hanno determinato.

Dobbiamo combattere questo governo dei padroni fino in fondo e in tutti i suoi aspetti. Dobbiamo farlo allargando sempre più il raggio di azione di tutte le resistenze e insorgenze, puntando a tenere collegate le lotte sociali e quelle per i diritti, contro il riarmo e le guerre in un’ottica di solidarietà internazionale delle classi lavoratrici. Saremo la prossima settimana a Roma e a Napoli.

Franco Turigliatto - Sinistra Anticapitalista

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