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(14 Agosto 2012) Enzo Apicella

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NADEF: LA CEDOLARE SECCA SUL LIBERO MERCATO NON RIDUCE GLI AFFITTI E AVVANTAGGIA SOLO I PROPRIETARI PIU’ RICCHI

ABOLIRLA LIBERA ALMENO 800 MILIONI DA INVESTIRE NELLA POLITICA SOCIALE DELLA CASA

(10 Novembre 2022)

unioneinquilini

“La Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, presentata dal governo Meloni e ieri approvata con una risoluzione dai due rami del Parlamento, mette nero su bianco dati inequivocabili che dimostrano il fallimento della cedolare secca sul libero mercato e il suo effetto distorsivo.
Infatti, i dati sul recupero fiscale nel settore delle locazioni, dal 2015 al 2019, segnalano un recupero di gettito pari a 724 milioni a fronte di una perdita di gettito, a causa della “tassa piatta” sugli affitti, relativamente ai soli contratti di libero mercato, pari a 1.595 milioni, con una perdita secca per l’erario di oltre 800 milioni.
A questo, come si legge nel medesimo documento, si accompagnano ulteriori due effetti distorsivi:
Nel campo delle locazioni a libero mercato, non si ha alcun effetto significativo di traslazione dei prezzi di mercato degli affitti, cioè questo vantaggio fiscale non si trasferisce in alcun modo in una riduzione dei canoni;
anche solo rimanendo nel campo dei soli proprietari, si evidenzia come di circa il 20% del beneficio fiscale si avvantaggi esclusivamente l’1% più ricco e di circa il 60% di tutta la riduzione delle imposte, se ne avvantaggi esclusivamente il 10% dei proprietari con redditi più alti.
Concludendo: l’impatto di riduzione dell’evasione dovuto all’introduzione della cedolare secca sul libero mercato degli affitti non compensa le minori entrate fiscali (siamo a meno 800 milioni all’anno, solo per quelli di libero mercato); non determina alcun beneficio in termini di riduzione dei canoni e quindi non contrasta minimamente lo tsunami degli sfratti per morosità (causa del 90% degli sfratti emessi); è regressivo in termini distributivi perché premia la porzione più ricca dei proprietari, mentre sostanzialmente non incide sui piccoli proprietari con redditi bassi.
I dati dimostrano in maniera inequivocabile come la cedolare secca sul libero mercato sia solo un regalo alla corporazione dei settori della grande proprietà immobiliare, improduttiva in termini di impatto sociale e regressiva in termini distributivi.
Abolendola si risparmierebbero almeno 800 milioni da investire nella politica sociale della casa.
Siamo vicini a un milione di famiglie in affitto in condizione di povertà assoluta, 150 mila sfratti immediatamente eseguibili per morosità, il tutto alimentato dal dramma del caro bollette e dell’aumento delle spese alimentari. Il problema non è continuare a regalare risorse alla corporazione della rendita immobiliare del libero mercato ma come orientare il mercato verso affitti compatibili con i redditi e, soprattutto, come incrementare l’offerta di alloggi a canone sociale.
Abolire la cedolare secca sul libero mercato è un primo passo in questa direzione”.

Walter De Cesaris, segretario nazionale Unione Inquilini

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