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La solitudine della verità: il capitalismo è distruzione e morte

(8 Dicembre 2022)

frana a ischia

In una intervista rilasciata a Radio Vaticana per commentare l'ennesimo disastro ambientale di Ischia, nonché per parlare della Giornata mondiale del suolo (il World Soil Day), Giuseppe Milano, ingegnere edile, architetto ed urbanista, giornalista ambientale e segretario generale di Greenaccord, ha sottolineato due questioni: «che a mancare irresponsabilmente in Italia non è solo la cultura della prevenzione, ma anche l'architettura della pianificazione territoriale e che, oltre all'abusivismo, esasperato dal dissesto idrogeologico o dal cambiamento climatico, abbiamo in quasi tutti i Comuni piani regolatori vecchi di 30-40 anni che per precise scelte politiche ed economiche non vengono aggiornati, con condizioni di fragilità ecosistemica esasperate dalla corruzione dilagante negli uffici tecnici».
Abbiamo fatto notare all’ingegnere con un commento sui social che, se pur in parte condivisibile, il suo intervento è impreciso e fuorviante intanto perché i disastri ambientali causano distruzione e centinaia di migliaia di morti in tutto il Pianeta, tant’è che in una macabra classifica europea l’Italia non è neanche nei primi posti. Inoltre abusivismo, corruzione e mancanza di pianificazione sono elementi essenziali del capitalismo, il modello socio-economico che domina il pianeta.


La comunicazione


Nella polemica che ne è scaturita, al di là delle giustificazioni – i decessi italiani da vedere in percentuale alla popolazione, gli impatti delle politiche locali rispetto agli interventi definiti top down, ecc. – quello che ci ha colpito è stata la consapevolezza che «quello che viviamo dipenda dalla efferata scelta di adottare il modello liberista», ma che dalla sua decennale esperienza nello studio di questi fenomeni ha imparato che «comunicativamente le cose vanno poste in un certo modo» e quindi «non può dire sempre le stesse cose».
Pur nel rispetto degli studi dell’ingegner Milano a cui, tra l’altro, abbiamo espresso in passato la solidarietà per gli attacchi a mezzo stampa subiti dal sindaco di Bari Decaro, inchiodato proprio dai numeri esposti da Milano sulla devastante cementificazione della città, troviamo sbagliata e foriera di danni gravi la scelta di una comunicazione sterile che per non annoiare il lettore o l’ascoltatore rinuncia a ribadire concetti fondamentali.
Ma la cosa, se vogliamo, più grave è che l’edulcorare (anche se in buona fede) le responsabilità del modello economico capitalista nella sua interezza, concentrando l’attenzione su qualche politico o tecnico corrotto, asseconda le direzioni egemoni nel movimento operaio che evitano di porre la questione all’ordine del giorno negli ambiti proletari: la tendenza a ridimensionare e sottovalutare la questione climatico-ambientale sta condannando a morte le generazioni future.


La verità e la scienza

A scanso di equivoci dobbiamo dire che ha certamente ragione l’ingegner Milano: a dire le cose come stanno, senza mezzi termini, si rischia di rimanere isolati e inascoltati; e la verità (che peraltro l’ingegnere non nega) è che il capitalismo è il primo responsabile delle catastrofi climatiche. Noi crediamo invece che la scienza dovrebbe tenersi lontana dalle sirene della «comunicazione suadente» da cui, tra l’altro, ha origine una delle tecniche più importanti usate dal sistema per continuare a sfruttare indisturbato le risorse del pianeta, il greenwashing.
La perdita di credibilità della scienza ufficiale è conseguenza anche di questa amnesia o meglio della scelta di non «appesantire» le analisi con la sistematica ripetizione dell’origine delle catastrofi e della devastazione ambientale a cui il pianeta è sottoposto.


La coscienza delle avanguardie e quella del proletariato


Altro che liquidare il disastro con la corruzione dilagante! Crediamo che la scienza, così come qualsiasi militante rivoluzionario, non debba avallare direttamente o indirettamente l’attuale arretratezza del proletariato e anche di molte delle sue avanguardie.
Peraltro credere che l’aggiornamento di qualche piano regolatore, da solo, ci salverà dalla catastrofe ambientale o che piantare qualche albero consentirà un rapporto più equilibrato con l'ambiente, è tanto ingenuo quanto farsi abbindolare dalle campagne di greenwashing.
Se la scienza e le avanguardie del proletariato non vogliono finire per essere funzionali ai signori del capitale, nello studio degli ecosistemi non possono non tener conto dello sviluppo storico delle società.
Eludere nei ragionamenti il «fattore antropico» è gravissimo perché priva le masse proletarie di una chiave di lettura che può rappresentare l’unica via di salvezza. È necessario spiegare l’origine dello squilibrio in cui si trova il pianeta e questo è possibile solo attraverso la spiegazione di come è strutturata la società, delle lotte tra le classi sociali, degli interessi economici e dei rapporti di potere che regolano l'appropriazione irrazionale delle risorse del pianeta operata dal capitale.
Caro ingegnere, alle sue paure del rischio di sembrare ripetitivi o di rimanere soli, opponiamo una questione di coscienza e, che piaccia o no, continueremo imperterriti a raccontare la verità e soprattutto a non nasconderci dietro il dito della comunicazione edulcorata: il nostro compito non consiste nel riformare il capitalismo, nel dargli una veste più accettabile per qualche sacca di privilegiati, ma bensì nel rovesciarlo!


Ischia, disastri, condoni e ripresa economica

L’ultimo disastro a cui abbiamo assistito impotenti è stata la frana di Ischia che ha ucciso 11 persone (e mentre scriviamo c'è ancora una donna dispersa).
In perfetta linea con il filo conduttore con cui abbiamo aperto questo articolo, il dibattito pubblico si è subito polarizzato tra chi sostiene che la responsabilità di tutto sia da attribuire all'abusivismo edilizio e chi, invece, punta il dito contro la mancata manutenzione del vallone franato.
Da qui i consueti titoloni del «disastro annunciato» e il tanto ordinario quanto squallido sciacallaggio della politica borghese e dei suoi governi. Addirittura, stavolta, il disastro è avvenuto a stretto giro da quel famoso «decreto Genova» del 2018 in cui furono inserite anche disposizioni relative ad altre vicende che nulla avevano a che vedere con i fatti di Genova, tra cui proprio Ischia.
Al di là dei tecnicismi le disposizioni inserite sono chiarissime e la riparazione, la ricostruzione, l’assistenza alla popolazione sono esplicitamente intese come funzionali alla «ripresa economica» nei territori dei Comuni di Casamicciola Terme, Forio, Lacco Ameno dell’Isola di Ischia interessati dagli eventi sismici verificatisi il giorno 21 agosto 2017.


Disastri naturali?

Nell’ultimo anno e mezzo, fino alla frana di Ischia, si sono verificati numerosi eventi che, sebbene associati ai cambiamenti climatici, sono stati il più delle volte definiti «naturali». Nel luglio del 2021 un’eccezionale ondata di maltempo ha causato alluvioni e inondazioni in numerose regioni della Germania (soprattutto Renania Palatino e Renania Settentrionale – Vestfalia) e del Belgio. Le alluvioni hanno causato 184 morti in Germania e 37 in Belgio.
Questa estate le temperature in Europa hanno raggiunto picchi record, dai 40.3 °C toccati in Gran Bretagna, ai 42,6 °C nel sud della Francia, fino ai 47 °C registrati in Portogallo il 14 luglio. Anche l’Italia è stata interessata, da nord a sud, da lunghi periodi di temperature anomale, accompagnate da siccità e conseguenze negative per l’agricoltura, la produzione industriale e dalla necessità di razionare l’acqua per uso civile in alcune città.
Sempre questa estate un’intera sezione del ghiacciaio di Punta Rocca sul massiccio della Marmolada si è staccata provocando una frana di ghiaccio, acqua e roccia che ha travolto e ucciso 11 persone tra alpinisti ed escursionisti che si trovavano sulla costa della montagna sottostante.
Una fatalità, così è stato definito, sebbene sia stato da subito chiaro il legame con le condizioni meteorologiche del periodo in cui si è verificato e con la tendenza a un progressivo assottigliamento e indebolimento dei ghiacciai delle Dolomiti e di tutto l’arco alpino. No, di naturale nella sparizione dei ghiacciai alpini non c'è quasi niente! Così come naturale e inevitabile non è neanche una delle vittime di questi disastri. Naturale dovrebbe essere solo sottrarre il pianeta e la vita di chi lo abita alla logica del profitto.
Ma se è tanto naturale perché la scienza ha paura di essere ripetitiva?
Non è che, per caso, individuare in modo inequivocabile la causa dei disastri e delle morti può trasformarsi nella scintilla per rovesciare il capitalismo?
Non è che, per caso, è più comodo unirsi alle ipocrite lacrime dei governi assassini che fingono di piangere le vittime, i nostri morti caduti per i loro profitti?
La nostra risposta ripetitiva è: miseria, fame e lutto, pagherete caro, pagherete tutto!

Giacomo Biancofiore - Partito di Alternativa Comunista

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