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Moody's vivendi

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(18 Maggio 2010) Enzo Apicella
Dopo la guerra finanziaria guidata dall'agenzia di rating Moody's, in Grecia ha inizio il massacro di salari e pensioni

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LA MANOVRA SPINGE ALLA POVERTA'
E NEL MONDO LA BARBARIE E' DIETRO L'ANGOLO

(25 Dicembre 2022)

Editoriale del n. 120 di "Alternativa di Classe"

alterclasse

Entro la fine di questo mese è prevista la definitiva approvazione della Legge di Bilancio, la prima stilata da un Governo di destra. A differenza dal passato, fino dall'incontro di Mercoledì 7 con i sindacati, la premier ha dichiarato espressamente su quali contenuti era disponibile ad esaminare modifiche, e su quali, invece, intendeva lasciare inalterato il testo approvato dal Consiglio dei Ministri. Visto l'insieme di contenuti antipopolari, basterebbe già questo fatto per dare il via ad una mobilitazione permanente...
E invece, mentre da un lato la CISL si è associata al sindacato di destra, l'UGL, nel non volere scioperare, dato che “si sta trattando”, dall'altro abbiamo CGIL e UIL che hanno chiamato sì allo sciopero generale, ma in giorni sfalsati dal 12 al 16 a seconda delle regioni, rendendone gli effetti molto meno efficaci. A meno che non si tratti di una tappa verso un vero sciopero generale nazionale. Ma la loro pratica politico sindacale, ed in particolare quanto accaduto l'anno scorso dopo il 16 Dicembre non suggerisce certo ottimismo in tale senso!...
L'incontro del 7, poi, aveva sortito soltanto l'istituzione di specifici “tavoli” di discussione su lavoro, sicurezza, previdenza e pensioni, mentre il Governo ha rinviato ad inizio 2023 nuovi confronti sulla tassazione degli “extraprofitti”, sulla politica industriale, sugli “aiuti” e le imprese. Praticamente, niente!
Il Governo ha approvato il DdL, una manovra da 35 miliardi, insieme al Bilancio pluriennale 2023/'25 e all'aggiornamento del D. P. B. (Documento Programmatico di Bilancio); lo ha poi inviato alla Commissione Europea e trasmesso il 1 Dicembre alle Camere. Contiene una previsione di crescita allo 0,6%, e prevede, per il “carobollette”, 21 miliardi di deficit aggiuntivo, portandolo dal 3,4 al 4,5% del PIL.
La premier si è trincerata dietro al fatto che le risorse sarebbero poche, ma in realtà si tratta di scelte politiche, inevitabilmente e platealmente, favorevoli a chi più ha. Non deve trarre in inganno in questo senso la dichiarata contrarietà di Confindustria, che, in realtà, reclama solo più “coraggio” e più risorse per i suoi affiliati. Dall'esame degli argomenti dell'articolato le scelte emergono in modo lampante.
Gran parte delle risorse, di cui è quasi sempre poco specificata la copertura, sono per ridurre il “carobollette”. Viene istituita una nuova base di calcolo più restrittiva per i famosi “extraprofitti” delle società di import energetico; si passa infatti dal considerare il fatturato, almeno oggettivo come base di calcolo, a riferirsi, invece, agli utili, dei quali verrebbe tassato il 35% (forse il 65% sono i “profitti leciti”!?...): di fatto è una riduzione della tassazione per chi si è arricchito speculando. E inoltre gli “aiuti” così ricavati coprirebbero solo il primo trimestre del 2023, lasciando un'incognita sul resto dell'anno.
Come, del resto, le leggi di bilancio degli anni scorsi, anche quest'anno siamo di fronte ad un trasferimento di risorse a danno di lavoratori e proletari in genere. In materia di salari, non solo questi non sono stati detassati interamente, o, perlomeno, le tredicesime, ma lo stesso taglio del cuneo fiscale, spacciato per “toccasana” dei salari, si limita ad una riduzione del 2 – 3%, che si traduce in pochi euro mensili (al massimo 15 euro!...) in più nella busta-paga dei lavoratori con redditi fino a 35mila euro annuali. Per il pubblico impiego, poi, mancano completamente gli stanziamenti per il rinnovo del contratto...
Con la disputa sulla mera entità del taglio, il Governo è riuscito nell'intento di discutere del solo cuneo fiscale come mezzo per i lavoratori per ottenere un “aumento salariale”, e con Confindustria che, ovviamente, reclama un taglio più forte, sia per pagare meno contributi, sia anche per evitare eventuali aumenti da finanziare in proprio... E lo fa, addirittura, insieme ai sindacati confederali!... Un vero “invito a nozze” per G. Meloni, che, chiamando le cose col proprio nome, si è affrettata a dichiararsi “...assolutamente d'accordo sul tema del taglio del costo lavoro”, che da sempre è una priorità delle forze governative. Proprio un capolavoro!...
Altri 2 miliardi dovrebbero essere recuperati dal taglio del “Superbonus”, della rivalutazione delle pensioni “più alte” e del Reddito di Cittadinanza (RdC). Questa manovra avvia un processo di cancellazione di tale istituto, secondo il principio che deve essere assistito “solo chi non può lavorare”. Si avviano, pertanto, a perdere il RdC, addirittura fra 7 mesi, tutte le persone “in grado di lavorare”, indipendentemente dalla loro posizione sul mercato del lavoro; ed è in balia di esso che, secondo la premier, e non solo, i proletari devono trovarsi!... E così, si comincia da subito a ridurne di un terzo l'importo, già basso!
Con l'inflazione al 11,8%, mai così alta da 36 anni a questa parte e confermatasi a Novembre, risultano ridotti gli stanziamenti reali della Legge di Bilancio per i principali servizi pubblici: scuola, sanità e trasporti. E non saranno certo i pochi euro del taglio del cuneo fiscale a rendere possibile l'utilizzo dei servizi privati ai proletari! Anzi, vengono anche eliminati i sostegni agli inquilini “morosi incolpevoli” (in quanto rimasti privi di risorse). All'aumento della povertà, dovuta a carovita e licenziamenti, il Governo si appresta a dare una grossa mano!...
Su di una cosa la premier non ha tutti i torti: l'evasione non è favorita dall'aumento del tetto del contante a cinquemila euro o dalle misure sull'uso del Pos. O, perlomeno, forse non lo è al livello dell'ennesimo condono, definito stavolta “tregua fiscale”, che, fra l'altro, riduce le sanzioni agli evasori. Poche le critiche politiche a questo provvedimento, dato che il ricorso ai condoni ( e chi evade non sono di certo i lavoratori dipendenti!...) è frequente da parte di tutte le forze politiche parlamentari!...
Sempre a proposito di fisco, viene introdotta la famigerata “flat tax”, anche se, per ora, riguarderebbe solo le Partite IVA fino a 85mila euro annuali di reddito dichiarato, che verrebbe così tassato al 15%. Questa tassa, che prevede aliquote IRPEF comuni, non progressive, premia, di fatto, i redditi più alti, contribuendo a ridurre ulteriormente le risorse per i servizi pubblici.
Vengono poi reintrodotti i voucher, già aboliti nel '17, per più settori, compreso il turismo ed i lavori stagionali, per attività cosiddette “occasionali”. Sono stati una copertura, di fatto, del lavoro nero, che ha insidiato i diritti contrattuali in settori già “delicati”, e non aiutano certo ad unificare al meglio le condizioni di lavoro, lasciando solo il lavoratore, sempre più precarizzato, nel rapporto con il padrone. Ed il nuovo Codice degli appalti, in vigore dal prossimo aprile, taglia la burocrazia, permettendo gli “appalti a grappolo”, con più evasione, infortuni e via di questo passo....
Per quanto riguarda le pensioni, non viene affatto “superata”, né tantomeno abolita, la Legge Fornero, né vengono perequate, facendo marcia indietro quasi totale anche rispetto allo strombazzato aumento del 7,3%. Viene introdotta una nuova quota, la “quota 103”, fortemente penalizzante per chi la sceglie per andare in pensione, mentre vengono previsti incentivi per chi rimane a lavorare fino all'età della pensione. Così si dimostra che l'obiettivo del Governo non è certo quello di fare entrare le nuove leve sul lavoro, favorendo l'occupazione. Viene poi reso ancora più restrittivo il pensionamento con la “opzione donna”.
E' facile capire che la versione finale della Legge di Bilancio subirà, al massimo, qualche “aggiustamento”, mentre bisogna verificare se CGIL e UIL, come risulta probabile, faranno ancora una volta come l'anno scorso, mettendo da parte la mobilitazione ed adeguandosi alla CISL. Nel frattempo, comunque, stanno aumentando i licenziamenti e lo smantellamento di aziende, che spesso vengono delocalizzate, incrementando la disoccupazione e la stessa povertà, sempre più diffusa da inflazione e carovita.
La situazione di vita di milioni di proletari è sotto attacco. La Legge di Bilancio prevede, fra l'altro, un Fondo assistenziale per le famiglie “meno abbienti”, poverissime, mentre tende a spingere i proletari, occupati e non, sempre più verso una condizione del genere. E' in questo contesto di disperazione che un giovane disoccupato siciliano ha scritto su un “social network” una frase minacciosa verso la premier. Il Ministro dell'Interno, M. Piantedosi, ne ha subito approfittato per sollecitare un “fronte comune contro chi alimenta un pericolosissimo clima di odio e di violenza”. In realtà, dovrebbe riferirsi al governo di cui fa parte!...
In tema di atlantismo, poi, il Governo Meloni si mostra in prima linea, ed ha prontamente approvato nel Consiglio dei Ministri del 1 Dicembre il “Decreto NATO”, una proroga a tutto il 2023 dell'autorizzazione all'invio di “aiuti militari” all'Ucraina, peraltro con il plauso di fatto del P. D. e del “centro” di Renzi e Calenda, che avevano proposte analoghe. Sabato 10 il Consiglio UE ha deciso per il 2023 l'invio di 18 miliardi di aiuti all'Ucraina, superando il veto dell'Ungheria.
E Giovedì 15 si è svolto l'ultimo Consiglio Europeo dell'anno, con i temi che G. Meloni ha sintetizzato come “sovranità strategica dell'UE”. L'Italia parteciperà allo “European Peace Facility”, uno strumento finanziario con parziale rimborso degli aiuti militari all'Ucraina, ed alla missione europea di addestramento dei militari ucraini, oltre al pesante impegno nella NATO. Nel frattempo si discute il 9° pacchetto di sanzioni europee alla Russia, oltre che della assistenza finanziaria e nella ricostruzione in Ucraina.
Sulla questione energetica la premier, che è anche Presidente del Partito Conservatore Europeo, ha spinto per l'approvazione del “Price cap dinamico” sul gas, messo poi a punto Lunedì 19, a maggioranza, dai ministri europei dell'energia. Tale prezzo sarà di 180 euro a megawattora, ed entrerà in vigore il prossimo 15 Febbraio, con un differenziale di 35 euro per tre giorni, a garantirne le fluttuazioni di mercato. Ovviamente il meccanismo è considerato “inaccettabile” dalla Russia, che minaccia reazioni.
Anche la “questione migranti”, che non ricomprende certamente gli ucraini, ai quali va data, invece, la “massima accoglienza”, viene trattata dal Governo Meloni in funzione di un crescente ruolo europeo, rispetto ad energia e sicurezza alimentare. Il “partenariato mediterraneo”, infatti, dovrebbe fare dell'Italia un hub di approvvigionamento energetico europeo, anche con l'interconnessione elettrica con la Tunisia, definita “corridoio energetico”, mentre i flussi di migranti vanno sempre più “regolarizzati”, verso il “blocco delle partenze” dal Nordafrica, e secondo la filosofia dello “aiutiamoli a casa loro”.
In questo senso l'intervento del Ministro G. Crosetto al convegno "Italia, Niger, Europa, Africa. Due continenti, un unico destino", della Fondazione Med-Or, presieduta da Marco Minniti (e il cerchio si chiude...). Lamentando un'influenza europea in Africa inferiore a quella cinese, ha detto testualmente che “...Dobbiamo investire in Africa per investire nel nostro futuro; abbiamo affrontato questi temi finora in modo burocratico, bisogna invece misurare i risultati degli investimenti. L'Europa investe sette volte più della Cina in Africa...”.
Mentre il maxiemendamento governativo sulla Legge di Bilancio, ne conferma l'intera sostanza antioperaia, e i pericoli di guerra non diminuiscono di certo (vedi anche a pag. X), sono ancora troppi quelli che non hanno percepito la gravità della situazione, nazionale e internazionale, mentre il periodo natalizio non favorisce di certo le mobilitazioni. E mentre Zelenskij Mercoledì 21 va in USA a reclamare appoggio a sé e aiuti militari per altri due miliardi in più, entro fine anno si attende una videoconferenza congiunta di V. Putin e Xi Jinping sul momento che il mondo sta vivendo.
Positivo, per i lavoratori ed i proletari in genere, l'avere scioperato il 16, e, ancora di più lo sciopero generale del 2 Dicembre scorso e la manifestazione nazionale del giorno dopo a Roma. Ma è ancora poco. E vanno superati i confini nazionali. Al peggioramento che si sta preparando servono risposte di opposizione di classe di vasta portata. La barbarie è dietro l'angolo.

Alternativa di Classe

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