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Ovazione a Dublino

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(5 Settembre 2010) Enzo Apicella
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CINA: LA GUERRA IBRIDA CON GLI USA
E LE PROTESTE DI LAVORATORI E STUDENTI

(30 Dicembre 2022)

Dal n. 120 di "Alternativa di Classe"

Chen Jining

Chen Jining

Si è estesa la collaborazione tra Russia e Cina in molti settori, nella comune esigenza di difendersi dalla pressione degli Stati Uniti e dei loro alleati. L'obiettivo strategico di russi e cinesi è quello di arginare il sistema unipolare statunitense (che ha inglobato anche gli Stati dell'Europa, che hanno dimostrato di non essere in grado di assumere il ruolo di soggetti politici indipendenti) e contrastarne la penetrazione militare, potenziando una reciproca cooperazione finanziaria e commerciale ed insidiando l'egemonia del dollaro nel mercato globale.
Nel conflitto in Ucraina, pare che la Cina non abbia fornito armi alla Russia, ma sicuramente la collaborazione militare tra i due Paesi si è rafforzata. La Russia continua ad esportare tecnologie in Cina, dove le forze armate hanno sviluppato sistemi d'arma, partendo da prodotti russi. I vertici del Consiglio di sicurezza russo e del Politburo “comunista” cinese si sono incontrati per rafforzare la cooperazione militare, potenziando le esercitazioni congiunte e l'attenzione agli scenari più critici.
La Cina sostiene la Russia nella guerra in Ucraina, ma le due potenze imperialiste hanno anche interessi divergenti. Se la guerra in Ucraina andrà avanti, saranno le economie dei Paesi europei ad essere le più colpite, a causa della crisi energetica, che aggiungerà i suoi effetti negativi a quelli della crisi economica in atto.
La Cina, che non si ritiene ancora pronta ad uno scontro diretto con gli Stati Uniti, teme che il protrarsi della guerra in Ucraina possa portare al suo allargamento, coinvolgendo tutte le potenze imperialiste mondiali. Per questo sta usando tutto il suo peso economico e militare per richiamare la Russia alla ponderazione.
Gli Stati Uniti spingono gli alleati alla guerra commerciale con la Cina, ben consci che il Paese di estremo oriente è ormai una superpotenza economica. Gli Stati Uniti provano a provocare la Cina con continue azioni diplomatiche e con cessioni di armi a Taiwan, isola che la Cina reputa una sua regione, parte integrante.
Il Presidente americano, Joe Biden, lavora per ampliare lo schieramento di Stati pronti a seguire la sua crociata contro la Cina. Una guerra commerciale, che è culminata nei divieti di cessioni di apparati tecnologici dall'Occidente a Pechino e nell'impedire l'acquisto di apparecchiature cinesi, legate al settore High tech. Si tratta di misure che sono state imposte perfino ai Paesi alleati, tanto che aziende multinazionali, come Huawei, sono state di fatto estromesse dal mercato globale.
Quella della Cina contro gli Stati Uniti è, invece, una “guerra ibrida”. Ovvero l'attività per il conseguimento di obiettivi strategici di lungo termine, restando nella “zona grigia” della Hybrid Warfare, che potremmo tradurre in italiano come “guerra senza colpi di cannone”.
Si tratta di azioni svolte spesso da agenti non militari o paramilitari, che creano grandi difficoltà nella formulazione di una risposta adeguata, minano la fiducia di alleati e partner di una potenza avversaria, e consentono alla Cina di espandere gradualmente le proprie posizioni sullo scacchiere internazionale, mettendola in grado di poter contrastare la potenza aeronavale statunitense e dei suoi alleati, e, se necessario, colpire gli Stati Uniti nei suoi interessi vitali.
La flotta da pesca è usata dalla Cina per contestare la sovranità sulle ZEE (Zone di Esclusività Economica), non solo nei mari contigui alla Cina: pescherecci battenti bandiera rosso stellata effettuano crociere e battute di pesca illegale dalle Galapagos all'Argentina, passando per le acque peruviane. Nel Mar Cinese Meridionale, invece, i battelli da pesca cinesi spesso sono armati e vengono usati come una forza paramilitare, per ribadire la propria sovranità su quell'intero specchio d'acqua.
I pescherecci della Cina sono di fatto una milizia marittima dell'Esercito di Liberazione Popolare, e le forze statunitensi hanno bisogno di capacità intermedie non letali per affrontarli. Capacità che, attualmente, U.S.Navy e Marines non hanno. Una marina da guerra non è adatta per contrastare questo tipo di minaccia senza generare un incidente, che potrebbe scatenare un'escalation militare.
Le armi non letali (NON LETHAL WEAPONS) sono state sottovalutate dai comandi del servizio navale statunitense; esistono ormai da tempo sistemi che utilizzano mezzi acustici, microonde, armi a onde millimetriche, abbagliatori laser, che sono stati valutati operativamente e che hanno ottenuto risultati.
I marines hanno introdotto il concetto di “capacità di forza intermedia“ nel 2020. Per capacità intermedie si intendono tecnologie e sistemi che forniscono misure attive e proporzionate a metà tra l'effetto deterrente della sola presenza e lo scontro letale, utilizzate per svolgere funzioni belliche. In questo modo, i comandanti delle unità navali hanno più opzioni per andare oltre la scelta tra l'usare la forza letale e non usarla (compiendo ad esempio manovre aggressive).
Proprio per via dell'attività cinese nella zona grigia della guerra ibrida, le capacità di forza intermedia negli Stati Uniti sono diventate importanti. Gli USA danno importanza a questo settore, che porta con sé la necessità di pianificazione delle operazioni in questo, che viene considerato nuovo pericolo. Le capacità di forza intermedia offrono vantaggi fondamentali sul campo, e aumentano le opportunità di successo delle operazioni marittime, riducendo i danni collaterali non intenzionali.
Attualmente negli USA le tattiche e le procedure dello strumento navale non sono concepite per l'utilizzo della forza non letale, la marina da guerra non è in grado di gestire un'escalation, se portata al di sotto del livello del conflitto armato. Nell'ambito della “guerra senza colpi di cannone”, la Cina ha dimostrato di saper usare un concetto operativo che include l'uso coordinato dei media/opinione pubblica, della guerra psicologica, e di saper modellare lo spazio del confronto, creando un ambiente strategico e operativo favorevole, prima delle ostilità.
La Cina, grazie a questo modus operandi, ha più volte saputo modificare le aspettative di attori regionali, e ha sollevato dubbi sulla legittimità della presenza statunitense. Le occupazioni di alcune isole degli arcipelaghi nel Mar Cinese Meridionale hanno fortemente messo in crisi la reputazione degli Stati Uniti da parte dei suoi alleati nell'area, che preferiscono mantenere un atteggiamento di “basso profilo” con il vicino cinese potente, in cosiderazione dei legami commerciali e delle dipendenze economiche che hanno stretto con esso.
Il Mare Cinese Meridionale mette in comunicazione l'Oceano Indiano con il Pacifico. Attraverso di esso e, per il vitale Stretto della Malacca, passano ogni anno merci, per un valore stimato di circa tremila miliardi di dollari. Quel mare è anche importante perchè fonte di risorse ittiche e minerarie: si stima che ci siano riserve certe, pari a 11 miliardi di barili di petrolio.
Si sta svolgendo una guerra non convenzionale nell'Indo Pacifico, dove la milizia marittima cinese svolge compiti di pattugliamento delle frontiere, sorveglianza, trasporto marittimo, ricerca e soccorso. Si utilizzano navi da pesca di medio tonnellaggio, ma anche navi più piccole, con servizi radar e connessioni elettroniche limitate, per rendere difficili la scoperta e la identificazione. Navi piccole, che possono infiltrarsi nelle Zone di Esclusività Economica (ZEE) di altri Paesi.
La guerra ibrida tra Stati Uniti e Cina è uno scontro tra potenze imperialiste. L'attuale guerra in Ucraina, con le tensioni nell'area dell'Indo Pacifico, insieme alla concorrenza sfrenata sui mercati internazionali di merci e capitali, può sfociare in dinamiche incontrollabili.
La guerra è la logica di questo sistema di imperialismi in perenne competizione. Il capitalismo è sempre più soffocato da un insieme di contraddizioni, che interagiscono e si rafforzano a vicenda, minacciando la società con frequenti convulsioni. La borghesia cerca di nascondere alla classe operaia la causa delle guerre, del disordine globale, dei cambiamenti climatici e della crisi economica mondiale.
L'economia cinese è destinata ad entrare in una nuova era di crescita, molto più lenta di quella registrata da almeno un paio di decenni. Il “miracolo economico” del capitale nazionale cinese degli ultimi anni si è basato sul feroce sfruttamento della sua classe operaia e dei contadini. La colonizzazione economica, che è ancora in corso, contiene un forte fattore geostrategico, che proietta la potenza cinese ben oltre i suoi confini.
Il progetto politico della Cina è quello di fare, dei mari dell'Asia, il proprio mare nostrum, tenendo a bada il Giappone, ed escludendo la presenza militare degli USA. E, attraverso l'Africa e il Pakistan, mira ad estendere la sua potenza militare sul Mare Arabico, il Golfo Persico e sul Medio Oriente.
Ogni nazione capitalistica parla di pace, ma tutte hanno raggiunto l'ineluttabile irrazionalità dell'imperialismo, e hanno attivamente preparato e fomentato guerre. Bisogna che siano direttamente gli operai a prendere in mano l'iniziativa contro la guerra, e per migliorare le condizioni di lavoro e di vita.
Nello scorso mese di Novembre, a Zhengzhou in Cina, i lavoratori e le lavoratrici di Foxconn, la più grande fabbrica al mondo di assemblaggio delle componenti per I-phone, hanno iniziato una grande protesta, con la polizia in tenuta antisommossa, che è stata schierata nelle strade per fronteggiare la rabbia operaia.
La Foxconn è il primo datore di lavoro privato in Cina, con circa 1 milione e trecentomila dipendenti sul territorio, è una fabbrica che si distingue per le pessime condizioni di lavoro e le basse retribuzioni. Sono avvenuti suicidi all'interno dei suoi maxi stabilimenti. I primi casi di lavoratori che si sono tolti la vita risalgono al 2007, ma il picco si è registrato in due mesi, tra Marzo e Maggio del 2010, con dieci casi di suicidio. I livelli elevatissimi di stress, i turni di lavoro massacranti, poi ci sono le umiliazioni dai superiori. In totale sono stati 17 i casi di suicidio alla Foxconn in meno di un quinquennio.
Durante le dure proteste di Novembre, decine di migliaia di dipendenti della Foxconn sono scesi in strada, scontrandosi con gli agenti di polizia. Ci sono stati numerosi arresti. Diversi video hanno mostrato le immagini dei lavoratori, bloccati dai poliziotti in tute protettive bianche, con scudi di plastica. Poliziotti che colpivano chi non indietreggiava. A far esplodere la protesta non sono state soltanto le restrizioni per la pandemia da COVID-19, che obbligano i dipendenti a restare confinati negli alloggi della società, ma anche le condizioni lavorative e i salari da fame.
Proteste sono scoppiate anche all'interno di alcuni campus universitari. Importante è stata la mobilitazione alla Tsinghua University, baluardo del governo cinese. Ricordiamo, infatti, che Chen Jining, l'ex presidente dell'università, a Ottobre è stato promosso nel Politburo del Partito ”comunista” cinese, salvo poi essere successivamente scelto per diventare il massimo funzionario di Shanghai, sostituendo Li Qiang (quasi sicuramente il prossimo Premier cinese).
Un eventuale ritorno alla mobilitazione studentesca, come nel periodo compreso tra il 1986 e il 1989, rappresenterebbe una seria minaccia per il governo cinese. I lavoratori e gli studenti cinesi stanno costruendo, consapevolmente o meno, una opposizione sociale al regime del capitale, e hanno bisogno della solidarietà internazionalista dei fratelli di classe di tutti gli altri Paesi.

Alternativa di Classe

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