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I ricchi

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ILVA di Taranto: non c’è pace per lavoratori e cittadini

(22 Gennaio 2023)

ilva taranto 2

Non solo le polveri sottili e tutti gli inquinanti emessi da decina di anni: in questi giorni c’è una nuova emergenza per lavoratori e i cittadini dei quartieri a ridosso dell’ILVA. Si tratta del benzene.
Il benzene è una sostanza classificata come cancerogeno “certo” per l’uomo. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità i bersagli di questo cancerogeno sono il sistema nervoso e il cuore, provocando varie forme di leucemia; gli effetti sui bambini sono simili a quelli riscontrati sugli adulti.

Nei giorni scorsi l’ARPA Puglia manda un ultimatum ad Acciaierie Italia (il nuovo nome dell’ILVA dopo la cessione da parte della famiglia Riva, ora di proprietà di ArcelorMittal e di Invitalia, agenzia governativa). Nella fabbrica (settore stazione Cockeria) le emissioni di benzene sono, nei primi mesi del 2022, quasi il doppio di quelle rilevate nel 2019 superiori a quelle del 2020 e 2021. Anche nell’area detta “Parchi (!!) minerali”, confinante con i caseggiati del martoriato quartiere Tamburi, i valori del 2022 sono superiori a quelli degli anni precedenti.
La IARC (Agenzia di Ricerca sul Cancro, la massima autorità a livello mondiale) da tempo ha chiarito che “non possono essere raccomandati livelli sicuri di esposizione”, al di là dei limiti fissati per legge e che “sono necessarie azioni di sanità pubblica per ridurre l’esposizione al benzene nei lavoratori e nella popolazione generale”. L’ILVA risponde che non è colpa sua ma della centrale Enel.
Insomma, il solito scaricabarile mentre operai e cittadini respirano un altro veleno.

La popolazione della città da anni protesta – insieme a molti operai, anche se non tutti, spaventati dal ricatto salute o lavoro - cosciente che non si difende il salario difendendo il posto di lavoro così com’è, con i suoi veleni per tutti e i profitti per il padrone di turno.

La mancanza di sicurezza in fabbrica, l’inquinamento e le sostanze cancerogene hanno ucciso prima gli operai che vi erano a diretto contatto e poi i loro famigliari e hanno fatto, fanno e continueranno a fare vittime tra i lavoratori e la popolazione. Questo è quanto è successo con l’amianto in molti luoghi: possono cambiare nomi e circostanze ma la logica del profitto a scapito della vita e della salute è sempre la stessa.

La nostra esperienza di lotta quasi trentennale contro l’asbesto ci insegna che la monetizzazione della salute, della vita umana, del posto di lavoro e dei licenziamenti va a vantaggio solo dei padroni.
LA SALUTE NON SI PAGA, LA NOCIVITA’ SI ELIMINA E LA SICUREZZA DEVE ESSERE GARANTITA, anche se questo obiettivo si scontra con il mercato e con la logica del profitto che sono i fondamenti della società capitalista.
Ma è possibile farlo, unificando le lotte in fabbrica e sul territorio, unico modo per fermare la strage di Taranto – definita dalla commissione ONU “territorio di sacrificio”.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio Sesto S.Giovanni

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