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(Contratto Metalmeccanici)

«Cremaschi, non è vero che oscuriamo i metalmeccanici»

Repliche di Repubblica, Corsera e Tg2 sullo sciopero del 2 dicembre

(15 Novembre 2005)

Dobbiamo diventare più cattivi per meritarci spazio nei grandi mezzi di informazione? Si può sintetizzare così l'intervento del segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi, che dalla prima pagina di Liberazione di domenica si chiedeva il motivo della scarsa rilevanza data dai media all'assemblea delle tute blu che venerdì hanno deciso la manifestazione nazionale del 2 dicembre.

In effetti, scorrendo i giornali di sabato balza subito all'occhio che i due principali quotidiani italiani non avevano dato poi tanta importanza alla notizia: la Repubblica ha pubblicato un breve articolo al centro della pagine d'economia (parlando soprattutto delle contro-proposte delle piccole imprese, anche se il pezzo - precisano dalla redazione - non era stato pensato esattamente in quel modo) mentre il Corriere della Sera non l'aveva proprio riportata. Anche alla luce della richiesta della diretta televisiva per la manifestazione a Roma, non sono certo segnali incoraggianti.

Perché quindi la notizia è stata abbastanza trascurata? E' colpa degli «strumenti di censura di massa», come li chiama Cremaschi, o ci sono altre logiche dietro le scelte che i mezzi di informazione fanno quotidianamente? «Sinceramente è un argomento troppo serio per dare seguito alla provocazione di Cremaschi - esordisce Daniele Manca, caposervizio dell'economia al Corriere della Sera - non voglio fare il sindacalista, ma sinceramente non mi sembra quella la base di discussione. E' una provocazione che chi vuole seguire segue, punto». Detto questo, Cremaschi ha indubbiamente sollevato il tema importante dello spazio riservato dai media ai temi sindacali e di lavoro: «Noi seguiamo puntualmente la vertenza del rinnovo del contratto dei metalmeccanici, anche oggi (ieri, Ndr) c'è un intervento di Ichino. Ma per rispetto a chi fa il sindacalista o il metalmeccanico, non voglio commentare le polemiche di Cremaschi» conclude Manca.

Anche dalla redazione dell'altro principale quotidiano, la Repubblica, filtra stupore e anche irritazione per quanto scritto dal segretario della Fiom, tanto che i redattori si rifiutano di rilasciare un commento, limitandosi a sottolineare che, esclusa la forma, l'intervento presenta comunque elementi di verità e altri più opinabili.

Più diretto è il caposervizio dell'economia del Tg2, Stefano Sassi: «Certe notizie rischiano di perdere rilevanza se lo sforzo di un'area politica va dalla parte contraria, non dimenticarti che siamo in clima di campagna elettorale». Una risposta che però fa presumere a forme di ingerenza nell'autonomia del servizio pubblico: «Sì, ma io sto parlando di questioni quotidiane, di pasta e fagioli, non di ideologia» chiarisce, come meglio non potrebbe, Sassi. Passando a discutere il tema specifico, il discorso si fa più particolareggiato: «Non c'è nessun oscuramento, la selezione delle notizie dipende dalla quotidianità. Ti faccio un esempio: oggi (ieri, Ndr) è uscita la notizia della sentenza della Consulta che non era prevista. Ecco, questo ci ha fatto saltare altri servizi, perché noi diamo 2 o 3 notizie economiche a telegiornale e per forza qualcosa salta perché c'è qualcos'altro di più importante». D'altronde tutti i libri sul giornalismo concordano nell'affermare che la prima perdita di obiettività si ha nella selezione delle notizie da diffondere; ma perché allora lo sciopero dei metalmeccanici finisce spesso in secondo o terzo piano? «E perché sono più importanti i metalmeccanici degli agricoltori, che a Bologna erano in 150mila? - replica Sassi - Spesso è difficile fare delle scelte, non ti so rispondere in modo netto ed univoco. E' sicuro che, in un Paese dove la crisi è tangibile, tutti avrebbero diritto ad essere ripresi. Ma come si fa?».

C'è poi un altro aspetto che tutti i giornalisti contattati hanno sollevato, ossia il sempre più scarso appeal dei temi strettamente sindacali, specialmente quando si tratta di raccontare vertenze lunghe e complicate come quella per il contratto dei metalmeccanici. E se alcune testate ultimamente si dedicano a raccontare la sfera sociale del lavoro, altre preferiscono evitare di «riportare solo parole»: «C'è minore attenzione al sindacato - spiega Sassi - ma, per farti un altro esempio, io sono stato ad un convegno organizzato dai Ds su produttività e rilancio delle imprese dove, a dispetto del tema, non c'era neanche un sindacalista. E che vuol dire questo?» come compito a casa, chi vuole si dia una risposta.

Andrea Milluzzi (Liberazione 15 novembre 2005)

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