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(1 Agosto 2012) Enzo Apicella

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il mare non uccide, le guerre e l'imperialismo sì

(27 Febbraio 2023)

gramsci

Il mare di Cutro non ha ancora finire di restituire i corpi senza vita dei migranti partiti dalla Turchia (tra cui 14 bambini – con che faccia guarderemo stasera i nostri figli?) che il ministro Piantedosi annuncia che “ il Viminale sottoporrà all’Avvocatura dello Stato le gravissime false affermazioni diffuse da alcuni ospiti in occasione della trasmissione “Non è l’Arena” al fine di promuovere in tutte le sedi la difesa dell’onorabilità del governo, del Ministro Piantedosi, di tutte le articolazioni ministeriali e di tutte le istituzioni che sono da sempre impegnate nel sistema dei soccorsi in mare».

Chi è che fornisce “gravissime false affermazioni”? Uno dei soccorritori che parla dalla spiaggia di Cutro, non dalla sua comoda e calda poltrona, un medico che dice, fuori dai denti, “Sono 30 anni che faccio soccorsi e ci sono stati salvataggi con imbarcazioni adeguate anche in condizioni di mare peggiori. Qualche anno fa con un barchino siamo scesi con un mare forza 7-8, in sei uomini, e abbiamo salvato 147 persone”.

Chi minaccia è il ministro che ha appena disposto il fermo amministrativo e dai 2.000 ai 10.000 euro di multa alla nave Geo Barents di Medici senza Frontiere per aver salvato …troppe vite: la nave, mentre trasportava migranti raccolti in mare, si è fermata a salvarne altri. Del resto il ministro aveva già definito “carico residuale” i migranti che non voleva sbarcassero .

Tutti addolorati, ma tutti subito pronti a ribadire che la colpa è degli scafisti. E che bisogna “salvarli a casa loro”. Tutti perché queste esternazioni non sono solo del governo Meloni ma vengono da lontano, dai governi precedenti (vedi la legge Turco-Napolitano del 1998 e la Bossi-Fini del 2002) e dall’Unione Europea che, nel 2016 fornì 6 miliardi di euro al presidente turco Erdogan, “il dittatore di cui abbiamo bisogno” a cui il governo Draghi fece avere altri 3,5 miliardi fino al 2024 per bloccare i migranti che minacciano le nostre “sacre” frontiere.

I morti gettati sulla spiaggia di Cutro provenivano dall’Afganistan, dall’Iran, dalla Siria, dal Pakistan.
Dovremmo chiederci perché un essere umano lasci la sua casa, la sua terra, i suoi affetti rischiando la vita in un viaggio che - loro lo sanno - potrebbe finire in quella fossa comune che è ormai il Mediterraneo (dove in 10 anni 23.000 persone hanno perso la vita), o in un cimitero senza nome, o asfissiati in un TIR.
Vengono da paesi devastati dalla guerra, dalla fame e dalla miseria provocate dalla rapina imperialista di un Occidente globalizzato dove domina indiscusso il “mercato”, la stessa rapina che nel nostro paese provoca più di 1.500 morti di profitto all’anno purchè l’accumulazione del capitale non si fermi.
E se i migranti sono un “carico residuale”, per il sistema capitalistico noi siamo la “carne da macello” che può essere sacrificata sull’altare del profitto.
Ecco perché la tragedia annunciata di Cutro ci riguarda, non solo perché ci toglie la nostra umanità.

“…..Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente……”.
(Antonio Gramsci, 1917)

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

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