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Tragedia di Cutro: cinismo e incapacità

(7 Marzo 2023)

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Il prossimo CdM sarà a Cutro. Parola di Presidente. Chissà se poi in seguito, questo governo svelerà pure poteri taumaturgici e riporterà in vita tutte le morti di questa ennesima tragedia del mare. Anzi no! Non è stata una tragedia e neanche fatalità. Se dall’inchiesta che si è aperta verrà fuori, come sta venendo, il ‘mancato salvataggio’, si avrà di fronte un quadro di aberrante cinismo e manifesta incapacità. Senza giri di parole, allora, bisognerà parlare di un grande crimine le cui responsabilità saranno da addebitare a una politica lercia e vergognosa, portata avanti dai governi italiani e più in generale europei, che siano destra o pseudosinistra e che partorisce leggi e decreti contro l’umanità e i diritti universali.

Hanno fatto esplodere ripugnanza e disgusto l’ipocrisia e la solidarietà pelosa di tanti rappresentanti e delegati delle istituzioni specie governativi accorsi solo per la parata di circostanza. Le parole del ministro dell’interno poi, che nel momento e nel luogo meno opportuni, distribuisce ‘pillole di saggezza’, invece di mettersi in silenzio e capire cosa non aveva funzionato, “La disperazione non può mai giustificare viaggi rischiosi mettendo a repentaglio la vita dei figli”, addossando indirettamente la colpa di quello che è successo alle vittime, come dire che se la sono cercata, colpevoli di essere partite dai loro luoghi per sfuggire a morte sicura e tentare di ‘sopravvivere poco meglio di prima’, producono solo repulsione e raccapriccio.

Fra qualche giorno, anche questa vicenda cadrà nell’oblio. Anche su di essa, via i riflettori, via le passerelle, calerà il solito silenzio. Altri immigrati giungeranno, si spera senza naufragio, sulle coste dell’Italia meridionale, porta del mediterraneo che avrebbe dovuta essere salvezza per lo straniero che fugge da guerre e fame e risorsa per le popolazioni. Invece, per inettitudine e indifferenza di chi detiene potere, sta diventando l’inferno dei migranti. Chi non morirà ancora di tortura nei lager libici foraggiati dall’Italia e riuscirà a scappare, potrà rischiare di morire in mare sotto i proiettili dei militari della Libia. Nel frattempo il nostro governo, sulle orme di quelli precedenti, concepisce e elabora altre leggi in chiave repressiva per scoraggiare e fiaccare il lavoro delle ONG e sminuire quella pratica di solidarietà che ha salvato da morte certa tante vite umane.

Mentre il sistema dell’accoglienza diffusa che parlava di ricezione e praticava integrazione viene costantemente demolito, vedi ‘modello Riace’. E’ un disegno scaltro che prefigura una società che scarta alcuni e include altri, che si prende in casa profughi con pelle chiara e capelli biondi solo perché uguali a noi raccomandati dal padrone yankee mentre espelle tutti quelli con pelle scura e diversi. Viene da lontano, questo piano, e affonda le radici in politiche razziste e discriminatorie, selettive nei confronti di chi è debole e non produce, di chi è fragile e indifeso e ha bisogno di assistenza e cure e ‘pesa’ su quella specie di welfare rimasto, intralciando un modo di produzione di un sistema capitalistico crudele a volte criminale. L’unica cosa certa che fa vivere la speranza è tutta quella gente semplice, fatta di cittadini comuni e volontari, giovani e anziani, donne e uomini, ex medici soccorritori della polizia, preti, pescatori, uomini di chiesa e uomini di mare, che di fronte agli avvenimenti non si gira dall’altra parte, ma come è successo a Cutro, senza pensarci, penetra nella pelle di chi ha bisogno di essere salvato e si adopera per fare ciò che vorrebbe essere fatto a se stessa. “Rimanere umani”.

Pasquale Aiello

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