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Resoconto della riunione svoltasi il 12 aprile a Carpiano

(16 Aprile 2023)

filiale fercam

La riunione svoltasi mercoledì 12 aprile a Carpiano con i lavoratori della FERCAM veniva annunciata come “prima sperimentazione di gruppo omogeneo”.
Lo svolgimento ne ha evidenziato proprio questo carattere sperimentale, gettando le basi per le future riunioni che dovranno avere una migliore efficacia operativa e di applicazione pratica.
La riunione ha evidenziato che la solidità del progetto deve partire dall’accumulo di conoscenze ed esperienze sulle condizioni di lavoro e dagli apporti imprescindibili che vengono dai lavoratori: protagonisti e spesso vittime di condizioni costrittive.
Solo dall’incontro dei problemi soggettivi con l’apporto tecnico-teorico si può dare corso alla difesa della salute e all’attuazione di misure preventive.
Nonostante la ristrettezza temporale (circa un’ora e mezza) molte cose sono emerse dagli interventi dei lavoratori che bene si sono integrati con gli apporti esterni dei compagni e delle compagne intervenuti.
Lavoro notturno. I rischi derivanti dal lavoro notturno, specie se prolungato, comportano alterazione del ciclo veglia-sonno. È un’attività che andrebbe monitorata e sorvegliata dal medico aziendale.
Così non è. L’assenza di questa tutela medica è stata evidenziata da un nostro delegato fornendo, al contempo, la prova che solo l’autorganizzazione dei lavoratori sopperisce a questa mancanza e agisce come freno alla corsa produttivistica e come primo presidio alla sicurezza: “Quando vediamo un nostro compagno troppo stanco lo invitiamo a staccare e chiediamo all’azienda più rotazione nel turno di notte”.
Valutazione di base. È di fondamentale importanza avere a disposizione la valutazione di base sullo stato di salute redatto a cura del medico aziendale. È proprio a partire da questa valutazione zero che deve essere misurata l’insorgenza e l’aggravio delle patologie per poter documentare e dare forza alle cause di lavoro.
Archivio degli incidenti. Va contrastata la superficialità di contabilizzare solo gli incidenti conclamati e non considerare quelli evitati, non gravi, sfiorati, in itinere, ecc perché solo prendendo in esame tutti gli episodi di rischio si possono attuare misure preventive.
Se questo compito non è svolto dai datori di lavoro deve essere oggetto di pressione di lavoratrici, lavoratori, delegati e RLS.
Geografia dei segni. L’utilizzo della sagoma del corpo umano su cui apporre, nelle parti dolenti e sofferenti, dei bollini ha evidenziato come le patologie diffuse siano a carico dei distretti corporei maggiormente sottoposti ad usura e che tali stati di sofferenza non siano certamente ascrivibili e predisposizioni soggettive ma bensì
riconducibili a pratiche e intensità di lavoro sbagliate e nocive.
È chiaro che questo è solo uno strumento per evidenziare lo stretto collegamento tra condizioni di lavoro e patologie e per cogliere i segnali d’allarme: segni, dolenze e sintomi. È altrettanto chiaro che questo strumento va inserito in un’analisi dettagliata dei contesti di lavoro e tenendo conto delle diverse soggettività (genere, età, stato psicofisico, ecc.), altrimenti andremo a scoprire quello che è noto già in partenza, come ad esempio che i facchini lamentano affezioni lombo-sacrali e agli arti.
Archiviando positivamente questa prima esperienza e confortati dalla buona e attenta partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici passiamo ad elencare cosa va migliorato nell’organizzazione dei prossimi incontri.
Come già anticipato dal dott. Vito Totire, nel corso della riunione, la questione del micro clima degli ambienti di lavoro è una parte essenziale delle situazioni avverse alla condizione di benessere dei lavoratori. La temperatura andrebbe sempre monitorata perché in certe condizioni, si pensi agli addetti alla lavorazione delle carni, l’orario di lavoro è come un lungo inverno che non conosce né primavere né estati.
Qui le condizioni sono insopportabili, il freddo e i ventilatori necessari alla conservazione dei cibi consumano il calore e la vita dei lavoratori e delle lavoratrici. Sarà proprio nell’ambito di questo settore che abbiamo programmato il prossimo “gruppo omogeneo”.
Per conoscere le soggettività, i vissuti e le condizioni di lavoro, l’approccio deve comprendere anche indagini preliminari da realizzarsi con lavoratori e lavoratrici sensibili al tema della salute.
Nessuno nasce imparato! Il processo di conoscenza deve essere bi-direzionale! S’insegna e s’impara, si è maestri e allievi allo stesso tempo. Solo alla fine di questo percorso si potrà dare compiutezza e organicità allo svolgimento dei “gruppi omogenei”.
Per valorizzare a pieno le competenze del medico del lavoro, a questi bisognerà consegnare l’istruzione e il patrocinio delle cause di lavoro di ordine sanitario, sia individuali che collettive, mettendolo nelle condizioni di operare al netto di incombenze di ordine sindacale.
Sarà invece compito del sindacato elaborare le vertenze collettive e dare suggerimenti su come, ad esempio, tutelare il lavoro notturno riducendone la durata a parità di trattamento salariale.
La strada che si sta perseguendo è giusta, la direzione è giusta. Bisogna, però, migliorare la preparazione delle iniziative, elevarne la qualità attingendo a diversi saperi ed esperienze sul campo e, nel contempo, rafforzare l’integrazione di questo specifico intervento all’azione generale del nostro sindacato.
Per un primo Maggio di lotta contro le guerre del capitale e in difesa della vita e della salute di lavoratrici, lavoratori, disoccupati, precari invitiamo alla partecipazione ai cortei nazionali di Milano e Napoli!

rete nazionale lavoro sicuro

Fonte

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