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Eric Hobsbawm

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(11 Ottobre 2012) Enzo Apicella

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    Un anno fa… Michele Michelino

    (21 Aprile 2023)

    Michele Michelino

    proprio in questo giorno te ne sei andato: a noi è rimasto il dolore per la tua scomparsa e un vuoto incolmabile. Ma ci hai lasciato un po’ del tuo esempio, della tua passione, della tua integrità, della tua coerenza tra il dire e il fare. E noi siamo qui a continuare la battaglia di tutta la tua vita contro il barbaro sistema in cui viviamo, il capitalismo.

    Memori di quanto poco sopportavi la retorica, e in prossimità del 25 aprile mentre risuonano i tamburi dell’ennesima guerra imperialista, riproponiamo un tuo articolo scritto nell’ormai lontano 2014 che, al di là di quanto riferito a quel periodo, resta di assoluta attualità. Crediamo sia il modo migliore per ricordarti.
    Ciao Michele, operaio rivoluzionario, comunista, infaticabile organizzatore della classe.
    Ovunque tu sia - oltre che nei nostri cuori - ti abbracciamo.

    25 Aprile : La resistenza continua fino all'abolizione dello sfruttamento capitalista
    (di Michele Michelino, rivista "nuova unità", aprile 2014)
    Da anni è in atto un processo di revisionismo storico sulla Resistenza. Ai vecchi intellettuali fascisti si sono affiancati i "nuovi" ex antifascisti, passati armi e bagagli dall'altra parte per ragione di opportunità editoriali e guadagni economici.
    Come succede con le rivoluzioni e con i grandi rivoluzionari che, una volta morti, vengono trasformati in icone inoffensive, si cerca di reinterpretare la Resistenza snaturando il suo lato rivoluzionario e di classe, snaturando il progetto di chi si batteva contro il capitalismo e l'imperialismo, cosciente degli antagonismi inconciliabili di classe.

    Oggi alcuni - come il pennivendolo deluso Pansa, ma non solo - cercano di far passare come guerra per bande la lotta di liberazione: mettono sullo stesso piano oppressi e oppressori, nascondono o oscurano il fatto che essa invece è stata il punto più alto di capacità egemonica raggiunta dal movimento operaio italiano ed europeo. La lotta di liberazione è stata anche lotta di classe, vissuta dalle masse lavoratrici guidate dal PCI come lotta per un mondo nuovo e, il PCI, per quante contraddizioni avesse al suo interno, è stato l'unico partito che ha resistito e retto per vent'anni il fronte della lotta, nella clandestinità, contro la dittatura nazifascista.

    Non ci sarebbe stata, infatti, la lotta di liberazione dal nazifascismo senza l'unità antifascista e la combinazione fra lotta armata in città, in montagna e in campagna, e la lotta di massa della classe operaia e del proletariato, che hanno subito sulla loro pelle l'orrore del nazi-fascismo e hanno pagato a caro prezzo la loro opposizione sia in fabbrica sia sul territorio.
    Insieme al pane, alla pace e al lavoro, per l'abbattimento del regime nazifascista rivendicato dalle masse proletarie popolari e dagli antifascisti di altre classi sociali, i comunisti lottavano per costruire una società socialista di liberi e uguali, in cui lo sfruttamento degli esseri umani fosse considerato, al pari del nazi-fascismo, un crimine contro l'umanità.

    Oggi le celebrazioni della Resistenza sono trasformate in parate di regime, al più ricordando un tempo (per fortuna) ormai passato, o in giornate di festa, di riconciliazione nazionale, che vedono sfilare sui palchi "democratici" ed ex fascisti.

    Per noi, invece, la Resistenza continua.
    Oggi l'antifascismo è difenderci dalla politica reazionaria e violenta dei governi di centrodestra e centrosinistra che costringono alla fame e alla miseria intere fette della popolazione proletaria.
    Cambiano i governi e le forze politiche alla guida del paese, ma gli interessi che difendono sono sempre gli stessi, quelli dell'imperialismo e degli sfruttatori.
    Al Ministero degli Esteri non c'è più il fascista Fini, braccio destro di quell'Almirante che fu giudicato dagli stessi tribunali torturatore di partigiani, e che era alla direzione delle Forze di polizia, a Genova nel 2001, dimostrando capacità degne di Pinochet.
    Al governo non c'è più Berlusconi e i suoi cortigiani fra cui la signora Mussolini che voleva castrare chimicamente i pedofili, ma non suo marito che andava (o ancora va?) con le minorenni.
    Oggi ministro della difesa è la sig.ra Pinotti che però non si distingue per niente dai suoi predecessori.
    Anzi, il governo Renzi, come quelli precedenti, si genuflette davanti alla Banca Centrale Europea e al Fondo Monetario Internazionale dimostrandosi nient'altro che un nuovo comitato d'affari delle banche, delle multinazionali e dell'imperialismo, come tutti quelli che l'hanno preceduto. Continua a calpestare - "non democraticamente" perche non eletto da nessuno - lo stesso art.11 della Costituzione sostenendo le guerre di aggressione a cui l'Italia, insieme ai predoni della Nato, partecipa.
    Oggi l'imperialismo ha bisogno di istituzioni più snelle e Renzi e il suo partito, il PD, insieme alle destre, hanno il compito di smantellare e riscrivere la Costituzione in senso autoritario, imponendo un ordinamento fondato sul governo individuale e personale di un "capo" e cancellando quei principi democratici (peraltro mai attuati completamente). Cambiano i governi nell'alternanza fra centrodestra e centrosinistra, ma gli interessi di classe che difendono sono sempre gli stessi.

    Mentre all'Anpi vengono tagliati i fondi per la propria esistenza, si assiste al crescendo di produzioni editoriali e televisive "spazzatura" che riscrivono la storia, equiparando i partigiani ai repubblichini. Si organizzano in pompa magna giornate sulle "foibe" e si lasciano proliferare tranquillamente gruppi fascisti che, forti della copertura governativa e istituzionale, aprono sedi in ogni dove.

    Oggi l'antifascismo va difeso combattendo anche il revisionismo di quella "sinistra" che, per dimostrare di essere nuova e buona, equipara e mette sullo stesso piano nazismo e comunismo, dimenticando e rovesciando la verità storica: sono stati i paesi che hanno resistito al nazifascismo come l'Urss che, con l'Armata Rossa e pagando con le vite di 20 milioni dei suoi cittadini, hanno determinato la caduta del nazismo.

    L'Italia, membro della NATO, è costellata dalla presenza sul proprio territorio delle basi Usa e Nato, vere e proprie centrali di addestramento per l'eversione fascista, supporto dei servizi di sicurezza e spionaggio, basi logistiche per le guerre e depositi di micidiali armi di distruzione di massa.

    Il fascismo non è un incidente della storia. È lo strumento che la borghesia capitalista usa per opprimere e schiacciare la classe operaia e le masse popolari quando non è più in grado di mantenere il proprio potere col sistema democratico-borghese.

    Il 25 aprile non è solo un giorno di festa. Per noi comunisti ricordare la Resistenza significa ricordare la lotta armata dei partigiani che si sono sacrificati per liberare l'Italia dalla dittatura di Mussolini e dall'aggressore nazista, con l'aspirazione di liberarci da ogni forma di sfruttamento ed oppressione.
    La Resistenza continua quindi per portare a compimento le aspirazioni di classe che l'hanno animata nella lotta contro il capitalismo e i suoi governi.

    Ci battiamo per la cacciata delle basi Usa e Nato e per il ritiro delle truppe straniere dall'Iraq, dall'Afganistan e da tutti gli scenari di guerra; combattiamo contro la nascita del nuovo polo imperialista europeo e la sua Costituzione reazionaria.
    La classe operaia non può liberarsi dalle sue catene finché altri lavoratori rimangono schiavi e un "popolo" non può essere libero se opprime altri popoli.

    Nazionalismo e guerra: a 100 anni dalla prima guerra mondiale la storia insegna
    Proprio quest'anno ricorre l'anniversario della prima guerra mondiale. Sono passati 100 anni da quando con il pretesto dell'attentato che uccise l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d'Austria-Ungheria, e sua moglie Sofia durante una visita ufficiale nell'attuale capitale bosniaca a Sarajevo si scatenò il primo conflitto mondiale.
    Una guerra che coinvolse 28 paesi in un conflitto come non si era mai visto prima per dimensioni, armi che vennero usate e l'altissimo numero di morti (8 milioni le vittime e 20 milioni i feriti).

    Il cancro del nazionalismo, il patriottismo, alimentato dalla borghesia in ogni paese portò i partiti socialisti a sostenere le loro borghesie e i loro padroni a cominciare dai socialisti francesi e tedeschi che votarono i crediti di guerra, sostenendo lo sforzo bellico dei rispettivi governi. Contro la politica di collaborazione di classe, Lenin e i bolscevichi, sostennero la necessità dell'unità internazionale dei proletari per trasformare la guerra, in rivoluzione, perche la guerra imperialista, è una guerra per la spartizione del bottino tra capitalisti, e non dobbiamo dimenticare che l'unica guerra giusta e quella degli operai contro i capitalisti; la guerra dei lavoratori e degli oppressi contro i loro sfruttatori e i loro oppressori.

    Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

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