">
il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Capitale e lavoro    (Visualizza la Mappa del sito )

La Scala

La Scala

(8 Dicembre 2010) Enzo Apicella
Contestazione e cariche della Polizia alla "Prima" della Scala

Tutte le vignette di Enzo Apicella

PRIMA PAGINA

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(La controriforma dell'istruzione pubblica)

IL 1° MAGGIO NON E’ UNA FESTA!

(27 Aprile 2023)

nuovo si cobas

Lavoratrici e lavoratori della Scuola, si avvicinano le celebrazioni del 1° Maggio. 1° Maggio di lotta internazionale. 1° Maggio rosso e proletario. A partire dalle lotte degli operai americani, della seconda metà dell’800, si sviluppò una lotta per affrancarsi dai nazionalismi e dal giogo delle classi che ci opprimono e rendono precaria la nostra esistenza. Con il 1° Maggio le rivendicazioni operaie fecero il giro del mondo e si arrivò alla sospensione della concorrenza tra sfruttati.
La nostra classe attuò l’idea forza che i lavoratori non hanno confini. Fu la dimostrazione che i proletari vivono se si affermano come classe internazionale e soccombono se avvelenati dall’idea di patria e nazione.
Contro questo spirito di lotta, che è dichiarazione di indipendenza, la borghesia vuole invece arruolare sotto la bandiera della collaborazione sfruttati e sfruttatori. Per esorcizzare la ripresa di una coscienza internazionalista che mina alle basi il potere del capitale, foriero di conflitti per il dominio dei mercati e di guerre, la borghesia è impegnata in un’opera di mistificazione per svilire il significato storico del 1° Maggio.
Gli epigoni attuali,siano essi fascisti, democratici o riformisti, di tutte le sfumature, vogliono trasformare in una festa questa giornata che chiama alla lotta.
Così, anche i sindacati confederali, nei loro documenti, la chiamano “festa del lavoro”. A questo ci si è ridotti se si nega il contenuto di classe di questa giornata, per privilegiare un cerimoniale di finta concordia nazionale tra i datori di lavoro (i “padroni!”, se li chiamiamo con il loro nome) e tutte le lavoratrici e i lavoratori.
Il ministro dell'Istruzione Valditara (Ministro dell’Istruzione e del Merito) a questo proposito si permette di dire, riferendosi al rinnovo contrattuale: “Questo risultato è il frutto di un rapporto sano fra il Governo e le Organizzazioni Sindacali, fondato su un confronto costruttivo e pragmatico: è questo che intendo come Grande Alleanza, la collaborazione fra istituzioni, parti sociali, lavoratori della scuola, studenti e famiglie” .
Sembra proprio di sentire il dialogo tra Fantozzi e il Megadirettore Galattico, rispetto ai risultati delle rivendicazioni aziendali: “..ma di questo passo ci vorranno mille anni...” “...posso aspettare, io”.
Le lavoratrici e i lavoratori della scuola non possono più aspettare: non possono aspettare gli adeguamenti dei loro salari all'inflazione che galoppa, soprattutto per i beni di consumo utilizzati dalle classi popolari, non possono aspettare che si riduca il numero degli alunni per classe e si eliminino le “classi pollaio”, non possono
aspettare che si stabilizzino decine di migliaia di precari che contribuiscono all'attività scolastica a pieno titolo.
Soprattutto non possono tollerare che i fondi necessari al miglioramento dell'istruzione, della sanità, dell'assistenza sociale, vengano sperperati per prolungare un'inutile guerra, che vede come vittime solo i lavoratori, da una parte e dall'altra della barricata.
Per un primo Maggio di lotta contro le guerre del capitale e in difesa della vita di lavoratrici, lavoratori, disoccupati, invitiamo alla partecipazione al corteo nazionale di Milano!

si cobas

1645