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(28 Gennaio 2011) Enzo Apicella
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(Lotte operaie nella crisi)

CONTINUA LA MOBILITAZIONE IN FRANCIA
CONTRO IL GOVERNO DELLA BORGHESIA

(2 Maggio 2023)

Dal n. 124 di "Alternativa di Classe"

alterclasse

Ancora tensione il 6 Aprile a Parigi nell'undicesima giornata di mobilitazione contro la riforma delle pensioni voluta dal Presidente, Emmanuel Macron.
La Prima ministra francese, Elisabeth Borne, lo aveva detto nella conferenza stampa del 10 Gennaio 2023: la riforma pensionistica sarà inclusa in un progetto di legge di finanziamento della sicurezza sociale (Loi de financement de la Sècuritè sociale). La Costituzione le permette di imporre tutti i suoi testi in tema di bilancio, grazie al terzo comma dell'articolo 49 (il 49.3), e può limitare il tempo del dibattito parlamentare, grazie alle disposizioni del primo comma dell'articolo 47 (il 47.1).
La Borne ha deciso di attaccare le pensioni utilizzando le leggi di finanziamento della sicurezza sociale (Lfss), introdotte nel 1996 dal governo di Alain Juppè, per riprendere in mano la Sècuritè social.
La mobilitazione contro il piano di riforma della protezione sociale, annunciato dal Primo ministro A. Juppè il 15 Novembre 1995, organizzata dalla Confèderation gènèrale du travail (Cgt) e da Force ouvrière (Fo), aveva portato il governo a rinunciare ad allineare le pensioni del settore pubblico a quelle del settore privato. La mobilitazione durò più di tre settimane, senza treni, nè metropolitane, spesso senza servizio postale. Due milioni di lavoratori scesero a manifestare nelle strade il 12 Dicembre e il 15 Dicembre, il Governo fece marcia indietro, per quanto si riferiva al disegno di legge sulle pensioni.
Ma nei mesi successivi, quando i lavoratori avevano smesso di protestare, il Governo riuscì a creare il quadro istituzionale previsto dal piano Juppè: legge costituzionale del 22 Febbraio 1996 e legge organica del 22 Luglio 1996. Questo nuovo ordinamento giuridico contribuì alle fortissime pressioni budgetarie (raffronti metodici e continui dei programmi e dei risultati) subite dagli Enti di previdenza sociale, in particolare pensionistici, e portò a conclusione un processo di statalizzazione in fieri da decenni.
Nel 1946, infatti, il rapporto di forza tra le classi aveva costretto le classi borghesi dominanti a concedere la creazione del regime generale della sicurezza sociale; le stesse classi borghesi in seguito cercarono senza sosta di rimetterne in discussione la caratteristica principale: la gestione delle casse da parte degli stessi soggetti interessati, cioè le organizzazioni sindacali dei lavoratori. Il piano che istituiva la Sècuritè sociale non mirava solo a migliorare la situazione dei lavoratori, ma soprattutto a creare un nuovo ordine sociale, nel quale i lavoratori avrebbero assunto la loro piena responsabilità.
Anche se le prerogative dello Stato, in tema di funzionamento della protezione sociale, erano rimaste importanti e decisive, alle classi borghesi dominanti e ai loro servi politici è sempre sembrato scandaloso che le organizzazioni dei lavoratori dirigessero un'istituzione di tale portata. Per le classi borghesi, questo potere doveva essere recuperato.
L'introduzione delle Lfss nel 1996 rimane un momento chiave in questa battaglia a lungo termine. Nel presentare il suo piano all'Assemblea nazionale il 15 Novembre 1995, Juppè aveva lanciato un 'appello alla responsabilità'. Il deficit della Sècuritè sociale, drammatizzato nel suo discorso, veniva presentato come un segno che la gestione del regime generale da parte delle organizzazioni dei lavoratori era un fallimento.
Eppure le organizzazioni sindacali dei lavoratori avevano già perso, a vantaggio del padronato, un terzo dei loro seggi nei consigli di amministrazione nel 1967. Ma per Juppè avevano ancora troppo potere. Occorreva un nuovo quadro di riferimento.
Nel Febbraio 1996 l'Assemblea nazionale e il Senato, riuniti in congresso a Versailles, aggiungono un articolo 47.1 alla Costituzione. Il piano Juppè metteva in discussione la Sècuritè sociale, una conquista della lotta dei lavoratori francesi. La gente si rendeva conto che lo Stato, attaccando i lavoratori dei servizi pubblici, attaccava indirettamente lo stile di vita di tutti. Nel 1995, infatti, lo slogan delle manifestazioni era stato 'Tutti insieme per difendere le conquiste sociali'.
L'età pensionabile è diventata una variabile di aggiustamento per gli interessi economici. Ed è questa la posta in gioco oggi: la consapevolezza che lo Stato borghese ha tutti i diritti sulla vita dei cittadini e può rimandare a piacimento il momento in cui ci si potrà finalmente riposare. La Riforma Macron attacca la speranza del riposo, della libertà e del piacere. Il periodo contributivo è aumentato da 37,5 a 43 anni. Questa riforma propone di portare l'età pensionabile a 64 o, addirittura, a 65 anni, per arrivare in futuro a 67, e riducendo anche l'importo delle pensioni.
La maggior parte delle aziende francesi licenzia i lavoratori, li condanna alla precarietà e all'alternanza di disoccupazione e contratti a termine. Per la borghesia e il suo governo, si tratta di ridurre gli oneri sociali, per aumentare il tasso di profitto dei capitalisti.
Da qui gli attacchi al sistema pensionistico, ai sussidi di disoccupazione, alla legislazione sul lavoro, che viene gradualmente svuotata di tutti i suoi contenuti, e ai servizi pubblici, in particolare al sistema ospedaliero. Allo stesso tempo i profitti delle banche e i dividendi degli azionisti sono alle stelle: nel 2022 sono andati a questo strato di parassiti sociali 80 miliardi di euro!
Dal 7 Marzo si sono svolti scioperi in diversi settori strategici. E' il caso dei lavoratori dell'energia, dei raffinatori, dei portuali, in misura minore dei ferrovieri, e, soprattutto, dei netturbini. Nonostante ciò, la Riforma Macron è stata approvata dal Parlamento francese il 20 Marzo.
Martedì 28 Marzo, dopo tre mesi di protesta e mobilitazione ovunque, i cortei sono stati massicci e rafforzati dalla presenza di giovani, raggiungendo a volte record di partecipazione. Il Ministro dell'interno, Gèrard Darmanin, in una intervista pubblicata nei giorni scorsi ha denunciato il “terrorismo intellettuale di estrema sinistra” di alcuni leader del movimento di protesta, che a suo avviso “criminalizzano l'azione della polizia”.
Guardando le persone in piazza in Francia, è peculiare notare la grande partecipazione giovanile a manifestare per i diritti dei più anziani. La rabbia, infatti, si è spostata anche sui giovani, che si sentono parte in causa, come attori sociali. L'aria che si respira è quella di un proletariato giovanile spaventato e arrabbiato da un percepito autoritarismo di Macron, al servizio delle classi borghesi dominanti. Anche i giovani sventolano bandiere rosse e portano cartelli di protesta.
Oltre a non digerire la Riforma Macron, ciò che ha innescato l'intensificarsi delle manifestazioni, è stato l'utilizzo dell'art. 49.3 da parte del Primo Ministro, Elisabeth Borne, cioè quell'articolo che consente al governo di far entrare in vigore i propri disegni di legge.
Il ritorno dei “black block” ha alimentato i canali televisivi, desideriosi di immagini spettacolari. Per questi canali, che per lo più appartengono alla borghesia e servono i suoi interessi, è stata l'occasione per denigrare la mobilitazione, per paragonare i manifestanti a delinquenti, e, soprattutto, per spaventare la gente. In altre parole, servire il pranzo a Macron!
Ma la cosa più importante è che fra i lavoratori cresce il sentimento di inquietudine e di rabbia. Sempre più lavoratori si uniscono alla mobilitazione e si oppongono alla politica ferocemente antioperaia del governo della borghesia.
Lo sciopero dei netturbini ne è certamente il simbolo. Salari bassi, mancanza di riconoscimento, e cattive condizioni di lavoro. I netturbini francesi rappresentano una delle categorie più sfruttate nel mondo del lavoro. Essi mostrano come non arrendersi e alzare la testa! Ci ricordano la forza dei lavoratori, che portano sulle loro spalle tutto il peso della società capitalistica. La società degli schiavi del lavoro salariato.
Una ricca minoranza di borghesi può sedersi e comprare praticamente tutto ciò che vuole con i suoi miliardi, ma se non c'è più nessuno in giro a raccogliere la spazzatura, il loro mondo può diventare rapidamente un inferno vivente. I netturbini precari ci dicono che nulla è più radicale ed efficace che scioperare e fermare la macchina del profitto capitalista.
Il potere borghese si affida alla repressione, alle percosse con i manganelli, alla violenza della polizia, e alla repressione di chi sciopera, per porre fine a questo movimento. Ciò sarebbe impossibile con uno sciopero esteso a tutte le aziende. Il governo francese non sarebbe in grado di rimuovere i milioni di scioperanti. E' lo sciopero generale che può dare la forza per piegare il governo borghese.
Macron è nel suo ruolo: governa per la borghesia, cioè contro i lavoratori. Il braccio di ferro c'è, deve essere portato fino alla fine. Oggi Macron non può arrendersi; se ritirasse la sua riforma, come richiesto sia dalle più importanti forze sindacali, che da La France Insoumise (movimento della sinistra di Mèlenchon), la debolezza della sua presidenza e la pesante crisi politica del regime della Quinta Repubblica potrebbero portare all'apertura di una situazione prerivoluzionaria.
Laurent Berger, leader del principale sindacato di Francia, la CFDT, e Philippe Martinez, della CGT, hanno chiesto al Governo di “Prendere una pausa ” nella sua offensiva contro le pensioni dei lavoratori. Richiesta prontamente respinta dal portavoce del Governo francese, Olivier Vèran, che però ha fissato un incontro tra la Prima Ministra E.Borne e i vertici sindacali.
Le burocrazie sindacali francesi stanno cercando di far credere ai lavoratori che ciò che non hanno ottenuto ancora con la lotta, possa essere ottenuto con le trattative e le discussioni istituzionali. E' di Venerdì 14 la notizia che anche la Corte Costituzionale ha validato l'innalzamento a 64 anni dell'età pensionabile, prevista dalla Riforma Macron. L'intransigenza dei capitalisti francesi è rafforzata dalla prospettiva di nuove crisi finanziarie, come dimostrano il crollo della Silicon Valley Bank negli Stati Uniti e l'aumento del costo del debito sovrano a causa dell'aumento dei tassi di interesse.
La borghesia francese cerca di scaricare il peso di questa crisi sulle spalle del proletariato. In queste condizioni, accettare un parziale arretramento costituirebbe un precedente preoccupante per il regime borghese. Quindi, la lotta non è facile, perchè la borghesia francese è più che mai decisa a non cedere nulla. E' sul piede di guerra per intensificare lo sfruttamento, abbassare i salari e schiacciare i diritti dei lavoratori, perchè deve accumulare profitti più rapidamente dei suoi concorrenti internazionali, in una situazione economica messa a dura prova dalla crisi, dai fallimenti bancari e dalle minacce di guerra nucleare.
Se la borghesia francese e Macron non vogliono arrendersi, sta ai lavoratori mettere altrettanta determinazione nella lotta. Ciò che il governo borghese fa, i lavoratori in sciopero possono disfarlo! L'esasperazione dei salariati è sotto gli occhi di tutti: non ne possono più della precarietà dei contratti, in un Paese in cui i servizi pubblici, la scuola, l'università, gli ospedali, sono stati smantellati.
Intanto il governo della borghesia francese ha presentato un poderoso incremento del bilancio militare, il maggiore dagli anni Sessanta. Anche per la Francia, come già per la Germania e per l'Italia, la guerra in Ucraina è addotta a giustificazione di questa nuova spesa di morte. E' stato presentato il 4 Aprile 2023 il progetto di legge sulla programmazione militare, che prevede un aumento di 3-4 miliardi di euro all'anno fino al 2030, per un bilancio totale di 413,3 miliardi di euro in sette anni.
Il bilancio della difesa passerà da 45 miliardi di euro nel 2023 a 69 miliardi di euro nel 2030. Il rafforzamento della capacità militare francese ha l'obiettivo di adeguarsi a quella dei Paesi imperialisti concorrenti.
E' chiaro che qualunque sia l'esito della lotta attuale, il vento della rabbia si alzerà ancora.
Martedì 28 Marzo i lavoratori organizzati dal S.I.Cobas avevano scioperato in Italia per 1 ora, per dare solidarietà ai lavoratori francesi in lotta contro la riforma Macron.
La lotta dei lavoratori francesi è un esempio di ciò che bisogna fare: mobilitarsi per riconquistare diritti, per respingere l'attacco ai salari e alle pensioni, per forti aumenti salariali, che permettano di recuperare il potere di acquisto, perso a causa dell'inflazione. La grande lotta dei lavoratori francesi può stimolare il sindacalismo conflittuale, i lavoratori combattivi di ogni realtà sindacale a lavorare intensamente, senza inutili settarismi, per costruire l'opposizione di classe al Governo Meloni. E far sì che ogni lotta non sia isolata, separata dalle altre.
In questa fase serve più che mai l'unità d'azione fra chi lotta e produce conflitto. Oggi i lavoratori francesi, quelli del resto d'Europa e di tutto il mondo hanno da lottare uniti, al di sopra dei confini nazionali, per difendere le loro condizioni di vita, per costruire una fraterna unità di classe internazionale, in grado anche di impedire una guerra imperialista generalizzata.

Alternativa di Classe

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