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Julian Assange: lettera a sua maestà Carlo III dalla prigione di Belmarsh

(11 Maggio 2023)

La “pietra del destino” posta sotto il trono, il cucchiaio d’argento del 1100 per spargere l'”olio sacro” sul cranio, il petto e le mani del re, la corona imperiale (di un fu-impero) con le sue tremila pietre preziose (altri lecchini ne contano ‘solo’ 400), l’unguento per la consacrazione (rigorosamente vegano, eh), la carrozza dorata vecchia 260 anni trainata da otto cavalli, il bacio sulla Bibbia del nuovo re/papa degli anglicani, omaggiato da rappresentanti delle altre religioni di stato – suppellettili e riti decrepiti per la intronizzazione di Carlo III nell’Abbazia di Westminster, uno spettacolo difficile dire se più ridicolo o horror, che una masnada di borghesi d’alto rango è accorsa da mezzo mondo, soprattutto dall’altrettanto decrepito “mondo occidentale”, a validare (presente anche, ci mancherebbe!, il diplomatico cinese Han Zheng per portare il saluto beneaugurante di Xi Jin Ping)…

Uno dei più graffianti commenti a questa comparsata di zombie che parassitano alla grande sulle nostre spalle, è la lettera che Julian Assange, detenuto politico nel carcere di Belmarsh dalla primavera 2019 – di cui, come compagni, chiediamo l’immediata scarcerazione -, ha indirizzato al neonato sovrano. Sovrano di un paese che, tra gli altri primati negativi, ha quello – ricorda Assange – della “più grande popolazione carceraria dell’Europa occidentale”. La riprendiamo dal sito de L’Indipendente su segnalazione del compagno Roberto G. (Red.)

Julian Assange

A Sua Maestà il Re Carlo III,


In occasione dell’incoronazione del mio sovrano, ho ritenuto opportuno rivolgervi un caloroso invito a commemorare questa importante occasione visitando il Vostro regno nel regno: la prigione di Sua Maestà Belmarsh.

Senza dubbio ricorderete le sagge parole di un famoso drammaturgo: «Per sua natura la misericordia non è un obbligo, cade dal cielo sulla terra in basso come la pioggia gentile» [la citazione è dal Mercante di Venezia di W. Shakespeare].

Ah, ma cosa saprebbe quel bardo della pietà di fronte alla resa dei conti all’alba del Vostro storico regno? Dopotutto, si può davvero conoscere la misura di una società da come tratta i suoi prigionieri, e il Vostro regno ha sicuramente eccelso in questo senso.

La prigione di Sua Maestà Belmarsh si trova al prestigioso indirizzo di One Western Way, Londra, a pochi passi dall’Old Royal Naval College di Greenwich. Come dev’essere piacevole che una struttura così stimata porti il Vostro nome.

È qui che sono detenuti 687 dei Vostri fedeli sudditi, confermando il primato del Regno Unito come nazione con la più grande popolazione carceraria dell’Europa occidentale. Come il Vostro nobile governo ha recentemente dichiarato, il Vostro regno sta attualmente attraversando «la più grande espansione di posti in carcere in oltre un secolo», con le Vostre ambiziose proiezioni che mostrano un aumento della popolazione carceraria da 82.000 a 106.000 entro i prossimi quattro anni. Una bella eredità, davvero.

In qualità di prigioniero politico, detenuto per volontà di Vostra Maestà per conto di un sovrano straniero imbarazzato, sono onorato di risiedere tra le mura di questa istituzione di livello mondiale. Davvero, il Vostro regno non conosce limiti.

Durante la Vostra visita, avrete l’opportunità di banchettare con le delizie culinarie preparate per i vostri fedeli sudditi con un generoso budget di due sterline al giorno. Assaporerete le teste di tonno miste e le onnipresenti forme ricostituite che sono presumibilmente fatte di pollo. E non vi preoccupate, perché a differenza di istituzioni minori come Alcatraz o San Quintino, non ci sono pasti comuni in una mensa. A Belmarsh, i prigionieri cenano da soli nelle loro celle, assicurando la massima intimità con il loro pasto.

Al di là dei piaceri gustativi, posso assicurarvi che Belmarsh offre ampie opportunità educative per i Vostri sudditi. Come dice Proverbi 22:6: «Educa un bambino nella via che deve seguire e quando sarà grande non se ne allontanerà». Osserverete le lunghe code al portello delle medicine, dove i detenuti raccolgono le loro prescrizioni, non per l’uso quotidiano, ma per l’esperienza che allarga gli orizzonti di un «grande giorno fuori», tutto in una volta.

Avrete anche l’opportunità di rendere omaggio al mio defunto amico Manoel Santos, un omosessuale che rischiava la deportazione nel Brasile di Bolsonaro e che si è tolto la vita a soli otto metri dalla mia cella usando una rozza corda ricavata dalle sue lenzuola. La sua squisita voce tenorile è stata messa a tacere per sempre.

Avventurandosi nelle profondità di Belmarsh, si trova il luogo più isolato all’interno delle sue mura: Healthcare, o “Hellcare” come lo chiamano amorevolmente i suoi abitanti. Qui vi meraviglierete di regole sensate pensate per la sicurezza di tutti, come il divieto di giocare a scacchi, mentre è consentito il gioco della dama, molto meno pericoloso.

All’interno di Hellcare si trova il luogo più glorioso ed edificante di tutta Belmarsh, anzi, dell’intero Regno Unito: la Belmarsh End of Life Suite, dal nome sublime. Ascoltate attentamente e potrete sentire le grida dei prigionieri: «Fratello, morirò qui dentro», a testimonianza della qualità della vita e della morte all’interno della Vostra prigione.

Ma non temete, perché c’è bellezza da trovare tra queste mura. Rifatevi gli occhi con i pittoreschi corvi che nidificano nel filo spinato e le centinaia di topi affamati che chiamano Belmarsh casa. Se venite in primavera, potreste persino intravvedere gli anatroccoli deposti da germani reali all’interno della prigione. Ma non indugiate, perché i topi famelici assicurano loro una vita breve.

Vi imploro, re Carlo, di visitare la prigione di Sua Maestà Belmarsh, è un onore che si addice a un re. Nell’intraprendere il Vostro regno, possiate sempre ricordare le parole della Bibbia di Re Giacomo: «Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia»(Matteo 5:7). E possa la misericordia essere la luce guida del Vostro regno, sia all’interno che all’esterno delle mura di Belmarsh.

Il Vostro suddito più devoto,

Julian Assange

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[trad. di Stefano Baudino]

Il pungolo rosso

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