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ASSISTENZA DOMICILIARE E SERVIZI SOCIOASSISTENZIALI A ROMA CAPITALE....SERVE UN DECISO CAMBIO DI PASSO IN SENSO MIGLIORATIVO, PER CHI CI LAVORA E PER LA CITTADINANZA E UTENZA DEI SERVIZI

(22 Maggio 2023)

comunicatousi

Sull’assistenza domiciliare ad anziani SAISA, disabili SAISH e minori SISMIF, di rilievo municipale come gestione ma di importanza generale, nella Capitale d’Italia, nel quadro dei servizi socio assistenziali e di coordinamento con quelli sanitari di competenza di AA.SS.LL. e Regione, SERVE UN DECISO CAMBIO DI PASSO E DI MIGLIORAMENTO, stante la natura di città “anziana” per età anagrafica di tanti residenti e di un numero di utenti con disagi, sia per il settore minori che per l’area della disabilità, con numeri ancora insufficienti di utenti assistiti rispetto a quello totale.
L’assistenza domiciliare è ancora gestita sul fronte comunale, dalla Delibera di Giunta Comunale numero 355 del 2012, durante la consiliatura del sindaco Alemanno e nonostante diversi tentativi delle successive G.C. e dell’Assemblea capitolina, di modifica per venire incontro alle rinnovate e complesse esigenze dei servizi, poste dall’utenza e dalle famiglie, dai rilievi di sindacati anche quelli autorganizzati e di base, di comitati anche spontanei di lavoratori e lavoratrici e di associazioni di familiari, non si è ancora riusciti ad arrivare ad un testo che abbia un suo senso e significato costruttivo e positivo e possibilmente, condiviso.
Mentre per l’assistenza specialistica ad alunni-e con disabilità, Roma Capitale pur se in fase ancora di sperimentazione, è arrivata a definire regolamento comunale e gestione del servizio, pur se con il meccanismo dell’accreditamento e non ancora con la presa di coscienza della RI-PUBBLICIZZAZIONE di questo servizio strategico essenziale, mentre per il fenomeno dei caregivers e di altre forme di assistenza a particolari categorie di cittadini, si è giunti ad una regolamentazione comunale, lo stesso n avviene per un servizio che ancora sconta discrasie e disagi, anche per il coordinamento perla parte sanitaria di competenza delle AA.SS.LL (tramite
il C.A.D., Centri di Assistenza Domiciliare), con doppioni e sovrapposizioni di competenze tra Comune e REGIONE, con forme di coordinamento e l’adozione omogenea e applicata in modo uniforme, di PROTOCOLLO DI INTESA EFFICACI che siano utili per il lavoro del personale comunale dei servizi sociali territoriali nei municipi, del settore sanitario sempre più soggetto ad esternalizzazione e gestione indiretta smantellando il carattere posto dalla stessa legge 833/1978 istitutiva del S.S.N. per i servizi di prevenzione e di intervento sui territori, con difficoltà per le famiglie e per le condizioni di lavoro e di vita degli utenti e di chi lavora in questo settore, anche da molti anni e sempre in attesa di adeguata formazione professionale, che non sia legata a percorsi individualizzati a pagamento dei lavoratori-trici o alle poche energie disponibili delle cooperative sociali che gestiscono, sempre in un clima di emergenza, le richieste dei servizi, arrivati anche a servizi di 1 ora il sabato e con il forte rischio di utilizzo di forme ulteriori di precariato rispetto alla forza lavoro già contrattualizzata che lavora nell’assistenza domiciliare o, ad una sorta di gara al ribasso camuffato, per enti e cooperative che si offrono, nei vari pacchetti di servizi, a fornire prestazioni ridotte e d discutibile livello qualitativo, con costi più bassi del costo complessivo del lavoro secondo le tabelle ufficiali del CCNL Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, (in maggioranza cooperative sociali), creando quindi un “mercato” al ribasso con ovvi effetti negativi sia per chi ci lavora, perle cooperative sociali che provano a rispettare le regole e per una tendenza alla dequalificazione di questi servizi alla cittadinanza, con una guerra tra poveri e una situazione emergenziale di gestione del servizio.
Né tentativi di centralizzazione o di amento del controllo sulla forza lavoro possono essere considerati strumenti utili, se non con il rischio di un abbandono da parte dei lavoratori e lavoratrici più esperti, giustamente assegnati ad altri servizi per i quali si sono nel frattempo riqualificati (OEPAC, centri diurni o case famiglia) e all’utilizzo di forza lavoro anche laureata, ma utilizzata come tappabuchi senza prospettive di lavoro professionalmente qualificante, con salari bassi e orari e ritmi poco sostenibili, anche per il monitoraggio costante che si dovrebbe fare anche nei servizi socio assistenziali su SALUTE E SICUREZZA e su stress da lavoro correlato (D. Lgs. 81 2008 art. 28).

Da parte nostra, di lavoratori e lavoratrici sindacalizzati-e e autorganizzati, va di nuovo sviluppato l’impegno al collegamento sui territori e nei municipi, anche di chi lavora in cooperative diverse aggiudicatarie, della forza lavoro e in un quadro articolato della vasta gamma di servizi esternalizzati e in appalto, che sono strettamente collegati tra loro, anche per le strutture semiresidenziali e residenziali (centri diurni, case di riposo, case famiglia).

lav. associati-e a Usi 1912

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