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(18 Maggio 2010) Enzo Apicella
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Lavoratori dell’Ufficio Condono: le ragioni di una lotta

(1 Giugno 2023)

Sono tante, e spesso poco conosciute, le lotte che si svolgono nelle varie articolazioni di Roma Capitale. Tra queste, non si può non citare quella portata avanti dai lavoratori dell'Ufficio Condono, che l'autunno scorso hanno dato vita a un'Assemblea permanente. I loro comunicati colpiscono perché, alla nitida esposizione delle proprie rivendicazioni, uniscono ponderate riflessioni sul funzionamento di Roma Capitale, la società partecipata di cui sono dipendenti. Nella conversazione che segue, abbiamo cercato di dettagliarne ulteriormente il percorso di mobilitazione.

Risorse decima

La sede dell'Ufficio Condono in via Decima 96

Quando nasce l’ufficio condono?
L’Ufficio Condono venne istituito nel 1995, in seguito a un’autentica emergenza amministrativa. Erano infatti troppo le domande di condono legate alla L. 47/1985, la prima in Italia ad affrontare in modo organico la sanatoria degli abusi edilizi. In relazione alla necessità di disbrigare un’infinità di pratiche e a seguito della seconda legge sul condono, intervenuta nel 1994, si è dato vita a questo ufficio.

In precedenza, come si sanavano gli abusi edilizi?
Sino al ‘94 le concessioni in sanatoria erano rilasciate dalla XV Ripartizione (Urbanistica) del Comune di Roma, che operava sulla base di procedure ancora di stampo tradizionale, in cui l’istruttoria era condotta in modalità esclusivamente cartacea e non standardizzata. L’Ufficio Condono viene aperto nel ’95 sotto la guida di un ingegnere incaricato dal Comune di Roma che, con il supporto di funzionari e dirigenti dell’Amministrazione comunale e l’ausilio di 350 lavoratori LPU/LSU (Lavoratori di Pubblica utilità/Lavoratori Socialmente Utili), persegue un doppio compito: affrontare centinaia di migliaia di domande e introdurre criteri più sistematici e flussi operativi informatizzati. Le procedure messe a punto non scaturiscono solo da norme urbanistiche, ma sono chiamate a tradurre in pratica quotidiana anche il diritto amministrativo, derivi esso da leggi o da sentenze. Insomma, la materia “condono” presuppone un sapere articolato, che sia in grado di rispondere alle legittime aspettative dei tanti che hanno realizzato abusi per necessità e che allo stesso tempo sappia contrapporre validi argomenti per rigettare istanze di condono irricevibili. Senza dimenticare un altro aspetto cruciale per l’Amministrazione, riguardante la riscossione degli oneri concessori utili per le opere di urbanizzazione o per il recupero di interi quartieri sorti abusivamente e che circondano l’Urbe. L’Ufficio Condono serviva e serve naturalmente anche a questo.

Al solo sentir parlare di queste attività, molti storcono la bocca.
In realtà le domande di condono non sono mai state accolte in modo automatico e i procedimenti di condono hanno sempre seguito criteri rigorosi. Oltretutto, la Legge Regionale 12/2004 ha introdotto criteri più restrittivi per gli abusi più recenti e norme molto vincolanti a tutela del paesaggio. Il problema semmai è l’incapacità dell’Amministrazione di dare seguito a provvedimenti di demolizione di abusi non condonati né condonabili. Questo però non ha niente a che fare con l’Ufficio Condono, bensì con la capacità di far funzionare gli istituti preposti alla tutela del territorio e del paesaggio anche a costo di fare scelte impopolari…

Cosa ne è stato poi dei lavoratori LPU/LSU?

Va detto intanto che tali lavoratori hanno dato un contributo imprescindibile all’apertura di questo ufficio, consentendo di mettere in moto una macchina amministrativa molto complessa. Si tratta di lavoratori che hanno vissuto anni di precarietà, determinata dalla dissoluzione di un’autentica galassia industriale, quella delle società legate all’IRI. All’Ufficio Condono sono arrivati dopo anni di cassa integrazione. Dopo essere stati impegnati come LPU/LSU, sono stati assorbiti da GEMMA S.p.A., una società controllata al 20% dal Comune di Roma e che si occupava di analisi e gestione delle pratiche amministrative. Nel 2010 però GEMMA fallisce, il personale è licenziato e solo dopo un intenso ciclo di lotte viene assorbito da Risorse per Roma S.p.A., che da questo momento inizia ufficialmente a occuparsi anche delle pratiche di condono.

Voi però non operate nella sede centrale di Risorse, ubicata all’EUR.
Sì, noi lavoriamo in una sede diversa, più periferica, un edificio collocato in via Decima 96, al Torrino. In realtà la sua originaria destinazione d’uso era un’altra: doveva infatti ospitare una scuola. Secondo alcuni lavoratori, che incarnano la memoria storica di questo ufficio, il Comune di Roma fu costretto a destinarlo ad altro uso perché tra i materiali impiegati per la costruzione vi era anche la fibra di amianto. Questa sede, per quanto paradossale possa apparire, manca della cosiddetta “legittimità urbanistica”, ovvero degli attestati che tutti i cittadini vengono a chiedere proprio all’Ufficio Condono e di cui noi per primi siamo privi (agibilità, cambio di destinazione d’uso, collaudo statico, etc.)!

Tornando al passaggio a Risorse per Roma, potere spiegarci come è avvenuto?
Sì, a decidere per l’ingresso dei lavoratori di GEMMA in Risorse per Roma fu l’allora sindaco Alemanno che, oltre a dover risolvere la grave situazione di stallo in cui versava un ufficio fondamentale per l’Amministrazione, con questa operazione prettamente politica provò ad accreditarsi di fronte al proprio elettorato - ma anche di fronte all’elettorato di sinistra - come uomo della “destra sociale”, quindi in qualche modo sensibile alla sorte di chi lavora.

Quali funzioni ha Risorse?

Risorse era stata creata da Rutelli, che le aveva affidato un compito ben preciso: contribuire alla progettazione e alla gestione del patrimonio edilizio della Capitale, affiancandosi e in qualche misura sostituendosi anche all’attività dell’Amministrazione capitolina. Dunque, parliamo di una finalità diversa da quella del nostro Ufficio Condono. Pur basandosi su un’affinità tematica (l’urbanistica), con l’acquisizione da parte di Risorse anche delle attività del Condono la giunta Alemanno di fatto ha ridefinito profondamente la natura e la cosiddetta “mission” aziendale.

Questa operazione ha portato con sé dei problemi?

L’Ufficio Condono è sempre stato concepito da Risorse per Roma come un Ufficio di serie B. In effetti non si lega a sfavillanti progetti di modernizzazione della città! Nella percezione comune, la sua funzione rimane quella di sanare scempi, magari determinati dalla necessità, ma pur sempre scempi che la pubblica autorità non ha voluto o potuto demolire. A ben vedere, però, anche questa attività rientra nell’urbanistica, purché tale materia venga intesa nelle sue dimensioni reali e contraddittorie e non solo come proiezione su un piano orizzontale degli ideali dei grandi progettisti. Purtroppo, invece di sviluppare una visione unitaria, si è creata tra i due rami una forbice, simboleggiata dalla già citata divisione logistica tra la sede centrale dell’EUR e il nostro ufficio. A ciò si è aggiunta la divisione in seno al personale, con la tendenza a diversificare l’inquadramento dei lavoratori. Noi siamo stati relegati ai livelli più bassi del Contratto Collettivo Nazionale. Ciò ha reso difficile creare dei percorsi comuni di lotta con i dipendenti della sede centrale.

A quanto ci risulta, il personale dell’Ufficio è diminuito nel corso del tempo.
Sì, adesso non siamo neanche un centinaio. Il punto è che, se qualcuno termina il suo rapporto di lavoro con l’Ufficio Condono, di norma non viene poi sostituito. È la politica di Risorse per Roma, che si aggancia anche al nostro diverso inquadramento contrattuale. Certo, oggi da parte di Roma Capitale c’è la chiara richiesta di non sguarnire la nostra area: troppe sono le procedure di Condono ancora inevase. Ma i dirigenti tendono a eluderla e a riproporre in ogni sede la loro autorappresentazione di Risorse come smart company, composta esclusivamente o prioritariamente da progettisti e professionisti ad alta specializzazione. Quel che l’Azienda non riesce a cogliere è la peculiarità della richiesta dell’Ente: queste professionalità, oggi, vanno messe al servizio di uffici pubblici che, dopo anni di blocco del turn over e oggettivo caos organizzativo, sono ormai al collasso! Sono istruttive in proposito alcune sedute delle Commissioni Capitoline Patrimonio o Urbanistica, ma basterebbe dare un’occhiata alla bozza del prossimo Contratto di servizio, dal quale sono sparite proprio attività di progettazione (mentre aumentano quelle “tecniche” o a “basso valore aggiunto”).

In tutto, quanti sono i dipendenti di Risorse?
In totale, i dipendenti di Risorse per Roma sono 540, sparsi in più sedi e legati ad attività tra loro assai diverse. Un elemento che il accomuna tutti è il fatto che il contratto di servizio è scaduto nel 2021. Viene prorogato su base trimestrale o addirittura mensile. In più, Roma Capitale non ha approvato il Piano Operativo Strategico di Risorse, ossia il piano industriale. Questa terminologia potrà sorprendere, perché Risorse è interamente partecipata dal Comune di Roma che ne determina gli indirizzi operativi. Però è anche una Società per Azioni, dunque inserita nelle più tipiche logiche capitalistiche (anche se, in quanto municipalizzata, è comodamente protetta dal severo giudizio del libero mercato!)

A leggere i vostri comunicati la situazione odierna sembra segnata dall’incertezza.
Certamente, dato che Roma Capitale non ha approvato neppure il Contratto di Servizio (al 31.5.2023, NdR). E c’è stato un avvicendarsi di amministratori (4 in 6 anni) davvero patologico. In questo quadro, non si intravede il momento in cui Risorse chiarirà il suo rapporto con i dipendenti, con Roma Capitale e con la cittadinanza. Per giunta, in questa fase i lavoratori sono investiti da sempre nuove urgenze. Come abbiamo evidenziato in più occasioni, le municipalizzate servono spesso a coprire in emergenza buchi nell’organico di Roma Capitale: non è infrequente quindi che un assessore chieda a Risorse per Roma di destinare un dipendente qualsiasi a un’attività non prevista dal Contratto di Servizio. Si prenda l’esempio degli sportellisti: al Condono tutte le attività precedentemente svolte a sportello sono state digitalizzate nel 2020 e non possono più essere erogate in presenza neanche se lo volessimo! Ma l’Assessore ha voluto comunque del personale a ricevere il pubblico, che nella maggior parte dei casi viene a rappresentare un reclamo (attività non prevista dal CdS!). Oppure gli sportellisti del Dipartimento Patrimonio: in quel caso il Contratto di Servizio esclude esplicitamente che il personale di Risorse possa svolgere attività di sportello al pubblico, eppure (pare a seguito di un whatsapp!) il personale è stato assegnato a quella mansione e il servizio è stato garantito.

Giorni fa Albino Ruberti è stato nominato Amministratore Unico di Risorse per Roma. Tale scelta ha suscitato diverse critiche. Voi che giudizio ne date e come la interpretate?
La prima impressione è stata che si volesse ricollocare una figura rilevante per il PD romano, in una fase piuttosto delicata per le alchimie politiche della Giunta e della sua maggioranza. Ma non sono in pochi a temere che, in realtà, dietro l’incarico a Ruberti si nasconda il tentativo di puntellare vecchi equilibri di potere all’interno dell’Azienda, equilibri che ormai mostrano la corda e che a nostro giudizio sono tra le ragioni delle insoddisfacenti performance aziendali. A questo si aggiunga anche la bufera mediatica che ha investito Risorse per le famose “mazzette all’Ufficio Condono”, a cui si affiancano altre inchieste promosse dalla magistratura contabile. Per non parlare del modello gestionale obsoleto (il Condono funziona ancora come nel ’95 ma i lavoratori sono meno di un terzo di allora!!), dello stato di degrado dell’edificio di via di Decima e delle controversie tra Risorse per Roma e Roma Capitale sulle responsabilità della manutenzione dei luoghi e la sicurezza dei lavoratori. Le RSU interne sono decadute da tre anni ma non ci pensano proprio a indire nuove elezioni (con il beneplacito dell’Azienda, e nonostante le raccolte di firme dei lavoratori che rivendicano il loro diritto a rinnovare i propri rappresentanti). È un incarico pensato per “contenere” questi problemi e rinviarne la soluzione a momenti migliori? Noi speriamo che il nuovo amministratore colga invece questa occasione per affrontare criticità che, trascinandosi da anni, inquinano i rapporti interni all’Azienda e ne rallentano lo sviluppo. A onor del vero, da più parti abbiamo registrato attestati di stima nei confronti di Ruberti, mentre di critiche articolate e argomentate ne sono arrivate poche. Ci è stato ad esempio detto che intrattiene rapporti franchi con chi lavora. Il punto comunque non è lui, né i suoi eventuali pregi e difetti. La questione, già sottolineata in un nostro comunicato, è un’altra: essendo stato eletto vicepresidente di Acea Ato 2, per Risorse rischia di essere un amministratore part time. In una situazione complessa come quella attuale crediamo che serva invece un impegno a tempo pieno.

Come si articola il personale di Risorse? A tutti è applicato lo stesso CCNL?

Ci sono circa cento lavoratori al Condono, forse duecento nella sede centrale di piazzale degli Archivi e gli altri distribuiti tra il IX Dipartimento (Programmazione e Attuazione Urbanistica), il Patrimonio e il CSIMU (Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana). 77 lavoratori sono impegnati in attività di guardiania e provengono dai presidi. Questi colleghi in particolare hanno una storia di lotte per il lavoro quasi parallela a quella dell’Ufficio Condono: prima erano impiegati nell’Istituto Vigilanza Urbe (Associazione Nazionale Combattenti e Reduci), liquidato nel 2009 nella sua veste di istituto pubblico. Su mille lavoratori licenziati, trecento non firmarono l’accordo e passarono quasi un anno a presidiare Colosseo, piazza Venezia e Campidoglio. Alla fine, anche qui intervenne Alemanno che promise l’assunzione di questo personale nelle municipalizzate. Qualcuno entrò in AMA, qualcun altro a Zètema e dopo due anni di lotte Risorse per Roma ne assunse 80 tramite bando di selezione pubblica. Ma il contratto a tempo indeterminato arrivò più di un anno dopo e non è il contratto del Commercio (come per gli altri lavoratori di Risorse) ma il contratto multiservizi (!). Altra grande faglia che divide i lavoratori…

Ora che abbiamo un quadro generale, ci piacerebbe conoscere meglio le vostre istanze.
Partiamo da un dato direi empirico. Col tempo, l’Ufficio Condono è diventato un reparto confino. Ai primi impiegati, ex LSU fortemente consapevoli dei propri diritti maturati in un contesto di lotta collettiva, ne sono stati aggiunti altri, parimenti battaglieri, ma formatisi in percorsi di rivendicazione individuali. Ossia, qui sono stati inseriti lavoratori vincitori di vertenze di lavoro contro l’Azienda, dunque considerati dei potenziali rompiscatole e pertanto collocati ai margini delle “attività strategiche” di Risorse per Roma. Lavoratori che, anche se estremamente capaci, dovevano essere posti nella condizione intanto di “non nuocere (ancora) all’Azienda” e poi messi a lavorare in condizioni tanto estreme, sotto il profilo della sicurezza personale, da essere eventualmente spinti a rinunciare volontariamente al lavoro, ovvero a licenziarsi (e in alcuni casi è successo anche questo, tanto è forte l’impatto con questo ufficio).

Reparto confino suona forte come definizione.
Ma l’intento è quello che abbiamo descritto, lo conferma il fatto che il vincitore di vertenze è qui assunto senza colloqui, e al netto di qualsiasi verifica circa il suo percorso professionale. Abbiamo infatti casi di persone che, pur possedendo titoli di studio più alti dello stesso management, vengono semplicemente chiamate a digitalizzare le pratiche o a mettere timbri su documenti qualsiasi. Mentre il personale assegnato all’Ufficio Condono non ruota mai (tranne rarissime eccezioni), i dirigenti volta per volta assegnati a questo Ufficio pretendono e puntualmente ottengono laute indennità di servizio, atte a controbilanciarne il “temporaneo declassamento”. Questo ovviamente ha un impatto non indifferente sulle casse della società.

I vostri volantini presentano sempre un ampio ventaglio di rivendicazioni.
Perché l’elenco dei problemi è assai lungo. Ad esempio, l’Ufficio rimane in prevalenza cartaceo, anche nei settori in cui è la legge a imporre la digitalizzazione. Ma ancor più grave è il problema dell’immobile. In un’intervista rilasciata da Maurizio Veloccia, assessore all’Urbanistica, viene posta una questione assai seria: la necessità di verificare la presenza o meno dell’amianto nella nostra struttura. Purtroppo, al riguardo non vi è stato alcun controllo. Un nostro collega è morto a 60 anni per un tumore all’esofago. Lavorava in un’ala dell’edificio in cui si registra una percentuale molto alta di patologie oncologiche. Noi stiamo cercando di capire il perché. Manca poi del tutto la climatizzazione degli ambienti, né sono stati fatti i controlli statici, inevitabili in un edificio che ha subito delle modifiche per adattarlo a una funzione diversa dall’originaria. Non a caso, nel 2021 tutto il personale è stato collocato dall’Azienda in modalità di lavoro agile, perché si è appurato che l’edificio era privo delle certificazioni necessarie; non si poteva provare la conformità dell’immobile alle più elementari regole della sicurezza e il rischio anche per l’Azienda era troppo alto. Senza nessun intervento strutturale, ma con un semplice cambio “politico” alla guida della città e della società, un anno dopo siamo stati fatti rientrare in sede come se nulla fosse accaduto! È per questi motivi che ci siamo costituiti in assemblea. Dalla dirigenza non sono pervenute finora risposte serie ai nostri quesiti, perciò abbiamo scelto la strada dell’autorganizzazione. L’APLUC (Assemblea permanente dei lavoratori dell’Ufficio Condono) raccoglie anche diversi lavoratori di altre sedi che partecipano alle nostre iniziative. Certo con il grosso dei colleghi delle altre sedi lo sviluppo di una coscienza unitaria risulta ancora difficile. Di norma, anche in relazione al mancato rinnovo del contratto di servizio si fatica a porre in essere una battaglia comune: ciascuno è preso dalle proprie piccole e grandi emergenze quotidiane e servirebbe un’organizzazione capillare, attiva e reattiva in ogni sede. Purtroppo ancora non c’è, ma se il nostro percorso prosegue ci sono tutti i presupposti affinché la situazione cambi!

Quando si è costituita la vostra Assemblea permanente?
L’APLUC si è formata il 17 ottobre 2022. Ossia, nel corso della prima occasione d’incontro tra lavoratori dell’Ufficio Condono dopo un periodo non breve di smart working. Alcuni di noi avevano inviato richieste a tutti i sindacati, affinché si parlasse collettivamente e pubblicamente delle varie emergenze con cui avevamo a che fare. Ma non v’è stata risposta alcuna. Alla fine, a convocarci ci ha pensato l’Amministratore unico, che non avevamo mai visto. Abbiamo partecipato in massa e molti di noi hanno preso la parola, mutando di fatto la natura di un’assemblea che era stata invece convocata dall’alto per rassicurarci. È significativo, peraltro, che durante l’assemblea abbiano preso la parola solo i lavoratori e l’Amministratore, mentre non sia intervenuto nessuno dei rappresentanti sindacali. È stato un passaggio forte: quando l’Amministratore unico se ne è andato, noi siamo rimasti, decidendo di costituirci in “Assemblea” e di redigere un documento che poi abbiamo consegnato sia alle organizzazioni sindacali che all’Azienda. Abbiamo peraltro scelto la forma assembleare rispetto al più tradizionale “comitato interno” per sottolineare il fatto che, nonostante al Condono lavorino circa cento persone, non abbiamo “diritto” sindacale a riunirci in assemblea, se non previa convocazione da parte dei vertici aziendali o delle RSU (che però sono scadute!). A questo punto abbiamo deciso che siamo “autoconvocati” permanentemente come assemblea dei lavoratori e comunichiamo, prendiamo decisioni, scriviamo, parliamo H24, senza chiedere permesso a nessuno e tutte le volte che lo riteniamo necessario. La piattaforma attraverso la quale comunichiamo è la mail assemblealavoratoricondono@gmail.com. Qui raccogliamo proposte, consigli, idee, lettere aperte, critiche, esperienze di altri lavoratori, commenti. E da qui rilanciamo le nostre iniziative. Partecipano attivamente all’APLUC lavoratori e lavoratrici di ogni sigla sindacale o senza affiliazione: il sindacato con cui ci siamo gemellati è però l’USI 1912, al quale alcuni colleghi erano già iscritti da anni e a cui abbiamo dato la nostra fiducia. I rappresentanti territoriali dell’USI sono due ex dirigenti della CGIL fuoriusciti “da sinistra” e quindi fedeli a un’idea di sindacato conflittuale e poco incline al compromesso. Presto questa organizzazione ha raggiunto i trenta tesserati, superando la soglia prevista per la rappresentanza sindacale. Per molti di noi - soprattutto per i lavoratori più giovani - sentirli raccontare delle lotte vinte con le cooperative all’inizio degli anni 2000, o con le maestre degli asili nido, o a Farmacap e Zétema, è molto istruttivo: ci ricorda che sindacato non fa rima con burocrazia, ma segue il ritmo vitale delle lotte del lavoro.

In conclusione, potreste tradurre l’insieme delle vostre rivendicazioni in una sorta di programma, facilmente comprensibile anche da chi non è addetto ai lavori?
Anzitutto vogliamo lavorare in sicurezza ed esigiamo che l’azienda si rapporti in noi in modo rispettoso e nel pieno riconoscimento dei nostri diritti. Rivendichiamo adeguamenti contributivi e interventi in busta paga tali da recuperare la consistente erosione del potere d’acquisto avvenuta negli ultimi anni. Ma portiamo avanti anche una visione complessiva. A nostro avviso, Risorse per Roma deve recuperare, o finalmente sviluppare, una vocazione autentica. Non si può concepire il territorio come un piano cartesiano ove schizzare disegni avveniristici. Né limitare le pratiche amministrative al concessionificio a cui è ridotto, purtroppo, l’Ufficio Condono. Bisogna evitare separazioni tra il momento strategico della progettazione e l’attività ordinaria della gestione, quella in cui ci si confronta di più con le contraddizioni reali. Sotto questo profilo, l’apporto di chi lavora può essere cruciale. Noi non siamo solo esecutori di direttive e regolamenti, perché col tempo abbiamo sviluppato un’esperienza da cui una società come Risorse non può prescindere.

Stefano Macera

2030