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L'Italia tripudia la guerra

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(5 Novembre 2010) Enzo Apicella

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Trieste: i guerrafondai si sentono diffamati!

Il governo si costituisce parte civile nei confronti di chi ha manifestato contro la guerra in Irak

(26 Novembre 2005)

Ieri, Giovedì 24 Novembre, si è svolta al tribunale di Trieste la prima udienza del processo che vede imputati 14 manifestanti (fra cui un compagno del Gruppo Primo Maggio 1945) che, durante il corteo contro la guerra all’Iraq del 20 Marzo 2003, parteciparono alla contestazione sotto la locale agenzia consolare Usa. I reati di cui sono accusati sono: resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, imbrattamento, invasione di edificio, danneggiamenti.

Fin qui tutto “normale”, giacchè migliaia di compagni in tutta Italia sono tuttora inquisiti per reati commessi in manifestazioni pubbliche contro la guerra, in difesa delle conquiste dei lavoratori, contro i Cpt…

La grande e gravissima novità di questo processo è però la costituzione di parte civile da parte del governo italiano e in particolare della Presidenza del Consiglio e del Ministero degli Interni. L’avvocato Marco Meloni ha depositato l’atto di costituzione affermando che «la grossolana aggressione operata dagli imputati agli uffici consolari americani di via Roma, ha leso l’immagine del nostro Paese nei confronti sia della comunità internazionale che nei confronti della Nazione amica. Un risarcimento è dovuto: se ne indica la misura in euro centomila» e inoltre che «minacce, insulti e lesioni subite dai poliziotti nell’esercizio del loro dovere a difesa degli uffici consolari degli Stati uniti d’America assaltati dagli imputati» costituirebbero un danno all’immagine quantificabile in cinquantamila euro.

Insomma i guerrafondai corresponsabili del genocidio del popolo iracheno in combutta con la cricca di Bush chiedono di essere risarciti economicamente perché, protestando contro le stragi a stelle e strisce, si sarebbe infangato l’immagine del nostro paese all’estero. Dunque l’immagine dell’Italia non sarebbe stata offesa dalla compartecipazione ad una guerra d’aggressione, basata peraltro su prove fasulle e durante la quale sono stati e vengono usati quotidianamente i mezzi più barbari per vincere la fiera Resistenza del popolo iracheno, ma dalla protesta di 14 persone contro l’agenzia consolare statunitense di Trieste.

L’accusa è tanto ridicola quanto grave, soprattutto perché apre le porte alla criminalizzazione di ogni dissenso alle politiche governative in quanto lesivo dell’immagine dell’Esecutivo. Di questo passo il governo potrebbe costituirsi parte civile contro chiunque scende in piazza per contestarne le scelte politiche!

Il processo per i fatti del 20 Marzo scorso a Trieste diventa dunque ufficialmente un processo politico dove alla sbarra vi sta l’opposizione alla guerra, e non a caso questo colpo di mano di Berlusconi e soci casca proprio quando “l’operazione di esportazione della democrazia” in Iraq mostra il suo fallimento politico. Chi ha invaso un paese sovrano per trovare armi di distruzione di massa ha finito per usarle contro le masse popolari in lotta. Chi diceva di voler riportare in Iraq i “diritti umani” ha messo in piedi veri e propri lager come Abu Ghraib e Guantanamo. Chi affermava di essere interessato alla stabilizzazione del Medio Oriente oggi sconfina con le proprie truppe in Siria e continua a minacciare l’Iran.

Alle intimidazioni del governo bisogna dunque rispondere dando nuova linfa al movimento contro la guerra imperialista, senza delegare la rivendicazione del ritiro delle truppe italiane di occupazione a Prodi, Fassino e Bertinotti che in nome del “ritiro concordato” stanno di fatto ingannando tutti coloro che in questi anni sono scesi in piazza contro la collaborazione italiana all’invasione dell’Iraq. Occorre inoltre rilanciare la solidarietà internazionalista alla guerra di liberazione nazionale condotta dal popolo iracheno contro le potenze imperialiste guidate dal macellaio Bush e contro il feroce regime collaborazionista. I combattenti iracheni insegnano al mondo intero quale è la risposta che va data alle strategie di dominio dell’imperialismo Usa; non si tratta, come affermano i “mass media” borghesi di una “scontro di civiltà”, ma di una giusta insurrezione patriottica quali furono quelle condotte dai popoli europei contro il nazifascismo.

Va ribadito inoltre che la questione della guerra non è distante dalle nostre vite, dalle condizione materiali di vita e di lavoro di tutto il popolo italiano. Nell’ultima Finanziaria della banda Berlusconi, l’unica settore che non ha subito tagli è quello delle spese militari, mentre i soldi vengono decurtati per l’istruzione, per la sanità, per i servizi pubblici, per la cultura…

Con processi come quello di Trieste viene proclamata una guerra interna, riflesso della guerra esterna combattuta contro i popoli oppressi anche dal’imperialismo italiano. Il loro fine è comunque reprimere coloro che contrastano il loro dominio: qui con le denunce, i processi politici, i risarcimenti milionari, in Iraq con la tortura, i massacri, il fosforo bianco.

E’ la logica dell’oppressione a cui, in Italia come in Iraq, non si può che rispondere con la logica della Resistenza!

ONORE ALLA RESISTENZA IRACHENA, FUORI TUTTE LE TRUPPE OCCUPANTI!
BASTA DENUNCE, PERSECUZIONI E PROCESSI POLITICI
PER CHI SI MOBILITA CONTRO L’IMPERIALISMO USA E ITALIANO!
CONTRO LA GUERRA DI BUSH, BLAIR E BERLUSCONI,
RESISTIAMO IN TUTTO IL MONDO!

Gruppo Primo Maggio 1945-Trieste
Primomaggio1945@yahoo.com

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