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(21 Aprile 2009) Enzo Apicella

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Dissesto idrogeologico, in 4 anni il territorio italiano a rischio alluvioni è aumentato del 19%

Le possibilità d’adattamento passano da ingegneria naturalistica e Nature based solutions

(3 Maggio 2024)

Doronzo (Aipin): «Abbiamo l’obbligo di ragionare sull’evolversi delle nuove tendenze meteo climatiche, con le conseguenti nuove strategie»

Da greenreport

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Il 16 maggio a Roma, presso la sede Ispra, illustreremo alla stampa – ci sarà anche il mondo delle imprese – proposte, progetti e piani per la sicurezza del territorio anche attraverso la transizione ecologica.

Sarà la prima presentazione alla stampa. Il 94% del territorio italiano è a rischio dissesto idrogeologico ed il consumo di suolo è in continua crescita, nel 2021 ha sforato i 70 chilometri quadrati di nuove coperture artificiali in un solo anno.

In tale contesto le precipitazioni, la cui violenza è accentuata dagli effetti del cambiamento climatico con piogge estremamente copiose in tempi concentrati che insistono in territori ove si evidenziano lunghi periodi siccitosi evidenziano l’aumento della problematicità del dissesto idrogeologico, ovvero quell’insieme di processi che provocano la degradazione del territorio aumentando sensibilmente le probabilità di eventi catastrofici.

Secondo il rapporto del 2021 “Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio”, anche in questo caso redatto dall’Ispra, nell’anno preso in esame è aumentata la superficie nazionale potenzialmente soggetta a frane e alluvioni: l’incremento sfiora rispettivamente il 4% e il 19% rispetto al 2017. Quasi il 94% dei comuni italiani è a rischio dissesto e soggetto ad erosione costiera e oltre 8 milioni di persone abitano nelle aree ad alta pericolosità.

Spiega il dossier che “nel 2021, oltre 540 mila famiglie e 1.300.000 abitanti vivono in zone a rischio frane (13% giovani con età < 15 anni, 64% adulti tra 15 e 64 anni e 23% anziani con età > 64 anni), mentre sono circa 3 milioni di famiglie e quasi 7 milioni gli abitanti residenti in aree a rischio alluvione”. Il rapporto inoltre evidenzia che “su un totale di oltre 14 milioni di edifici, quelli ubicati in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata superano i 565mila (3,9%), mentre poco più di 1,5milioni (10,7%) ricadono in aree inondabili nello scenario medio. Gli aggregati strutturali a rischio frane oltrepassano invece i 740 mila (4%). Le industrie e i servizi ubicati in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata sono oltre 84 mila con 220mila addetti esposti a rischio, mentre quelli esposti al pericolo di inondazione, sempre nello scenario medio, superano i 640 mila (13,4%)”.

C’è un forte impegno affinché vengano utilizzate le sistemazioni con tecniche di ingegneria naturalistica, che ben si prestano ad un approccio positivo e sostenibile per la mitigazione del Rischio idrogeologico e la riqualificazione ambientale.

Noi come Aipin riaffermiamo la centralità della corretta gestione del territorio sia per la prevenzione/manutenzione dei rischi idrogeologici ma anche per la riqualificazione del paesaggio che appare oramai inderogabile.

Da non sottovalutare anche i benefici che con azioni Nbs (Natural based solutions) si possono ottenere dal ridurre le vulnerabilità in essere al contrasto della perdita di suolo per effetto dell’erosione dal contribuire ad una adeguata gestione delle acque meteoriche, con misure atte a mitigare l’impermeabilizzazione incontrollata di suolo anche in ambito urbano.

Inoltre, i costi per rimediare i danni prodotti da frane, alluvioni, dissesti, sono di gran lungo superiori ad azioni volte le alla realizzazione di interventi sapienti, estremamente versatili e adeguabili, di adattamento ai cambiamenti climatici, e contribuiscono a migliorare la qualità delle acque superficiali e sotterranee.

Abbiamo l’obbligo di ragionare sull’evolversi delle nuove tendenze meteo climatiche con le conseguenti nuove strategie da intraprendere relativamente la prevenzione e la mitigazione dei rischi, gestione ambientale sostenibile in territori ad elevata vulnerabilità ed in questo momento si intravede una maggiore attenzione per la ricerca anche nel mondo accademico, per l’ambito mediterraneo, per la difesa idrogeologica e, finalmente con maggior forza, per il paesaggio e il climate change.

Aipin auspica da anni l’inizio di una gestione non più improprio del territorio. Noi come Aipin sottolineiamo la centralità della corretta gestione del territorio, anche in ambito urbano, sia per la prevenzione/manutenzione dei rischi ma anche per la riqualificazione del paesaggio che appare oramai inderogabile.

Le sistemazioni con tecniche di ingegneria naturalistica, e più in generale quelle Nbs, ben si prestano ad un approccio positivo e sostenibile per la mitigazione del rischio idrogeologico e per la riqualificazione ambientale in ambito urbano e periurbano.

Giuseppe Doronzo, vicepresidente nazionale dell’Associazione italiana per la ingegneria naturalistica (Aipin)

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