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(17 Novembre 2010) Enzo Apicella
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(Di lavoro si muore)

SULLA IN-SICUREZZA NEI SERVIZI EDUCATIVI E SCOLASTICI. IL “CASO” ROMA CAPITALE

(26 Maggio 2024)

Intervento e relazione di Usi 1912 Pubblico Impiego Unito ed Enti Locali all'assemblea dibattito svolta il 23 maggio 2024 presso sala teatro Vignoli a Roma

comunicatousi

A Roma Capitale, il Comune più grande in Italia come numero di dipendenti, LA SALUTE E LA SICUREZZA SUL LAVORO E SUGLI AMBIENTI DI LAVORO, NON E’ TUTELATA IN MODO EFFICACE. Vale anche per i servizi scolastici educativi (personale comunale di asili nido e scuole, compresi i tanti servizi affidati a gestioni esterne – assistenza specialistica a disabili OEPAC, mense, trasporti scolastici, pulizie, ausiliariato, servizi di supporto …), con effetti che inevitabilmente si ripercuotono, malgrado l’impegno di lavoratrici e lavoratori, sulla qualità dell’offerta educativa all’utenza e alla cittadinanza. QUINDI E’ COERENTE PARLARE DI IN-SICUREZZA nelle scuole e negli asili nido. Andiamo per punti, PER LANCIARE LA CAMPAGNA PER L’ELEZIONE DI RLS NEI MUNICIPI E LA FORMAZIONE DEI COMITATI ART. 9 L .300/1970, COME PUNTO DI COLLEGAMENTO DIRETTO DAL BASSO NEI NIDI E NELLE SCUOLE

LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO: articolo 2087 del codice civile (obbligo dovere del datore di lavoro di garantire la piena integrità psico fisica e morale – in senso di rispetto di dignità, onorabilità, reputazione anche professionale – dei prestatori di lavoro, quindi un DIRITTO-PRETESA per lavoratrici e lavoratori, a tempo indeterminato o determinato, quindi anche per il precariato); Art 9 Legge 300 1970 (diritto di dipendenti, in settore prevalentemente con forza lavoro femminile, a vigilare e controllare mediante “loro rappresentanze”, su tutte le questioni inerenti le norme su infortuni sul lavoro, tutela della salute e dell’integrità fisica, PREVENZIONE delle malattie professionali, nonché per la promozione di misure per ricerca, elaborazione e attuazione di misure idonee a tutelare la salute e l’integrità fisica); Decreto Legislativo D. Lgs. 81/2008 (applicativo di molte Direttive della U.E., detto anche “Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro” T.U.S.L.) che è la normativa divenuta prioritaria sia per la tutela del diritto alla salute (diritto costituzionale art 32) e della sicurezza nei luoghi e ambienti di lavoro; tutela in materia di AMIANTO L. 257/1992 e modificazioni (l’amianto e i suoi derivati, molto usati non solo in passato per l’edilizia scolastica e di asili nido, era considerato PERICOLOSO IN ITALIA fin dal 1906…).

LA FUNZIONE E I CRITERI FONDAMENTALI IN MATERIA DI TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA DEGLI AMBIENTI E LUOGHI DI LAVORO: la funzione prioritaria, è la ELIMINAZIONE DI TUTTI I FATTORI DI RISCHIO O DI PERICOLO, che possano mettere a repentaglio le condizioni di salute di chi lavora, con qualsiasi regime contrattuale in corso, attraverso forme periodiche e continue di MONITORAGGIO E DI VALUTAZIONE DEI RISCHI E PERICOLI (tramite il Documento di Valutazione dei Rischi, D.V.R., che va aggiornato annualmente con presenza dei responsabili nominati dal datore di lavoro – RSPP, preposti – e di RLS Rappresentanti dei Lavoratori– trici per la Sicurezza con la previsione di interventi e misure di riduzione, rimozione di tali fattori e gli atti concreti da fare).

I CRITERI SONO LA PREVENZIONE, L’INFORMAZIONE (all’atto dell’assunzione e successivamente durante lo svolgimento del rapporto di lavoro), LA FORMAZIONE (32 ore annue in prima battuta, retribuite a carico del datore di lavoro per i RLS eletti o designati art 47 commi 2 e 4 D. Lgs. 81 2008, poi 8 ore annue, 4 ore annue per tutti i lavoratori e lavoratrici) e l’ADDESTRAMENTO (con corsi periodici di tutela antincendio, pronto soccorso, eventuali prove di evacuazione simulata in caso di incendi, calamità naturali e non, prevenzione da rischi specifici biologici, chimici, fattori esterni che incidono sulle attività lavorative). Non sempre questi criteri sono posti in essere in concreto in forma piena ed esauriente, spesso delegate a giornate informative e con l’innovazione tecnologica, anche in forma telematica on line, non in presenza e non sempre i cosiddetti “esperti”, nominati dai datori di lavoro per la fase di informazione e formazione, sono all’altezza della situazione concreta, del resto se sono pagati dal “padrone”, forniranno notizie che fanno più gioco al datore di lavoro, tanto per togliersi l’incombenza di mezzo, limitandosi al minimo indispensabile.

A ROMA CAPITALE, DA SEMPRE (1994 fino a oggi…) NON SONO ELETTI O DESIGNATI I RLS:
la figura principale di natura sindacale, che dovrebbe attivarsi e dare impulso in sintonia con le rappresentanze sindacali interne (nelle P.Amm.ni, le Rsu di fonte pattizia cioè frutto di accordi interconfederali e nazionali, nel privato per fortuna ci sono ancora le Rsa previste dalla Legge 300/1970, che hanno maggiori prerogative e forza contrattuale delle Rsu), per CONTROLLARE, VIGILARE, INTERVENIRE, sui principali atti e fatti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, NON CI SONO. I tentativi fatti in questi 30 anni, dai sindacati di base o autorganizzati, utilizzando le Rsu elette nelle loro fila, sono sempre stati boicottati da CGIL CISL UIL, CSA e sindacati autonomi simili e osteggiati dai dirigenti dell’Amministrazione capitolina, che non vedono certo di buon occhio, una figura che vada a mettere le mani e a controllare se le norme di legge siano rispettate in pieno. UNA VERGOGNA PER LA CAPITALE D’ITALIA, che va combattuta e superata, anche a partire dall’iniziativa dal basso della forza lavoro, specie nel settore educativo e scolastico, con oltre 5.000 persone dipendenti nei nidi e nelle scuole utilizzate, con migliaia di altre esternalizzate negli altri servizi del “sistema integrato scolastico educativo” dove i FATTORI DI RISCHIO E PERICOLO SONO DIVERSI, connessi anche con il tipo di mansioni, movimenti e gestualità abituale per i compiti istituzionali connessi al lavoro, carichi di lavoro collegati al NUMERO DI PERSONE DA IMPIEGARSI, come ORGANICO EFFETTIVO (con pessimi accordi in vigore, in numero inferiore o insufficiente, rispetto all’effettivo carico di impegni e le attività in apertura e chiusura delle sedi di lavoro, con le relazioni con familiari di utenti, sia per educatrici che per le insegnanti) durante la giornata lavorativa e di servizio negli asili nido e nelle scuole, compresi i fattori di rischio derivanti per chi svolge attività di sostegno ad alunni-e con varie forme di disabilità (fisica, psichica, sensoriale, cognitivo-intellettiva) o nelle classi e sezioni con disabili o soggetti in fascia di età compresa tra tre mesi e cinque anni (la famosa fascia “0-6”), con disagi e problemi comportamentali derivanti da scenari familiari o di contesto esterno al nido o alla scuola, che inevitabilmente si ripercuotono sul buon andamento del servizio e come fenomeno di rischio indiretto per le responsabilità civilistiche e a volte, penalistiche, connesse alla professione di educatrici o di insegnante. L’ipotesi e fattispecie più conosciuta è la classica “CULPA IN VIGILANDO”, la carenza di attenzione per la vigilanza e la tutela fisica dei piccoli utenti, non solo per cadute o incidenti a scuola o al nido, ma anche per un “aumentato rischio di disagio di bambini-e” scaricato sulla singola educatrice o insegnante, senza andare a ricercare le vere cause o concause, di tale carenza della normale diligenza, correttezza e buona fede del personale. Effetti che incidono sia dal punto di vista disciplinare, che su quello risarcitorio per i presunti danni provocati ai piccoli utenti (e non parliamo di maltrattamenti o di abuso di sistemi educativi e correzionali, che sono altra fattispecie e ipotesi di reato penale) e come sottovalutazione di fattori di rischio, non valutati o non approfonditi.

Sullo sfondo, i FATTORI DI RISCHIO DI NATURA USURANTE E PROFESSIONALI (non solo i guai fisici, alla colonna vertebrale, alle articolazioni superiori e inferiori, ma anche quelli di natura psicologica, dal c.d. burn out, fino agli EVENTI – SENTINELLA DELLO STRESS DA LAVORO CORRELATO, art. 28 D. lgs. 81/2008…., una delle situazioni che specie a Roma, è sottovalutata o lasciata a livello di gestione personalizzata e individuale, non come fattore collettivo collegato come RISCHIO SPECIFICO per il tipo di mansioni svolte, a volte per carenza effettiva di personale in organico e gli effetti penalizzanti, dei “fuori rapporto”, con rapporto utenti/personale che va molto al di là di quelli normativi 1/7 per i nidi o 1/25-20 per le scuole…senza i RLS, nessuno fa il monitoraggio e la valutazione da riportare dalla parte di chi lavora, nel DVR, le misure e i percorsi di tutela, prevenzione e intervento, se non le forme di questionari utilizzati dall’Amministrazione, a fini più statistici che di impegno concreto di eliminazione o riduzione effettiva, di questo fattore di rischio “professionale”).

LA SORVEGLIANZA SANITARIA (art. 41 D. Lgs. 81 2008), il ruolo del Medico Competente Aziendale (M.C.A.), L’OBBLIGO DI SOTTOPORSI A TEST ALCOOLEMICI PERIODICI O VERIFICA DA EVENTUALI DIPENDENZE
(anche da uso improprio, abuso di psicofarmaci per curare eventi sentinella trascurati per carenza intervento RLS e organi preposti di tutela e prevenzione fattori di rischio da cui verificare il fenomeno da “stress lavoro correlato”, tipo insonnia, inappetenza, mal di testa ricorrenti, disturbi gastrici o gastrointestinali, senso di affaticamento e stanchezza…).
La sorveglianza sanitaria è obbligatoria, a carico del datore di lavoro anche Roma Capitale, periodica biennale, annuale o per tipologie professionali a rischio maggiore (ma senza Rls chi lo pone il problema di tutela collettiva anche nei nidi e nelle scuole?) monitorato, verificato e accertato, anche con cadenza ravvicinata. Obbligo del datore di lavoro, non delegabile ad esterni, è quello di NOMINARE E INDICARE, in ogni posto di lavoro o sede decentrata, IL NOMINATIVO E I RIFERIMENTO DELLA FIGURA DI M.C.A. (quello che in termini popolari è chiamato “il medico del lavoro”), che ha l’obbligo di sottoporre a visita tutto il personale, tenere il fascicolo personale sanitario di ogni dipendente (che per motivi di riservatezza e privacy, può essere visto solo dal dipendente, dal MCA o su richiesta di assistenza, dalla figura di RLS…specie per i casi di aggravamento delle condizioni e stato di salute o di idoneità del personale) e VERIFICARE PERIODICAMENTE LO STATO DI IDONEITA’ PSICO FISICA (e “mentale” solo su accertamenti specialistici e con il consenso del-della dipendente) ALLE MANSIONI, AL PROFILO PROFESSIONALE O AL LAVORO, fornendo la certificazione in copia alla lavoratrice-lavoratore, di IDONEITA’ AL SERVIZIO, IDONEITA’ con prescrizioni, IDONEITA’ con limitazioni (specie su movimentazione manuale carichi di lavoro, pesi, spostamenti….) o INIDONEITA’. Su tutti questi provvedimenti del M.C.A., i dipendenti possono fare ricorso gerarchico presso la Commissione medica della ASL di loro riferimento e chiedere la revisione del giudizio di idoneità parziale o di inidoneità, entro il termine di 30 giorni dalla comunicazione del giudizio, commissione medica della ASL che esaminata la situazione, può confermare, modificare o revisionare il giudizio del M.C.A.

La sorveglianza sanitaria può essere chiesta ANCHE DALLA LAVORATRICE-LAVORATORE, come visita straordinaria ex art. 41 D. Lgs. 81/2008, per CAMBIO DI MANSIONI, VERIFICA STATO DI GRAVIDANZA A RISCHIO (oltre ai compiti istituzionali delle ASL di riferimento), ATTRIBUZIONE DI BENEFICI CONNESSI A INVALIDITA’ CIVILE CON RIDOTTA CAPACITA’ RESIDUA LAVORATIVA, O PER ATTRIBUZIONE COME TITOLARE DI LEGGE 104/92 GRAVE, O PER SOPRAVVENUTE CAUSE DI MALATTIA PROLUNGATA, PER ESPOSIZIONE A RISCHI CHIMICI, BIOLOGICI, che possano danneggiare la salute di chi lavora.
IL PERSONALE EDUCATIVO E SCOLASTICO e quello definito “vigilatrici d’infanzia”, è soggetto anche (per effetto dell’art. 41 comma 4 D. Lgs. 81 2008 e Legge 125/2001 art. 15, Intesa Stato Regioni del 2006) senza consenso preventivo per obbligo di legge e può essere fatto anche senza preavviso, a TEST ALCOOLIMETRICI, come misura di sorveglianza sanitaria e di prevenzione dai rischi derivanti dall’uso e abuso di alcool, vini, liquori, esteso anche ad uso improprio di farmaci anche antidepressivi o soggetti a terapia medica (del medico curante, specialista, di famiglia o di struttura ASL)., se l’abuso può essere considerato sostanza ad effetti stupefacenti, anche combinato con altri farmaci o con alcoolici. NON CI SI PUO’ RIFIUTARE DI SOTTOPORSI AI TEST, in deroga al divieto di cui all’art. 32 Costituzione, perché è considerato come rientrante nella prevenzione e sorveglianza sanitaria come obbligo di legge, con sanzioni pecuniarie al datore di lavoro per omessa vigilanza e controllo e per chi lavora, con MULTA da Euro 516,00= fino a Euro 2582,00= oltre alla procedura disciplinare e se dal fatto derivano conseguenze dannose, accertate, a utenti o colleghe-ghi, anche sotto il profilo penale, non solo per la dipendente, ma ANCHE A CARICO DEL DATORE DI LAVORO (per negligenze e omissioni, anche nei casi in cui si provocasse un danno terzi soggetti o utenti).

IL DATORE DI LAVORO HA L’OBBLIGO DI FORNIRE TALE INFORMAZIONE AL PERSONALE E LA FORMAZIONE SU QUESTO ARGOMENTO, DI SOLITO VIGE IL DIVIETO ASSOLUTO DI BERE DURANTE IL LAVORO O PRESENTARSI IN SERVIZIO IN STATO DI UBRIACHEZZA o anche, sotto effetto di sostanze psicotrope, stupefacenti o di farmaci anche se sotto prescrizione medica, presi in dosi non consentite.
CHE SUCCEDE SE SI E’ TROVATI “POSITIVI AI TEST?: per prima cosa non vuol dire essere automaticamente etichettati come “alcooldipendente” o come “tossicodipendente”. Può anche capitare, salvo i casi di ubriachezza abituale o dipendenza da sostanze o farmaci, che si possa aver questo risultato. In questi casi, stante il regime di positività, il-la dipendente è temporaneamente allontanato dalla sede di lavoro abituale (nido o scuole) e dalla mansione “a rischio” che si svolge, a scopo cautelativo e precauzionale, non a titolo definitivo (la stessa cosa che succede a chi guida trasporto scolastico, pullmini o mezzi con trasporto di persone o di cose), per il tempo necessario a “metabolizzare” completamente gli effetti di alcool o farmaci assunti, sottoponendolo a successivo testo che se “negativo”, può rientrare al lavoro e nelle mansioni e profili precedentemente assegnati e svolti. Se il problema dovesse ricapitare, specie per chi è soggetto a terapie medico – farmacologiche, per EVITARE CHE POSSA DIVENTARE UN PERICOLO per se stesso e per altri-e, può essere sottoposto e qui serve il suo consenso, per non perdere il lavoro, a percorsi di recupero o a progetti di disintossicazione. ATTENZIONE, LA “POSITIVITA’” E’ ACCERTATA DURANTE IL LAVORO, quello che le persone fanno fuori dal contesto lavorativo, non sono oggetto di provvedimenti, anche se chi beve o fa abuso di farmaci, inevitabilmente si pone come soggetto a rischio, (visto che si lavora in media 5 giorni a settimana e gli effetti di abuso di alcoolici o di sostanze, o farmaci, ha durata anche nel tempo).

SEDI E AMBIENTI DI LAVORO: NEGLI ANNI ’90 DEL SECOLO SCORSO, fu fatta una campagna specie da Usi Enti Locali, per la DECOIBENTAZIONE E LA MESSA A NORMA, con incapsulamenti o interventi di rimozione, degli edifici comunali compresi asili nido e scuole di antica costruzione, DA AMIANTO O DERIVATI DI AMIANTO, che costrinse l’Amministrazione comunale dell’epoca, a fare attività di monitoraggio, di rimozione o di “incapsulamento” di locali dove si trovassero, come era uso normale in edilizia, pareti o spazi utilizzati dal personale e dagli utenti, con derivati da amianto. Da quel che emerge ancora OGGI, nel 2024, tali lavori di sistemazione specie per spazi sottoposti a tecniche di “incapsulamento”, sono da ripetersi, del resto come avviene per altri edifici capitolini, come ha dichiarato anche un Assessore dell’attuale Giunta Gualtieri, “SE DOVESSIMO FARE UNA NUOVA VALUTAZIONE, CIRCA IL 50% DEGLI EDIFICI COMUNALI E SEDI DI LAVORO, NON SAREBBERO A NORMA”…QUINDI MASSIMA ATTENZIONE ANCHE AL FATTORE DI RISCHIO, AMBIENTALE per le sedi e gli ambienti di lavoro, non solo per la predisposizione di mobili, banchi, tavoli, locali per laboratori o spazi gioco, giardini esterni, ma anche per eventuali residui pure di lavoro di manutenzione o ristrutturazione parziale fatta “in economia”, visto che la legge 257/92 e modificazioni, prevede il DIVIETO DI PRODUZIONE, ma non esclude l’UTILIZZO di prodotti con derivati di amianto o il loro riciclo.

LA SALUTE NON E’ UNA MERCE, LA SICUREZZA NON E’ UN COSTO DA RIDURRE O LIMITARE, SULLA PELLE DI CHI LAVORA E DELL’UTENZA-CITTADINANZA, per “risparmiare” su costi e spese nei Bilanci.

USI 1912 - Usi Pubblico Impiego Unito in sigla Usi P.I.U. ed Enti Locali aderenti a Usi 1912 ricostituita

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