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(25 Aprile 2012) Enzo Apicella

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LA RIVOLTA ZINGARA NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO

(30 Maggio 2024)

Dal n. 137 di "Alternativa di Classe"

zingara ad Auschwitz

Immagine ripresa da intersezionale.com

Il popolo zingaro è formato da diverse etnie, le cui due principali sono i Sinti e i Rom, ed è difficile dire con certezza se provengono tutte da un unico territorio, ma certamente la maggior parte ha origini in una regione tra India e Pakistan. In Europa Occidentale arrivarono tra il XIV e XV secolo, e viaggiavano in gruppo spacciandosi spesso come gente facoltosa proveniente dall'Egitto; per questo in Spagna vengono chiamati Gitanos (dal latino aegyptnus) e, nel Regno Unito, Gypsies.

La convivenza fu drammatica. A causa del loro abbigliamento bizzaro, della lingua incomprensibile, del loro vivere di elemosina, e per le pratiche di chiarroveggenza, scambiata per stregoneria, le autorità locali emisero decreti che penalizzavano e discriminavano la loro popolazione.

Nel XVIII secolo alcuni regnanti cercarono di integrarli con la popolazione del luogo, a discapito però delle loro tradizioni e delle loro usanze. Comunque i rom, come gli ebrei, furono di fatto sempre percepiti come una sorta di corpo "estraneo" e "diverso" dal resto degli europei, additati dai leader politici e religiosi come causa dei mali delle comunità nelle quali si trovavano a passare, e spesso erano la valvola di sfogo dei più poveri, che scaricavano la loro rabbia e frustazione su di loro, anzichè sui potenti.

Il primo censimento del popolo rom fu fatto nei primi del Novecento (anticipando l'idea di Salvini, fortunatamete andata a vuoto), ed in seguito uscì un libro del capo della polizia di Monaco con tutti i nomi delle famiglie rom che erano sul territorio, in modo che le persone potessero tenerli alla larga.

Le persecuzioni e discriminazioni nel Novecento si diffusero in tutta Europa anche nei Paesi cosiddetti democratici, ma furono in particolare i regimi fascisti a portarle ad un nuovo livello. In Italia già nel 1926 nasceva il "problema zingari", ed il Ministero degli Interni parlava della necessità di epurare il territorio italiano dalla presenza degli zingari", accusati di essere individui criminali e asociali per "la loro stessa natura". Per cui invitava la P.S. ad intervenire per inviare le carovane di zingari oltre la frontiera. Iniziò così l'allontanamento dal territorio italiano di rom e sinti stranieri.

Nel biennio 1939-1940 arrivarono gli ordini di pulizia etnica ai danni di tutti i rom e i sinti presenti nei territori di confine, per trasferirli in Sardegna, tra le provincie di Nuoro e Sassari, nel campo di concentramento di Perdasdefogu. Dal 1940-43 arrivò l'ordine di arrestare tutti i sinti e i rom, compresi gli italiani, e di creare dei specifici campi di concentramento sul territorio italiano.

Il regime nazista, con le leggi di Norimberga del 1935, stabilì la persecuzione degli ebrei e privò i rom della loro cittadinanza e del diritto di voto. Nel 1938 iniziarono ad essere portati nei campi di concentramento, e nel 1941 iniziarono le pratiche di sterilizzazione degli adulti e dei bambini, mentre nel 1942 Himmler ordinò di spostare i rom dai campi di concentramento ai campi di sterminio per risolvere una volta per tutte il problema degli zingari.

Moltissimi zingari venivano caricati su camion e arrivati a destinazione, l'autista apriva il gas dentro il camion e, nel giro di quindici-venti minuti, erano morti tutti, e buttati nelle fosse comuni nelle foreste dell'Ucraina e della Lituania.

Era stato comunque decretato che alcune categorie di rom fossero esenti dalle deportazioni: chi stava prestando o aveva prestato servizio nell'esercito tedesco, chi si era integrato perfettamente nella società, ed infine chi potesse dimostrare di avere “puro sangue" zingaro, cioè discendenza zingara da più generazioni, essendo i mezzo-sangue considerati più pericolosi.

Accadeva spesso che famiglie di puro sangue rom e militari, che stavano trascorrendo qualche giorno di licenza-premio, fossero presi e portati via alla faccia del decreto. Nei campi di concentramento i rom erano separati dagli altri prigionieri, e alle situazioni pessime delle condizioni igeniche, l'assenza di cure mediche, il freddo e la sottoalimentazione, si aggiunsero vaiolo e tifo, che fecero una strage di vittime.

I rom inoltre vivevano nel terrore per lo spauracchio degli esperimenti, perchè quelli prelevati non facevano più ritorno. Purtroppo tra i prescelti c'erano bambini e/o gemelli, vittime di esperimenti "scientifici" sulla genetica, dove si distinse il famigerato Dott. Mengele, capitano delle SS.

I nazisti tedeschi ritenevano gli zingari come i prigionieri più difficili da gestire, ed infatti il campanello di allarme era stato dato già in occasione delle Olimpiadi di Berlino del '36, quando Hitler diede ordine di pulire la città, e i nomadi vennero con difficoltà internati, come anticipo dei prossimi lager.

Ma quello che successe il 16 Maggio 1944, esattamente ottanta anni fa, nel campo di Auschwitz nessuno aveva pensato che avrebbe potuto accadere. I rom nei campi di concentramento vivevano nel Familienzigeunerlager (campo per famiglie zingaro) dove, a differenza di tutti gli altri, vivevano insieme uomini, donne e bambini, di etnia sinti o rom.

In 32 baracche vivevano stipati, come normalmente si viveva nei lager, seimila individui e, visto che queste migliaia continuavano a vivere nonostante le angherie subite e le malattie, i nazisti decisero di liquidarli tutti in una volta. Gli Zingari, avvertiti da un prigioniero polacco, decisero di combattere.

Uomini, donne, bambini, si armarono di tutto quello che trovarono
(pietre, ferri da calza, spilloni, cucchiai appositamente affilati, pezzi di legno acuminati) e, quando all'alba venne dichiarato il coprifuoco e fu ordinato a loro di uscire dalle baracche, si opposero nettamente, nonostante i ripetuti appelli. Quando l'ufficiale, persa la pazienza, mise mano al frustino colpendo a casaccio, i prigionieri insorsero e, venendo ad una collutazione con i militari, li costrinsero ad arretrare.

Gli zingari, nonostante fossero stati minacciati con l'incendio delle baracche e gli spari di qualche mitra, non cedettero, e anzi l'onda della rivolta cominciava ad estendersi in tutto il lager, coinvolgendo anche ebrei e polacchi. Quella città della morte di circa 100mila persone cominciava ad illuminarsi e ritornare in vita, era veramente sull'orlo della rivolta.

I tedeschi cominciarono a sparare, ma i gitani non indietreggiavano, e allora i nazisti si riallinearono intorno alle baracche, ma senza sparare, perchè i rom erano tanti e, se si fossero impadroniti delle armi non si sarebbe potuto sapere come sarebbe finita. A questo punto l'ufficiale prese il megafono ed annunciò che il trasferimento era sospeso e potevano rientrare nelle baracche. La vita nel lager migliorò sensibilmente, i rom vennero dispensati dal lavoro, e la quantità di cibo fu più abbondante, dando l'illusione che essi, gli zingari, avessero vinto.

Purtroppo tre mesi dopo i nazisti tornarono all'attacco, ma questa volta con forze molto più numerose, e stanarono le persone dalle loro baracche; caricatele sui camion, le portarono al macello. PORRAJMOS (grande divoramento o distruzione), oppure SAMUDARIPEN (tutti morti), sono i termini che i rom usano per identificare gli anni dello sterminio. I morti rom durante la Seconda Guerra Mondiale sono stati certamente più di 500mila, che, in rapporto alla popolazione, rappresentano circa la stessa percentuale di uccisi degli ebrei.

Per coloro che erano riusciti a scappare e salvarsi dai rastrellamenti fascisti e nazisti, molti fecero la scelta di partecipare alla Resistenza, e non si trattò di casi isolati o sporadici, ma in quasi tutte le nazioni in cui divampò la lotta armata militarono numerosi nei movimenti di resistenza locali e nazionali. Anche in Italia, dopo l'8 Settembre, alcuni giovani si unirono ai partigiani, chiamati nella loro lingua "iriklè" (uccelli), partecipando alla "lotta di liberazione" contro i fascisti chiamati "Kas" (quelli del manganello).

Ad oggi gli zingari in Europa sono 10-12 milioni, dislocati soprattutto nei Paesi dell'Est, in particolare in Romania. In Italia i dati come sempre sono molto ballerini, comunque si parla di una popolazione tra 80mila a 200mila, di cui solo il 3% supera i 60 anni. L'80% ha la cittadinanza italiana, e appena il 20% sarebbe di provenienza straniera. Molti vivono in appartamenti e sono integrati con la comunità locale, soprattutto da quando le loro storiche professioni, che li portavano a girovagare continuamente, stanno venendo meno.

Ma il pregiudizio, il razzismo, ancora oggi rimane. Un reato commesso da uno zingaro viene generalizzato a tutti gli zingari. Si cerca di isolarli il più possibile. I pochi campi attrezzati dai Comuni, brutti e pochi, bisogna cercarli lungo le ferrovie, le tangenziali e i canali distanti dai servizi e dai trasporti. Genitori che protestano se nella loro classe c'è qualche bambino rom, e le stesse scuole cercano di scoraggiare le iscrizioni per la paura di essere penalizzate nelle iscrizioni.

Talvolta anche un lavoratore zingaro deve nascondere la propria appartenenza etnica per non perdere il lavoro. Già nell'Ottocento quanta parte dell'opinione pubblica rimuoveva il funzionamento strutturale della finanza e dell'industria capitalistica per vedere solo il finanziere ebreo, e, nella Francia cattolica, la banca protestante?

Lenin, riferendosi al razzismo in generale, definiva l'antisemitismo "il socialismo degli imbecilli". Il diverso è sempre stato messo nell'occhio del ciclone, perchè dai potenti è stato sempre adoperato per i propri interessi, usandoli come schiavi, oppure come valvola di sfogo dei proletari autoctoni, che potevano, e possono, sfogare la loro rabbia e frustazione su di loro, e non verso i padroni. Il capitalismo e la sua "democrazia" in questo sono dei veri maestri, presentandosi con una faccia pìù umana, ma nascondendo dietro la schiena il bastone della difesa del proprio potere.

Alternativa di Classe

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