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(22 Ottobre 2011) Enzo Apicella

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Imperialismo tricolore in Niger

Con l'immancabile sostegno bipartisan

(2 Giugno 2024)

niger

Il piano Mattei procede. Il governo italiano da un lato negozia con Ghana, Costa d'Avorio, Etiopia l'importazione di manodopera per l'industria manifatturiera del Nord-Est, con contratti annuali di somministrazione, e l'immancabile benedizione di Mattarella. Dall'altro potenzia la presenza militare italiana in Niger, in collaborazione con la giunta golpista, sino ad arrivare a 500 uomini e donne in divisa. Le cosiddette opposizioni liberali offrono naturalmente il loro benestare.

Cosa fanno concretamente i militari italiani in Niger? Corsi di addestramento per i parà, presidio di giacimenti minerari, formazione di esercito e polizia in esecuzione della missione UE. Trasporti e rifornimenti sono garantiti dall'Aeronautica italiana senza dipendere dai velivoli NATO.

Il fatto ha una notevole rilevanza politica. L'imperialismo francese, com'è noto, è stato sloggiato dalla giunta militare nigerina. Anche le truppe americane sono state invitate ad abbandonare il paese e si apprestano a farlo. Dalla Cirenaica al Mali, dal Burkina Faso alla Repubblica Centrafricana, regimi militari diversamente assortiti hanno voltato le spalle alle vecchie presenze coloniali, alla ricerca di nuovi partner. L'imperialismo russo, prima con la Wagner, ora con una nuova legione, offre la propria protezione sostitutiva, in cambio di concessioni minerarie, in particolare di uranio. L'imperialismo cinese si muove a rimorchio con la potenza dei propri mezzi economici, come in tanta parte dell'Africa.

Il ruolo italiano assume in questo contesto una valenza nuova. L'imperialismo tricolore prende di fatto in appalto la presenza occidentale in Africa per controbilanciare la pressione russa. Non lo fa per generosità né su comando, lo fa per i propri interessi indipendenti. Lo fa per cercare di occupare il vuoto prodotto dalla disgregazione dell'area di influenza francese e dalla crisi dell'egemonia USA. Lo fa per gli appetiti delle proprie imprese affamate di materie prime. Lo fa per presidiare nel cuore dell'Africa il fronte sud dell'Unione Europea contro la “minaccia” dei flussi migratori. Flussi che hanno proprio nel Niger, guardacaso, un punto centrale di passaggio.
L'Italia chiede e ottiene dall'imperialismo USA, e obtorto collo dagli imperialismi alleati della UE, una sorta di investitura nell'area. Che esercita, naturalmente, innanzitutto, nel proprio interesse imperialista.

Colpisce che nell'immaginario diffuso di tanta parte della sinistra, nei suoi riflessi condizionati, sia assente la categoria dell'imperialismo italiano, proprio nel momento in cui il tricolore cerca e trova spazi nuovi nel crocevia delle contraddizioni mondiali. È il lascito culturale di lungo corso della tradizione stalinista e riformista.
Una ragione in più, da parte nostra, per metterla a fuoco.

Partito Comunista dei Lavoratori

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