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Salvate la Sanità

Salvate la Sanità

(28 Novembre 2012) Enzo Apicella
Secondo Monti il sistema sanitario nazionale è a rischio se non si trovano nuove risorse

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Sanità pubblica: i venditori di fumo

(6 Giugno 2024)

Tagli sanità

A pochissimi giorni dalle elezioni europee, il governo annuncia con fragore di aver risolto l’annoso problema delle liste di attesa nella sanità pubblica. Peccato che il nuovo decreto che doveva abbatterle è privo di copertura finanziaria: in altre parole non ci sono i soldi. O, meglio, i soldi ci saranno ma per la sanità privata, a cui è concesso di aumentare i tetti di spesa.

Ieri Mediobanca ha pubblicato un rapporto raggelante proprio sulla sanità pubblica in cui analizza una serie di fattori.
Il primo è il taglio della spesa pubblica per la sanità, che nel 2023 è scesa rispetto al 2022 di circa 600 milioni, portando il nostro paese alle spalle della Germania (10,9% del PIL per spesa sanitaria), della Francia (10,3%), del Regno Unito (9,3%), della Spagna (7,3%).
E stima nel triennio 2025/2027 la spesa scenderà al 6,2%.
Il secondo è il peso della sanità privata. Citiamo testualmente: “E’ lecito attendersi , nel prossimo futuro, l’aumento del peso degli operatori sanitari privati il cui giro di affari nel nostro Paese è già stimabile in circa 70 miliardi, pari al 40% dei numeri complessivi del comparto”.
Sempre secondo il rapporto, per l’anno 2023 i dati hanno indicato “una crescita aggregata del giro di affari di + 5,5%” mentre il Ministero della Salute indica un aumento della spesa sanitaria “accreditata” dell’1,7%. Chi ha beneficiato di questa differenza sono i gruppi privati, tra cui svettano il Gruppo San Donato/San Raffaele e il gruppo Humanitas.

Un altro risultato sbandierato decreto legge per tagliare le liste di attesa è la possibilità di effettuare prestazioni il sabato e la domenica. Poiché da anni infermieri e medici fuggono dalla sanità pubblica – lo attesta una studio della UIL appena uscito: solo in Lombardia nel 2022 se ne sono andati in 4.279 – a causa dei bassi stipendi e degli orari impossibili – è chiaro che questa possibilità riguarderà solo ... i soliti privati. Infatti il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, commenta in merito: “Estendere i turni senza un adeguato aumento del personale rischia di sovraccaricare ulteriormente medici e infermieri. Se i professionisti sono sempre gli stessi e già costretti a turni massacranti, come faranno a erogare le prestazioni anche il sabato e la domenica?"

Qualche soldo – preso dal Pnrr - avanza invece in questi ultimi tempi per le organizzazioni “pro-vita” (i cui esponenti sono legati a organizzazioni fasciste come Forza Nuova, come scoprì un ‘inchiesta del Corriere della Sera di qualche anno fa ), gli anti-abortisti che possono entrare nei consultori e negli ospedali pubblici alla faccia della legge 194 offrendo soldi alle donne (non molti, 100 euro secondo quanto denunciato da una ragazza di Genova pochi giorni fa) per non abortire .
Difendono i feti ma non hanno mai detto una parola sui più di 1.500 bambini migranti lasciati morire in quella tomba in cui si è trasformato il Mediterraneo, né tantomeno sui 26.000 minori uccisi o feriti a Gaza nel corso del genocidio israeliano in atto.

Per finire dobbiamo ricordare che il disastro della sanità pubblica – istituito nel 1979 col nome di Servizio Sanitario Nazionale che doveva offrire cure mediche universali e gratuite – viene da lontano e che il governo Meloni sta soltanto assestando gli ultimi colpi mortali ad un sistema il cui collasso è iniziato nel lontano 1996 con la legge 662 di Rosy Bindi, ministro della salute del governo Prodi, che introduceva il sistema dell’intra-moenia (la possibilità per i medici di utilizzare le strutture pubbliche per effettuare prestazioni a pagamento). Poi seguirono le scelte dei sindacati CGIL/CISL/UIL di “scambiare” una parte del salario con l’adesione a forme di assistenza sanitaria assicurativa e i tagli alla sanità pubblica effettuati da tutti i governi di ogni colore che si sono susseguiti fino ad oggi.

Quanto sopra ci dice una cosa molto semplice: se hai i soldi potrai curarti, se non li hai puoi morire.
LA SALUTE DI NOI PROLETARI NON E’ UNA MERCE .E’ ora di organizzarci, senza delegare a nessuno, e di riprendere la lotta per difendere la nostra vita e la nostra salute da chi ci considera una ghiotta occasione in più per fare profitti sulla nostra pelle.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio. Sesto San Giovanni

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