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(7 Agosto 2011) Enzo Apicella
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Argentina: il contributo della burocrazia sindacale all'approvazione della Legge Base

(20 Giugno 2024)

contra la ley bases

Andrés Rodríguez (UPCN, Unione del Personale Civile della Nazione) testualmente: “Non avevamo motivo di mobilitarci”.

Prensa Obrera, 16 giugno

https://prensaobrera.com/sindicales/la-contribucion-de-la-burocracia-sindical-a-la-ley-bases


Lo ha detto Andrés Rodríguez (il segretario generale): “Non avevamo motivo di mobilitarci e ancor meno di mescolarci con altri settori che non hanno nulla a che fare con noi”, “…profitti, pubblico impiego e riforma del lavoro li abbiamo negoziati fino ad averne mitigato abbastanza gli effetti, sia con i legislatori che con lo stesso governo”, “dovevamo rispettare la decisione del Congresso, che è un’entità democratica”. E ha concluso: “se questo governo dovesse cadere, si genererà un vuoto di potere perché nessuno è in condizioni di occuparlo, (col governo) siamo su posizioni contrastanti, ma lo siamo in modo democratico”. Paolo Rocca (presidente e amministratore delegato di Tenaris – una famiglia di potentissimi imprenditori italiani – n.) non avrebbe potuto esprimerlo meglio.

Da parte sua, Bullrich ha sottolineato che “quando le schiere sindacali si sono ritirate, è iniziata la violenza” di cui, come abbiamo visto, i media di destra accusano la sinistra e il movimento piquetero e, secondariamente, il kirchnerismo. In altre parole, il ministro della repressione e della provocazione, il ministro del protocollo e dell’accusa ai manifestanti di essere terroristi e golpisti, era incaricato di salvare non solo i “democratici” come Andrés Rodríguez e Daer (della Federazione delle Associazioni degli Operatori sanitari, affiliata alla CGT), che giravano per l’Europa, ma coloro che si sono mobilitati “individualmente”, come ha autorizzato la CGT per i sindacati che volevano mobilitarsi.

E in effetti, la repressione si è scatenata appena è terminata la mobilitazione dei sindacati, che hanno rapidamente chiesto la smobilitazione verso le 15, quando la legge era ben lungi dall’essere stata votata. L’appello della CGT presente ai manifestanti perché se ne tornassero a casa è stata la parola d’ordine per attivare lo spiegamento delle truppe, sia federali che cittadine, e per iniziare la repressione.

La versione ufficiale della Presidenza fino a quel momento era la manifestazione fosse segnata da terrorismo e costituisse un complotto golpista. Alcuni di noi ricordano l’operazione repressiva del governo Duhalde contro il ponte Pueyrredón del 26 giugno 2002, per la quale fu preparata una giustificazione di “attacco alla democrazia”, qualcosa di simile a quello che stanno facendo il governo e Villarruel (vicepresidente), che hanno chiesto di costituirsi parte civile nella causa contro i compagni imprigionati, vittime di una caccia assolutamente arbitraria nel mezzo della repressione tra le vie sulle schiere operaie e popolari.

Con una tale riforma del lavoro, che nella sua profondità supera il menemismo, con le privatizzazioni e la delega dei poteri, oltre all’attacco alla moratoria (delle pensioni) e alla riforma fiscale, di ragioni per una mobilitazione storica della classe operaia ce ne sono d’avanzo. E questo è ciò che hanno capito tanti lavoratori in tutto il Paese.

Lo si è visto nella risposta di categorie sindacali che si sono mobilitate con una certa determinazione, come l’uscita dagli stabilimenti Smata (sindacato industria automobilistica) in Honda e Toyota al mattino e la mobilitazione fuori turno del pomeriggio, che ha aggiunto diverse migliaia alle file di quella categoria. Gli ottimi schieramenti di sindacati come l’UOM (Unione degli Operai Metallurgici), senza aver indetto lo sciopero, o quello bancario, o telefonico, o dei camionisti, tutti senza sciopero, sono stati molto espressivi anche se limitati agli organici. Lo stesso per lo sciopero del 40% degli insegnanti del CABA per l’appello di Ademys (sindacato degli insegnanti) a scioperare, con l’UTE (Unione dei Lavoratori dell’Istruzione) che chiama al lavoro, lo stesso il Suteba in Provincia, mentre va avanti alla Camera dei Deputati né più né meno che la liquidazione del diritto di sciopero di chi difende la pubblica istruzione. È stato importante che Sutna (sindacato dei lavoratori della gomma) abbia indetto uno sciopero attivo in tutti gli stabilimenti, formando una colonna combattiva al centro del suo piano di lotta contro i licenziamenti, cosa che non esiste in nessun sindacato che pur li subisce in modo massiccio come l’Uocra (edili), l’Uom o anche l’ATE (Associazione Lavoratori dello Stato), che ha chiesto di fermarsi il 12 ma senza un piano di lotta, nonostante vengano annunciati decine di migliaia di ulteriori licenziamenti. L’AGD-UBA (docenti dell’Università di BA) si è mobilitata bene nell’ambito dello sciopero universitario, ma Apuba (Sindacato dei non docenti dell’Università di BA) portò solo le persone che reggevano lo striscione nell’ambito dello sciopero nazionale dei non docenti, e si sono mobilitati solo gli attivisti combattivi. Il Sipreba (Sindacato dei Giornalisti) non ha indetto lo sciopero, con cento giorni di lotta alle spalle nella Télam (agenzia di stampa), non ne abbiamo capito il motivo. Arsat (impresa statale di telecomunicazioni) si è mobilitata molto bene, con un movimento che supera nettamente Foetra (sindacato telecomunicazioni). Inti (Istituto Nazionale di Tecnologia Industriale) ha portato avanti lo schieramento più importante da molto tempo, mentre si preparano mille licenziamenti.

Il gruppo dei camionisti meriterebbe un paragrafo a parte, perché è di una certa entità, è arrivato tardi a Entre Ríos, e a tre isolati di distanza, dopo che le truppe federali avevano già bloccato le strade. Il peronismo, diviso, ha giocato a non fare il tifo, mobilitandosi ma in modo che si sentisse il meno possibile. Tutto ciò per dire che la sinistra e i settori combattivi non hanno trovato ostacoli per raggiungere la zona in cui si dovevano trovare le masse operaie. Segnaliamo che il giorno successivo i camionisti hanno concluso la trattativa salariale per giugno/agosto per il 5%, 3% e 2% di aumento per i tre mesi. Hugo ha contraddetto Cavallo (ex ministro dell’Economia), che afferma che a giugno l’inflazione torna a salire e che non scenderà fino alla fine dell’anno.

Insomma la burocrazia sindacale, con differenze interne di cui non abbiamo mancato di tenere conto, ha fatto da volano per il salvataggio del governo che in Parlamento è stato portato avanti dall’opposizione padronale, con radicali, pichettisti (chiamati così dal deputato peronista Pichetto), Coalizione Civica e macristi direttamente a favore e un peronismo che ha fatto la “cosa giusta” con i suoi “dissidenti” e altri affinché finalmente si compisse il mandato dell’UIA (Unione degli Industriali), dell’AEA (Associazione degli Imprenditori), delle banche, del capitale agrario e del Came (Confederazione Argentina della Media Impresa): che la legge venga approvata per dare governabilità a Milei. E, aggiungiamo, per sostenere il suo brutale attacco alle masse e la resa del paese al colonialismo.

Ora è pendente un pesante procedimento penale contro sedici manifestanti, che si aggiunge alla persecuzione del movimento piquetero e del PO, ai processi per “reiterazione” a Jujuy o a Mendoza, in breve, all’aggravamento del carattere repressivo della democrazia per portare avanti il regime offensivo di Milei. Queste operazioni operano per isolare eventuali straripamenti della “amministrazione” del conflitto portata avanti da tutte le ali della burocrazia sindacale e che permettono a Milei di tenere in mano il suo frullatore e la sua motosega.

Tutto ciò non ci deve far perdere di vista l’acuta crisi del governo, le dispute intercapitaliste, la penosa “parlamentarizzazione” di Milei che ha perso la strada e non riesce a trovare le condizioni per i plebisciti promessi in campagna elettorale, che ha fallito nella mobilitazione a Córdoba, dove è andato a piangere per il fallito “patto di maggio”, per la tensione cambiaria, o per la terrificante recessione che sta facendo perdere la pazienza a più di un elettore confuso con queste sciocchezze antioperaie e filo-imperialiste.

La proposta di uno sciopero attivo e un piano di lotta per impedire l’approvazione della legge non avrebbe potuto essere più adeguata al momento. Nelle nuove condizioni dovremo far maturare altre condizioni nello stesso senso, contro l’applicazione della riforma del lavoro, in difesa degli stipendi e delle pensioni, contro i licenziamenti, per le libertà, consapevoli che la sconfitta di Milei è possibile con lo sciopero generale, a patto di superare la burocrazia sindacale e il peronismo che vuole soffocarci con il suo “c’è il 2027”, affinché il compito sporco della borghesia possa essere svolto da Milei senza incorrere in una rivolta popolare. E attenzione, Moreno (Guillermo Moreno, dirigente peronista del partito Principios y Valores) e la sua “assemblea legislativa” sono funzionali a questa strategia. L’attuazione della sua proposta non esiste senza l’intervento delle masse lavoratrici, cosa che lui rifiuta categoricamente.

Il pungolo rosso

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