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La fatalità dominante

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(26 Novembre 2011) Enzo Apicella

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IL BRACCIO DI SATNAM

(21 Giugno 2024)

caporalato bis

“Erano le gocce del sangue di quel braccio che ho sentito gocciolare dalle travi del vostro soffitto” pronunciò Ernest sempre a bassa voce. “Ha perso il braccio lavorando per la Sierra Mills, e come un cavallo sfiancato l’avete abbandonato in strada a morire. Jack London, Il tallone di ferro

Bracciante “perde” un braccio per “colpa” di un macchinario. Questo il tenore di alcuni dei titoli con i quali la stampa borghese ha coperto quanto avvenuto nei giorni scorsi in un’azienda agricola di Latina.

Ma Satnam Singh non ha “perso” un braccio per distrazione, come si smarrisce un mazzo di chiavi. A Satnam Singh quel braccio è stato strappato. E non da un macchinario, ma da un sistema sociale assetato di profitto e dalle cui mascelle di ferro gronda sangue e pendono brandelli di carne umana. Un sistema sociale che spreme uomini e donne come Satnam Singh e sua moglie Sony per 4 miserabili euro l’ora, per permettere ai padroni di vestire abiti firmati, mangiare in ristoranti stellati, avere una bella villa per tetto, godersi la vita. Possiamo immaginare l’indifferenza – quando non il fastidio – da parte di uno di questi “produttori”, che l’attuale governo si è impegnato fin da subito a “non disturbare”, nel trovarsi maciullato sul proprio terreno uno di questi “stranieri”. “Bravi guaglioni” finché lavorano duro e si accontentano, ma che, se rivendicano una vita dignitosa, diventano rapidamente quelli a cui “dai il dito e si prendono il braccio”.

Per questi “produttori” Satnam Singh vale meno di una macchina perché, se un pezzo si rompe, si acquista il ricambio. Se invece a “rompersi” è Satnam Singh, immigrato, straniero, bracciante, lo si scarica in strada come un rifiuto organico.

Puntualmente, da parte del padrone, è arrivato l’omicidio dei morti, l’accusa di “leggerezza” a carico del bracciante che “non era autorizzato” ad usare il macchinario che lo ha martoriato. Una “leggerezza” che, a suo dire è “costata cara a tutti”. Ad essere “leggera”, in questa come in mille altre storie di ordinario capitalismo, è la coscienza del padrone – che è poi quella di un’intera classe – capace di liquidare con poche frasi autoassolutorie la vita di un operaio, evidentemente “autorizzato” a faticare in nero sul suo campo ma non a farsi sbrindellare mentre lo arricchisce e nemmeno a farsi portare in ospedale. Ad essere “leggera” è la presunta vigilanza dello Stato borghese nei confronti dei suoi referenti sociali. Una “leggerezza” che “costa cara” solamente ai Satnam Singh di questo mondo.

E allora sia chiaro una volta di più che è questo il vero “mondo capovolto” in cui sono gli sfruttatori a non essere “disturbati”, mentre chi produce realmente la ricchezza sociale viene mutilato. Sia chiaro una volta di più che è la nostra classe a offrire ben più di un dito ad un mucchio di arroganti parassiti appollaiati in cima alla società e a vedersi strappare ben più di un braccio sull’altare del profitto. E sia anche più chiaro che non sarà così in eterno.

Circolo internazionalista «coalizione operaia» – Prospettiva Marxista

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