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(23 Giugno 2024)

Editoriale del n. 138 di "Alternativa di Classe"

Ursula von der Leyen

Ursula von der Leyen

Nei commenti alle recenti elezioni europee il dato che viene generalmente sorvolato, o, quanto meno, sottovalutato, dai vari “vincitori” è l'aumento dell'astensionismo, che in Italia (come in Grecia) ha toccato il record storico. Più della metà degli “elettori” non è andato a votare, anche se si è votato su due giorni! Non è un dato di cui farsi vanto come sinistra rivoluzionaria però, visto che soggettivamente le motivazioni sono le più disparate, compresa, a volte, una qualunquistica passività sociale... Lo avevamo detto: NON BASTA NON VOTARE.
Di per sé significa poco. E' comunque un sintomo della disaffezione dello “elettorato” ai riti di questa democrazia, la democrazia borghese, che considera per un giorno (o anche due) con lo stesso potere tutti i “cittadini”... Si tratta, in questo senso, di pura illusione. Comunque, caricare di troppi significati l'astensionismo è ugualmente sbagliato in questa situazione, dato che a livello europeo il “non voto” si attesta ancora una volta, poco più o poco meno, sul 50% degli “aventi diritto”. Per i partiti borghesi poi, candidati a servire il potere economico, è un fatto “fisiologico”...
In realtà, anzi, la diminuita affluenza alle urne fa sì che anche liste che hanno diminuito i voti ottenuti aumentino le proprie percentuali, sempre calcolate sui votanti, e non sugli “aventi diritto”. E' così che lo sbandierato successo dei post-fascisti di FdI, con le 2 milioni e 300mila preferenze andate alla premier G. Meloni, si nutre, in realtà, di ben 600mila voti in meno rispetto alle elezioni politiche del 2022... Tutte le liste hanno perso voti, ad eccezione del PD, che ha tentato di apparire più “di sinistra”, e l'Alleanza Verdi+Sinistra, grazie alla presentazione di I. Salis.
La rappresentazione di una forte contrapposizione, quale quella tra pro-fascismo e antifascismo, non è riuscita ad interessare di più i “cittadini”, spingendoli al voto, e, solo grazie alle percentuali computate sui votanti, ha potuto apparire vincente la coalizione di centro-destra, che ha “consolidato” la propria “maggioranza”, contemporaneamente alla vittoria della “opposizione” del PD... Le scelte belliciste del capitale non sono mai state davvero in discussione.
Si parla di “spostamento a destra dell'asse politico della UE”, mentre, a livello di seggi, ha ancora la maggioranza relativa il Partito Popolare Europeo (PPE), che esprime la Presidente della Commissione UE, U. Von der Leyen. Con ogni probabilità, verrà riconfermata nella carica, se non dovessero diventare “preoccupanti” i clamorosi scandali per i quali è inquisita. In tal caso, la UE potrebbe perfino fare ricorso alla stessa C. Lagarde, Presidentessa della BCE, mostrando apertamente, senza mediazioni, a quali interessi obbedisce...
Intanto, la crescita relativa dei seggi europei della destra ha, di fatto, dato ancora più centralità al PPE, e la Von der Leyen ha dichiarato la propria apertura verso “nuove maggioranze”, senza necessariamente stravolgere quella in piedi finora insieme ai socialdemocratici. Del resto, le differenze ideologiche fra “Europa delle nazioni” ed “Europa democratica e federale”, apparentemente sottolineate dal voto popolare, non ne mettono certo in discussione gli orientamenti di fondo.
Qualcosa può cambiare per il risultato elettorale francese, che, come avvenuto anche in Austria e in Germania, ha registrato una grande vittoria della destra: il Rassemblement National (RN) di M. Le Pen, con il 31,37 %, ha ora più del doppio della lista di E. Macron, Reinassence, al 15,2 %. Così il premier ha subito indetto elezioni legislative nazionali anticipate per il 30 Giugno e il 7 Luglio, dichiarando a priori di escludere le proprie dimissioni dalla carica presidenziale, nella speranza che, ancora una volta, il complesso sistema elettorale francese penalizzi i poli “estremi”.
E' stato proprio il sistema elettorale, infatti, ad aiutare le forze della “sinistra” a convergere rapidamente sulla costruzione di un ennesimo “Nuovo Fronte Popolare”, che ovviamente continua a sostenere la guerra in Ucraina, mentre tra i neogollisti del Partito Repubblicano sono spuntate voci favorevoli ad accordi con RN, che, a sua volta, ha attirato a sé tutta la destra. La composizione del nuovo parlamento si saprà dopo il 7 Luglio, e difficilmente sarà direttamente proporzionale ai voti espressi.
La sconfitta di E. Macron è avvenuta per l'avversione popolare alla sua figura politica, e, non in ultimo, per le sue uscite belliciste e guerrafondaie. La possibilità che si formi un governo a centralità “macroniana” è veramente scarsa, mentre una sua “coabitazione” con un governo meno anti-russo del precedente, anche se di destra, potrebbe anche, in definitiva, “aiutare” la flessibiltà della posizione francese, a vantaggio del potere economico. L'ingegneria istituzionale offre più vie d'uscita ai “problemi politici” del capitale...
Freschi di voto, i leader europei, insieme agli altri alleati occidentali, hanno tenuto dal 13 fino a Sabato 15 a Borgo Egnazia, in Puglia, la riunione del 50° Vertice G7, a presidenza italiana, con ospiti in rappresentanza di UE, FMI, Banca Mondiale, OCSE, Unione Africana, Banca Africana per lo Sviluppo, ONU, alcuni partners mediorientali, l'immancabile Zelenskij, e la “Troika G20”, con Brasile, India e Sudafrica (come presidenze uscente ed entrante). Asso nella manica di G. Meloni è stato avere ottenuto una copertura d'immagine con la prima, storica, presenza del Papa.
Le conclusioni del Vertice toccano tutti i principali temi che erano all'ordine del giorno. Per quanto riguarda la guerra ucraina, la conferma del “sostegno incondizionato” al Governo Zelenskij ha portato l'Europa in crisi a decidere l'utilizzo dei beni russi congelati, ed in particolare gli interessi maturati su di essi, per finanziare per i prossimi 10 anni la fornitura occidentale di armi e munizioni (aggiungendo che sarà Mosca a dover rifondere i danni procurati). In tal senso saranno resi disponibili al più presto 50 miliardi di euro.
Anche se pare che sia la Cina ad acquistare armi russe, il monito del G7 è rivolto affinchè la Cina non fornisca armi alla Russia, né le consenta, tramite alcune banche, di aggirare le sanzioni occidentali su beni e tecnologie utili anche a scopi di produzione armiera. Ad ogni piè sospinto, J. Biden ha proposto, vere o false che siano, accuse contro la Cina... Sul Medio Oriente, il G7 mette al centro la sicurezza di Israele, chiedendo il rilascio di tutti gli ostaggi di Hamas, e limitandosi a “fare appello” ad Israele affinchè consenta l'assistenza umanitaria ONU “ai civili di Gaza”...
Oltre a qualche concessione alle raccomandazioni del Papa sull'Intelligenza Artificiale, il Documento finale accoglie le proposte del Governo Meloni, istituendo “la Coalizione del G7 per prevenire e contrastare il traffico di migranti", insieme all'inserimento del “Piano Mattei per l'Africa” in infrastrutture e investimenti tra gli obiettivi comuni da perseguirvi. Nelle 36 pagine non mancano i riferimenti alla “sicurezza della navigazione” nel Mar Rosso e nell'Indo-pacifico, mentre viene chiesto il rispetto della “tregua olimpica” in occasione dei Giochi di Parigi (26-7/11-8).
A Berlino si era già svolta l'11 e il 12 la conferenza annuale sull'Ucraina, la “Ukraine Recovery Conference”, significativamente intitolata “Uniti in difesa. Uniti nel recupero. Più forti insieme”, in cui si era parlato dei problemi dei privati per la ricostruzione, del capitale, sociale e umano, necessario, e delle riforme verso l'adesione ucraina alla UE, ora in discussione insieme alla Moldavia. Durante i lavori U. Von der Leyen aveva dichiarato che “la UE è la casa dell'Ucraina”.
La dichiarazione di V. Putin di Sabato 15 di essere disponibile a fare la pace se l'Ucraina si ritirasse da quattro regioni e rinunciasse ad entrare nella NATO, era stata definita da G. Meloni come una “mossa di propaganda” russa. Ne ha tutta l'aria. Domenica 16, però, si è chiusa a Lucerna una “Conferenza di pace” (15-16/6/'24), alla quale non era stata invitata la Russia, e nella quale è stato approvato un “comunicato congiunto” che, fra l'altro, chiede, come precondizione alla trattativa, una non meglio chiarita “integrità territoriale” dell'Ucraina. Ad oggi, fantapolitica.
A parte la Cina, che aveva deciso di non parteciparvi, visto che erano ancora in ballo i soliti velleitari 10 punti del “Piano di pace” dello Stato ucraino, ben 13 Stati presenti, e non solo Brasile, India, Sudafrica, Emirati Arabi Uniti e Arabia saudita (assente al G7), facenti parte dei “BRICS plus”, ma altri 8, non hanno firmato il comunicato, sottoscritto, invece, da circa ottanta Stati. La Presidente dello Stato organizzatore, la Svizzera, oltre ad avere spinto molto per la presenza dell'India, si è augurata un coinvolgimento della Russia in futuro...
Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, del resto, aveva pochi giorni prima ricordato che esiste anche un piano di pace sino-brasiliano sull'Ucraina, che è sostenuto da ben 26 Stati, ed altri 45 in tutto il mondo si sono dichiarati favorevoli ad esso. In ogni caso, il fatto che si stia parlando oggi anche di ipotesi, seppur remote, di pace all'interno di entrambi gli schieramenti imperialisti, lascia ritenere che le difficoltà complessive comincino a pesare, e l'accessorio della diplomazia può avviarsi. Ferma restando la tendenza di fondo allo scontro.
Prima del G7, Lunedì 10 e Martedì 11, in Russia, a Nizhny Novgorod, vi era stato il primo Meeting dei ministri degli esteri dei “BRICS plus”, che hanno firmato una “dichiarazione congiunta di 54 paragrafi” contro le sanzioni occidentali verso i Paesi dello schieramento. Il Ministro Lavrov della Russia, che quest'anno ne detiene la presidenza, ha definito, in tale occasione, i BRICS come “locomotiva dell'economia globale”, mentre il documento ribadisce le richieste di una “nuova governance” delle strutture economiche e dello stesso Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
Uno degli obiettivi comuni resta la “dedollarizzazione” dell'economia mondiale, ed in questo senso i BRICS stanno facendo passi avanti. Nel difendere l'uso delle valute locali per gli scambi energetici, oggi già il 20 % di questi scambi non stanno utilizzando il dollaro, mentre dell'ipotesi di una valuta internazionale alternativa al dollaro, chiamata “R5”, dalle iniziali delle cinque valute dei primi 5 BRICS, è già partita l'attuazione, paradossalmente favorita proprio dagli USA, che hanno escluso Russia e Iran dal sistema di pagamento internazionale SWIFT.
Mentre, comunque, l'economia USA continua a tenere, ed anzi risulta “la più grande e sviluppata per valore aggiunto”, è l'economia dei Paesi UE ad essere certamente in crisi, e danneggiata dalla scelta atlantista, appiattita sugli USA. E' molto recente il vanto di J. Biden, speso anche ad uso interno, verso le prossime elezioni americane di Novembre, che per le armi all'Ucraina gli USA hanno speso meno della UE, mentre la NATO si è allargata in Europa, con l'adesione di Svezia e Finlandia. L'invasione ucraina da parte dell'imperialismo russo sta giovando a quello americano!...
E' vero, infatti, che negli ultimi 12 mesi gli aiuti all'Ucraina tra i G7 erano aumentati solo per Germania e Giappone... E la UE, con grande contrarietà da parte delle autorità cinesi, che hanno minacciato di ricorrere all'OMC, ha imposto forti dazi sulle auto elettriche da lì provenienti, mentre la stessa Von der Leyen non è così granitica verso la scadenza, già decisa, del 2035 per l'elettrificazione del parco automobilistico della UE... Aldilà di considerazioni di merito sul presunto “ecologismo” delle auto elettriche.
Anche le sanzioni anti-russe hanno contribuito a colpire le condizioni di vita dei proletari europei, senza produrre rilevanti effetti nell'economia russa: avrebbero dovuto isolare la Russia ed idebolirla economicamente, mentre essa si è rivolta ad est. Ha, infatti, in programma di raddoppiare il gasdotto verso la Cina, mentre, pur avendo ridotto i quantitativi di gas condottato in Europa, Gazprom resta il secondo fornitore di gnl della UE e punta a ripianare la perdita finanziaria del 2023, dovuta soprattutto alla riduzione dei prezzi di mercato.
Mentre delle sanzioni UE sul gas russo hanno beneficiato gli USA, che hanno aumentato le esportazioni verso la UE, peraltro a prezzi più alti rispetto a quelli russi, grazie alla riconversione in Russia verso un'economia di guerra, il PIL del 2023 ha ripreso a salire, ed è diventata la quarta potenza economica del mondo, superando il Giappone, secondo dati della Banca Mondiale. Di certo, non si tratta di una economia in salute, per le sanzioni e la guerra in genere, ma ad oggi regge meglio degli imperialismi UE, e sono di 97 Paesi gli atleti quest'anno ai Giochi BRICS a Kazan.
Lo scontro bellico in Europa continua. Difficili e contraddittorii i dati dei morti da entrambe le parti in più di due anni, ma sono sicuramente centinaia di migliaia gli ucraini e forse quasi centomila i russi. Incuranti di ciò, la NATO, da un lato, e la Russia, dall'altro, continuano la guerra imperialista, che vede in leggero vantaggio militare l'esercito russo. Di recente la NATO ha stabilito, con una mediazione fra i suoi Stati, che è legittimo per l'Ucraina colpire in territorio russo, con armi da questi forniti, le basi da cui partono attacchi.
La Russia ha avvertito che le sue reazioni saranno “proporzionali” agli attacchi subiti, e che gli istruttori militari NATO, francesi o meno, sul territorio ucraino sono da considerare obiettivo “legittimo”. Molte affermazioni avvengono nel momento in cui servono come propaganda bellica; tale è, ad esempio quella del Generale norvegese E. Kristoffersen, che ha detto che fra 2-3 anni la Russia potrebbe attaccare un altro Paese NATO, e che, perciò, la risposta della NATO dovrebbe essere pronta.
Nell'epicentro della guerra mediorientale, a Gaza, si contano in 8 mesi 307 soldati israeliani morti, a fronte di più di 37mila palestinesi, in massima parte civili. Gli scontri continuano a Rafah, mentre avviene uno scambio di bombardamenti isreliani con gli Hezbollah, nel sud del Libano. Il Governo di Netanhyau va anche oltre, rispetto ai consigli degli alleati USA, che chiedono di risparmiare gli aiuti umanitari. Sono proletari e sfollati i palestinesi che subiscono il genocidio, mentre Hamas, che guida la “resistenza palestinese”, acquista sempre più credito per le trattative.
E' in piedi, infatti, con la presenza di Egitto e Qatar, una trattativa che va avanti da mesi, senza che si arrivi neppure ad una tregua, come quella della proposta USA. A nessuna delle due parti interessa davvero, dato che Israele sta facendo pesare la propria netta supremazia, mentre aumentano i riconoscimenti internazionali per uno Stato palestinese, che l'attuale governo di Israele non vuole, e che, per l'autodeterminazione, non potrà che essere islamista, e perciò senza alcun vantaggio, neanche formale, per i proletari palestinesi, che però continuano a morire.
Il veleno nazionalista non porta che sconfitte per i proletari. E questo è vero sia nei Paesi imperialisti, che in quelli a capitalismo dipendente, in cui gli imperialismi sfruttano a proprio vantaggio le differenze nazionali, etniche e/o religiose che siano. Bisogna che l'opposizione alla guerra imperialista non si vada a subordinare ad alcuno degli schieramenti in competizione. Gli interessi dei proletari sono quelli di cambiare lo stato di cose presente!
I rischi di una mancanza di chiarezza su questi aspetti sono evidenti in Francia, dove lo schieramento antifascista a favore del Nuovo Fronte Popolare potrebbe diventare la stampella antifascista e “di sinistra” di Macron, che è in testa agli interventisti europei nella guerra ucraina!... Mai come oggi è centrale per ogni compagno, in tutto il mondo, schierarsi per la difesa degli interessi di classe nella indipendenza da tutte le borghesie.

Alternativa di Classe

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